Dedicato a tutti i post che non ho mai scritto

Viscontessa, 22 Giugno 2006

All’inizio non è facile, è come per la spalla, dice la fisioterapista che ho conosciuto oggi che devo cambiare postura e devo imparare a tenere la spalla indietro. Non che cammini gobba ma la spalla destra che mi fa male da tanti anni, casca un po’ in avanti alimentando così quella stessa infiammazione che me la fa dolere.
Pensavo oggi che le persone con cui hai confidenza le riconosci da lontano per la postura, non conosco nessuno che abbia cambiato postura e mi chiedo cosa sarà di me se chi mi conosce e non riconoscendomi più da lontano, dovesse ignorarmi. “no quella non può essere lei, lo vedi come porta la spalla indietro?” e se ne va mentre io con la mia spalla indietro gli vado incontro trafelata.
All’inizio dicevo che funziona un po’ così, stai lì che ti segui tutti i tuoi ragionamenti ma non ti viene in mente di scriverli né come. Poi ad un certo punto pensi che vorresti tanto scrivere un post, che vorresti che il tuo blog fosse aggiornato quotidianamente come quella spalla indietro che per adesso la metti al posto giusto solo quando te lo ricordi. La tua postura mentale, però, è ancora sbagliata e ti tieni tutti i tuoi pensieri dentro perchè non sai come dargli una forma diversa.
All’inizio.
Poi con il tempo impari a ragionar per post. E’ una cosa strana perchè per ragionare per post devi dare una forma diversa ai tuoi pensieri. Ogni pensiero è un incipit, ogni oggetto è una storia, ogni avvenimento è racconto.
I primi post sono semplici, poi la tua vita che pensavi così ricca di avvenimenti e aneddoti, si è esaurita tutta in una decina di post e fai fatica ad imparare a ragionare per post. Ma l’esercizio e la costanza aiutano e dopo un po’ ti tempo i post ti vengono da soli ma devi scriverli, scriverli subito prima che fuggano nuovamente. Corri alla tastiera e lì blocchi lì, li inchiodi sul foglio elettronico e sei così orgoglioso di te e dei risultati che hai ottenuto, che pensi che adesso la tua vita di blogger sarà tutta in discesa.
Così in discesa che qualche tempo dopo ogni post ti pare identico al precedente, non fai più alcuna fatica a scrivere il tuo pensierino della giornata ma a differenza di un culturista che può aumentare i pesi del tuo bilanciere, tu rimani lì al palo e adesso sollevi parole e pensieri con troppa facilità per darti soddisfazione.
Chiudo, chiudo il blog e mi dedico ad un corso di massaggi shatzu, oppure no, in fondo al blog mi sono affezionato e non lo chiudo ma ci scrivo solo se e quando mi va. Ecco, adesso mi va e domani non mi va ma volevo scrivere questa cosa e la scrivo uguale.
E poi niente, il blog resta lì e tu continui a scriverci, ormai hai imparato così bene a ragionar per post che non puoi più farne a meno e ti dispiace sprecare i tuoi post immaginari.
Certo ora non hai più bisogno di correre alla tastiera quando il post ti si forma nella mente, anzi ormai non ti accorgi neanche più di ragionare per post e in qualsiasi momento puoi sederti davanti ad una tastiera e scrivere qualcosa che non sapevi neanche di aver creato.
E lo puoi fare con una tale facilità che finisci sempre per rimandare il momento in cui scrivere.
Non c’è quasi più niente di spontaneo in ciò che scrivi, come il cuore che non ti salta più in gola quando vedi colui che dieci anni fa è diventato tuo marito o tua moglie. Non che manchi l’affetto ma ormai non si scrive e non si fa più sesso sull’onda dell’emozione ma tutto diventa così serenamente rassicurante che non riesci più a deciderti se nella vita sia meglio il tormento o la serenità.
D’altra parte la caratteristica di ogni tormento o turbamento è quella di durare poco.
Breve ma intenso.



13 commenti a “Dedicato a tutti i post che non ho mai scritto”

  1. chiaralice Says:

    Vorrei trovare delle parole adatte a commentare questa tua riflessione…vorrei trovarle, che non suonino banali o aria fritta…ma non mi vengono…Eppure volevo dirti che mi hai “toccato dentro” qualcosa, una corda strana…come se le tue parole le avessi avute anche io , uguali, ma nascoste da qualche parte… nemmeno io so dove! Il riuscire a fermare i pensieri..sulla carta , sulla tastiera..ma fermarli per non perderli nell’attimo fuggente che puoi dimenticare…..Il blog insegna questo forse? E poi quell’ultima tua frase sulla serenita’ o il tormento…E allora ti chiedi cosa sia meglio? ma e’ possibile vivere solo di forti emozioni? E sono queste ultime davvero meglio di una serena tranquillita’? Non lo so…non lo so proprio…Ma ,del resto,che vuoi che ne sappia io? sono una che si e’ persa per strada…

  2. Pralina Says:

    Il blog è un teatrino, si recita una parte, che è quella che ci siamo scelti. Abbiamo un nostro pubblico che applaude e qualche volta fischia. Generalmente applaudono, perché vogliono che gli si ricambi la cortesia nel loro blog.

    Ho sempre amato scrivere (fin dai miei primi esperimenti con la Olivetti di mio padre, a sei anni), quindi mi viene facile esprimere veramente ciò che sento. A volte “esagero” (ma questo anche nella vita reale, sempre ammesso che vi sia un reale più reale di esprimere le proprie emozioni con la scrittura).

    Aldilà di questo, quando ho aperto il blog, a parte l’emozione della quale parli e che risento in me, ho pensato che mi avrebbe fatto conoscere tanta gente, relazionarmi con la gente… era ciò che volevo e l’ho avuto, anche nella vita di tutti i giorni. Da febbraio di quest’anno mi sono piovute addosso fantastiche nuove amicizie (tutte da approfondire), parecchie risate, alcuni scazzi con dei maleducati, un mazzo di rose rosse (con scazzo successivo, perché il tipo che me le aveva mandate era in realtà uno psicopatico), un invito al ristorante, commissioni per lavori da fare (quadri a olio) e tante altre cose veramente belle che non è il luogo di raccontare.

    Credo che se si vuole mantenere viva l’emozione del blog, bisogna viverlo da dentro e da fuori… tradurre gli avatar in facce reali… sentire le voci al telefono e anche dal vivo… questo è importante… e adesso mi sono incartata sul vostro invito ma ti prometto che se sono qui a Firenze cercherò di esserci. Un bacio.

    ^_____^

  3. Gemisto Says:

    I don’t care who you are, where you’re from, what you did as long as you… write me. ;-)

  4. UnaVolpe Says:

    Il blog e’ un pretesto, la Viss analizza chiaramente il blog come episodio di vita.

    Il blog diventa dunque una cosa “normale” e nella sua normalita’ , nasce si evolve, vive, invecchia e poi…muore.

    E’ che siamo ormai deviati verso una visione della vita tutta emozioni e passioni.

    La cosiddetta “normalita’” ormai sa di statio, di vecchio, di muffa.

    I matrimoni che durano, le vacanze sempre allo stesso posto, le ciabatte vecchie e usurate non fanno piu’ parte dei nostri stili di vita.

    Se un domani, magari anche oggi la Viss chiudesse il suo blog non insorgerei, le cose belle e vive hanno una fine e una loro naturale conclusione.

    Bax

    Ps: ma domani?

  5. Pralina Says:

    Effettivamente non avevo colto la sottile metafora di vita…

    ;) *ironico*

    allora Viss, ti rispondo in serata se è no o sì (ti mando un pvt)

    :)))))

  6. Effe Says:

    poi si sa che gli uomini (nel senso della metà maschile dell’universo, all’incirca) son restii a prendere decisioni trancianti.

    Anche se è finita, a dire “basta” aspettano sempre che sia il blog.

  7. Lesorja Says:

    Scusate, posso? Ho cominciato a leggere qui stimolato dai post del Conte, che leggo da parecchio, ed oggi ho trovato qualcosa che condivido in pieno. Ciò che è stato scritto è la riprova che ho fatto benissimo a non aprire un blog mio. Non avrei nè la costanza nè la vena per andare avanti tutti i giorni, ma ammiro tutti quelli che ce l’hanno. Ho il vantaggio di andare dove mi pare senza dover necessariamente cercare di procacciarmi lettori, e per questo a volte (spesso) riesco a sembrare più antipatico di quanto non lo sia già. Non importa. Da ultimo mi piace dire, senza piaggeria alcuna, tanto lei non viaggia nella blogosfera, che pur avendo la stessa donna da una vita riesco a provare emozioni fortissime ogni volta che la vedo come mi piace immaginarla. Ed accade spessissimo, con il cuore in gola.

  8. contevico Says:

    Anch’io Lesoirja, pur avendo lei che invece nella blogsfera ci viaggia, mi sentirei di dire le stesse cose.

    Ma pare che non sia bello nè il provarle quelle emozioni, nè l’ammetterlo.

  9. Lesorja Says:

    Diciamo che non è alla moda. Ma mi sa che noi della moda, come dicono i Francesi, ce ne fottiamo, e diciamo le cose come ci piace dirle. Alla faccia della ridondanza del verbo dire variamente coniugato!

  10. Viscontessa Says:

    Non ne farei una questione personale né di costume, il tormento e il turbamento per loro stessa natura sono sensazione passeggere e fugaci la cui intensità non è superiore a sentimenti ben più profondi. Proprio per questo si fa una distinzione tra sensazioni e sentimenti, la sensazione può essere una manifestazione del sentimento che si nutre anche di molte altre cose, mentre il sentimento, per essere tale, non può e non deve essere una manifestazione della sensazione.

    Altra cosa, procacciarsi lettori anche in questo caso non può e non deve essere una delle funzionalità del blog. Non si apre un blog e soprattutto non lo si mantiene in vita a lungo, se lo si fa cercando di essere simpatici o di accontentare i propri eventuali lettori.

    Lesorja se pensi che questo sarebbe lo spirito con cui aprire un blog, sono d’accordo sulla tua scelta di non farlo:-)

  11. Lesorja Says:

    O Conte, avevi ragione tu! La Vis è proprio tosta!

  12. contevico Says:

    Tosta?

    Io non l’ha mai detto; io non c’ero.

    E se c’ero dormivo. E se non dormivo ero distratto.

  13. Lesorja Says:

    Consiglio: e se dormivo, sognavo di essere da un’altra parte.

    Alla N.D. dico che l’ossevazione su sensazione e turbamento è perfetta, ma non trattandosi di matematica potrebbe anche valere il contrario, fosse pure come eccezione. Questo è il mio caso. Non sarebbe, e non è, invece, il mio caso quello di uno che apre un blog per compiacere i lettori. E’ contro la mia natura, e sono sicuro che io i lettori li perderei a furia di contraddirli.

    Grazie per la Gentile ospitalità.

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