…per la precisione

Viscontessa, 30 Maggio 2006
L’uomo si svegliò alle sette in punto come ogni mattina. Un attimo prima che come ogni mattina la sveglia gli ricordasse che era l’ora di alzarsi.
Come ogni mattina si girò di fianco e sprimacciando il cuscino attese il suono della sveglia. 
La lasciò trillare tre volte poi allungò il braccio destro e la spense.
Si girò sull’altro fianco e accese la luce sul comodino, dieci secondi dopo appoggiò il suo piede destra per terra e lo infilò senza guardare nella pantofola che giaceva ordinatamente sullo scendiletto.
Quindi fu la volta del piede sinistro anche lui calzato rapidamente nella pantofola e del busto che aiutandosi con le braccia appoggiate sul letto, si sollevò in piedi.
L’uomo allungò le braccia sopra la testa, poi si chinò fino a toccarsi le punte delle pantofole, girò tre volte il busto portando le braccia sui fianchi e infine roteò la testa prima a destra e poi a sinistra.
Tre volte per lato.
Quindi si chiuse in bagno da cui riemerse esattamente mezz’ora dopo perfettamente rasato e profumato, dieci passi ed era in cucina per accendere la macchina del caffè, altri venti passi ed era nuovamente in camera dove i suoi abiti perfettamente stirati lo attendevano sul porta abiti.
Si vestì con i medesimi gesti di sempre tralasciando solo di indossare la giacca e le scarpe e tornò in cucina dove la spia della macchina del caffè, si accese nell’istante esatto in cui lui varcò la soglia. 
Si preparò il suo caffè e lo sorseggiò con calma di fronte alla finestra dalla quale con la mano sinistra scostò la tendina. Dieci minuti esatti per il caffè, l’orologio della banca di fronte alla sua finestra, segnava le sette e cinquanta in punto, lasciò andare la tendina, poggiò la tazzina nel lavandino e tornò in camera ad indossare prima le scarpe e poi la giacca.
Doppio nodo per ogni scarpa, il lacci tirati uno per volta, il nodo della cravatta aggiustato con la mano destra prima portandolo a destra e poi a sinistra, cinque colpi di spazzola, la lingua rapidamente sui denti per togliere le eventuali macchie di caffè, quindici passi e l’uomo arriva all’appendiabiti dell’ingresso, gli occhiali da sole, la borsa da lavoro, le chiavi  di casa. Sette mandate di chiave all otto in punto, cinquantasette scalini, la strada.
Ottantadue passi a destra,  svolta a sinistra, sette passi e il semaforo verde.
L’uomo attraversa, diciassette passi.
Arriva il tredici con la terza ingranata, ha svoltato l’angolo a sinistra, ha percorso cinquantadue metri, l’autista è in servizio da sette ore e quarantasette minuti, sopra viaggiano trentatre passeggeri, la prossima fermata è tra quindici metri, l’uomo che attraversava la strada finisce sotto all’autobus alle otto e dodici minuti, nel corso del suo diciottesimo passo…..

Un cartello apposto sul semaforo recita “si avvisano i signori non vedenti che per motivi di manutenzione la segnalazione acustica di questo semaforo è momentaneamente fuori servizio”.



13 commenti a “…per la precisione”

  1. simonestern Says:

    Ma che bella scoperta questo blog :)
    Buona giornata

  2. utente anonimo Says:

    ecco, vedi..parliamo dell’esatta precisione di chi non vede o non sa vedere.ciao Viss, direi che il tuo commento e il tuo post di oggi sono una possibile metafora anche del bloggare. Le rughe tra le righe.passi scelti.grazie intanto delle tue parole.e sono d’accordo con te, ma al tempo stesso qualcosa non mi convince - del mio e del generale bloggare: continuo chiedermi a cosa dove ci porteranno tutte queste formiche.Come le vie dei canti di chatwin.forse c’è un segreto sotterraneo e non lo vedo ancora.non critico la banalità disarmante, è quella di tutti. solo che ora il diario intimo è diventato pubblico. è vero serve a vedere i tic, le contraddizoni. ma allora per quello ci sono milioni di libri, scritti con calma,perche alla letteratura serve che si usino le parole e le storie con il peso che devono avere, con uno stile che abbia una ragione, per colpire ed essere ricordati. al contrario, per “tutti i giorni” c’è l’abitino del giornalismo. scritto da uno che va di fretta e ha poco spazio. per fortuna. con i blog c’è un romanzo dell’intimità - a volte ed è il tuo caso - che non sa aspettare. scrive e pubblica, senza mediazioni. al tempo stesso c’è un giornalismo ben scritto che ha senso solo se si prende la tua persona come fosse una notizia. di interesse.è bello come lo sono stati periodi di condivisione e sbracamento rivoluzionario, ma poi? io per esempio se fossi un editor di casa editrice lavorerei meglio sul finale.Come invenzione non regge ed è un po’ cercato, ad effetto melodramma spiazzante. Ma se fosse una notizia vera - cioè se qualcuno avesse posto questo cartello e il fatto fosse accaduto - avresi fatto un ottimo pezzo da giornalista e se fossi un direttore te lo pubblicherei ti darei solo 60-90 righe e - visto che di pallonari di talento ne abbiamo avuti, tipo buzzati o bontempelli - a scanso di equivoci ti chiederei prove del fatto lo possano certificare.

    insomma per are un allegoria: da quel che leggo io vorrei avere questa sensazione: come se una donna mi facesse vedere le sue rughe, fino all’ultima. ma dovrebbe avere l’abilità di farmi pensare una volta per tutte che quello che più amo in una donna sono le rughe. il resto sono creme per non vedenti.per chi non vuole vedere.

  3. JohnnyDurelli Says:

    Interdetto.Mi hai lasciato interdetto.

  4. utente anonimo Says:

    Perchè si scrive

    “scrivere è difendere la solitudine in cui ci si trova, è un’azione che scaturisce soltanto da un isolamento effettivo, ma comunicabile, nel quale, proprio per la lontananza da tutte le cose concrete, si rende possibile una scoperta di rapporti tra esse. È una solitudine, però, che non ha bisogno di essere difesa, che non ha bisogno cioè di giustificazione. Chi Scrive difende la sua solitudine, rivelando ciò che trova in essa soltanto.

    Se esiste un parlare, perchè scrivere?

    Ma l’espressione immediata, quella che sgorga dalla nostra spontaneità, è qualcosa di cui non ci assumiamo interamente la responsabilità, perchè non emana dalla totalità integrante della persona; è una reazione sempre dettata dall’urgenza e dalla sollecitazione.

    Parliamo perchè qualcosa ci sollecita e ci sollecita dall’esterno,da una trappola in cui ci cacciano le circostanze e da cui la parola ci libera.

    Grazie alla parola ci rendiamo liberi, liberi dal momento,dalla circostanza assediante e istantanea.

    Ma la parola non ci pone al riparo….è una continua vittoria, che alla fine si trasforma in sconfitta.

    E da questa sconfitta intima, umana, non di un singolo uomo ma dell’essere umano, nasce l’esigenza di scrivere.

    C’è nello Scrivere un trattenere le parole, come nel parlare c’è invece un liberarle, un distaccarsi da esse che può essere un loro distaccarsi da noi..

    salvare le parole dallo loro vanità, dalla loro vacuità, dando loro consistenza, forgiandole durevolmente, è lo scopo che persegue, anche senza saperlo, chi scrive davvero.

    C’è infatti uno scrivere parlando, quello, che scrive “come se parlasse”, è già questo “come se” deve farci diffidare, poiché la ragione d’essere qualcosa deve essere ragione d’essere questo e questo soltanto.

    Fare una cosa “come se fosse” un’altra la impoverisce e le sottrae tutto il suo significato, ponendo in dubbio la sua necessità.

    Nello scrivere si trova liberazione e durevolezza, si trova liberazione solstanto quando aprodiamo a qualcosa di durevole.

    Salvare le parole dalla loro esistenza momentanea, tansitoria, e condurle nella nostra riconciliazione verso ciò che è durevole, è il compito di chi Scrive.

    Le grandi verità non si è soliti dirle parlando.

    La verità di ciò che accade nel seno nascosto del tempo è il silenziodelle vite, e che non può essere detto. “ ci sono cose che non si possono dire” ed è indubitabile. Ma è proprio ciò che non si può dire che bisogna scrivere

    chi scrive, mentre lo fa, deve far tacere le prprie passioni e, soprattutto, la sua vanità.

    La vanità è una gonfiatura di qualcosa che non è riuscita a essere e si gonfia per coprire il suo vuoto interiore.

    Lo “scrittore, chi scrive per vanità, dirà tutto ciò che deve essere taciuto per mancanza d’entità, tutto ciò che per non essere davvero non deve essere messo in chiaro, e per dirlo, tacerà ciò che deve essere rivelato, lo passerà sotto silenzio o lo falserà con la sua intromissione vanitosa.”

    bello questo pezzo e interessante il commento dell’utente anonimo.

    ti bacio, lù

    la funambola

  5. Viscontessa Says:

    Prima di tutto mi permetto di aggiornare i miei lettori sull’identità del commentatore anonimo (http://mariodesantis.blog.deejay.it/mario_de_santis/2006/05/una_pausa_multi.html”).

    Poi, eccoci qua, nuovamente a parlare di blog e della loro funzione, di quel “non so che” che sfugge a chi non li demonizza a priori ma cerca per curiosità di comprendere questa nuova forma di scrittura che non è né quella dello scrittore né quella del giornalista.

    E in questo Fù sta la differenza, bell’intervento il tuo ma se ho capito bene il nostro commentatore si pone dei dubbi non tanto sulla scrittura ma proprio sulla funzione dei blog.

    Difficile d’altra parte spiegare qualcosa di “nuovo” qualcosa che per modalità non assomiglia a niente di ciò che conosciamo e che proprio partendo da modalità di diverse, diventa esso stesso diverso.

    I blog sono tanti, tantissimi, molti, soprattutto quelli maschili, hanno un taglio prettamente giornalistico o politico, altri servono a condividere le stesse passioni, molti si occupano di segnalare ai lettori altri siti internet e tantissimi, soprattutto quelli dei più giovani, servono a creare il gruppo, la “compagnia” che da sempre ha identificato l’età giovanile e che anche in questo caso con modalità diverse, ripercorre i medesimi clichè che tutti noi abbiamo percorso.

    Poi, come nel mio caso e in quello di tanti altri, il blog riveste prima di tutto una funzione “personale” che non significa che si scriva solo per se stessi ma per tutti coloro che in ufficio, nella pausa caffè, hanno voglia di distrarsi un po’ e leggono volentieri sfumature e riflessioni di una vita simile alla loro.

    Basta fare caso a quanto poco sia frequentata la blogsfera nel sabato e la domenica, per rendersi conto che i blog sono prevalentemente un fenomeno da orario d’ufficio.

    E in questo sta la risposta a quello che credo essere la tua domanda, il bello del blog non sta nelle parole che vi si possono leggere, ma proprio nel mezzo e nell’uso che se ne fa.

    Dedicare scientificamente un paio di ore o un pomeriggio alla lettura dei blog in cerca del loro “perchè” è un modo sbagliato di usare il mezzo. E’ un po’ come chiedersi perchè comprare una Ferrari se al mare si può andare anche con la Panda o chiedersi alla fine del mio post sulle rughe se la mia crema sia effettivamente efficace.

    Mi viene in mente quella barzelletta sul ladro del supermercato che indisturbato rubava carrelli vuoti.

  6. utente anonimo Says:

    vuoti o pieni di cose invisibili? insomma cara Viss è vero, “difficile spiegare qualcosa di nuovo”. ma il bello dell’ ecriture come nella vita sta nell’ostinata volontà di farsi delle domande e darsi delle risposte.Invisibili.Per il resto al mare vado a piedi.si vedono molte più cose.ciao.Mario.

    PS scusa per l’anonimato, ma splinder ti costringe a registrarti e in quel momento la pigrizia ha avuto la meglio sulla netiquette.

  7. utente anonimo Says:

    Volevo solo parlare dello Scrivere e l’ho fatto con le parole della maria zambrano, perchè son parole che ho fatte mie, o meglio, loro hanno espresso quello che io sento, mi ci sono insomma rispecchiata a figura piena.

    Ognuno è legittimato a scrivere quello che gli pare, quello che è in grado di dire,quello che è in grado di essere, in fin dei conti quello che sei.

    Il fenomeno della scrittura in rete si presta a letture interessanti sotto il profilo pscicologico, culturale,sociologico, psicanalitico e via discorrendo.

    Scrivere blog, scrivere qui, è comunicare, tentativo di comunicare, cosa che l’uomo ha come necessità, un tentativo vecchio con strumentazioni nuove, quelle della tecnologia..

    Sapere perchè si scrive e porsi la domanda, sapere perchè si legge e porsi la domanda, è cosa che uno si chiede o non si chiede.

    Non si va alla ricerca del perchè del blog ma solo del perchè quelle parole ti significano o non ti significano, si va alla ricerca di condivisione.

    Io almeno, lo vado :)))))

    Non conosco la blogsfera ma non la snobbo, e leggo solo il tuo blog perchè ho un tempo, perchè mi sono sentita spesso in empatia con te, perchè sei stata importante per me

    anche se tu non lo sai, perchè delle nostre cose migliori, delle nostre azioni migliori ne siamo quasi sempre all’oscuro.

    Penso che non sia solo legittimo chiedersi il perchè, penso sia onesto chiederselo e penso anche che ci voglia un po’ di coraggio.

    Scrivere non è né bene né male, è.

    Siamo noi che leggiamo,noi che scriviamo.

    Noi siamo questo, non solo, “anche questo”

    bona, cara ludo io ti voglio bene e tu lo sai.

    Bacio

    la funambola

  8. HangingRock Says:

    Un post alla Robbe-Grillet. Il finale è di un umorismo feroce.

    Viss, sei una cosa ma una cosa, guarda.

  9. Effe Says:

    signora, ha per caso visto il mio bastone bianco? Che senza non mi sento tranquillo, qui in mezzo alla str

  10. Pralina Says:

    Ma questo post ha qualcosa a che fare con uno precedente sulla masturbazione (pratica che leggendariamente, renderebbe ciechi?).

    Buongiorno Viss.

    :DD

  11. Alexios976 Says:

    Ma se uno, leggesse e/o scrivesse e basta? Solo per il puro piacere di farlo?

  12. Viscontessa Says:

    Infatti si scrive e si legge per il solo piacere di…. ma se qualcuno chiede dove possa risiedere il piacere di, qualcun’altro cerca di spiegare.

    Ma poi si va avanti :-)

  13. Alexios976 Says:

    ….. e vissero tutti felici e contenti.

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