Doppia felicità

Viscontessa, 25 Maggio 2006

Ieri ho comprato la doppia felicità da Susanna. Susanna non si chiama Susanna, il suo è un nick che lo stato ha scelto per lei e che lei porta con una certa disinvoltura. Anche mia figlia ha un compagno di classe che si chiama Giorgio; c’è da chiedersi se quella “erre” nel suo nick sia una punizione o un incoraggiamento.
Passeggiavo per Borgo la Croce con mia mamma, era tanto con non percorrevo Borgo la Croce e quando l’ho imboccata mi sono chiesta come mai la ignorassi da tanto tempo.
Borgo la Croce è ancora una delle poche strade dove si può passeggiare nella vecchia Firenze quasi incontaminata dalle comitive di turisti obesi guidati da ombrelli, palette, fiori, o fazzoletti colorati.
Si faceva indolentemente in su e in giù rammentando che poco dopo c’è quel negozio che vende articoli per la casa e poco più là abita Anna, si potrebbe anche salire a trovarla ma la giornata è bella e soleggiata e Anna è malata non solo nel fisico ma anche nell’animo rancoroso e meschino.

Negozi nuovi e vecchi, accanto alla piccola gioielleria dove mia mamma tanti anni fa comprava i piccoli regali per le comunioni, ce n’è un altro molto più grande che vende gioielli a prezzi più bassi gestito da una famiglia di cinesi. E poco più in là c’è un negozio di seta cinese e lì al posto del vecchio forno, fiori finti, lucine colorate, bambole, giochi e candeline; sulla soglia una bella ragazza cinese.
Proseguiamo ancora un po’ e un piccolo negozio di abbigliamento dai colori sgargianti attira la nostra attenzione, camice in seta colorate e piccoli fiori, nastri per i capelli e collane.

Mia mamma, del tutto inaspettatamente, entra rapida nel negozio e saluta Susanna.
“Buongiorno, lei è Susanna vero? Io sono la mamma di Lucia e questa è mia figlia grande e lei è mia nipote e questa è mia sorella”. Susanna sorride educata, si inchina appena ma si vede che certe confidenze non appartengono alla sua cultura e soprattutto non ha idea di chi sia Lucia e tutta quella banda di donne che è entrata nel negozio.
Mia mamma affatto scoraggiata prosegue “voi avete comprato l’appartamento sopra a quello di mia figlia Lucia, suo marito è medico, vero? Ma lì ci abitate o c’è solo lo studio? E dove state voi?…”
Susanna sorride imbarazzata, ha capito chi siamo e la sua educazione le impedisce di sottrarsi alle domande di mia madre ma è evidente che questo modo di fare così invadente, la mette terribilmente a disagio.
All’improvviso mi sento a disagio anche io, cos’è l’integrazione tra culture diverse? Mi faccio da parte, d’istinto vorrei chiederle qual’è il suo vero nome, vorrei farlo perchè lei capisca che io so che la nostra cultura, per esigenze burocratiche, le ha rubato il nome, vorrei ma poi mi chiedo se la mia saccenza sia cosa gradita per un popolo così schivo e silenzioso, così chiuso nella sua comunità da non aver mai cercato nessun tipo di integrazione con la nostra cultura.
Così le chiedo rapidamente se il marito pratica l’agopuntura per smettere di fumare, mia mamma casca dalle nuvole, la medicina cinese non sa neanche cosa sia e l’agopuntura è a suo avviso una leggenda metropolitana come l’oroscopo.
La osservo, diventa rossa, si sente quasi fregata da quella rivelazione, era convinta che sopra a casa di mia sorella vi fosse uno studio medico e invece chissà cosa fanno in quell’appartamento.
Un po’ mi pento, mentre Susanna mi parla con garbo dell’agopuntura, mia mamma, cupa, si fa da parte, io ripiego su un espositore di collane, ce ne sono di bellissime, in giada intarsiata, chiedo a Susanna il significato di quelle scritte cinesi, lei mi risponde che quella che ho in mano rappresenta l’equilibrio, mia mamma si sveglia dal suo torpore ed esclama festosa “ne avrei proprio bisogno! Non ho mica più tanto equilibrio quando cammino per la strada….”.

Ripiego sulla doppia felicità, me ne basterebbe anche una sola ma Susanna non capisce cosa voglio dire.
Quindici euro, se una felicità mi avanza semmai la rivendo, tanto sono in attesa almeno della prima…




12 commenti a “Doppia felicità”

  1. thelion Says:

    Una delle cose migliori che abbia letto in questi due giorni di blog. Saluto leonesco.

  2. Viscontessa Says:

    Leone, non è mica merito mio, è la blogsfera che langue:-)

  3. sifossifoco Says:

    :)

  4. LoZioF Says:

    allora era una finta!?

  5. UnaVolpe Says:

    Io non languo, starvi dietro non e’ mica facile, dveo leggere tutti questi blog gustosi che rimpallano l’uno con l’altro, ed e’ come mangiar ciliegie….

    Ps: devo ancora capire molto, sai l’Alzheimer mi limita, e poi sono ancora dubbiosa sul legame matrimoniale tra te e il conte, secondo me mica vi siete sposati in chiesa!

  6. Effe Says:

    la felicità singola vien via allora per euri 7,50.

    Se accettano i ticket restaurant, mi metto a posto per il resto della vita.

  7. anarcadia Says:

    @1

    Quoto tutto quanto dice Thelion: bellissimo pezzo, ti linko.

    ps: fino al ‘99 abitavo anch’io a Firenze, in via S.Zanobi (traversa via degli alfani, al sesto piano di un vecchio palazzo su un garage che aveva come suo unico pregio la presenza di una finestra simil-gotica che dava su S.Maria Florense..sembra un secolo) ed anch’io amavo (ed amo ancora, ma altrove)passeggiare per le parti più ignorate della città: ti capisco e mi fai venire nostalgia. Saluti cordiali.

  8. giarina Says:

    non ho capito chi è anna.

  9. LaDistratta Says:

    Tua madre mi ricorda molto mia suocera…:-/

  10. Viscontessa Says:

    LaDis, mamme, suocere, nonne…più o meno son tutte uguali:-)

    Giarina, neanche io, chi è anna?

    Anarcadia, anche quella zona è rimasta piuttosto sgombra dal turismo di massa. Bisogna sempre rammentarsi di passeggiare per le strade più buie:-)

    Sig. Effe non si illuda, il prezzo della felicità in più (con tanto di certificato di garanzia e collaudo) la venderò al libero prezzo di mercato.

    Volpe, non perdere troppo tempo a capire, fai come con le ciliege, mangiane finchè non ti viene il mal di pancia!

    Zio, cos’era la finta?

    Sifossi, e a te che ti dico? :-)))) tiè!

  11. Viscontessa Says:

    Ah! giarina ho capito:-)

    Anna è un’amica della mia mamma, malata da anni ma siccome l’erba cattiva non muore mai…

    (poretta! son proprio stronza!)

  12. lsadora Says:

    Ma sai, Viss, con questo episodio mi hai fatto venire in mente una cosa successami due settimane fa. Io ero nella parte di Susanna. Mi sono trovata nel bel mezzo di una riunione familiare in occasione di un ottantesimo compleanno ad essere oggetto delle attenzioni di una serie di nipoti/sorelle/cognate del festeggiato come unica straniera del gruppo e nemmeno imparentata con qualcuno dei presenti. Senza malizia e senza “cattive intenzioni”, queste energiche pantere grigie sono riuscite a mettermi a disagio come raramente mi è successo, facendomi le domande più indiscrete e astruse come se fossi una specie di piccola selvaggia e complimentandosi per le mie conoscenze della lingua tedesca come se fossi un animale esotico allo zoo. Un’esperienza che ha lasciato il segno, anche se ci giurerei che le signore in questione non si siano assolutamente rese conto del mio disagio.

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