cerco numero libero da abbinare a segno zodiacale

Viscontessa, 31 Maggio 2006
Stanotte ho sognato il 34, era un gran bel 34 grande e luminoso che mi ha seguito per tutto il resto del sogno. Ne ho dedotto che il 34 provenisse dal mio post di ieri (pieno di numeri) e che la sua funzione fosse quella di ricordarmi che mi ero scordata di lui. Ci stava un 35 e un 33, se non ricordo male, ma il 34 me lo ero proprio dimenticato.
Comunque io e il 34 si andava a spasso per questo sogno e ad un certo punto c’era un animaletto tipo cane delle praterie o volpe o so io un accidenti cosa. Se non ricordo male era della mia amica Roberta e questo animaletto color miele, aveva la particolarità di avere due teste: una davanti più a punta e una dietro più schiacciata. Non chiedetemi dove tenesse il culo.
Così stamattina quando mi sono svegliata con questo 34 che mi si era attaccato addosso come una zecca (per levarmelo di torno gli ho dovuto promettere che oggi avrei citato anche lui nel post e lo avrei anche giocato al lotto non appena avessi trovato un suo degno compare), mi sono chiesta da dove venisse il Giano bifronte del sogno e subito mi sono ricordata che ieri sono passata con mia figlia dal negozio di animali esotici che sta vicino a Porta a Prato.
Il negozio di animali esotici fino a qualche tempo fa era uno dei miei luoghi preferiti. Quando non avevo niente da fare e il mio umore era un po’ così e così, mi facevo un giro per il terrario dove oltre al boa albino e le iguane da due metri cadauna, ci stavano anche i ragni velenosi, come la vedevo nera, o gli scorpioni giganti del deserto. E soprattutto questi mi parevano degli animali magnifici in grado di risvegliare più di ogni altro insetto o animale, le paure più recondite dell’essere umano. Sarà perché erano di un blu intenso e lucente e vivevano tutti ammassati in ambienti scuri e umidi.
Ieri però, non appena sono arrivata in prossimità del negozio, mi sono accorta subito che c’era qualcosa che non andava. Una delle due vetrine, infatti, quella dove normalmente vivevano tre o quattro grosse iguane, era chiusa. Ho quindi varcato la soglia con un filo d’ansia, e senza salutare nessuno mi sono diretta velocemente verso il terrario mentre mia figlia si perdeva con i coniglietti e i cagnolini. Al posto del terrario, però, ho trovato un muro. Chiuso, fine del terrario, venduto all’ennesimo “ristorante caratteristico dal mille etc….” fanculo!
Così, con le lacrime agli occhi, sono andata a chiedere che fine avessero fatto gli scorpioni e uno dei proprietari che giocherellava con una paio di serpenti che gli si attorcigliavano introno alle braccia, mi ha detto che gli scorpioni, così come i ragni velenosi, non possono per leggere essere più venduti.
“troppo pericolosi” mi ha detto mentre il serpentello si attorcigliava intorno alla sua spalla e lui con con un sorriso di rammarico si è dirigeva verso la bacheca degli insetti stecco.
Gli insetti stecco erano tantissimi ma non li avevo notati subito così come non avevo notato i grossi camaleonti che lì vicino tentennavano sui loro rami….
Ma non è la stessa cosa.
Gli scorpioni erano molto più inquietanti….
Vado a preparare un caffè il 34, se non trovo un altro numero ad abbinarci, non me lo tolgo più di torno!

…per la precisione

Viscontessa, 30 Maggio 2006
L’uomo si svegliò alle sette in punto come ogni mattina. Un attimo prima che come ogni mattina la sveglia gli ricordasse che era l’ora di alzarsi.
Come ogni mattina si girò di fianco e sprimacciando il cuscino attese il suono della sveglia. 
La lasciò trillare tre volte poi allungò il braccio destro e la spense.
Si girò sull’altro fianco e accese la luce sul comodino, dieci secondi dopo appoggiò il suo piede destra per terra e lo infilò senza guardare nella pantofola che giaceva ordinatamente sullo scendiletto.
Quindi fu la volta del piede sinistro anche lui calzato rapidamente nella pantofola e del busto che aiutandosi con le braccia appoggiate sul letto, si sollevò in piedi.
L’uomo allungò le braccia sopra la testa, poi si chinò fino a toccarsi le punte delle pantofole, girò tre volte il busto portando le braccia sui fianchi e infine roteò la testa prima a destra e poi a sinistra.
Tre volte per lato.
Quindi si chiuse in bagno da cui riemerse esattamente mezz’ora dopo perfettamente rasato e profumato, dieci passi ed era in cucina per accendere la macchina del caffè, altri venti passi ed era nuovamente in camera dove i suoi abiti perfettamente stirati lo attendevano sul porta abiti.
Si vestì con i medesimi gesti di sempre tralasciando solo di indossare la giacca e le scarpe e tornò in cucina dove la spia della macchina del caffè, si accese nell’istante esatto in cui lui varcò la soglia. 
Si preparò il suo caffè e lo sorseggiò con calma di fronte alla finestra dalla quale con la mano sinistra scostò la tendina. Dieci minuti esatti per il caffè, l’orologio della banca di fronte alla sua finestra, segnava le sette e cinquanta in punto, lasciò andare la tendina, poggiò la tazzina nel lavandino e tornò in camera ad indossare prima le scarpe e poi la giacca.
Doppio nodo per ogni scarpa, il lacci tirati uno per volta, il nodo della cravatta aggiustato con la mano destra prima portandolo a destra e poi a sinistra, cinque colpi di spazzola, la lingua rapidamente sui denti per togliere le eventuali macchie di caffè, quindici passi e l’uomo arriva all’appendiabiti dell’ingresso, gli occhiali da sole, la borsa da lavoro, le chiavi  di casa. Sette mandate di chiave all otto in punto, cinquantasette scalini, la strada.
Ottantadue passi a destra,  svolta a sinistra, sette passi e il semaforo verde.
L’uomo attraversa, diciassette passi.
Arriva il tredici con la terza ingranata, ha svoltato l’angolo a sinistra, ha percorso cinquantadue metri, l’autista è in servizio da sette ore e quarantasette minuti, sopra viaggiano trentatre passeggeri, la prossima fermata è tra quindici metri, l’uomo che attraversava la strada finisce sotto all’autobus alle otto e dodici minuti, nel corso del suo diciottesimo passo…..

Un cartello apposto sul semaforo recita “si avvisano i signori non vedenti che per motivi di manutenzione la segnalazione acustica di questo semaforo è momentaneamente fuori servizio”.

L’amante ideale: consigli per quarantenni. Terza parte

Viscontessa, 29 Maggio 2006
"Un manager? Cos’è un manager? Un capo? Un’amministratore, un imprenditore, un direttore generale, un uomo il cui compito è quello di organizzare, di dirigere, di coordinare il lavoro altrui?Quelli cara mia sono da evitare come la peste! I manager, come dici, non cercano un’amante ma una segretaria della loro vita privata! Ogni manager per resistere allo stress ha qualche piccola mania, i più normali giocano a golf o corrono le maratone ma poi ci sono quelli che collezionano francobolli, allevano orsetti russi, coltivano orchidee, seguono corsi di cucina africana, studiano filosofia orientale o indossano solo cravatte di Marinella, pensa una volta ne ho conosciuto uno che si dedicava al ricamo!. E ognuna di queste attività che dovrebbe rilassarli, la affrontano come una competizione e con una grinta tale che anche quello che si dedicava al ricamo, decise di aprire un negozio di centrini all’uncinetto che naturalmente ebbe subito un successo strepitoso.No cara mia, i manager sono alla continua ricerca del pelo nell’uovo e se di peli è pieno il mondo (e si estirpa un sopracciglio) di uova pelose non se ne è mai viste e tu finiresti per essere il loro uovo  o una delle loro palline da golf.”"

"“In che senso il loro….”uovo”?”"
"“Pensaci, un uomo di successo e felicemente sposato che nella sua ansia di conquista decide di farsi l’amante, cerca solo l’ennesimo passatempo da “dominare” e allora tu diventi l’ennesima pallina da golf, oppure…. oppure cerca di redimersi dalla sua vita, vuole trovare il suo vero “io”, vuole ricominciare, diventare umano, vuole quietar quello spirito guerrier ch’entro lui lo rugge e tu diventi  il suo uovo di colombo, l’uovo su cui finalmente scovare un pelo. Ma siccome le uova non hanno peli (beate loro!) e loro non vogliono cambiare ma solo dominare nuove terre, ecco che ti ritrovi a fare l’uovo…”"

"“questa cosa mi sembra piuttosto complicata ma ti credo sulla parola….un artista? Che ne dici di un artista?”"
"“gli artisti per essere tali devono essere soli e tormentati, l’arte nasce dal dolore e non dalla felicità, non potresti mai rendere felice un artista perchè non sarebbe più tale e non potresti mai essere felice neanche tu se avessi accanto un infelice….guarda, gli artisti felici sono solo degli abili commercianti”"

"“commerciante! Fantastico! Che ne dici di un commerciante? Anche perchè ti avviso, stiamo esaurendo le categorie professionali…” "
"“Dio che squallore! I commercianti sono persone superficiali, vendono qualsiasi cosa, dagli dei gioielli e vendono gioielli oppure dagli del concime e venderanno il concime con lo stesso ardore con cui vendono diamanti! I commercianti non danno alcun valore alla merce che hanno tra le mani o forse ne danno troppo, ogni cosa per loro ha un corrispettivo in denaro e io non voglio che valuti le mie gambe un tanto al chilo come farebbe con un prosciutto!”"

"“ci sono! Un intellettuale! Uno scrittore, un giornalista, uno studioso, uno scienziato, un critico, un pensatore…insomma, una cosa così”"
"“e che me ne faccio di uno che pensa tutto il giorno? Allora tanto vale che mi apra un blog!…no guarda, prima che passiamo ai pompieri, all’esercito, alla politica e al clero, ti dirò qual’è l’amante ideale. Il disoccupato, ma non il disoccupato precario, il disoccupato fisso quello che non ha voglia di fare di niente, che non ha mai lavorato un solo giorno e che per questo non si rammarica affatto.
Pensaci,  non ci sono altre soluzioni, gli impiegati e i funzionari si trovano lì in mezzo tra l’orgoglio operaio e  quello padronale. Borghesi piccoli piccoli con modeste ambizioni o modeste frustrazioni, incapaci di rischiare e sempre alla ricerca di un orgoglio che li identifichi…. ma lo sai che il più alto numero di gay che scoprono la loro omosessualità in età avanzata e con una famiglia alle spalle sono proprio gli impiegati? E’ così che molti degli impiegati frustrati trovano il loro orgoglio, l’orgoglio gay….e tu mi capisci, non posso certo rischiare di trovarmi un amante che la notte si trasforma in una drug queen! E anche gli artigiani…guarda…per un po’ avevo pensato che gli artigiano fossero la soluzione ideale, gli artigiani, tutto sommato, sono operai che invece di passare tutto il santo giorno a lamentarsi dei padroni per poi prendere il loro misero stipendio fisso, rischiano in proprio e si mettono in gioco. E poi gli artigiani…beh le mani le sanno sicuramente usare bene…. ma non è questo, non si può scegliere un amante con lo stesso criterio con cui si è scelto un marito. Quando ci si sposa lo si fa per amore e a certe cose si fa attenzione, ma poi, cara mia, gli anni passano e l’amante, accidenti, quello te lo devi scegliere con la testa mica con il cuore o con il basso ventre!”"

"“va bene, e allora cos’hanno gli artigiani che non va?”"
"“niente, se non fosse che nella loro vita è tutto artigianale…. la cura che hanno di se, il modo di affrontare la vita…ti si rompe la calza mentre sei con un artigiano e quello pretende di aggiustartela con la colla! Non fa per me, io le calze quando si rompono le voglio buttare via!
Il disoccupato, dammi retta, il disoccupato è l’uomo più sereno del mondo, non ha pensieri, non ha sensi di colpa, non ha manie, non ha mai fretta, non ha hobbies né ambizioni, frustrazioni, ansie, dolori, impegni, orari e neanche soldi.
L’amante ideale non è un occupato precario ma un disoccupato fisso, ricordalo.
L’icona della contraddizione in questa nostra epoca di false certezze, di missioni di pace, di diversamente abili……” 
"
 

L’amante ideale: consigli per quarantenni. Seconda parte.

Viscontessa, 28 Maggio 2006

….si toglie con le pinzette gli ultimi peli sotto alle ascelle. E’ solo una tenera peluria contro la quale si accanisce senza un motivo apparente. Mi trovo ad osservarla mentre con precisione chirurgica si osserva l’ascella contro luce e poi con le pinzette angolate, trova quel piccolo pelo biondo e tenero e agguantandolo con vigore eccessivo, lo tira via e sorride.
Perchè? Non lo dico ma lei vede la mia domanda come vede quei piccoli peli controluce “noi donne siamo autolesioniste, il dolore ci aiuta a crescere, si diventa donne con dolore e madri con dolore, il dolore ci fortifica e infine ci gratifica”.

Tutta questa saggezza, mentre tolgo dal fuoco una pentola senza usare le presine, mi atterrisce; sono contenta che abbia scelto di farsi l’amante invece del blog.

“come lo vuoi?” questa volta, mentre mi soffio sulle dita ustionate, pronuncio la frase.
“lo voglio poco impegnativo, voglio che si accorga che mi sono levata fino all’ultimo pelo sotto alle ascelle ma che non dica niente se le ascelle le tengo pelose. Lo voglio come gli stagionali, frizzante d’estate e fermo d’inverno. Naturalmente la MIA estate e il MIO inverno”
“va bene dai, partiamo dal fisico, come dev’essere fisicamente e che età deve avere?”
“Fisicamente non ho grosse esigenze, lo voglio curato e pulito, più si avanza con gli anni e più è facile puzzare…il puzzo di vecchio e naftalina e l’alito pesante sono sempre in agguato, ti aspettano dietro alla porta di un compleanno e non sai mai quale sia.
E poi non lo voglio troppo giovane, non voglio che mi dica che la vita è bella o che lui quando avrà dei figli non gli permetterà mai di guardare la televisione e di mangiare le patatine. E non voglio neanche che mi chieda perchè faccio fare la comunione a mio figlio se non sono credente né che mi dica che sono una persona speciale. Lo voglio della mia età, della mia generazione”

“E fino a qui si può fare, il mondo è pieno di mariti annoiati che non vedono l’ora di “sentirsi vivi” grazie ad un’altra donna”
“Ma scherzi! Io non voglio un marito annoiato e neanche un single!”
“E allora come lo vuoi? Che stato civile deve avere l’amante ideale? Divorziato?”
"Noooo! Per carità! Dunque, se uno a quarant’anni è single e piacente, probabilmente non ha trovato nessuna donna che volesse sopportarlo. Gli uomini non sono fatti per stare da soli per cui se sono soli o nessuna li ha voluti…… oppure non sono ancora uomini e io un altro bambino non lo voglio.
Se poi sono separati o divorziati, è perchè la moglie li ha lasciati. Gli uomini non lasciano mai la propria moglie se non hanno un’altra donna disposta a prendersi cura di loro. E se la moglie li ha lasciati (nonostante i figli) significa che lui è davvero un menagramo.
Sposati e annoiati o infelici, sono in cerca di un’ancora di salvezza. Non cercano una tenera amicizia ma cercano il sesso (che entro breve scopriranno potersi procurare senza troppi impicci a pagamento) oppure cercano l’altra, colei che li salverà dal matrimonio infelice.
No guarda, meglio felicemente sposato!”

“E perchè un uomo felicemente sposato dovrebbe farsi l’amante?”
“Perchè gli uomini sono poligami per natura. Pensaci, il loro compito in natura è quello di inseminare tante più femmine gli è possibile. E’ per la salvaguardia della specie, un maschio e dieci femmine ripopolano il mondo, una femmina e dieci maschi…beh…. insomma, in linea di massima le femmine si gratificano con la prole e i maschi con le femmine”
“e allora perchè tu vuoi l’amante? Non sei gratificata dai tuoi figli?”
“si certo, infatti io non voglio l’amante per gratificarmi, voglio l’amante per distrarmi da tanta gratificazione”

La cosa effettivamente si fa complicata, mentre lei adesso si dedica ai peli dell’inguine, mi chiedo se sia il caso di andare avanti. Il suo inguine sta benissimo ma quella maniacale ricerca della perfezione ostentata senza pudore, mi incuriosisce.

Vorrei chiederle se pensa di darsi l’antirughe anche intorno all’ano mentre io affetto le cipolle, ma poi mi oriento verso un altro tipo di perfezionismo.
“E socialmente? Cosa deve fare questo amante ideale nella vita? Magari il libero professionista come tuo marito…”
“Non ci siamo” penso che parli dei suoi peli “ i liberi professionisti hanno il vantaggio di essere già abbastanza stanchi mentalmente per cercare nell’amante un po’ di tranquillità. E questo sarebbe un vantaggio se non fosse che i liberi professionisti in realtà non sono mai abbastanza stanchi da non soffrire di sensi di colpa per il loro lavoro. Ogni scrupoloso professionista, sa benissimo che avrebbe potuto fare di più o meglio o diverso e una parte della sua testa è sempre su quella scrivania dell’ufficio che ha appena lasciato. Adesso immaginati una serata con lui, tu sei piena di sensi di colpa verso i tuoi figli e la tua famiglia, lui è pieno di sensi di colpa verso il lavoro… come pensi che proseguirebbe la serata? Te lo dico io, lui ti parlerà di lavoro e tu dei tuoi figli come se il parlare di questi argomenti potesse lenire i vostri sensi di colpa.
No, niente professionisti!”

“Allora un creativo! Che ne dici di un creativo?”
“Ma scherzi! Quelli vivono su un altro pianeta, sono tutta apparenza e niente sostanza, loro creano ma poi sono altri coloro che realizzano e qui, in caso di amante, c’è bisogno di realizzare.
L’amante deve essere un investimento sicuro, un BOT, un CCT, al limite un pacchetto di azioni di una società solida e sicura, nessun investimento azzardato e niente obbligazioni. Ti pare che ce ne siano pochi di obblighi nella mia vita?”

Appoggia le pinzette, si spalma un po’ di crema, si avvicina ai fornelli e mette su l’acqua per il thè.
Vorrei chiederle cosa ne pensa di un manager e di un operaio, ma per oggi basta, tra poco i bambini escono di suola e si torna a fare le madri….
(continua)

L’amante ideale: consigli per quarantenni. Prima parte

Viscontessa, 26 Maggio 2006

E’ venuta a trovarmi un’ amica e mi ha detto che vuole farsi l’amante.
E’ normale, quando arrivi alla mia età o ti fai il blog o ti fai l’amante, che altro resta?
Comunque fatto sta che lei il blog proprio non voleva farselo, ho cerato di convincerla ma quando ad un certo punto mi ha chiesto com’era a letto il blog, lì ho capito che era meglio che si facesse l’amante. Non è che non le abbia risposto, le ho detto che il blog a letto a volte ti costringe a ragionare, ma lei, giustamente, mi ha risposto che sono quarant’anni che ragiona e adesso si vuole divertire. Come dargli torto?
Così, per quanto lei fosse riluttante all’idea, ci siamo messe a ragionare sul suo futuro amante, “certe scelte”, le ho spiegato, “vanno comunque ragionate e ponderate”, poi, per convincerla, le ho spiegato che una volta scelto l’amante ideale, non dovrà più occuparsi di alcun ragionamento.
Lei ha sbuffato, si è fatta vaga, ha nicchiato poi, dopo aver fissato il vuoto per un po’, si è fatta seria e mi ha detto “ma ti rendi conto che i quarant’anni sono l’età più ragionata del nostro percorso di donne? Il lavoro, la casa, i figli ancora piccoli, la vita sociale, i genitori che cominciano ad invecchiare e anche loro hanno bisogno di noi, il marito, la spesa, i criceti per i bambini, l’estetista, la palestra e persino la cameriera e la tata. E non dirmi beata te che hai la cameriera e la tata perchè organizzare tutta questa gente e incastrare il lavoro con il pediatra, la suocera con gli amici, la cameriera con i criceti e la palestra con il marito, richiede tanto di quel ragionamento che anche solo sfogliare un giornale a volte diventa complicato.
L’altra sera per esempio eravamo a cena fuori, il cellulare acceso perchè il bambino aveva un po’ di febbre e voleva che rimanessi con lui, la tata che a mezzanotte doveva andare via e io che la mattina dopo mi dovevo alzare prestissimo perchè avevo una riunione in ufficio e ancora dovevo finire il lavoro. Ad un certo punto mentre stavo contando le calorie del dolce che avevo sul piatto (il dottore mi ha detto che alla mia età bisogna cominciare a controllare la propria alimentazione) mi sono addormentata sul tavolo e quando mio marito mi ha tirato una gomitata per svegliarmi, ho sentito che i commensali parlavano del Festival di Cannes “io adoro il cinema!” ho allora esclamato raggiante “bene!” mi ha risposto uno dei commensali ”e che film ha visto ultimamente?” non ci ho pensato neanche un attimo “Vacanze di Natale a Miami, i bambini si sono divertiti tantissimo!”. Ecco, capisci cosa succede se distrai? Se per un momento non ragioni?….”

Non ho potuto darle torto, mentre io preparavo la cena e lei si faceva la ceretta, abbiamo cominciato a pensare al suo amante ideale….

(continua)

Doppia felicità

Viscontessa, 25 Maggio 2006

Ieri ho comprato la doppia felicità da Susanna. Susanna non si chiama Susanna, il suo è un nick che lo stato ha scelto per lei e che lei porta con una certa disinvoltura. Anche mia figlia ha un compagno di classe che si chiama Giorgio; c’è da chiedersi se quella “erre” nel suo nick sia una punizione o un incoraggiamento.
Passeggiavo per Borgo la Croce con mia mamma, era tanto con non percorrevo Borgo la Croce e quando l’ho imboccata mi sono chiesta come mai la ignorassi da tanto tempo.
Borgo la Croce è ancora una delle poche strade dove si può passeggiare nella vecchia Firenze quasi incontaminata dalle comitive di turisti obesi guidati da ombrelli, palette, fiori, o fazzoletti colorati.
Si faceva indolentemente in su e in giù rammentando che poco dopo c’è quel negozio che vende articoli per la casa e poco più là abita Anna, si potrebbe anche salire a trovarla ma la giornata è bella e soleggiata e Anna è malata non solo nel fisico ma anche nell’animo rancoroso e meschino.

Negozi nuovi e vecchi, accanto alla piccola gioielleria dove mia mamma tanti anni fa comprava i piccoli regali per le comunioni, ce n’è un altro molto più grande che vende gioielli a prezzi più bassi gestito da una famiglia di cinesi. E poco più in là c’è un negozio di seta cinese e lì al posto del vecchio forno, fiori finti, lucine colorate, bambole, giochi e candeline; sulla soglia una bella ragazza cinese.
Proseguiamo ancora un po’ e un piccolo negozio di abbigliamento dai colori sgargianti attira la nostra attenzione, camice in seta colorate e piccoli fiori, nastri per i capelli e collane.

Mia mamma, del tutto inaspettatamente, entra rapida nel negozio e saluta Susanna.
“Buongiorno, lei è Susanna vero? Io sono la mamma di Lucia e questa è mia figlia grande e lei è mia nipote e questa è mia sorella”. Susanna sorride educata, si inchina appena ma si vede che certe confidenze non appartengono alla sua cultura e soprattutto non ha idea di chi sia Lucia e tutta quella banda di donne che è entrata nel negozio.
Mia mamma affatto scoraggiata prosegue “voi avete comprato l’appartamento sopra a quello di mia figlia Lucia, suo marito è medico, vero? Ma lì ci abitate o c’è solo lo studio? E dove state voi?…”
Susanna sorride imbarazzata, ha capito chi siamo e la sua educazione le impedisce di sottrarsi alle domande di mia madre ma è evidente che questo modo di fare così invadente, la mette terribilmente a disagio.
All’improvviso mi sento a disagio anche io, cos’è l’integrazione tra culture diverse? Mi faccio da parte, d’istinto vorrei chiederle qual’è il suo vero nome, vorrei farlo perchè lei capisca che io so che la nostra cultura, per esigenze burocratiche, le ha rubato il nome, vorrei ma poi mi chiedo se la mia saccenza sia cosa gradita per un popolo così schivo e silenzioso, così chiuso nella sua comunità da non aver mai cercato nessun tipo di integrazione con la nostra cultura.
Così le chiedo rapidamente se il marito pratica l’agopuntura per smettere di fumare, mia mamma casca dalle nuvole, la medicina cinese non sa neanche cosa sia e l’agopuntura è a suo avviso una leggenda metropolitana come l’oroscopo.
La osservo, diventa rossa, si sente quasi fregata da quella rivelazione, era convinta che sopra a casa di mia sorella vi fosse uno studio medico e invece chissà cosa fanno in quell’appartamento.
Un po’ mi pento, mentre Susanna mi parla con garbo dell’agopuntura, mia mamma, cupa, si fa da parte, io ripiego su un espositore di collane, ce ne sono di bellissime, in giada intarsiata, chiedo a Susanna il significato di quelle scritte cinesi, lei mi risponde che quella che ho in mano rappresenta l’equilibrio, mia mamma si sveglia dal suo torpore ed esclama festosa “ne avrei proprio bisogno! Non ho mica più tanto equilibrio quando cammino per la strada….”.

Ripiego sulla doppia felicità, me ne basterebbe anche una sola ma Susanna non capisce cosa voglio dire.
Quindici euro, se una felicità mi avanza semmai la rivendo, tanto sono in attesa almeno della prima…


Confessione

Viscontessa, 24 Maggio 2006
Ho comprato delle fialette di collagene per ringiovanire la pelle.
Una confezione di quindici fialette; una terapia d’urto che dovrebbe restituirmi dieci anni di meno.
Restituire in meno è davvero un bell’ossimoro.
Sono andata in profumeria e c’era una commessa con la pelle di pesca, le commesse con la pelle di pesca non dovrebbero stare nelle profumerie dove vendono prodotti per le vecchie babbione, la reazione delle clienti è altrimenti piuttosto stizzita soprattutto se la commessa con la pelle di pesca ha di pesca anche l’animo gentile e non è preparata  alla raffinata crudeltà dell’età adulta.
Ho comprato insomma queste fialette, io volevo acquistare una crema idratante e invece sono tornata a casa con una grossa scatola contenente 15 fialette miracolose.
Le fialette sono come quelle che contengono la soluzione per le iniezioni ma nella confezione invece del piccolo seghetto con cui aprirle, c’era un attrezzo con un comodo manico, una specie di coltellino la cui lama è visibile solo in parte. A dire il vero, mentre rompevo la fialetta con le mani (è sufficiente uno strappo secco del beccuccio avendo cura di non stringerlo tra le dita) mi chiedevo a cosa servisse quell’arnese. Pensavo che fosse un limetta per le unghie con cui passare il tempo mentre il liquido della fialetta viene assorbito dalla pelle.
Una volta rotta la fialetta, mi sono poi chiesta a lungo come dovevo fare a darmi sul volto quel liquido giallognolo e untuoso che vi stava dentro.
Di solito le fialette sono fatte per metterci dentro un ago e aspirarne il contenuto..
Così ho tirato la testa indietro e ho appoggiato la fialetta sulla guancia. Essendo la fialetta tagliata a “mano”, i suoi piccoli vetri appuntiti mi hanno graffiato la guancia e il liquido è scivolato rapidamente sul volto e poi sul collo, tra le tette infine nell’ombelico. Così dopo aver sprecato metà del contenuto della preziosa fialetta, l’altra metà l’ho versato sul palmo della mano e prima che mi colasse tutta via dai lati, me la sono sbattuta in faccia tipo un dopobarba.
Spaf! E il liquido si è appiccicato sulla guancia mentre il rossore dello schiaffo faceva coppia con il graffio sull’altra guancia.
Allora ho cominciato a spalmare, ma quella che a prima vista pareva una consistenza untuosa, si è fatta immediatamente una consistenza appiccicosa, così più spalmavo più assomigliavo ad una carta moschicida. Ad operazione conclusa, avevo attaccate sulla faccia due zanzare tigre, una mosca  verde e una famiglia di acari sfrattati dal materasso.
Non sapendo quindi bene cosa fare, ho girellato un po’ per casa con la carta moschicida in faccia ad acchiapar zanzare. Speravo che prima o poi la sostanza si assorbisse o se ne andasse o insomma diventasse meno appiccicosa e invece quella, via via che il tempo passava, si faceva solo più secca incollandomi la faccia in un’espressione piuttosto ridicola.
La sera dopo, quindi, ho deciso di incollarmi la faccia prima di andare a letto ma quando mi sono appoggiata sul cuscino, la guancia mi si è incollata sulla federa e quando finalmente sono riuscita a scollare la guancia dalla stoffa, ero piena di pelucchi bianchi.
Cio’ detto mi chiedevo, ma quanto collagene potrà mai assorbire la pelle? E soprattutto, a cosa serve il collagene oltre che ad acchiappare le mosche?

Addio per sempre

Viscontessa, 23 Maggio 2006

Ormai ci ho fatto caso. Almeno una volta alla settimana succede e anche se il fenomeno non si manifesta in un giorno preciso, i sintomi sono inequivocabili.
Il primo sintomo è un post ermetico di quelli che nessuno capisce cosa volessi dire, pazienza, tanto non lo so neanche io e volevo solo usare una parola o un’espressione che mi era piaciuta.
Un castello di carte, hai il settebello in mano e invece di giocare a scopa ci costruisci intorno un giardinetto di carte colorate. Quando da piccola mi ammalai di morbillo, passavo le giornate a letto a costruire castelli di carta sopra alla custodia della mia macchina da scrivere. Me l’aveva regalata mio padre e di quel compleanno ricordo anche la festa delle forze armate a Roma e lui che mi prende in braccio e mi mette su un carro armato. Forse.

Il secondo sintomo è un post ordinato e pulito, un racconto piatto come un mare prima della tempesta, ogni increspatura delle parole viene risucchiata da un mulinello sotterraneo ma il cielo scuro sconsiglia la navigazione. Col fiato sospeso. Metto ordine in un episodio ma ti resta il fiato sospeso.

Il terzo sintomo è una breve brevissima sparizione dal blog, a cui segue la meditazione Zen. Basta, mi sono scocciata dei blog e di scrivere, mi ritiro, magari per un po’, magari scrivo solo un post alla settimana, magari mi faccio bionda e mi iscrivo ad un corso di cucina orientale.
E poi non ho più niente da dire, se nel mio giardino è atterrata un’astronave aliena e ne sono scesi sette piccoli nani comandati da una donna con il fiocco rosso in testa, a chi vuoi che interessi? A me no di certo, devo finire questo libro e sapere in tutti i modi cosa succede quando arrivo alla lettera “H” dell’elenco del telefono.

Quindi segue Viale del Tramonto e la star del cinema muto rinchiusa nel suo mausoleo. Il dorso della mano delicatamente appoggiato sulla fronte, il capo leggermente reclinato all’indietro, il passo lieve del declino e il melodramma negli occhi. In giardino piccoli nani voraci si nutrono della mia anima e dei miei sentimenti., altrove la vita scorre mentre uno sceneggiatore spiantato si innamora della mia fragilità…

Poi passa. E’ che ancora non ho deciso che personaggio interpretare.
Addio mondo crudele, un giorno mi rimpiangerete.

Sei come sei

Viscontessa, 22 Maggio 2006

E prendi loro per esempio.
Saranno quaranta o cinquanta come il numero degli anni del festeggiato. Forse quaranta ma sembrano cinquanta e accanto a lui la moglie forse quaranta ma sembrano quattro come gli anni dei bambini strabici che si fissano la punta del naso. Difficile immaginarsi come si possa essere così strabici e per un attimo pensi a quando (avevi circa quattro anni) hai imparato a fare gli occhi storti e la mamma ti ha detto “non lo fare! Che poi ti rimangono così!”. Lei ci dev’essere rimasta.
La tavolata è enorme, noi siamo solo sedici e il nostro tavolo, accanto al loro, è quello di una famiglia di città che festeggia una comunione in campagna. Abiti non troppo eleganti, capelli non troppo in piega, i regali si aprono altrove, non c’è la torta né il brindisi e la conversazione è pacata mentre i nostri bimbi, educatamente seduti a tavola, mangiano le tagliatelle al pomodoro e poi corrono fuori sul prato.
Li guardi e ti senti diverso. Un po’ stronzo, un po’ invidioso.

Un bimbetto di circa di due anni che fa le bizze da quando siamo arrivati, esplode ad un certo punto in un pianto dirotto e viene ad accasciarsi poco distante dal nostro tavolo mentre le sue urla disumane condiscono i nostri ravioli burro e salvia.
Il padre lo ignora, mentre sui nostri volti si dipinge l’orrore, il padre continua a mangiare mentre la madre, scopriamo solo molto dopo, è quella sud americana di spalle strizzata in una maglietta aderentissima e con i lunghi capelli tinti di biondo. Ai piedi un paio di sandali altissimi e unghie lunghe, lunghissime tinte di un colore indefinito ma brillante.
Quello è il momento in cui, forse esasperato dalle urla, sei veramente stronzo o veramente invidioso per chi non avendo ricevuto un’educazione, si ingozza di tortelli al ragù.
Poi il bimbetto esausta delle sue urla, torna al tavolo dei genitori e il padre, sorridendo soddisfatto, lo prende in braccio e gli da un pezzo di salsiccia alla griglia. Gliela porge con le mani e il bimbo tenendola ben stretta tra le mani, comincia a mangiarsi la sua salsiccia strappandola a morsi con i suoi piccoli denti davanti. Sembra un animaletto, una animaletto con la pelle scura e i capelli tenuti lunghi dietro che si impiastricciano di grasso di salsiccia che lo ricopre ormai ovunque.
Niente, in quel momento sei decisamente stronzo e quando un attimo dopo il bimbo prende un bicchiere pieno di acqua e vino (più vino che acqua) e ci si attacca a gargarozzo facendone fuori più di mezzo, pensi che non avresti mai pensato di essere così stronzo.

Ridono tutti sguaiatamente, la strabica, la sud americana, quella giovane donna là con il giro vita più ampio che abbia visto, i vecchi senza denti, i bambini obesi, le adolescenti con il culo di fuori e gli uomini il cui sguardo impudico non si perita di mostrarsi interessato alle grazie di una delle nostre invitate.
Pensi che potrebbero mangiare salsicce arrosto per ore, che quando sei strabica così puoi ingrassare e sfarti quanto ti pare tanto nessuno se ne accorge, e pensi a quante salsicce possono entrare in un giro vita come quello là o a quanto sia facile e bello invecchiare quando a venticinque anni sei già già brutta e vecchia come una ciabatta del mercato.
E sei invidiosa, le considerazioni stronze ti portano all’invidia mentre un regalo viene passato tra gli applausi al festeggiato.
Dentro al pacchetto un perizoma rosso da uomo sulla cui patta è applicato un pupazzo a forma di uccello. Foto di rito con il perizoma sulla testa di uno dei bambini e poi battute, ancora applausi, e un millefoglie enorme.
Sei stronzo, ecco, quello è il momento esatto in cui decidi cosa essere e per quanto il tuo pensiero in un rigurgito di umanità va al loro conto corrente che sicuramente è molto, ma molto, ma molto più cospicuo del tuo, non riesci più a provare quel briciolo di invidia che speravi ti salvasse dal tuo destino di cittadino con la puzza sotto al naso.

Sei indiscutibilmente stronzo e chiudiamola lì.

Prendi me per esempio

Viscontessa, 21 Maggio 2006

Prendi me per esempio.
Una volta ho votato DC.
Ero giovane e mi faceva comodo, poi però mi sono sentita la coscienza sporca per mesi e ho cominciato a recitare il rosario per dare un senso al mio voto.

Prendi me per esempio.
Una volta ho letto un libro molto alto, non saprei dire quante pagine fossero ma erano davvero tantissime.
Ero giovane e aspettavo che lui mi bussasse alla finestra per portarmi la cena, poi però la sua coscienza sporca mi ha annoiata e io ho buttato via il libro e ho amato un altro.

Prendi me per esempio.
Non mi sono mai sentita né carne né pesce poi un giorno piuttosto recente ho cominciato a sentire puzza di carne marcia e allora lì mi è venuto il dubbio di essere carne. Carne ormai frolla.

Prendi me per esempio.
Dicevano sempre che avrei potuto fare di più, poi un giorno ho fatto di più e mi hanno rimproverato che era troppo.

Prendi me per esempio.
Una volta ho acchiappato una lepre per le orecchie e quella è morta stecchita tra le mie mani. Volevo salvarla e invece l’ho uccisa, per punizione la sera ho mangiato pappardelle alla lepre.

Prendi me per esempio.
Mi pare di dover fare tante cose e magari è anche vero ma ci penso domani e la notte non dorme oppure è falso e la notte mi annoio.

Prendi me per esempio.
Se ho mal di testa prendo un Brufen, se mi fa male la spalla non prendo niente, se la testa mi fa talmente male da dolermi anche il collo, prendo mezzo Brufen e ho allucinazioni molto coerenti.

Prendi me per esempio.
Scrivo i post e li lascio a mezzo, poi li riprendo e non mi piacciono ma non li cancello. Ho il computer intasato da rifiuti riciclabili ma il vetro lo butto nella carta e la cacca del cane la raccolgo solo se qualcuno mi vede.

Prendi me per esempio.
Mi sono fatta la tinta ai capelli e il cuscino di lino bianco si è macchiato di marrone scuro.
Certi inconvenienti mi irritano, ho messo la federa e la testa in lavatrice, domani le stendo.

Speriamo ci sia il sole.

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