incrostazioni
Viscontessa, 28 aprile 2006E’ passato circa un anno, un anno fa mi domandavo cosa sarebbe stato di questo fine aprile del 2006 e mi chiedevo se questo fine mese sarebbe stata l’occasione per ricordare i miei animali.
Pensavo che sarebbe passata, e pensavo che le azalee ancora lì nella loro fioritura primaverile, mi avrebbero ricordato qualcosa che avevo messo da parte e che invece non si è mai spostata da quell’angolino di cuore dove l’avevo messa un anno fa.
Non c’è più malinconia, non c’è più malinconia nei miei post né gioia, forse perchè nei miei post non c’è più la vita che adesso scorre regolare come quella di un fiume di città.
Invecchiare forse vuol dire un po’ questo, si smette di crescere e si comincia ad invecchiare quando le gioie e i dolori sono più tenui e quando ogni nuovo dolore è una sensazione già provata che non ti strappa più lacrime ma si annida in una profondità ancor più cupa del cuore.
Il cuore se ne va via così, a pezzetti, cominci a svenderlo come loculi di un cimitero per seppellirci un ricordo e poi un altro e un altro ancora e poi un giorno ti accorgi che lo spazio rimasto per il prato è un po’ in penombra. E ti rendi conto all’improvviso che quello è anche il giorno in cui stai cominciando ad invecchiare.
Emma.
Era un anno che non scrivevo il suo nome e al solo digitarlo sulla tastiera mi torna quel nodo in gola che tenevo nascosto dentro al cuore. Sono rigurgiti di dolore, come rigurgiti di latte di un neonato la cui presenza ti aiuta solo in parte a ricordarti che la vita ha una scadenza.
Emma ed Ernesto e Gatto se ne sono andati più o meno insieme la primavera di un anno fa e di quel periodo ho il ricordo vivido di una me stessa che fragilissima come un cristallo, temeva che il suo dolore per la morte di un cane e due gatti, non potesse essere compreso dal mondo.
Un dolore da tenere stretto stretto come un gatto di notte.
Domani, non so perchè ma questa cosa mi frulla in testa da giorni, vorrei pulire la casa. Non una pulizia superficiale ma tende e tappeti stesi al vento, cera sui mobili e persiane lustre.
Pulire, pulire, pulire, a volte si fanno cose stupide come pensare di potersi pulire dalle incrostazioni dei loculi cardiaci.





29 aprile 2006, 10:08
Da quelle incrostazioni non ci si pulisce mai.
Per fortuna, forse.
Perché quelle incrostazioni sono come piccoli cristalli, cre rendono prezioso il nostro cuore anche se lo appesantiscono, un poco.
Emma, poi, è un nome che vuol dire un dolore per te, ma gioia per altri (e lo sai anche tu, e non so se quel rifetimento al latte è al neonato è casuale, ma proprio in questo caso è perfetto).
Dare aria – anche al dolore, perché non ammuffisca, ma invecchi dolcemente – è, sempre una buona idea.
29 aprile 2006, 17:51
Una delle sfumature più dure del dolore è il suo non essere condivisibile. Quando si tratta di animali, poi, la solitudine di quell’incomprensione è ancora più grande.
A volte mi addormento con le braccia strette fra petto e collo e Liquirizia morbido e caldo lo sento ancora.
Una stretta, Viss.