qual’è l’opposto di outing?

Viscontessa, 14 aprile 2006

Con questo post mi appresto a rivalutare l’ortaggio chiamato zucchina o zucchino per il quale, tempo fa, avevo sprecato uno dei miei rarissimi “outing”.

Piuttosto di recente mi è capitato infatti di rivalutare la figura della massaia e delle sorprendenti qualità terapeutiche di alcune delle sue tipiche attività. Cucinare, per esempio, è una di quelle, e infatti è proprio grazie all’evidenza del suo potere terapeutico che negli ultimi anni anche tantissimi uomini si sono spontaneamente avvicinati a questa disciplina in grado di soddisfare pienamente le primordiali e grossolane esigenze del genere maschile. Dedicare tempo ed attenzioni ad una pietanza affinché questa sia in grado di soddisfare pienamente il proprio palato, è come corteggiare una bella donna affinché questa sia poi in grado di soddisfare i propri appetiti sessuali.

E’ la manipolazione degli elementi, dei pennelli, degli ingredienti, della sessualità, della creta o dei desideri altrui, a dar vita ad un prodotto finito in grado di aderire perfettamente alle proprie aspettative.

Quindi da qualche mese il sabato mattina prendo il mio carrellino e vado a fare la spesa al mercato centrale dove mi lascio volentieri avvolgere dall’odore pungente del pesce e quello del sangue, dove l’aroma del pane si confonde con la cacofonia di voci e lingue diverse, dove i colori sgargianti della frutta e della verdura quasi feriscono gli occhi e dove la vita e morte sono così spudoratamente esposte da togliere il fiato.

Al mercato non ci sono scaffali ordinati e musica di sottofondo, né tranci di pollo che sorridono da una confezione incellophanate o salsicce festose che danzano supra a tripudi di tortini di gamberetti composti a corona di fiori, e non c’è la vita delle verdure terrose e bitorzolute né mazzi di basilico profumato tra cassette di mele verdi e rosse o zucchine libere di correre tra i banchi ricorrendosi gaudenti con quel loro fiore spalancato e il verde tenero della loro giovinezza.

Ma soprattutto al mercato c’è la signora di un banco dove compro le verdure, che adora le zucchine e che ogni volta mi convince a comprarle per la loro freschezza e il loro prezzo conveniente.

La prima volta le zucchine mi sono marcite in frigo, mi ero dimenticata di loro e quelle buttate lì in fondo, hanno perduto tutta la loro rigidità e si sono ammosciate accanto ad un finocchio.

La seconda volta, poi, mi sono rammentata di loro quando un po’ barzotte mi occhieggiavano da dietro l’occhio di una triglia e così, per dargli il colpo finale e salvarmi la coscienza, le ho lessate insieme alle patate.

Ma questa volta invece, grazie a mia mamma, le cose sono andate diversamente.

Le zucchine, come al solito, vegetavano in un angolo del frigo accanto ad una gallina per il brodo, stavano lì con i loro fiori smenci e guardavano la gallina senza convinzione mentre dal piano di sotto un cervellino di manzo, stuzzicava la loro intraprendenza. Così l’altro giorno il sacchetto di carta in cui erano conservate, era tutto bagnato come il lenzuolo complice di una polluzione notturna e io, attirata da quell’umido a cui non sono avvezza, le ho tirate fuori e senza recidere quel che rimaneva del loro fiore, le ho messe in un altro sacchetto di carta il cui intento del commerciante che me lo aveva fornito, era quello di richiamare l’attenzione sul suo prosciutto di maiale.

Mia mamma, che stamattina era a casa mia di compagnia a mia figlia ammalata, ha quindi aperto il frigo in cerca di cibo per il pasto e notando il sacchetto del prosciutto di puro suino, deve aver pensato di risolvere così il problema del pranzo. Quando poi dentro al sacchetto invece del prosciutto ha trovato quelle zucchine supplicanti, si deve essere commossa e gli ha tolto il fiore marcio, gli ha fatto il bagnetto, le ha asciugate e le ha lasciate avvolte in uno Scottex affinché io, al mio rientro, mi occupassi di loro.

E’ così che ho trovato le zucchine al mio rientro ed è grazie ad suggerimento di mia mamma alla quale ho bofonchiato un “si vabbè adesso le lesso” che ho scoperto che le zucchine possono essere degli ortaggi favolosi. Lei mi ha suggerito di farle in padella con un po’ d’olio, uno spicchio d’aglio e del prezzemolo fresco tritato e quelle, forse riconoscenti per tanta attenzione, sono rosolate saltellando sulla padella fino a quando, spenta la fiamma che le teneva in vita, si sono delicatamente posate sul mio palato e mi hanno regalato tutto il loro sapore amarognolo che mi si è sciolto in bocca come burro….



16 commenti a “qual’è l’opposto di outing?”

  1. copiascolla Says:

    Ma chi è quel bel musino lì in fondooooo???

  2. lsadora Says:

    Tagliate a bastoncino, leggerissimamente infarinate, fritte al punto giusto e liberate dell’olio in eccesso. Croccanti fuori, morbide dentro, profumate… una poesia.

  3. Minervaa Says:

    lascia stare isa,

    devo ancora digerire virtualmente la tua mousse di mortadella.

  4. lsadora Says:

    Minnieee!! La mia mousse di mortadella è leggerissima, la faccio con la ricotta, mica col burro! E poi la faccio sì e no una volta all’anno…

  5. utente anonimo Says:

    perchè?????…………..ci vuole un anno per digerirla..?????…. :)

    roger

  6. Minervaa Says:

    e ci sarà un perchè ;)

  7. lsadora Says:

    eeeehhh… pesante no, ma ci metti un attimo a mangiarla ed il resto dell’anno a riportare il gluteo alla forma originaria… ;-)

  8. utente anonimo Says:

    allora sarà un anno fortunato

    che nella vita per cavarsela ci vuole una bella dose di gluteo

    quindi….abbiamo trovato un qualcosa di positivo nella mousse di mortadella

    mah…… scusate……una domanda

    a voi che effetto fa scrivere post su questo blog con una a piè pagina che vi spia e che sembra seguire ogni vostra mossa ??????

  9. utente anonimo Says:

    concordosull’ accostamento fra sesso e cibo…..anche se…..nella zampa di pollo lessa ( chi legge questo blog sa) non trovo nulla che la ricolleghi al sesso l’ unica cosa di cui sono certo che la zampa di pollo lessa fa certamente outing nei commensali e fa felici i gestori di trattorie e ristoranti

    Buona Pasqua a tutti i lettori ed anche alla padrona di casa che continua a guardare curiosa da fondo pagina

    Roger…..che molla tutto (per un paio di giorni) e va al mare………ci si vedeeeeeeeeee

  10. utente anonimo Says:

    tratto da Wikipedia……

    Col nome di outing il movimento di liberazione omosessuale statunitense ha indicato la pratica politica di rivelare pubblicamente, per ritorsione, l’omosessualità di alcune persone segretamente omosessuali, le quali attaccano pubblicamente l’omosessualità: per esempio sacerdoti o uomini politici.

    Il termine deriva dall’avverbio “out”, “fuori”, contenuto in coming out (”uscir fuori”, sottinteso “dall’armadio di una eterosessualità fittizia”), usato come verbo transitivo (to out), quindi “buttar fuori” (dall’armadio) qualcuno, contrapposto al “venir fuori” spontaneo. Negli Usa l’outing è stato sostenuto (e soprattutto praticato nei fatti), a partire dal 1990 circa, dal giornalista Michelangelo Signorile come arma politica di difesa contro quegli omosessuali conservatori che, per allontanare da sé i sospetti di omosessualità, si rivelano particolarmente fanatici nella deprecazione e addirittura nella persecuzione pubblica dell’omosessualità.

    In Italia outing è spesso confuso con coming out, che indica invece l’atto di qualcuno che dichiara volontariamente - e non in modo forzato, quindi - di essere omosessuale.

    Sempre in Italia, dove l’omosessualità è ancora percepita dai più come un elemento disonorante, il movimento di liberazione omosessuale non ha mai fatto uso dell’outing, sia per ragioni politiche (la rivelazione non si limiterebbe a costringere la persona “outed” a cessare gli attacchi omofobi, ma potrebbe comportarne la rovina sociale e la messa al bando) sia per motivi legali, dato che in base alla legge italiana potrebbe configurare il reato di diffamazione. La differenza sostanziale è che negli USA non si ha diffamazione se si è in grado di provare l’affermazione, in Italia invece il giudice valuta solo se l’affermazione sia diffamante in sé e per sé, indipendentemente dal fatto che sia vera o no, a meno che il querelante consenta “ampia facoltà di prova”, cosa che…

  11. utente anonimo Says:

    n questi casi non avviene praticamente mai.

    In italiano non esiste una traduzione del verbo “to out”, che pertanto viene sostituito con verbi analoghi, di solito con il colloquiale “sputtanare”: “Il cardinale X è stato sputtanato” (= outed) “dal suo ex amante”.

    Outing indica la pratica di rendere deliberatamente pubblica e senza consenso l’identità sessuale o l’orientamento di altri. Le persone outed sono spesso figure pubbliche quali i politici o celebrità.

  12. Minervaa Says:

    a proposito di zucchine,

    ma era facci alle invasioni barbariche?

  13. maurogasparini Says:

    Auguri sinceri e repubblicani.

    un abbraccio

    m.

  14. PlacidaSignora Says:

    Odio le zucchine. Ma appena torno alla magione ti mando la ricetta genovese di quelle ripiene (buonissime secondo i cultori delle zucchine), di cui io mangio regolarmente solo il ripieno (fantastico)

    Auguri tesora :-*

  15. Viscontessa Says:

    pant…pant…pant….la colpa non è stata delle zucchine ma di molte altre cose:-)

    Sono in ritardo ma un saluto e un augurio di cuore a tutti.

    Copiascolla, quel bel faccino ad angelo fui io qualche anno fa, non trovi che con quell’espressione angelica sia finalmente autorizzata a dire qualsiasi cosa:-)

    Minerva, non lo so perchè guardavo altro, ma non lo esculdereri, ogni tanto so che bazzica in codesti luoghi televisivi.

    Isa, Placida Signora, grazie per i consigli, attendo con ansia la ricetta delle zucchine ripiene di cui, anche io, adoro il ripieno:-)

  16. utente anonimo Says:

    ciao vis, un abbraccio pasquale

    freccia

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