quando le vecchie fanno crock

Viscontessa, 20 Marzo 2006
Sabato ho tappato le buche del giardino.
Poi ho spostato una pianta enorme e siccome la gamba è quello che è, l’ho fatto piegando la schiena e lanciando il famoso grido del guerriero prima della battaglia.
Poi ho spostato la lavatrice perchè sopra c’erano le cacche dei topi che non ho capito che accidenti ci facciano i topi sulla mia lavatrice e lanciando un altro urlo del guerriero ho ripulito anche lì.
Quindi sono salita in soffita e piegandomi come un origamo sono andata a vedere cosa succedeva di nuovo allo sciacquone del bagno.

Domenica c’erano le ostriche col il labrusco e la birra con il grana.
Erano tutte insieme alle undici di mattina alla Leopolda per Grastronauta e il resto della giornata è trascorso in quel torpore senza nome che segue languidamente quei piccoli stravizi per cui non si ha più l’età.

Stamattina sono arrivata in ufficio e ho sentito crock, un crock preceduto da un leggero mal di schiena che andava intensificanzodi rapidamente e che verso le dieci ha fatto quel famoso crock a cui non ho trovato un rimedio.
Altro urlo del guerriero, ma questa volta del guerriero stramazzato.
Sono tornata a casa quasi carponi verso l’una e da allora sono più o meno bloccata tra letto e divano tra divano e letto.
Voltaren, Sirdulad, Momendol e pure un paio di caste bestemmie.
Ora son qui, vado a letto e se non ci si vede significa che son bloccata a letto.
Però avevo un sacco di idee…cidenti!

Sentieri o play station?

Viscontessa, 18 Marzo 2006

Ognuno è frutto della propria formazione e di ciò che la sua personalità ha percepito dell’educazione infantile.

Io e mia sorella, per esempio, siamo completamente diverse ma la nostra diversità è assolutamente complementare così che insieme, siamo in grado di rappresentare in maniera completa la personalità dei nostri genitori.

Ciò che da piccoli si impara e si assorbe in maniera più profonda e forse inconsapevole, non sono tanto le buone maniere a tavola, ma i desideri, le paure, i sogni, le frustrazioni e le passioni dei nostri genitori.

Ognuno secondo le proprie capacità e le proprie possibilità.

Così osservando me e mia sorella insieme, ciò che ne viene fuori è un marmellatone di frutti raccolti dalla semina della mia famiglia e se mia sorella intravede proprio nella famiglia unita la sua realizzazione di donna (il sogno di mia madre che con tutte le difficoltà del percorso prende comunque vita) dall’altra ci sono io che per esempio non resisto ad un paio di stivali nuovi come avveniva per mia nonna con le camice da notte in seta che acquistava in maniera compulsiva.

Grazia, come molti sapranno, ha aperto da poco il suo blog affidandolo ad un gruppo di blogger famose.

Gli argomenti, si potrebbe dire, sono squisitamente femminili ma sbaglia chi pensa che parlare di argomenti femminili, significhi arrovellarsi sulla marca dell’anticellulite più efficace. Non sono mai gli argomenti ad essere superficiali, ma le persone che li affrontano per cui anche una dissertazione su un anticellulite, ha tutte le carte in regola per essere affrontato con piacevolezza da parte del lettore.

Uno degli spunti interessanti che per esempio ne viene fuori da un post il cui argomento era affatto diverso da ciò di cui vorrei parlare oggi io, erano i sensi di colpa, compagni invadenti e mortificanti della nostra esistenza.

Una lettrice, accennando all’argomento, sosteneva che sostituire i sensi di colpa con il senso di responsabilità delle proprie azioni, è molto più gratificante del macerarsi inoperoso tra i sensi di colpa e io, trovandomi sicuramente d’accordo, mi sono però posta il problema della solitudine che la mancanza di questi inopportuni compagni di viaggio, potrebbero causarmi.

Non ha neanche importanza alzarsi da questa scrivania per affrontare al’argomento, anzi, proprio mentre sono qui seduta con la mia sigaretta in mano e le tazze della colazione ancora sul tavolo, sento che se dovessi sostituire il senso di colpa alla responsabilità, dovrei alzarmi di qua ed occuparmi di ciò che mi compete acquisendo contestualmente la serenità del buon lavoro fatto anzichè alimentando questa inquietudine che mi tiene incollata sulla sedia.

Va bene, lo so già, qualcuno potrebbe obbiettare che effettivamente anzichè star qui a scrivere queste puttanante, potrei andare a rendermi utile per quel poco di società che si aspetta qualcosa da me ma mi chiedevo, ma se io adesso mi alzo e come una brava massaia vado a fare tutto ciò che mi compete, ma dopo, quando ho finito (perchè prima o poi finisco, cazzo!) che ne faccio di quella me tutta serena che vaga per il suo appartamento lindo e pulito? Perchè poi ho pensato che sono proprio i sensi di colpa e la lotta continua con loro che ci conducono, magari in maniera maldestra, a fare sempre del nostro meglio, se non mi sentissi in colpa per qualcosa e limitassi il mio operato a ciò che il mio razionale senso di responsabilità mi suggerisce, confinerei la mia esistenza alle mie effettive possibilità privandomi della possibilità di spingermi oltre.

Siamo quindi frutto della nostra famiglia di origine e di quel senso di colpa con cui la nostra educazione cattolica ci marchia fin dalla nascita, siamo il frutto delle aspettative confermate o deluse dei nostri genitori e il frutto dei nostri sensi di colpa che nel tenerci compagnia ci spronano a migliorare?

Oppure dobbiamo operare una necessaria violenza sulla nostra irrazionalità ed eliminare dalla nostra vita il senso di colpa in favore di una ragionata serenità?

E’ meglio avere accanto un uomo che guarda con noi Sentieri o uno che gioca alla playstation quando tu vorresti vedere Sentieri?

p.s la dissertazione sull’orgasmo femminile di cui mi occupai qualche tempo fa, è su Grazia di questa settimana e siccome a differenza di Cosmopolitan questa volta non c’è neanche il mascara in omaggio, potete tranquillamente acquistarlo senza dover giustificare il cosmetico nella tasca del giubbotto:-)

 

Per esser chiari

Viscontessa, 17 Marzo 2006

Ma che poi, non lo so, ma secondo me la cosa la si può affrontare da molti punti di vista, cioè perchè rifiutarsi di prendere in considerazioni ipotesi diverse quando la stessa storia ci insegna che non ci sono limiti alle possibilità umane. E poi, che significa, non è che si può sempre aver ragione o che questa ragione debba per forza essere univoca e senza possibilità di appello.

Boh ecco non lo lo so, non so esattamente cosa pensare se se sia effettivamente il caso di pensare a qualcosa o ad una soluzione alternativa, perchè è anche vero che se da un lato certe cose vanno dette e vanno ribadite con fermezza, dall’altra bisogna esser consapevoli di cosa e soprattutto come si dice.

Pensavo per esemio ieri sera che bisognerebbe trovare il modo per esprimersi senza tanti giri di parole, senza bisogno di arenarsi in discorsi troppo lunghi e ampollosi, la verbosità non paga e la chiarezza rende sempre il messaggio più efficace e più diretto sempre ammesso, ovviamente, che si voglia essere diretti ed efficaci perchè dobbiamo tenere assolutamente presente la possibilità che tutto ciò non faccia il nostro gioco. Tuttavia, se si osservano i fatti anche da un’angolazione più adatta all’osservazione approfondita, non è possibile non notare l’uso indiscriminato che si fa dell’arte oratoria e di quella scritta.

Basta discostarsi un minimo dalle proprie posizioni, per rendersi conto di tutte le parole che vengono fin troppo spesso usate per esmprimere concetti di una semplicità disarmante, quasi che le parole non fossero soggette alla legge del libero mercato nel quale non è tanto la quantità ma la qualità ad essere apprezzata.

Eppure nonostante il nostro sforzo di concepire un mondo diverso nel quale vi siano sì le possibilità di cui tutti siamo a conoscenza ma anche l’incognita di cui ogni uomo con un briciolo di dignità deve sentire il bisogno, non si vede in giro niente che ci confermi questa tesi ma piuttosto la sensazioni che tesi simili ma per questo contrastanti, stiano prendendo il sopravvento.

E’ per questo che mi trovo qui oggi, questo il motivo per cui mi sono decisa a scendere in campo perchè certe cose vanno dette e vanno dette con urgenza prima che sia troppo tardi.

Ecco e io le ho dette e con chiarezza.

è primavera

Viscontessa, 17 Marzo 2006
Stamattina sono troppo educata. Volevo modificarmi, rinnovarmi, cambiare e così nell’attesa di cambiare il guardaroba da invernale a primaverile, ho pensato di cambiare io ed adeguarmi ad un tipo di personaggio che non mi appartiene.
Tra l’altro l’oroscopo di stamattina, mi suggeriva di evitare di essere troppo intraprendente percmedesima rendendo la sottoscritta protagonista di quella che si potrebbe tranquillamente definire una figura di merda.
Avevo quindi deciso di essere gentile, volevo essere primaverile e delicata come questo sole che piano piano comincia a fare capolino tra le nuvole e così, modulando la voce e il tono, usando termini tanto desueti quanto ben incastrati in questo tenue sorriso che mi illumina il volto, ho solcato lievemente le strade per giungere in ufficio dove ogni scalino era un’occasione buona per rendere più efficace il mio personaggio.
Stamattina ero un’artista, un’attrice, un personaggio, sono entrata al solito baretto del procione ormai covo di maschi disordinati che addentano panini su quotidiani unti e stropicciati, e ho salutato con un gran sorriso cinguettando il mio buongiorno a quella banda di uomini con pezzi di schiacciata alla mortadella in mano.
Il procione, che era nascosto dietro alla solita pila di contenitori per cioccolatini scaduti, mi ha guardato tra una confezione di Ovetti Kinder rinvenuta in una tomba etrusca e una scatola di biscotti che si narra sia appartenuta alla regina Cleopatra, e con la bocca piena e lo sguardo preoccupato ha grugnito qualcosa che nel linguaggio dei procioni significa più o meno “tutto bene?”.
Io, nient’affatto, intenzionata a mollare il serafico personaggio di cui mi ero impossessata stamattina, ho risposto si grazie e tu? E lui a quel punto ha pensato che lo prendessi in giro e così sghignazzando fragorosamente, mi ha mandato bonariamente affanculo mentre io cacciavo il mio personaggio a calci in culo fuori dalla porta.
Un po’ abbacchiata ho recuperato quindi la piccola fiammiferaia fuori dalla porta e l’ho ricondotta in ufficio ben decisa a renderla protagonista della giornata con un pubblico femminile sicuramente più sensibile a tanta dolcezza.
Così, rientrata in ufficio, mi sono messa a disposizione della mia collega e prendendo una sedia dall’angolo mi sono seduta accanto a lei, poi le ho educatamente chiesto se potevo prendere quel foglio e quindi l’altro e quindi l’altro ancora e ogni domanda era sottolineata da un tono gentile, da gesti aggraziati e deliziosi sorrisi che mi preoccupavo mettessero ben in mostra tutta la mia bella dentatura.
Lei ha aspettato un po’, mi ha risposto tutti i si che le mie domande necessitavano, poi si è fermata, ha appoggiata la penna sul tavolo, si è girata, mi ha guardata e mentre io orgogliosa mi aspettavo un “grazie” sincero e commosso, lei ha storto la bocca e mi ha inchiodato con un “ma che cazzo c’hai stamattina? Ma cazzo ti sei bevuta ieri sera? Cazzo vuoi, prendi quello che ti serve ma non mi sfinire l’esistenza!”.
A quel punto avrei voluto avere due gengivoni purulenti da schiaffargli in faccia in segno di peace and love, ma siccome poi peace and love anche un po’ affanculo, ho chiuso la bocca, ho aggrottato la fronte e pronunciando un “fanculo!” le ho strappato i fogli di mano e me ne sono andata.
Lei ha riso, ha riso di gusto e io ho definitivamente rimesso la serafica creatura al suo posto.
Ovvero nel contenitore per la raccolta differenziata delle personalità.

come una carpa

Viscontessa, 15 Marzo 2006
Dice la mia collega che alla fine la cosa è stata piuttosto imbarazzante.
La mia collega la incontro sempre nella microarea comune dove lei si lava i denti e io faccio pipì oppure prendo il caffè mentre lei invia un fax. Anche l’altra mia collega la incontro sempre nel medesimo luogo e ogni volta mi mostra la sua biancheria intima e la confronta con quella dell’altra collega oppure mi raccontano le loro avventure nel sexy shop che frequentano ogni sabato mattina dopo aver fatto una lampada.
Tutto ciò con una tale femminilità, una naturalezza e una freschezza che quando raccontano le loro avventure sembrano più le interpreti di un fumetto ironico sul mondo femminile che l’icona di una libertà sessuale finalmente acquisita.
Le storie sono tante anche se spesso troppo frammentarie per giungere ad una conclusione che meriti di essere riportata ma oggi, una delle due appena mi ha vista mi detto che doveva in tutti modi raccontarmi una cosa e per non essere oggetto di indiscrezioni, siamo andati nella microarea comune dove lei ne ha approfittato per sistemarsi le calze e io per osservare allo specchio quell’aria un po’ sciatta che ho messo su da qualche giorno.
Le cose sono quindi andate così, gia da tempo le due giamburrasca si aggiravano per i sexy shop in cerca di un vibratore come si deve. Uno lo avevano trovato ma costava 250 euro e la mia collega aveva sentenziato che con quella cifra si comprava direttamente un marocchino in carne ed ossa che magari dopo le offriva anche una canna. Poi ne avevano visti altri che però non si adattavano alle loro esigenze: troppo grandi, troppo piccoli, troppo colorati, troppo complicati….. insomma pareva che in tutta la città non esistesse un fallo (artificiale) in grado di soddisfare le loro esigenze.
Già da qualche mese questo tormentone accompagnava ogni mio viaggio in microarea tant’è che mi ero domandata, e avevo domandato a loro, quale fosse lo scopo esatto di quel vibratore. Silenzio.
Poi, stamattina, l’epilogo.
Sabato hanno finalmente trovato il vibratore dei loro sogni a soli 72 euro e lo hanno acquistato per poi chiedersi come gestirlo. Perché le due sono entrambe sposate e colei che sarebbe stata la proprietaria del famoso vibratore, temeva che il suo compagno potesse non gradire quella acquisto effettuato in compagnia di un’amica e non eventualmente suo.
Così lo aveva affidato all’altra che il giorno dopo lo ha riportato in ufficio e insieme al suo sacchetto, lo ha appeso allo schienale della sua sedia in attesa di renderlo alla legittima proprietaria.
Fatto sta che la mia amica tenutaria del vibratore, è da qualche giorno affiancata da un tipo che dovrà svolgere parte del suo lavoro. Se ne stanno tutto il giorno seduti vicini e mentre lei spiega e parla, parla e spiega, lui tiene un auricolare infilato nell’orecchio e annuisce serio con quell’aria da professionista che prenderà in mano la situazione quanto prima.
Tanto, nell’attesa di prendere in mano la situazione, ha offerto un caffè alla mia collega la quale stirandosi sulla sedia ha inavvertitamente avviato il vibratore….
A questo punto l’oggetto indemoniato ha cominciato a ronzare e ad agitarsi furioso sulla spalliera della sedia e mentre il serio professionista cercava incuriosito di comprendere cose stesse succedendo, la mia collega con non calanche ha tentato con il medesimo gesto che aveva causato l’accidentale accensione del vibratore, di spegnerlo.
Purtroppo una delle caratteristiche dell’oggetto, è quello di essere dotato di ben sette velocità così il suo tentativo si è risolto in una accellerazione dell’oggetto che ha cominciato a muoversi ancora più velocemente.
- ti giuro non sapevo cosa fare! Allora mentre lui cercava di capire cosa ci fosse nel sacchetto indemoniato, gli ho detto che dovevo andare un attimo in bagno. Ho preso la busta che si agitava come un pesce e con la mia “carpa” viva sotto al braccio sono corsa in bagno a spegnerlo!
Tanto l’oggetto non è ancora arrivato tra …le mani, della legittima proprietaria.

mi piace la sbarbina

Viscontessa, 15 Marzo 2006

Adorabile blogsfera! Quando ho aperto questo blog e fino ad adesso, me ne sono sempre guardata bene dal parlare della blogsfera o almeno di instaurare su questo blog le infinte polemiche che come focolai di battaglia, si instauravano ora qui ora lì.

L’ho fatto perché effettivamente non volevo portare in casa mia la guerra, avevo appena passato la cera e non volevo che si sporcasse il pavimento.

Tutto merito mio, tutto merito del mio piccolo appartamento che doveva essere un rifugio e non una piazza pubblica su cui sputare in terra o pontificare sul mondo.

Questo naturalmente non significa che poi non abbia frequentato la piazza del quartiere e non mi sia seduta su una panchina a leggere il giornale o non abbia contrattato il prezzo di un chilo di pomodori con il venditore ambulante dell’angolo. E anche l’arrotino, a cui porto spesso i coltelli ad affilare, è uno dei miei fornitori preferiti perché una lama ben affilata può sempre far comodo.

Scrivo tutto ciò perché oggi invece parlerò di quella piazza virtuale dove il netturbino, stranamente irritato per le cartacce gettate per terra, si è messo in sciopero e ha deciso che fino al fine settimana, la piazza sarà chiusa, o almeno lo sarà per i soliti frequentatori che lui ha definito in toto “idioti”.

Ma si sa, quando si perde la pazienza, non si sta molto a sottilizzare e anche l’ignaro passante che attraversava semplicemente la piazza per passare oltre, è diventato all’improvviso un idiota.

Racconto questa storia perché Macchianera è un sito che di solito frequento proprio per il quantitativo di umanità che circola e molto spesso, in questa frequentazione, mi sono chiesta se non si potesse fare niente per ripulire un po’ la piazza dai frequentatori molesti. Me lo sono chiesta e l’ho chiesto, ma non ho mai ottenuto né risposte né accoglimento delle mie richieste tanto che sono arrivata a supporre che al netturbino facesse comodo tutto quel movimento, per farsi un po’ di pubblicità. Capita infatti molto spesso di trovare la foto del netturbino su molte riviste che si occupano di igiene ambientale dove lui viene intervistato in qualità di “gran netturbino” e se la cosa detta così pare insignificante, bisogna tenere conto che essere un gran netturbino porta un sacco di vantaggi. Quali? Se per esempio io adesso scrivessi un post nel quale racconto che Berlusconi ieri sera aveva messo un ranocchio sotto alla sedia di Prodi, quei quattro lettori che passano di qui si farebbero due risate e tornerebbero alle loro occupazioni, ma se il gran netturbino scrivesse la medesima cosa…..ah beh! La cosa avrebbe ben altra risonanza e al netturbino, nel giro di poche ore, verrebbe chiesto di partecipare a Porta a Porta per parlare dello strano caso del ranocchio di Prodi.

E da cosa nasce cosa, si sa.

Detto questo e appurato nel tempo che le pisicatine sul tronco dell’albero sono ben tollerate dal Neri, mi sono meravigliata non poco quando stamattina ho trovato un nuovo post su Macchianera che non mi meraviglia tanto per il tono stizzito con cui viene affrontato l’argomento, ma per la chiusura dei commenti fino al fine settimana.

Bambini cattivi, dice il post, vi avevo ieri concesso di venire a conoscenza del sito di un genio e voi non avete apprezzato. Mi avete fatto così arrabbiare, che vi tolgo il gioco.

A questo punto la domanda nasce spontanea, come mai una punizione così severa? Perché una presa di posizione tanto forte per una ragazzetta che odia Macchianera, che gli ha dato il due di picche e la cui arroganza mostra le crepe tipiche dell’età?

Ma come lei stessa dice, io sono una donnetta petulante che semplicemente mette in dubbio che dietro a tanta eventuale genialità, vi sia solo quella ragazzetta che oltre alle provocazioni all’arroganza alla voglia di scandalizzare tipiche della sua età, riesca anche a scrivere ciò che scrive.

Vabbè, da donnetta poco usa alla genialità, torno alle mie faccende.

 

p.s vado a colazione con Bush e chi non ci crede è un rosicone, un invidioso e un idiota!

Barbara e barba

Viscontessa, 14 Marzo 2006

Se fossi un uomo mi farei la barba solo il sabato e la domenica, il resto della settimana mi farei la Barbara quella con le tette enormi del negozio di elettrodomestici di fronte alla finestra del mio ufficio.

La Barbara la guarderei dalla finestra mentre mi tocco la barba e ci fantasticherei su prima di entrare timidamente nel suo negozio per acquistare un paio di pile usa e getta in maniera da avere una scusa per tornare ad acquistarne di nuove qualche giorno dopo.

Poi se fossi un uomo mi passerei spesso la mano sul petto liscio senza inciampare nelle tette ma forse mi troverei in difficoltà con quella cosa che mi penzola tra le gambe e che non saprei mai da che parte mettere. Destra o sinistra?

Se fossi un uomo avrei l’armadio pieno di cravatte di marca e poi la mattina indosserei un dolcevita scuro e penserei che domani metto la cravatta ma oggi non ho molta voglia.

Se fossi un uomo mi taglierei i capelli e mangerei di più perché il mo peso forma mi starebbe meno a cuore, alle donne la forma fisica del proprio compagno interessa meno che alle donne la propria forma fisica. Alla Barbara se avessi un po’ di pancetta non importerebbe molto perché tanto la Barbara non saprebbe mai del mio interesse per lei. La Barbara mi piacerebbe tenerla nei miei sogni mentre la sera tornerei a casa dalla mia famiglia ma forse il mercoledì andrei a giocare a poker e il sabato pomeriggio a calcetto dopo aver fatto la spesa in compagnia della mia famiglia.

Se fossi un uomo non mi accorgerei della polvere sopra al comodino e forse la sera, prima di addormentarmi, scriverei sulla polvere Barbara ma non il sabato e la domenica quando mi faccio la barba e divento un uomo diverso.

Se fossi un uomo userei il Gilette Turbo quello con il bottoncino che trema tutto sulla pelle del viso mentre ti fai la barba e userei un dopobarba figo, ma davvero figo per non sentirmi dire che uso un dopobarba scadente come si legge sempre nei gialli del personaggio ambiguo e cattivo.

Se fossi un uomo sicuramente comprenderei cosa c’è di esaltante nel guardare tutti quegli altri uomini in calzoncini che tirano i calci ad un pallone e se non avessi un apriscatole non saprei come aprire il barattolo delle olive nere così uscirei a mangiarmi le olive al bar mentre bevo un aperitivo della “casa”.

Se fossi un uomo sarei molto indeciso tra la barba e la Barbara e mi dedicherei a questa indecisione con tutta la poesia e la retorica che solo i sogni impossibili possono  alimentare.

se

Viscontessa, 14 Marzo 2006

Se la giornata inizia rovesciando nel lavandino il prezioso contenuto del vasetto della tua crema antirughe e quello cade proprio sull’abbondante residuo di dentifricio con cui ti sei lavata i denti e si impasta con qualche capello che era sprofondato nel residuo di dentifricio sotto al quale puoi indubbiamente riconoscere un residuo di peli di barba di tuo marito, beh se la giornata inizia così è inutile poi lamentarsi se le cose non vanno per il verso giusto.

Anzi, mentre tenti di raccogliere quel pastone infame dal lavandino e stizzita ti spalmi il tutto sulla faccia eliminando peli e capelli e residui schiumosi di dentifricio che a contatto con la pelle del viso frizzano come alcol sulle ferite, hai la nettissima sensazione che quel pastone non sia il presagio di un giorno infausto, ma sia proprio tu ad essere infausta e trasudare presagi da ogni poro.

Se poi nel tentativo di pulirti il viso invece del morbido dischetto di cotone che non lascia pilucchi, prendi un pezzo di carta igienica che ti si impiastra tutto in faccia e soprattutto sulla ciglia seminando tracce bianche sulle tue palpebre come blefarite, e poi nel tentativo di liberarti di quella carta tutta appiccicosa ti avvicini al water e vedi che l’acqua è grigia e che sul fondo della tazza ci sono tracce di terriccio e nel tentativo di eliminare il terriccio (che proviene dagli operai che stanno ristrutturando l’appartamento del piano di sopra) tiri lo sciacquone almeno dieci volte di seguito pompando su quel bottone come una forsennata fino a quando il bottone fa “plop” e si affloscia privo di vita, beh è inutile domandarsi perché tu sia così contrariata dalla vita da trovare insopportabile qualsiasi cosa.

Se poi oltretutto nella giornata non succede proprio assolutamente nient’altro che possa giustificare quel presagio e resti tutto il giorno attaccata a quel ricordo mattutino che ti tira tutta la pelle del viso mentre una collega ti si avvicina e ti fa notare che hai un pelo anomalo attaccato in faccia e hai gli occhi rossi come un rospo e forse, ma non è che ti stai ammalando? Beh, allora davvero in una giornata così non c’è più neanche la soluzione istantanea di un sudoku a poterti mostrare da che parte gira il mondo trascinandoti con lui.

E tutto il giorno cammini nel verso opposto, chilometri e chilometri nel senso opposto così la sera sei sempre al punto di partenza ma la stanchezza ti uccide.

O almeno uccide quel pelo anomalo che cade definitivamente a terra mentre il barista dal quale ti sei rifugiata nella speranza di rallentare il forsennato passo contro senso, ti chiede perplesso se per caso perdi peli dalle orecchie!

se fossi una donna…

Viscontessa, 12 Marzo 2006

Mi capita di domandarmi se gli uomini che ritengono che se fossero donne sarebbero delle gran puttane, lo dicano sinceramente o il loro sia solo un atteggiamento un po’ infantile con il quale tentare di apparire spiritosi.

 

Non mi piacciono gli uomini che intimoriti dalle donne o ritenendosi ideologicamente corretti, reputano di non dover mai intervenire nelle problematiche (concedetemi il termine) del mondo femminile. Quelli che se si parla di aborto non si sentono di esprimere un’opinione perché “non possono capire cosa provi una donna” quelli che se si parla di un culo femminile così grande da far provincia, si risentono per l’insensibilità dimostrata, gli uomini che sanno tutto di assorbenti con le ali, di ciclo mestruale e di lavaggio, e niente su come ti cade sul seno un abito che vorresti comprare.

Loro sono favorevoli alle quote rosa perché di donne non ne capiscono niente e l’otto marzo portano un mazzetto di mimose a tutte le colleghe la maggior parte delle quali naturalmente detesta la mimosa.

La femminilità non è questione che le donne condividano volentieri con gli uomini, una cosa è la parità dei diritti tra uomo e donna, altra l’intrusione maschile nelle prerogative femminili.

Dico questo perché nonostante tutto gli uomini che tuttora riscuoto maggior successo tra il pubblico femminile, sono coloro in grado di apprezzare la femminilità e tutte le sue contraddizioni, pur senza tentare di razionalizzarla. Un bel culo è un bel culo a prescindere e un uomo in grado di apprezzarlo nel contesto giusto, è sempre preferibile a colui che in un contesto di “culi” ne sminuisce la sua bellezza in favore di un principio di equità fra culi.

Così se si parla di aborto io ritengo che pur essendo la donna il soggetto direttamente interessato e quindi senza ombra di dubbio lei ad avere più consapevolezza e autorevolezza sull’argomento, l’uomo, in quanto suo compagno, abbia il dovere di esprimere una propria opinione che nel rispetto del ruolo femminile, aiuti e sostenga comunque la donna nelle sue scelte.

Quindi, tra il serio e faceto, se un abito mi sta da schifo, esigo che il mo compagno me lo dica.  

 

Tutto questo perché questa cosa del se fossi una donna sarei una gran puttana, mi irrita non poco.

Mi irrita se si tratta di una spiritosaggine perché la banalità della battuta è paragonabile solo ad alcune volgarità dei film di Boldi e De Sica, e mi irrita ancora di più se l’affermazione è seria perché nessun uomo che in grado di comprendere la sensibilità femminile, se ne verrebbe fuori con una simile stupidaggine.

Di conseguenza chi normalmente afferma seriamente certe cose, lo fa ritenendo ingenuamente che la parità dei sessi coincida con la parità sessuale e con un annebbiarsi sempre più auspicabile, dei confini tra virilità e femminilità.

Così non è. Le donne, la maggior parte, vogliono vivere liberamente la propria sessualità ma per natura non provano l’istinto di darla a tanti più uomini sia possibile ma al limite (e parlo proprio di limite) di prenderlo da tanti più uomini le diano la sensazioni di essere attratti dal suo fascino.

La differenza è enorme, le puttane la danno e vengono pagate per questo, le donne lo prendono e pagano per questo sempre con un pezzettino di se stesse.

La prostituzione maschile, tanto per fare un esempio, esiste ma esiste con modalità molto diverse da quella femminile e necessita non solo di un bel culo o un organo ben sviluppato, ma anche della sensibilità necessaria per comprendere le esigenze di una donna.

Perché una donna, per quanto possa pagarsi una scopata, lascia ogni volta un po’ di se, un po’ della sua femminilità, un po’ del suo fascino, un po’ della sua specificità di donna che deve essere compresa e esaltata dall’uomo.

Per questo non sopporto gli uomini che se fossi una donna sarei una puttana, perché significa che di come vive la sessualità una donna non hanno capito niente.

Deduzione logica, a letto non devono essere un granchè.

   

neonati

Viscontessa, 11 Marzo 2006

In questo preciso momento sono nello studio insieme ad uno dei cani e ho le televisione accesa senza volume su La Corrida. Non chiedetemi perché.

Nel salotto c’è mio marito che guarda la partita con in braccio mia nipotina più piccola (due mesi) e sul tappeto sonnecchia l’altro cane. Uscendo si passa dall’ingresso dove nella sua cestina c’è il gatto e si arriva in camera di mia figlia che sta guardando un film insieme alla cuginetta più grande (9 e 4 anni). Oltre c’è  la mia camera da letto sbarrata all’accesso di chiunque visto che sul letto ho lasciato tutto quello che serve per la piccola, e per gli animali nessun richiamo è più forte di quello di una copertina da neonato.

I due bagni, la cucina e quindi il giardino in fondo al quale c’è il casottino di legno dove dorme il pappagallo. Sotto al casottino una famiglia di topi, sopra qualche gatto del vicinato, ancora oltre i rami dell’albero che ospitano qualche nido di passerotto, di lato lombrichi e lumache di varia grandezza.

Direi che non manca niente, una perfetta armonia tra umani, animali e tecnologia interrotta solo di tanto in tanto dalla voce di mia figlia che chiede un bicchier d’acqua.

Tanto i denti se li sono già lavati e prima o poi crolleranno di fronte alla televisione mentre mio marito crollerà sulla poltrona addormentando finalmente con il suo russare anche la nipote più piccola.

I cani russano già e nonostante tutto in casa c’è un certo silenzio.

Tutto questo per dire che i bambini non mi entusiasmano ma i neonati, quelli che odorano di latte e biscotti e fanno le smorfie tutto il giorno, quelli si.

Mi piacciono i neonati perché si possono ciucciare. Una guancia, un piede, un orecchio, un braccio…insomma, li metti lì su letto gli levi la tutina e mentre loro sgambettano per aria tu puoi tranquillamente ciucciargli un piedino, e loro ridono, li avete mai visti i neonati ridere? Sono terribili, sembrano colpiti da una paralisi e gli occhi gli si fanno enormi e storti. Per questo sono bellissimi, perché li ciucci e loro sembrano colpiti da una paralisi.

Che poi a dire il vero a me piacciono tutti i cuccioli. Non esiste un tipo di cucciolo che non mi piacerebbe ciucciare ma con i cani e gatti non si può perché ti restano in bocca tutti i peli e poi tocca sputacchiare per mezz’ora. Allora io li bacio. I cuccioli con il pelo li bacio sotto alla pancia o gli massaggi i polpastrelli. Al mio gatto, a dire il vero, oltre a massaggiargli il polpastrello, gli tiravo anche i peletti tra le zampe e lui ritraeva la zampetta infastidito.

Al cane invece baciavo il naso. Otto, quando era piccolo, dormiva nel lettone con noi e durante la notte gli baciavo il naso e poi gli mettevo una mano sul torace e ascoltavo il cuore.

Adesso che è grande, molto grande e nel lettone se ci sta lui usciamo noi, vuole ancora i baci sul naso ma io glieli do in mezzo alla fronte e poi il naso glielo lucido.

Però ascolto il cuore di mia figlia. Non ha preso certo da me perché è una bambina così affettuosa che a volte ti fa mancare l’aria, così, quando dorme e non se ne accorge, vado e la bacio sulla bocca poi le accarezzo i capelli e le ascolto il cuore. Se lo facessi quando è sveglia mi si attaccherebbe al collo e mi sbaciucchierebbe per un tempo sufficiente a farmi soffocare.

Io soffoco facilmente.

Così stasera mia sorella voleva andare a teatro e io mi sono offerta di tenere le bimbe.

La grande rimarrà a dormire qui ma la piccolina torneranno a prenderla fra un pochino.

Mi sono offerta perché volevo ciucciare i piedini a mia nipote e appena tutto il resto della famiglia era in altre faccende affaccendata ho preso la piccola e ho detto che andavo a cambiarle il pannolino.

L’ho messa sul letto e l’ho spogliata poi mentre il gatto cercava di accomodarsi dentro alla sua borsa dei pannolini, io ho preso un piedino e l’ho annusato, poi l’ho infilato tutto in bocca.

Che poi magari questa cosa a mia sorella non gliela racconto ma con la lingua ho individuato ad uno ad uno le piccolissime dita del suo piedino e lei rideva, rideva e agitava le manine.

Ora è di là che dorme in braccio a mio marito e lui non vuole che la tocchi, così adesso per consolarmi vado a sbaciucchiarmi le grandi e poi magari faccio salire Otto sul divano (se riusciamo ad entrarci in due) e gli tiro un po’ i peletti sotto i polpastrelli.

Che lui mi adora e sicuramente non brontola.

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