sigaretta cubana , mutanda contenitiva e ginecologo
Viscontessa, 24 Marzo 2006Ho appena fumato una sigaretta cubana e sto per svenire.
Dovevo in tutti i modi condividere questa esperienza con qualcuno ma non potevo telefonare a mia mamma per direle che sto per svenire per via di una sigaretta cubana e così nonostante tutto, lo scrivo qui.
Era fortissima quella cazzo di sigaretta cubana, fortissima ma insapore, non come le camel light che sono leggermente dolciastre, anzi a dire il vero mi ricordavano le Goulois di mio zio Jannot che quando ero ragazzina insisteva perchè fumassi e a me veniva da vomitare.
Ma che ci mettono dentro a queste sigarette? pensavo a cosa potrebbe succedere se dopo il sesso tu ti accendessi una sigaretta che ti fa venire voglia vomitare.
- Vuoi? - dice lui pacifico
- grazie - rispondi tu accendendo la sigaretta e vomitando.
Però non ho ancora vomitato, forse lo farò ma per adesso ho solo questa sensazione di disgusto che mi parte dai polmoni e mi arriva allo stomaco e non sono sicura se sia meglio svenire tramortita al suolo in questo appartamento vuoto, oppure vomitare nella tazza del bagno e poi ripulire tutto con i sudori freddi per la schiena.
L’importante è lavarsi velocemente i denti anche se hai la sensazione che pur mangiandoti un tubetto di dentifricio il sapore di vomito ti resti in bocca.
Puzzo? la manina a conchino davanti alla bocca e poi un pacchetto di gomme che ti fanno tornare la nausea.
Comunque non passa.
Ho bevuto un litro di acqua, ho mangiato un pacchetto di gomme e ci ho pure fumato su una camel light ma la sensazione non passa.
La sigaretta cubana me l’aveva data un collega e io ho scelto quella con il filtro perchè ho pensato che fosse meglio di quella senza ma dopo averla fumato ho pensato che stare per un po’ di tempo a Cuba sarebbe un buon sistema per smettere di fumare.
Come quando a Londra ho smesso di mangiare perchè il pastone di piselli, carne e pasta infilato in un forno a scuocere, non mi piaceva affatto e allora tanto vale non farne di niente. Una volta ho anche smesso di tagliarmi le unghie dei piedi, ero curiosa di sapere fin dove sarebbero arrivate ma quelle dopo un po’ si sono fermate e a parte rompermi tutte le calze non hanno suscitato altri effetti interessanti.
Mi chiedevo se ci fosse ancora qualcuno che ripara le calze con lo smalto per unghie. Da ragazzina mia madre insisteva perchè portassi biancheria "decente" (come diceva lei) perchè se poi ti succede qualcosa che figura fai? ovviamente si riferiva ad un incidente, un malore, uno stupro….insomma cose così che rischiano di far inorridire il medico o lo stupratore per quella biancheria grigiastra che ti copre una frattura al femore o un torace in arresto cardiaco.
Però le calze non potevo mai buttarle via, se si smagliavano mi diceva di metterci un po’ di smalto e a volte capitava che la smagliatura fosse sulla coscia e che una gonna troppo corta, corresse il rischio di mostrare al mondo intero quella patacca rossa che teneva ferma la smagliatura. Io, per non correre il rischio, rimanevo in piedi per ore e cercavo di tirare sempre più su i collant anche se il rischio era quello di dare nuovamente il via alla smagliatura che superata la patacca, trovava altre strade per insinuarsi sotto alla mia gonna.
Per il ginecologo invece mi consigliava di mettere biancheria decente ma "veloce" perchè non dovessi passare torppo tempo a spogliarmi o non subissi l’umiliazione del medico che mi osservava mentre toglievo i calzini, la mutanda contenitiva, il collant e infine la mutanda.
I calzizni servivano per portare scarpe troppo grandi magari appartenute ad una cugina o alla figlia di qualche sua amica, le mutande contenitive, invece, erano il segreto più intimo che una donna dovesse mantenere e avevano diverse funzionalità. La prima era quella di tenere su i collant che allora erano molto meno elastici di adesso e calavano, calavano, calavano, costringendoti a repentine e fulmine divaricate di coscia affinchè tornassero almeno un po’ su, la seconda, durante il ciclo, era quella di mantenere al suo posto l’assorbente che non aveva ali, non era deodorato e soprattutto era spesso come una fetta di caimbellone. La terza e ultima funzionalità era quella di tenerti calda la pancia che altrimenti rischi di ammalarti.
La mia interpretazione del veloce, utilizzata poi nel tempo per velocizzare anche altre attività, si era così risolta nell’indossare il reggicalze. Ne possedevo tre e non saprei dire da dove li avessi tirati fuori. Uno era bianco, uno rosso e uno nero. Le calze invece provenivano dallo stock di un vecchio negozio di calze che aveva chiuso ed erano calze "antiche" non elastiche e in seta. Ne devo avere ancora qualche paio conservate in un baule.
Così dal ginecologo andavo in reggicalze e quando lui mi diceva di spogliarmi me ne rimanevo sul lettino con il mio bel reggicalze nero e le calze in seta nere.
Dovevo in tutti i modi condividere questa esperienza con qualcuno ma non potevo telefonare a mia mamma per direle che sto per svenire per via di una sigaretta cubana e così nonostante tutto, lo scrivo qui.
Era fortissima quella cazzo di sigaretta cubana, fortissima ma insapore, non come le camel light che sono leggermente dolciastre, anzi a dire il vero mi ricordavano le Goulois di mio zio Jannot che quando ero ragazzina insisteva perchè fumassi e a me veniva da vomitare.
Ma che ci mettono dentro a queste sigarette? pensavo a cosa potrebbe succedere se dopo il sesso tu ti accendessi una sigaretta che ti fa venire voglia vomitare.
- Vuoi? - dice lui pacifico
- grazie - rispondi tu accendendo la sigaretta e vomitando.
Però non ho ancora vomitato, forse lo farò ma per adesso ho solo questa sensazione di disgusto che mi parte dai polmoni e mi arriva allo stomaco e non sono sicura se sia meglio svenire tramortita al suolo in questo appartamento vuoto, oppure vomitare nella tazza del bagno e poi ripulire tutto con i sudori freddi per la schiena.
L’importante è lavarsi velocemente i denti anche se hai la sensazione che pur mangiandoti un tubetto di dentifricio il sapore di vomito ti resti in bocca.
Puzzo? la manina a conchino davanti alla bocca e poi un pacchetto di gomme che ti fanno tornare la nausea.
Comunque non passa.
Ho bevuto un litro di acqua, ho mangiato un pacchetto di gomme e ci ho pure fumato su una camel light ma la sensazione non passa.
La sigaretta cubana me l’aveva data un collega e io ho scelto quella con il filtro perchè ho pensato che fosse meglio di quella senza ma dopo averla fumato ho pensato che stare per un po’ di tempo a Cuba sarebbe un buon sistema per smettere di fumare.
Come quando a Londra ho smesso di mangiare perchè il pastone di piselli, carne e pasta infilato in un forno a scuocere, non mi piaceva affatto e allora tanto vale non farne di niente. Una volta ho anche smesso di tagliarmi le unghie dei piedi, ero curiosa di sapere fin dove sarebbero arrivate ma quelle dopo un po’ si sono fermate e a parte rompermi tutte le calze non hanno suscitato altri effetti interessanti.
Mi chiedevo se ci fosse ancora qualcuno che ripara le calze con lo smalto per unghie. Da ragazzina mia madre insisteva perchè portassi biancheria "decente" (come diceva lei) perchè se poi ti succede qualcosa che figura fai? ovviamente si riferiva ad un incidente, un malore, uno stupro….insomma cose così che rischiano di far inorridire il medico o lo stupratore per quella biancheria grigiastra che ti copre una frattura al femore o un torace in arresto cardiaco.
Però le calze non potevo mai buttarle via, se si smagliavano mi diceva di metterci un po’ di smalto e a volte capitava che la smagliatura fosse sulla coscia e che una gonna troppo corta, corresse il rischio di mostrare al mondo intero quella patacca rossa che teneva ferma la smagliatura. Io, per non correre il rischio, rimanevo in piedi per ore e cercavo di tirare sempre più su i collant anche se il rischio era quello di dare nuovamente il via alla smagliatura che superata la patacca, trovava altre strade per insinuarsi sotto alla mia gonna.
Per il ginecologo invece mi consigliava di mettere biancheria decente ma "veloce" perchè non dovessi passare torppo tempo a spogliarmi o non subissi l’umiliazione del medico che mi osservava mentre toglievo i calzini, la mutanda contenitiva, il collant e infine la mutanda.
I calzizni servivano per portare scarpe troppo grandi magari appartenute ad una cugina o alla figlia di qualche sua amica, le mutande contenitive, invece, erano il segreto più intimo che una donna dovesse mantenere e avevano diverse funzionalità. La prima era quella di tenere su i collant che allora erano molto meno elastici di adesso e calavano, calavano, calavano, costringendoti a repentine e fulmine divaricate di coscia affinchè tornassero almeno un po’ su, la seconda, durante il ciclo, era quella di mantenere al suo posto l’assorbente che non aveva ali, non era deodorato e soprattutto era spesso come una fetta di caimbellone. La terza e ultima funzionalità era quella di tenerti calda la pancia che altrimenti rischi di ammalarti.
La mia interpretazione del veloce, utilizzata poi nel tempo per velocizzare anche altre attività, si era così risolta nell’indossare il reggicalze. Ne possedevo tre e non saprei dire da dove li avessi tirati fuori. Uno era bianco, uno rosso e uno nero. Le calze invece provenivano dallo stock di un vecchio negozio di calze che aveva chiuso ed erano calze "antiche" non elastiche e in seta. Ne devo avere ancora qualche paio conservate in un baule.
Così dal ginecologo andavo in reggicalze e quando lui mi diceva di spogliarmi me ne rimanevo sul lettino con il mio bel reggicalze nero e le calze in seta nere.
Non passa ma va un pochino meglio, diciamo che almeno i polmoni sembrano più tranquilli ma hanno inviato allo stomaco una comunicazione interna nella quale lo invitano a prendersi le sue responsabilità.
Io adesso vado, aspetto la risposta dello stomaco sdraiata su Anselmo il divano.





24 Marzo 2006, 18:55
I was here
24 Marzo 2006, 19:13
ma era discreto il ginecologo o bruttissimo che lo volevi far morire????
25 Marzo 2006, 10:47
Anche la mia mamma mi ripete in continuazione che la biancheria intima deve sempre essere perfetta che non si sa mai mi capitasse qualcosa di brutto. Beh, una volta mi sono accorta di avere le mutande bucate ma ho pensato “chi se ne frega!!Mica starai a sentire le paranoie di tua madre e poi vai di fretta”…Anatema su di me!…di fretta ci andava pure quel maledetto che ha voluto fare un frontale con me..e al pronto soccorso quelle mutande non sono passate inosservate..
25 Marzo 2006, 14:50
Un gran bel mestiere il ginecologo, com no?
26 Marzo 2006, 18:01
Io questa cosa qui dell’ospedale l’ho sempre vista come una metafora… in realtà sono sempre stata convinta che mia madre si riferisse ad imprevisti incontri ravvicinati. Sono io che ho la mente malata?
E per il ginecologo ho sempre optato per le autoreggenti e ogni tanto il dubbio l’ho avuto che questo pensasse che avessi secondi fini mentre invece era tutta una questione di praticità…