carni vive e morte
Viscontessa, 9 Marzo 2006Ogni tanto, per puro sfizio, bisognerebbe farsi anestetizzare qualcosa per provare la sensazione di quel pezzo di carne morta che ci sta addosso.
Non sto scherzando, le prime volte che accavallavo le gambe dopo l’intervento al ginocchio e mi toccavo con la mano il pezzo di gamba che va dal ginocchio in giù, ritraevo la mano inorridita da quel pezzo di gamba che non mi apparteneva. Sentivo con i polpastrelli la pelle, l’osso, i peli, ma non riuscivo a sentire sulla gamba il tocco dei polpastrelli e la cosa mi faceva impressione.
Adesso invece che ho imparato a riconoscere quel pezzo di gamba morta, vado spesso alla sua ricerca tastando in punti diversi e con intensità diversa, in cerca di un confine e una profondità ben precisa entro la quale la mia gamba è morta.
Oggi invece sono andata dal dentista e più che un’anestesia, mi ha sparato in bocca un’arma biologica che a distanza di circa due ore, non accenna ancora a diminuire i suoi effetti.
Così ho la parte sinistra della bocca morta come la mia gamba destra e ad ogni parola che pronuncio temo di mordermi la lingua o una guancia. Taccio.
Sarà poi per l’effetto del succhia-saliva che dopo un’ora ti si è succhiata anche parte dei succhi gastrici, mi è venuta una sete tremenda. Ma non una sete di quelle che ti puoi togliere semplicemente bevendo, ma una di quelle seti che ti costringono a volare sulla fruttiera con l’occhio da rapace. Escluse le mele che sono troppo croccanti, non restano che le arance e così ne ho prese un paio e dopo averle sbucciate ho provato a mangiarle. Meraviglia delle meraviglie! La parte morta della bocca, e in particolare modo la lingua sulla destra, percepisce la frescura dell’arancia come un cibo caldo e senza regalarmi il piacere del sapore, invia al mio cervello segnali di un calore asprigno che potrebbe essere, così ad occhio e croce, un “canarino ovvero spremuta di limone in acqua calda, usata per digerire. Il labbro invece dorme, dorme della grossa e invia al mio cervello la sensazione di essere enorme. Mi sento un pezzo di carne morta enorme sul lato della bocca.
Per parlare di anestesie mancate, infine, qualcuno ricorderà la scheggia di ceramica che mi si era conficcata nella mano. Avevo preso tra le mani un porta vaso di ceramica tutto rotto al quale però sono molto affezionata e nel farlo scivolare insieme alla pianta contenuta dentro su un porta vaso, una scheggia di ceramica mi si era conficcata nella mano.
A niente è servito il tentativo di estrarre le schegge con un paio di pinzette perché per quanto pensassi di aver fatto un buon lavoro, la notte la mano si è gonfiata e ha cominciato a pulsarmi indolenzita. Così il giorno dopo, in totale isolamento dal mondo esterno, ho preso un coltello che però non si è rivelato troppo affilato e quindi un paio di forbicine da unghie e, sprezzante del dolore, mi sono tagliata un pezzettino di carne, quel tanto che bastava ad individuare gli altri due pezzi di ceramica che stavano comodamente rintanati tra le mie carni.
Carne viva e carne morta, dopo il pezzo di dito che finì sul vassoio del salame grazie all’affettatrice elettrica, quella della scheggia di ceramica è stato l’evento più cruento che si sia mai verificato sulle mie carni vive. Su quelle morti invece c’è di che divertirsi.





9 Marzo 2006, 20:16
Brrrrrrr…. =:-O
9 Marzo 2006, 21:56
azzzz…..roba da grand guignol…
a parte tutto…..mi dispiace per quello che ti è successo…purtroppo capita….quello che mi preoccupa è la componente di sadismo verso te stessa che traspare dalle ultime parole del tuo post…..o forse mi sbaglio….in tal caso….mi perdoni e se mai la incontrassi a segno tangibile di scusa le offrirò un campari doppio……saluti e baci…anzi…mon cherie
roger
10 Marzo 2006, 12:08
no, roger .
in realtà la viscontessa da grande voleva fare l’anatomopatologa .
10 Marzo 2006, 12:16
si, oppura la bambina di satana.
poi le cose sono andate diversamente…