montagne russe
Viscontessa, 6 Marzo 2006Avevo chiesto a Thomas se si poteva fare qualcosa per quel megafono sulla destra che gracchiava come una vecchia sgozzata. Lo avevo chiesto a lui perché era uno di quelli che si facevano gli affari propri e anche quando Ivan aveva fracassato di botte Irina e lui l’aveva accompagnata all’ospedale perché le rimettessero a posto la mascella, ai dottori aveva raccontato che Irina era caduta dalle scale e loro ci avevano creduto.
Mille lire la corsa, si mettono in fila, pagano e montano sulle carrozze pronti a farsi sparare in aria e poi giù nel vuoto urlando per un’adrenalina da mille lire.
A volte i più giovani fanno anche più di una corsa, alcuni scendono e vomitano sulla piattaforma così che mi tocca anche pulire quella loro adrenalina spiaccicata al suolo. Altri invece scendono piangendo, soprattutto le donne, poi i loro uomini le abbracciano e le portano via sorridendo pronti a scoparsele per tranquillizzarle.
Ho un piccola stufa elettrica nel gabbiotto dove vendo i biglietti ma quando fa molto freddo mi si ghiacciano le mani e il naso mi cola come una fontana. Quando fa caldo invece sembra di stare dentro un forno, quelli sono i giorni peggiori perché la fila per le montagne russe è sempre lunghissima e mentre tutta quella gente sorride felice pronta a provare quell’emozione da baraccone, io mi cuocio il cervello sotto alla tettoia di lamiera.
Qualche volta, osservando le ragazze mezze nude che salgono sulle carrozze, cerco di riconoscere le loro urla tra le altre e mi masturbo pensando che quelle siano urla di piacere. A qualcuna di loro ho anche provato a chiedere di uscire ma quelle mi hanno sempre risposto di no come se io fossi una bestia rognosa da evitare o come se non sapessi farle urlare come quelle maledette montagne russe.
Dieci ore al giorno e a volte anche di più mentre la musica suona dai megafoni sopra al gabbiotto e lo sferragliare delle carrozze si confonde con quello delle urla.
Avevo chiesto a Thomas perché pensavo che di quella puttana non gli fregasse niente. Una volta aveva trovato un cane randagio che si era riparato dal freddo dentro al container degli attrezzi e lui aveva ucciso quel bastardo con un calcio. Che cazzo gliene poteva fregare a lui di quella troia dentro ad una delle carrozze delle mie montagne russe! E poi il giorno dopo saremmo dovuti partire e io mica la lasciavo lì quella stronza! Me la sarei portata dietro nella carrozza e alla prima occasione mi sarei sbarazzato i lei.
Nessuno se ne sarebbe accorto.
Quella stronza era venuta la settimana prima insieme ad un gruppo di amici, si era messa in fila con quella sua gonna cortissima e la maglietta così aderente che si indovinava persino il colore dei capezzoli. Quando era arrivato il suo turno di comprare il biglietto, mi aveva sorriso e mi aveva sussurrato maliziosa che lei non aveva paura ma le sua urla le avevo riconosciute subito, erano le più potenti di tutte e io mi ero masturbato furiosamente ripetendo in silenzio “fottiti, fottiti troia….”.
Era scesa sconvolta come immaginavo che dovesse essere sconvolta dopo essere stata scopata e lei mi aveva nuovamente sorriso andandosene con quella banda di finocchi dei suoi amici.
Il giorno dopo è tornata e questa volta da sola.
- Ciao…… – e ancora quel sorriso malizioso.
Allora le ho detto che poteva salire gratis e quando lei ha insistito per pagare, le ho detto che mi bastava bere una birra insieme a lei e lei ha accettato.
Siamo andati dentro il ricovero delle carrozze. Lì saremmo stati più comodi e più freschi, abbiamo preso due birre e siamo andati a sederci su una di quelle carrozze vuote.
Lei si è seduta e ha accavallato le gambe poi mi ha sorriso e mi ha chiesto -allora? – allora cosa avrei voluto chiedergli, ma non c’era un allora se non quelle gambe nude la cui vista mi aveva fatto venire il cazzo duro.
Ho appoggiato una mano sulle sua coscia e il calore della sua carne sudata mi è arrivato diritto al cervello.
- ma che fai? – mi ha detto lei fingendo di essere sorpresa.
Io non le ho risposto, non avrei saputo cosa dirle ma ho fatto salire la mano velocemente sulle sue gambe e mentre lei fingeva di essere spaventata dal mio gesto, l’ho afferrata per i capelli e le ho tirato indietro la testa.
Lei ha urlato, ha lanciato un urlo come quello che l’aveva eccitata sulle montagne russe e allora le ho finalmente sussurrato in un orecchio “troia! Lo so che sei qui per questo, adesso ti faccio giocare io con qualcosa di più divertente delle montagne russe!”
A quel punto lei non ha detto più niente, ha sgranato gli occhi e ha spalancato la bocca mentre io la costringevo ad aprire le gambe e le strappavo via le mutande.
L’ho fatta sdraiare sulla carrozza vuota e gli sono infilato dentro mentre lei lanciando un grido strozzato ha cominciato ad implorarmi di non farlo.
Aveva una vocina flebile “ti prego non farlo….. smettila” e io ad ogni sua preghiera mi eccitavo ancora di più e affondavo in quel suo corpo caldo e umido come alcune giornate d’estate.
All’inizio pensavo che se lei avesse smesso di fare la smorfiosa mi sarei divertito di più ma poi mi sono reso conto che le sue lacrime, la sua paura, quel suo pregarmi di smettere mi facevano sentire invincibile e finalmente parte integrante del gioco. Per una volta non ero quello che vendeva i biglietti per le montagne russe ma ero le montagne russe che salivano rapide su quei binari per poi cadere giù senza freni e quando mi è parso di essere sul punto più alto, in vetta alle rotaie dove la carrozza si ferma un attimo prima di buttarsi giù nella sua corsa folle, l’ho costretta a girarsi….
“girati, troia, girati che adesso ti faccio provare io cos’è il divertimento” ma mentre pronunciavo queste parole, lei ha tentato di divincolarsi per scappare e io non ci ho visto più.
Quando sali sulle montagne russe il gioco è fatto, non puoi scendere e non puoi tornare indietro, così ho tentato di acchiapparla e lei è inciampata e ha battuto la testa su uno spigolo della carrozza.
Pensavo che fingesse come fingeva di non divertirsi a farsi fottere, era immobile in fondo alla carrozza e io ho pensato “meglio, almeno faccio meno fatica” poi un attimo dopo una rosa di sangue scuro e denso ha cominciato a fiorirgli intorno alla testa e poco dopo mi sono accorto che quella cretina era morta.
Era morta, capite! Si era ammazzata sbattendo la testa e mettendomi nei pasticci.
Ero rimasto un po’ lì ad osservare quella rosa che si allargava sul fondo della carrozza poi si è fatto tardi e sono tornato a vendere i miei biglietti.
L’avevo coperta con un vecchio telo che Thomas ha spostato un’ora prima che le sirene dei carabinieri coprissero il rumore delle urla dei frequentatori delle montagne russe.
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8 Marzo 2006, 12:43
Come un giro sulle montagne russe..
8 Marzo 2006, 12:55
Bacioni grandi
Giuseppe