Quella primavera…..

Viscontessa, 30 Marzo 2006
Quell’anno la primavera tardava ad arrivare, era così in ritardo che le piante avevano cominciato a germogliare nonostante il freddo e il primo giorno in cui il sole aveva fatto capolino tra le nuvole, per le strade era tutto un fiorire di gonne svolazzanti e di giubbini in pelle.
I colori di quella primavera, lo ricordo bene, erano il verde militare e il rosa confetto e le gonne erano morbide e tagliate in tralice perchè accarezzassero languide le rotondità femminili; sopra si indossavano ampi foulard in seta o in cachmiere che all’occorrenza diventavano sciarpe.
Quella sera avevamo deciso di andare al cinema. L’aria, per quanto poco primaverile, era frizzante e carica di quelle aspettative che per anni erano rimaste sopite sotto una coltre di mollezza borghese che ci aveva resi tutti un po’ sordi e un po’ ciechi di fronte a quel mondo che altrove cambiava così rapidamente.
Per anni avevamo avuto quel po’ di benessere economico che ci aveva consentito di comprare la nostra piccola casa, di coltivare il nostro piccolo orto e di affrontare la nostra piccola giornata lavorativa da concludere in palestra per rassodare il fisico, poi le cose erano precipitate e il mondo nuovo che premeva per entrare lo faceva ancora una volta alle porte della cara vecchia Europa. Fu così che il mondo tutto d’un tratto si divise in due, da una parte c’era il mondo occidentale e da quell’altra quello orientale ma per quanto avessimo inventato le guerre intelligenti e il wellness, l’ONU e la dieta differenziata, fu come al solito la religione a scatenare i peggiori istinti dell’uomo.
Così anche nel nostro piccolo paese affacciato sul mediterraneo, le incomprensioni e gli attriti, la povertà e la paura, si diffusero a macchia d’olio e nel giro di brevissimo tempo, ci trovammo tutti più poveri e incazzati, tutti più battaglieri e incivili, tutti più agguerriti e scontenti. Ovunque si respirava acredine e intolleranza e la televisione, che in quegli anni era diventata la principale fonte di informazione e svago, alimentava questa aggressività con trasmissioni che furono definite non a caso reality show.
Le spaccature all’interno del nostro paese non furono quindi meno evidenti nè meno dolorose di quelle che si verificavano nel resto del mondo e quella ipocrità serenità che per anni ci aveva condotto stancamente a farci governare da un partito di cattolici, era stata scossa da un politico che ci aveva prosepatto un nuovo modo di fare politica.
Ai suoi esordi erano stati molti a crederci, l’idea di uno stato-impresa aveva fatto supporre a molti che finalmente le loro capacità individuali sarebbero state valorizzate ma durante quegli infelici anni di governo in cui le congiunture internazionali avevano giocato contro alla meschinità di un programma di governo degno di un bottegaio, le cose erano precipitate e l’unico che continuava a credere alle proprie capacità individuali e non collettive, era proprio colui designato ad occuparsi del bene della collettività.

Quella sera, dicevo, avevamo deciso di andare al cinema.
Mancavano pochi giorni alle elezioni politiche e in tutto il paese si respirava un’aria di rivendicazione e smarrimento, di attesa e di paura, e l’indifferenza di quella primavera evidentemente occupata altrove, era sfuggita a tanti che quella sera si erano ritrovati fuori da una sala cinematografica a discutere come in quei colletivi scolastici che tanto avevano infiammato i miei anni di scuola superiore.
Il fim, a dire il vero, era di un regista che per un certo periodo aveva scelto l’impegno politico ma non risiedendo nelle piazze ad arringare la folla la sua forza, era tornato poco dopo al cinema e ai suoi film che la gente amava o odiava in egual misura. In occasione di quelle elezioni, il regista impegnato, aveva prodotto un film che rappresentava una parodia di quell’uomo con la mentalità da bottegaio che per gli anni precedenti aveva governato il nostro paese, ma parlare di semplice parodia, quando si trattava di un suo film, era a dir poco troppo riduttivo. I film si dividono in due categorie, quelli il cui messaggio è diretto e semplice e quelli in cui il messaggio lo devi interpretare.
Nonostante però il film del regista impegnato appartenesse alla seconda categoria, la sua uscita in concomitanza con la campagna elettorale e il clima rovente di quei giorni, aveva condotto folle enormi nelle sale cinematografiche che forse speravano di vedere un film documentario sulle nefandezze del presidente del consiglio.
Fu per questo che quella sera io e la mia amica non riuscimmo ad entrare al cinema e dirottammo su un altro film molto bello che piacque molto ad entrambe.
Dopo, con un volantino elettorale in mano, ci bevemmo un caffè parlando di abiti primaverili e di gonne fiorite svolazzanti mentre qualcuno poco lontano progettava uscite di sicurezza con il maniglione antipanico e qualcun altro preparava programmi eletorali come fossero bugiardini per le supposte.
Leggere attentamente le avvertenze, può causare effetti indesiderati, in caso di incendio, non perdere la calmae avviarsi serenamente verso le uscite di sicurezza.

vita morte e miracoli

Viscontessa, 29 Marzo 2006
Stamattina ho chiamato la mia amica Angela e l’ho fatto ad un’ora improbabile per affrontare un qualsiasi relazione umana che la si possa definire tale.
Io appena sveglia cinguetto solo con il pappagallo, interagisco con la televisione e mi metto in competizione con i miei capelli: chi è più stravolto vince la possibilità di gestire la giornata a modo suo.
Stamattina però dopo la doccia, ho pensato di mettere tra i capelli un po’ di schiuma  affinchè la piega tenesse meglio ma siccome volevo anche sentire l’oroscopo che di solito dimentico mentre ascolto, mi è finita in testa un po’ troppa schiuma e l’acconciatura che ne è venuta fuori assomigliava a quella delle dive anni sessanta con capelli incollati con il Vinavil. La piega quindi era perfetta, è così perfetta che se mi giro di scatto i capelli restano da una parte e io vado dall’altra, mi porto in testa questo scalpo marmorizzato e per rimediare all’errore ho deciso di darla vinta ai miei capelli e lasciarli liberi di gestire la giornata come meglio credono.
- Ciao come stai? Pensavo fossi morta, ti ho chiamato qualche giorno fa e non mi hai risposto così ho pensato che tu fossi morta.
- Sempre ottimista tu!
- Che c’entra la gente muore ogni giorno e io di solito non leggo i necrologi del giornale per cui se mia mamma (che invece li legge tutti) non conosce il tuo cognome potresti tranquillamente morire senza che io me ne accorga.
- Già ho visto, hai scritto un post dove morivi, Dio che depressione!
- Ma no! Sono morta inciampando sulla guida rossa del dentista e sono finita al suolo con il mio cappottino giallo, cosa c’è di deprimente nel morire? Io muoio tutti un giorni un po’ e tutti giorni mi resuscita qualcosa che non mi aspettavo. Siamo in continua evoluzione e si può morire solo se si è vivi altrimenti si è già morti senza bisogno di morire. L’azione del morire è fondamentale, è un’azione viva che prevede una volontà.
- Una volontà???? A parte i suicidi nessuno muore volontariamente.
- E la volontà divina? Il divino mica perde tempo a far morire una pietra, il divino si occupa solo dei vivi: vuole che tu muoia e ti fa morire.
- Ma da quando credi nel divino?
- Da mai e continuo a non crederci ma credo che vi sia comunque una volontà nel morire. La volontà del tuo cuore di fermarsi o della tua testa di licenziarsi dalle sue funzioni. La vita continua ad essere un mistero, non basta assemblare un cuore, un cervello, un fegato e quattro arti per creare la vita, c’è qualcosa di più, qualcosa che per fortuna noi esseri umani non siamo ancora riusciti a comprendere. Quindi, di conseguenza, anche la morte resta un mistero.
- Va bene, io comunque sono viva e sto benissimo…..e tu cosa vorresti farti morire in questa radiosa giornata di primavera?
- Lo scalpo marmorizzato, sto pensando di tornare a casa e ammazzare questa capigliatura alla Ivana Trump, poi dopo, forse, rinasco Moira Orfei con un bel turbante in testa o forse mi faccio le treccine come Pippi Calzelunghe e vado in cerca del topo del giardino che tutto il mio formaggio si vuol mangiar.
- Hai i topi in giardino?
- Si una famigliola felice che si riproduce in topi sempre più grandi forse perché si alimentano con i crocchini a base di carne dei cani. L’altro giorno ho trovato le loro tracce sulla lavatrice, sembravo David Crocket sulle orme dell’orso anche se io avevo in testa una pinza e seguivo gli escrementi di topo, pensa che si sono mangiati tutta la mia spugnetta!
- Ma sei pazza! Metti le trappole, se i topi ti entrano in casa ti fanno un sacco di danni!
- Dovrei uccidere i topi?
- A meno che invece del turbante ti metta un berretto in testa e con un flauto magico tu riesca a farli suicidare in Arno, direi di si.
- Ma come!?! Siamo qui a parlare della morte come se fosse la cosa più atroce che possa capitarti e poi mi dici di ammazzare i topi. Ecco, non capisco, ma la vita ha un valore assoluto o relativo? E se è relativo, relativo a cosa?
- Vabbè, senti ma non devi andare a lavorare?
- Si hai ragione, lascio lo scalpo a casa e vado. Oggi voglio indossare una testa nuda.

Voi

Viscontessa, 28 Marzo 2006
La notizia del giorno è che non ci sono nuove notizie a parte il procione del bar che pur non avendo riacquistato il suo consueto sorriso da ebete, ha messo su una nuova bionda questa volta, direi, proveniente dai paesei dell’est.
A differenza del grillo talpa tutta denti e sorrisi rinsecchiti, questa ha le guance paffute e se ne sta nel retro, nascosta dagli espositori dei Kinder, a fare non so bene cosa.
Il procione, tanto, mangia in continuazione e gli secca farti il caffè perchè gli tocca appoggiare il suo panino truculento sul bancone.
Non ci sono novità perchè le novità sono una cosa preziosa che ti capita quando meno te lo aspetti altrimenti non sarebbero novità ma farebbero parte delle cose appuntate sulla tua agendina, ieri per esempio, sull’agendina dell’assistente del mio dentista, c’era scritto che era stata a Roma a vedere la finale di "Amici" e io devo aver storto quel po’ di bocca che rimaneva libera dai ferri del dentista perchè lui, il dentista, da dietro agli occhiali e la mascherina, mi ha fatto una smorfia che non mi aveva mai fatto in tanti anni che ci conosciamo. Ad occhio e croce quasi quindici.
La cosa bella di questa lunga conoscenza, infatti, è che nonostante siamo il frutto della medesima generazione e il nostro incontro sia avvenuto tramite amicizie comuni, continuiamo a darci del "lei" e la cosa, ad essere sincera, quasi quasi mi diverte.
Ci pensavo ieri dopo a quella smorfia che la racconta lunga circa la nostra conoscenza, e pensavo che effettivamente noi non siamo più avvezzi al "lei" e ancor meno a quel "voi" che mia nonna dispensava a tutti gli esseri umani dai dieci anni in poi. Era un "voi" molto dolce quello con cui lei si rivolgeva agli altri, un "voi" molto sorridente ed affabile che però rischiava di mettere in imbarazzo i miei amichetti d’infanzia che si trovavano all’improvviso catapultati in un mondo in cui l’educazione pareva inevitabile.
Perchè effettivamente si ha un bel dire che certe forme di educazione sono superate in questa nostra libera società, ma quando usi il "voi" per rivolgerti agli altri, difficilmente finisci per andare a Roma a vedere la finale di "Amici".

stacco di coscia

Viscontessa, 27 Marzo 2006
Tempo fa incontro un’amica che non vedevo da qualche anno.
Le racconto del mio incidente alla gamba e le dico che, tra le altre cose, quella  è rimasta pure un po’ storta.
Lei mi fa “tanto le avevi brutte le gambe!” sottointendendo che avevo delle belle gambe ed era un peccato.
Lo ha detto così, l’ho detto negando come si fa quando un argomento è talmente noto all’interlocutore, da poter essere oggetto di sberleffo e a me questa delle gambe è rimasta impressa perché non avevo mai pensato di avere delle belle gambe.
Tanto più che questa cosa delle gambe venuta da una donna che da per scontato che le mia gambe siano oggettivamente belle, mi ha lasciato ancor più perplessa perché se nel contesto le mi gambe stanno bene dove sono, non immaginavo che potessero essere suscettibili di un complimento come appendice a se stante.
In verità questa considerazione non ha affatto modificato il mio modo di relazionarmi con loro, né il mio abbigliamento che è sempre per la maggior parte costituito dai pantaloni  però questa sua considerazione me l’ero portata dietro per una buona occasione.
Con quel filo di velenoso rancore che si nutre sempre nei confronti della propria genitrice, pensavo infatti a tutta la mia vita di adolescente trascorsa con una madre che inorridiva ogni volta che indossavo una gonna appena sopra il ginocchio. Se è vero che i figli vanno incoraggiati e non dileggiati, devo ritenermi fortunata se non sono in analisi da almeno vent’anni perché mia madre, senza mai risparmiarsi niente, mi ha sempre trovata brutta o almeno, per essere sinceri, mi ha sempre trovata una persona gradevole purchè, per esser tale, rinunciassi alla mia femminilità in favore di un atteggiamento e un abbigliamento più dimesso ai limiti della decenza. Umiltà, riservatezza e rassegnazione, sono sempre stati i suoi fondamenti educativi e una bella gonna a pieghe con un mocassino, gli indumenti preferibili per un’adolescente.
Le cose sono andate un po’ meglio negli anni 90 quando la moda imponeva rigidi tailleur e decoltè a mezzo tacco e il fatto che io allora paressi l’Irene Pivetti prima maniera, a lei non importava niente.
Così quando qualche mese fa ho acquistato la pantegana da attaccarmi in testa per simulare una capigliatura lunga e fluente, lei ha sussultato per l’orrore sostenendo che con quel coso attaccato in testa sono ordinaria, dozzinale e pure volgare. Mi ha definita, insomma, al pari di una badante rumena dai facili costumi e ogni volta, dico ogni volta, che mi incontra con la pantegana in testa pare non possa esimersi dal commentare la mia capigliatura.
L’ultima volta, per esempio, nel tentativo dal dissuaderla da questo accanimento contro la pantegana, mia sorella ha provato a buttare lì la più atroce delle banalità e mentre io continuavo a mangiare tranquillamente nonostante gli occhi di mia madre conficcati in testa, lei se ne viene fuori con “mamma” ma dai! Tutti i gusti son gusti, a te non piace a lei si”.
Lo avesse mai fatto! La vecchia a quel punto si è alzata di scatto e animata da una nuova missione da compiere, ha sostenuto che no! Tutti i gusti son gusti ma quella cosa lì non è questione di gusti è brutta e basta, brutta a prescindere, brutta, brutta, brutta.
Niente è più indisponente del silenzio dell’accusato e così io ho continuato a mangiare mentre lei, tutta rossa in viso, si domandava come avesse potuto generare una figlia che non capiva dove sta la verità.
Così ieri memore di quelle belle gambe che mi ha sempre costretto a nascondere e piuttosto irritata dal suo atteggiamento nei confronti della nuova nipotina, ho pensato di farle un regalo.
Perché da quando è nata mia nipote, ormai tre mesi fa, mi è quasi impossibile avvicinarmici senza che intervenga prontamente mia madre che prima insiste per farmi vedere come ride a lei la nipotina e poi, con una scusa qualunque tenta di allontanarmi dalla piccolina suggerendo alla bambina di non darmi relazione perché la “zia” è brutta e cattiva.
Io lo so che detta così sembra quasi uno scherzo, ma la verità è che con quel suo atteggiamento quasi infantile, manifesta una gelosia incomprensibile nei confronti della piccola e, cosa ancor più grave, lo fa a mio danno se è vero che l’altra nipotina, per cui provava pur sempre una sorta di gelosia se pur in forma minore, non ha voluto saperne di me per almeno i primi due anni della sua vita.
Per questo ieri, e con una certa soddisfazione, ho indossato una minigonna cortissima con un paio di stivali con il tacco e con la miglior aria a paracula di cui fossi capace, mi sono presentata a pranzo da mia sorella dove naturalmente cera anche lei.
Appena mi ha vista è sbiancata, si è seduta e poi senza ritegno mi si è gettata contro alzandomi addirittura quel briciolo di gonna che mi copriva a malapena l’attacco coscia e balbettando ha esclamato “ma stai scherzando! Ma cosa ti sei messa? Ma non ti vergogni alla tua età? Mi vergogno io per te! Oddio! Ma tuo marito ti ha visto? E tu non gli dici niente?!?! Ma….” E per tutta la mia permanenza a casa di mia sorella, ha continuato a scuotere la testa e a brontolare per quella gonna corta.
Io non ho fatto una grinza, mi sono solo limitata a rammentarle che anche quando di anni ne avevo 20 mi diceva le stesse cose. Per cui……..

new desperate trash life.

Viscontessa, 26 Marzo 2006
Siccome qui la faccenda si sta complicando, ho deciso che ufficialmente e fino a data da destinarsi, entro nella fase minimalista, esistenzialista, depressa o, per i più sofisticati sempre in cerca di un termine inglese di cui ammirano l’incisività, in quella che ho deciso di definire new desperate trash life.
Funziona così, ti alzi una mattina e ti girano un po’ i coglioni, non troppo, quel tanto che basta a pensare che forse ti sta venendo il ciclo, ti tasti le tette e le senti troppo sgonfie per confermare la tua teoria. Anzi, ad essere sinceri, le tue tette sono talmente sgonfie che il giramento di palle aumenta anzichè diminuire. Allora ti alzi e ti vesti svogliatamente pensando che in fondo anche se per un giorno non ti lavi le ascelle, non può succederti niente di male. Ci sono categorie intere di persone che non si lavano mai le ascelle e vivono felici e contente ugualmente.
Il giorno dopo però, nonostante l’ascella ti abbia tuo malgrado tenuto compagnia tutto il giorno, la tetta resta sgonfia e il tuo umore, se è possibile, è ancora più nero di quello del giorno precedente così, tanto per vedere se cambia qualcosa, decidi adirrittura di indossare gli stessi abiti del giorno precedente e quando ti accorgi che nessuno se ne è accorto, cominci a manifestare i primi sintomi della paranoia da invisibilità: ecco, nessuno si accorge di me!
Il terzo giorno ti verrebbe voglia di ruttare sull’autobus delle otto e il trattenerti a causa di un retaggio educativo deleterio, non fa che peggiorare le cose. Scendi dall’autobus e per spregio sputi in un angolo della strada dove non ti vede nessuno così te ne resti tutto il giorno in compagnia di quel gesto di ribellione che non hai avuto l’ardire di rendere tale e ti rendi conto che il tuo piccolo spunto nell’angolo della strada, non è appunto niente di più che uno sputo su cui sicuramente un piccione di passaggio ci ha pure cagato sopra.
Segue giornata di abbrutimento totale caratterizzata da un pigiama logoro e laido con il quale ti aggiri per casa mangiando tutto quello che incontri sul tuo cammino. Il frigo diventa il tuo rifugio e il letto la tua cuccia nella quale inzuppare un pacchetto di wrustel dentro ad un barattolo di nutella. Tanto per vedere l’effetto che fa.
Per sottolineare poi la tragicità del tuo atteggiamento, tieni il telefono e il computer spento ma quando avvisando in ufficio che non ti fari viva perchè stai malissimo e dall’altra parte del telefono ti rispondono "non preoccuparti, riposati e ci vediamo quando stari meglio", allora ti crolla il mondo addosso e pensi che qualcuno stia ordendo una congiura contro di te. La giornata di solito si conclude piangendo come una fontana di fronte ad una sit commedy americana che ti ricorda i tempi in cui tua zia Adelina ti teneva sulle ginocchia.
Quando poi il giorno dopo riaccendendo il telefono e il computer scopri che nessuno ti ha cercato, allora le cose vanno decisamente meglio perchè acquisita la consapevolezza che agli altri non frega niente di te, decidi che sei tu a doverti prendere cura di te stessa e ti lessi per quattro ore nella vasca da bagno con i sali profumati, le candele profumate e un bicchierino di rosolio come hai visto fare nella puntata del giorno prima di una soap opera brasiliana in programmazione su un tv locale.
L’abbigliamento da quel giorno sarà essenziale e minimalista, niente di vistoso e niente che possa far pensare agli altri che tu voglia essere notata, anzi a te degli altri non frega porprio niente perchè tu stai volentieri in compagnia di stessa e delle tue cose….libri, giornali, computer….tutto ciò che ti rende lievemente distaccata dal mondo esterno che naturalmente col cazzo nota che tu non vuoi farti notare anche se tu noti gli altri che non ti notano.
Infine, come ultimo tentativo che ti concedi, decidi di tornare sulla terra tra i mortali e prediligendo un abbigliamento modesto e un atteggiamento disponibile, cerchi di essere gentile e premurosa verso il tuo prossimo ma quello, che finalmente ti nota, lo fa solo per chiedersi che cazzo ti serva ma non chiedendolo direttamente a te che non vedi l’ora di lamentarti con qualcuno, ti rendi conto che tutti i tuoi sforzi non sono serviti a niente.
Le conclusioni posso essere solo due: ti suicidi gettandoti dal Ponte dei Sospiri avvolta in una tunica bianca e cinque gocce di Chanel n. 5, oppure ti vesti di nero, spunti sull’autobus, rutti in faccia ai colleghi e schiacci le dita del lavavetri nel finestrino della tua macchina.
Gli altri finalmente ti riconosco e tutto torna nella norma. 

Sul blog tutto ciò si manifesta con una serie e di post che rappresentano perfettamente il tuo stato d’animo. Il primo post del primo giorno è un tomentone femminista sul diritto delle donne ad essere di pessimo umore quando hanno il ciclo. Il secondo giorno, visto che il tuo post non ha scatenato la bagarre che speravi ma ha ottenuto solo qualche tiepida lamentela di qualche maschio che è capitato sul tuo blog cercando "come sodomizzare una vergine", decidi di non lavarti l’ortografia e scrivi più bestialità di quante ne scrivi di solito per renderti conto subito dopo che intere categorie di persone ignorano proprio l’ortografia e vivono ugualmente felici e contente.
Segue post che ambirebbe ad essere ricordato nella blogsfera per gli anni a venire. Prima di postarlo lo hai scritto per intero nella tua mente, compresa la punteggiatura e qualche termine favoloso che ti è venuto in mente all’improvviso ma quando finalmente ti decidi a scriverlo, ti rendi conto che persa dietro ai dettagli, non hai pensato all’arogmento e ti ritrovi a scrivere un pezzo grandioso sulle stagioni che non sono più quelle di una volta. Un grosso piccione della blogsfera passa sul tuo blog ma caca un po’ più in là.
Segue giornata di abbrutimento totale nella quale ti rifiuti di aprire il tuo blog e quando il giorno dopo ti accorgi che la blogsfera è sopravvissuta nonostane la tua ostentata assenza, fai finta di niente e scrivi un post romantico sulle mezze stagioni che non sono più quelle di una volta.
Da quel giorno i tuoi post saranno solo piccole poesiole ermetiche piene di improbabili metafore che non ti degni neanche di commentare ma che aggiorni ogni trenta secondi per vedere se qualcuno le legge e quando poi passa un commentatore che ti dice "ah scema!" perchè non ha compreso in quel verso straziante tutto il tuo dolore e la tua inquietudine, salta immediatamente fuori la pescivendola che è in te e insultandolo con una serie di parolacce irripetibili, abbandoni la poesia per tornare al tuo vecchio stile.
O almeno ti pare perchè il vecchio stile non lo ricordi più ma ti sembra di doverti mostrare disponibile verso la blogsfera e decanti, commenti, sorridi con tutte quelle faccette sceme che non avresti mai voluto usare anche se il risultato nella vita reale come in quella virtuale, è che gli altri si chiedano cosa cazzo vuoi ottenere ma non chiedendolo direttamente a te, a te non resta che la sgradevole sensazione di essere sempre la solita fava!
Anche in questo caso le conclusioni posso essere solo due: ti uccidi virtualmente chiudendo il blog con un post di addio, oppure ti prendi per il culo da sola prima che la cosa si faccia seria e siano gli altri a prendere per il culo te.

Sono vestita di nero e sto facendo una gara di rutti con il mio cane. Per ora vince lui ma io mi sono appena bevuta una bottiglia di coca cola……

sigaretta cubana , mutanda contenitiva e ginecologo

Viscontessa, 24 Marzo 2006
Ho appena fumato una sigaretta cubana e sto per svenire.
Dovevo in tutti i modi condividere questa esperienza con qualcuno ma non potevo telefonare a mia mamma per direle che sto per svenire per via di una sigaretta cubana e così nonostante tutto, lo scrivo qui.
Era fortissima quella cazzo di sigaretta cubana, fortissima ma insapore, non come le camel light che sono leggermente dolciastre, anzi a dire il vero mi ricordavano le Goulois di mio zio Jannot che quando ero ragazzina insisteva perchè fumassi e a me veniva da vomitare.
Ma che ci mettono dentro a queste sigarette? pensavo a cosa potrebbe succedere se dopo il sesso tu ti accendessi una sigaretta che ti fa venire voglia vomitare.
- Vuoi? - dice lui pacifico
- grazie - rispondi tu accendendo la sigaretta e vomitando.
Però non ho ancora vomitato, forse lo farò ma per adesso ho solo questa sensazione di disgusto che mi parte dai polmoni e mi arriva allo stomaco e non sono sicura se sia meglio svenire tramortita al suolo in questo appartamento vuoto, oppure vomitare nella tazza del bagno e poi ripulire tutto con i sudori freddi per la schiena.
L’importante è lavarsi velocemente i denti anche se hai la sensazione che pur mangiandoti un tubetto di dentifricio il sapore di vomito ti resti in bocca.
Puzzo? la manina a conchino davanti alla bocca e poi un pacchetto di gomme che ti fanno tornare la nausea.
Comunque non passa.
Ho bevuto un litro di acqua, ho mangiato un pacchetto di gomme e ci ho pure fumato su una camel light ma la sensazione non passa.
La sigaretta cubana me l’aveva data un collega e io ho scelto quella con il filtro perchè ho pensato che fosse meglio di quella senza ma dopo averla fumato ho pensato che stare per un po’ di tempo a Cuba sarebbe un buon sistema per smettere di fumare.
Come quando a Londra ho smesso di mangiare perchè il pastone di piselli, carne e pasta infilato in un forno a scuocere, non mi piaceva affatto e allora tanto vale non farne di niente. Una volta ho anche smesso di tagliarmi le unghie dei piedi, ero curiosa di sapere fin dove sarebbero arrivate ma quelle dopo un po’ si sono fermate e a parte rompermi tutte le calze non hanno suscitato altri effetti interessanti.
Mi chiedevo se ci fosse ancora qualcuno che ripara le calze con lo smalto per unghie. Da ragazzina mia madre insisteva perchè portassi biancheria "decente" (come diceva lei) perchè se poi ti succede qualcosa che figura fai? ovviamente si riferiva ad un incidente, un malore, uno stupro….insomma cose così che rischiano di far inorridire il medico o lo stupratore per quella biancheria grigiastra che ti copre una frattura al femore o un torace in arresto cardiaco.
Però le calze non potevo mai buttarle via, se si smagliavano mi diceva di metterci un po’ di smalto e a volte capitava che la smagliatura fosse sulla coscia e che una gonna troppo corta, corresse il rischio di mostrare al mondo intero quella patacca rossa che teneva ferma la smagliatura. Io, per non correre il rischio, rimanevo in piedi per ore e cercavo di tirare sempre più su i collant anche se il rischio era quello di dare nuovamente il via alla smagliatura che superata la patacca, trovava altre strade per insinuarsi  sotto alla mia gonna.
Per il ginecologo invece mi consigliava di mettere biancheria decente ma "veloce" perchè non dovessi passare torppo tempo a spogliarmi o non subissi l’umiliazione del medico che mi osservava mentre toglievo i calzini, la mutanda contenitiva, il collant e infine la mutanda.
I calzizni servivano per portare scarpe troppo grandi magari appartenute ad una cugina o alla figlia di qualche sua amica, le mutande contenitive, invece, erano il segreto più intimo che una donna dovesse mantenere e avevano diverse funzionalità. La prima era quella di tenere su i collant che allora erano molto meno elastici di adesso e calavano, calavano, calavano, costringendoti a repentine e fulmine divaricate di coscia affinchè tornassero almeno un po’ su, la seconda, durante il ciclo, era quella di mantenere al suo posto l’assorbente che non aveva ali, non era deodorato e soprattutto era spesso come una fetta di caimbellone. La terza e ultima funzionalità era quella di tenerti calda la pancia che altrimenti rischi di ammalarti.
La mia interpretazione del veloce, utilizzata poi nel tempo per velocizzare anche altre attività, si era così risolta nell’indossare il reggicalze. Ne possedevo tre e non saprei dire da dove li avessi tirati fuori. Uno era bianco, uno rosso e uno nero. Le calze invece provenivano dallo stock di un vecchio negozio di calze che aveva chiuso ed erano calze "antiche" non elastiche e in seta. Ne devo avere ancora qualche paio conservate in un baule.
Così dal ginecologo andavo in reggicalze e quando lui mi diceva di spogliarmi me ne rimanevo sul lettino con il mio bel reggicalze nero e le calze in seta nere.

Non passa ma va un pochino meglio, diciamo che almeno i polmoni sembrano più tranquilli ma hanno inviato allo stomaco una comunicazione interna nella quale lo invitano a prendersi le sue responsabilità.
Io adesso vado, aspetto la risposta dello stomaco sdraiata su Anselmo il divano.

di inadeguatezze tecnologiche e di altre inadeguatezze varie

Viscontessa, 24 Marzo 2006
Prima di tutto volevo lamentarmi un po’ di me stessa perché l’accidia tecnologica da cui sono affetta, comincia a scontrarsi con il mio senso estetico che ultimamente da questo blog ne esce parecchio mortificato.
Non so se capita anche a voi ma io ormai da giorni non riesco più a visualizzare la donnina in verde che dovrebbe stare sullo sfondo di questo blog e anche se la donnina in verde mi era venuta un poco a noia, devo dire che la mancanza di un template mi turba come mi turberebbero le pareti della mia casa senza quadri (che poi in casa mia i quadri hanno una funzione non solo estetica ma anche pratica: servono per nascondere le ditate sul muro di mia figlia e la bava del cane che quando si scrolla il muso dopo mangiato innaffia tutti i muri).

Poi ci sarebbe invece quel brutto muso che sta lì sulle destra a segnalare il valore del mio blog che nel frattempo sarà anche cambiato o che comunque non mi diverte più visto che nessuno mi si è comprato il blog e io ci contavo.
Quindi la colonna sulla sinistra con le frasi di mia nonna o le mie letture. Cazzo! Avrò finito di leggere l’elenco del telefono o no? Ora per esempio, mi piacerebbe passare a qualcosa di più sostanzioso, qualcosa dalla cui lettura uscirne rinfrancata nello spirito come ad esempio il portafoglio titoli di Fazio o il conto corrente di Berlusconi.
Sulla destra invece vorrei eliminare definitivamente la blogroll che non riesco ad aggiornare con la frequenza con cui mi aggiorno io e che preferirei quindi poter gestire in tutta intimità come si conviene ai blogger che faccio cose vedo gente.
E poi tutte quella roba sul comodino! L’inedita blog l’ho finito di leggere ormai da tempo e su Sacripante, se non ricordo male, ho scritto solo una volta (forse due) poi sono stata giustamente bocciata all’esame di settembre perché non avevo studiato niente e il capo mi ha retrocessa a semplice lettrice. “leggi e impara!”, non che me lo abbia detto, ma essendo lui uomo di squisita galanteria, ha fatto in modo che lo capissi da sola e io capii.
Su No Luogo, invece, continuo a scrivere forse perché la redazione non ha l’esigenza di pubblicare pezzi inediti ed essendo io totalmente fuori controllo da me stessa, posso riciclare i miei pezzi che più piacevano e che per la quantità si adeguano sempre al titolo della rivista proposta nel mese.
Resta però il fatto che non riesco ad aggiornare neanche quella roba lì così ho questo comodino un po’ azzoppato con sopra roba polverosa che finisce per non guardare più nessuno.
Ed è un peccato.
Infine, sempre tecnologicamente parlando, ho avuto una serie di contrattempi che mi hanno condotto a non avere più sul computer di casa, “word”. Ho “word pad” ma il poverino non ci pensa neanche a correggere gli errori e per me naturalmente è un disastro!

Di contro c’è di buono quanto segue, la prima cosa è che comunque continuo a scrivere su No Luogo che contiene, oltre ai miei pezzetti di milza, molti racconti interessanti e che io vi consiglio  di seguire così come vi consiglio di seguire Sacripante la cui lettura è davvero piacevole.
Poi c’è la Tittyna, donna piena di iniziative e di buona volontà, che ha ideato questo progetto e che io vi segnalo nella speranza che la cosa possa davvero prendere forma.
Ultimo, ma non ultimo, c’è anche quest’altra iniziativa davvero lodevole e divertente che vi segnalo e alla quale spero di poter partecipare anche io nonostante per quel giorno sia impegnata a giurare che rinuncio a Satana.
Ecco, ho segnalato un po’ di cose, molte meno rispetto a quelle che accadono nella rete ma molte più di quante io sarei in grado di fare perchè, siamo sinceri, quando nasci accidioso finisci per concludere ogni cosa con un caffettino dal grillo talpa:-)
Forse buon fine settimana a tutti,,,,,,forse magari torno.

non è saggio

Viscontessa, 23 Marzo 2006
Quando mi sono sposata la prima volta l’ho fatto perché non esisteva alcun motivo per non farlo. La nostra vita di fidanzati conviventi scorreva tranquilla, così tranquilla che mi pareva non ci fossero motivi per non consacrare questa tranquillità.
Il dubbio che la ricerca della tranquillità dovesse essere conseguente al movimento, mi è venuto solo qualche anno dopo anche se di tanto in tanto, nel corso del mio tranquillo matrimonio,  mi sorgevano spontaneamente dei dubbi che non trovavano però il tempo di essere correttamente formulati per mancanza di un tempo strutturato per questo genere di riflessioni.
Il lavoro, a quei tempi, ci portava via molto tempo e molte energie e quando la sera ci trovavamo a casa di fronte ad un piatto di cibo riscaldato, il movimento della giornata si era già esaurito e mio marito si addormentava di fronte alla televisione mentre io mi fumavo una canna dentro alla vasca da bagno riempita di schiuma fino all’inverosimile.
Prima  però che mi assuefassi a questa tranquillità, avevo tentato qualche volta di comprendere cosa ci fosse che non andava nell’andare tutto bene.
Ricordo che all’inizio della nostra relazione quando io non ero affatto convinta che la nostra la si potesse definire tale, ogni tanto cercavo un dialogo con il mio futuro marito ma mi arenavo quasi subito di fronte alla ovvietà delle sue risposte che allora mi pareva contenessero quel fondo di saggezza che io non ero mai riuscita ad avere.

- perché stiamo insieme? – gli domandavo
- perché no? – mi rispondeva lui
- perché siamo diversi e non condividiamo assolutamente niente
- come no! Condividiamo la nostra vita, ti pare poco?
- Ma perché condividiamo la nostra vita?
- Perché stiamo bene insieme, o no?
- Si certo ma questo non può essere sufficiente…
- Perché no, stiamo bene insieme e viviamo insieme, cos’altro vorresti da una relazione?
- Magari l’amore…ecco..
- E cos’è l’amore se non questo? Io ti amo: sto bene con te, mi piaci, ti stimo e mi preoccupo per te, che altro vorresti?
- Non lo so…magari della complicità…non mi hai mai neanche chiesto se prima di te ho avuto altre relazioni, non ti interessa sapere come vivevo prima di conoscerti?
- No, a me interessa solo quello che sei diventata grazie alle tue esperienze precedenti. Mi interessi ora e non allora.

Un’altra volta rientrando in casa mi trovò in lacrime, me ne stavo sdraiata sul tappeto del salotto che qualche tempo dopo, al momento della separazione, ci saremmo poi litigati come fosse stato un figlio. Guardavo il soffitto bianco e immacolato e lacrimavo in silenzio inondando quel vecchio tappeto dal pelo folto.

- che è successo? Perché piangi?
- Perché sono infelice
- E perché sei infelice? È successo qualcosa?
- Quando succede qualcosa non si è infelici, semmai addolorati, dispiaciuti, amareggiati ma non infelici
- E allora perché sei infelice? Ti manca qualcosa?
- No, l’opposto, ho qualcosa di troppo, sono troppa per te, sono troppa roba e a te non interessa, mi avanzano un sacco di cose e non so a chi darle.
- Ma a me basti così, mi basta quello che mi dai, ti amo così.
- Ma che significa? Allora quello che mi avanza potrei darlo ad un altro e a te non dispiacerebbe?
- Preferirei non saperlo, è come quando riordini il mio armadio, se butti gli abiti che non mi servono più, preferisco non saperlo.
- Tu la fai facile, come se un cappotto si potesse paragonare ad una persona, ma io non sono un cappotto!
- La vita è semplice, sei tu che la fai complicata senza motivo.

 Non ho mai capito cosa volesse dire ma io da allora non butto via più niente e adesso che il cambio stagionale degli armadi si avvicina a grandi passi, mi lascio prendere da quel filo d’ansia che precede ogni esodo del guardaroba.
La vita è semplice, mi ripeto mentre tengo stretta tutti i miei cappotti vecchi e cerco di trovargli una collocazione estiva adeguata, ma sento che la saggezza non è proprio uno degli indumenti che mi calzano meglio.

test elettorale

Viscontessa, 22 Marzo 2006
Gira ormai da qualche giorno questo test su internet.
E non è il fatto che il test giri su internet o che i blog ne parlino, perchè il test è anche piuttosto carino, ma sono i risultati ad essere degni di nota perchè pare, da quel che leggo, che ci si trovi tutti più o meno nella stessa posizione: collocati in basso a sinistra tra una rosa nel pugno, i verdi, e una margherita tra i capelli.
Adesso, dico la verità non ricordo dove ma era un blog serio, leggevo un post che si poneva della domande sul test e si chiedeva qualcosa di serio circa la collocazione quasi sempre piuttosto a sinistra della stessa Unione.
Così mi son detta che anche se non sono più in tempo a candidarmi, vorrei fondare comunque anche io un bel partito bucolico da annaffiare, concimare e far crescere fino alle prossime elezioni alle quale vorrei candidarmi per prendere finalmente in mano le redini di questo paese. Che tanto ormai non si va troppo per il sottile….
Naturalmente ho già pronto un nome ovvero "La Spina nel Fianco" e un programma elettorale piuttosto nutrito per testare il quale però,  ho bisogno del vostro aiuto.
Per questo ho ideato un test piuttosto semplice formato da dieci semplici domande a cui dovrete rispondere sinceramente.
I risultati nel prossimo test.

1) Economicamente vorrei essere
    a) molto ricco
    b) abbastanza ricco
    c) piuttosto povero
    d) un morto di fame
    e) la pace nel mondo

2) Vorrei avere accanto un compagno
    a) che mi ama, mi stima e mi adora come lo amo io
    b) che mi ama,mi stima e mi adora anche se io amo un altro
    c) che non mi ama, non mi stima e mi tradisce anche se io lo amo
    d) che non mi sopporta come non lo sopporto io
    e) la pace nel mondo

3) Vorrei fare sesso
 a) spesso e bene
 b) spesso e male
 c) raramente e bene
 d) raramente e male
 e) la pace nel mondo

4) Fisicamente vorrei essere
 a) sano e bello
 b) sano e brutto
 c) diversamente dotato e bello
 d) un rutto su ogni fronte
 e) la pace nel mondo

5) Vorrei degli amici
 a) sinceri e sempre vicini
 b) sinceri e lontani
 c) falsi ma sempre intorno
 d) falsi e lontani (ma telefonano spessisimo)
 e) la pace nel mondo

6) Vorrei che la mia famiglia d’origine fosse
 a) unita e armoniosa
 b) unita nel litigare
 c) meglio orfani
 d) genitori divorziati e incazzati
 e) la pace nel mondo

7) Vorrei che il mio capo
 a) mi apprezzasse, mi aumentasse lo stipendio una volta al mese e mi facesse lavorare solo quando voglio io
 b) mi apprezzasse, non mi aumetasse mai lo stipendio ma mi facesse lavorare solo quando voglio io
 c) mi umiliasse, mi pagasse una miseria e mi costringesse a lavorare anche il sabato e la domenica
 d) mi frustasse tutte le mattine (amo il sao maso)
 e) la pace nel mondo

8) Vorrei avere più tempo
 a) Per fare ciò che più mi piace
 b) Dedicare alle persone che amo
 c) Lavorare di più
 d) domandarmi che accidenti fare tutto il giorno
 e) la pace nel mondo

9) Emotivamente vorrei essere
 a) più felice
 b) più sereno
 c) meno felice e meno sereno
 d) profondamente depresso
 e) la pace nel mondo

10) Per il futuro spero
  a) che si averino i miei sogni
  b) che si averino i desideri delle persone a cui voglio bene
  c) che gli uomini imparino dai loro errori e il mondo diventi migliore
  d) che a Berlusconi venga una gengivite purulenta
  e) che la spina nel fianco vinca le elezioni.

Coitus felinus

Viscontessa, 21 Marzo 2006
Stamattina è passata a trovarmi la mia amica Roberta.
Non avendo ancora avuto modo di conoscere la mia pappagalla, appena ha varcata la soglia di casa mi ha chiesto "dov’è?" con lo sguardo che le brillava per l’emozione e la sua attenzione è stata subito tutta per la mia bestiola.
La pappagalla dal canto suo, si è fatta prendere dalla sconosciuta e ha cominciato a gonfiarsi tutta come una tacchina e a cinguettare sommessamente con la mia amica. "Ciuciuciu, ciuciuciu, ciuciuciu" facevano le due guardandosi diritte negli occhi e mentre la mia amica sorrideva intenerita all’uccellina, quella le ha dolcemente infilato il beccuccio tra i denti .
In altre circostanze non avrei osato tanto e anche adesso "oso" solo perchè siete lontani e astratti ma con lei, lei che mi capisce, non ho avuto remore e le ho confessato una cosa che era tanto che mi portavo dentro.
"ma lo sai che i pappagalli hanno la lingua dolciastra?" al chè lei ha perto la bocca e ha assaggiato la linguetta nera del pappagallo per poi sentenziare quasi commossa che effettivamente la bestiola aveva linguetta dolciastra.
Lo so, io vi capisco, tanta confidenza con gli animali non è normale, quando mia figlia era piccola e capitava che qualche neo mamma nelle mie condizioni mi chiedesse di cambiare il pannolino al suo bebè (son cose che tra neo mamme si fanno tranquillamente) a me la cosa faceva un certo schifo e per quanto mi sforzassi di fare ciuciuciu con il pargolo a gambe all’aria della mia amica, a me quella cacchetta che non conteneva neanche il mio DNA, mi faceva un certo schifo.
Con gli animali però è diverso, degli animali non mi fa schifo proprio niente e non solo dei miei con i quali ho un rapporto d’affetto, ma neanche gli altri, neanche la lingua della giraffa che nera come quella di pappagallo ma di dimensioni enormi, si posa sulla tua mano per per prendere una nocciolina allo zoo.
D’altronde l’altro giorno la mia amica Roberta mi ha telefonato e su mia domanda di routine "come stai?" lei mi ha dato una risposta per la quale ho dovuto chiedere spiegazioni "bene" mi ha detto "ho appena finito di scopare la gatta".

La gatta era arrivata nel suo ambulatorio direttamente da un cassonetto. Aveva a suo tempo pochi giorni di vita e ancor meno probabilità di sopravvivenza giacchè in quel brevissio periodo in cui era stata costretta a saggiare l’orrore del mondo umano, si era ammalta di cimurro. I test effettuati successivamente diagnosticarono anche la leucemia e l’aids felina e il suo pelo, che per motivi evidentemente di risparmio energetico era praticamente inesistente, già ospitava una piccola colonia di pidocchi che le divoravano quelle quattro gocce di sangue che ancora trovavano la forza di pompare quel minuscolo cuoricino.
Non so davvero come abbia fatto la mia amica a salvarla ma non solo grazie alle sue cure la gatta non è morta ma crescendo è diventata una bellissima gatta grigia molto simile ad un certosino di razza.
A causa però delle sue patologie contagiose, l’animale è rimasto a vivere nell’ambulatorio della mia amica dove trascinandosi dietro quel rantolo da cimurro cronico, è divenuta la mascotte di tutti gli animali che passano di lì.
Fatto sta che la gatta per quanto di salute cagionevole, va regolarmente in calore e come ogni gatta in calore, da vita in quei giorni al suo piccolo show invero piuttosto imbarazzante per i pazienti dell’ambulatorio.
Non che la gatta si presenti in calze a rete e tacchi alti, ma quel suo tenere sempre la coda ritta e quel miagolio sommesso e quasi roco, non son cosa che si sposi troppo bene con l’attività di un ambulatorio veterinario.
E poi quel suo strusciarsi impertinente! qualche gatto maschio capitato lì per essere a sua insaputa castrato, ancora ricorda l’ultima volta in cui gli ormoni gli sono usciti dagli occhi e l’orina puzzolente dalle ghiandole.
Naturalmente la mia amica avrebbe potuto sterilizzare la gatta ma le sue condizioni di salute così cagionevoli, l’hanno dissuasa dal metterla sotto anestesia per il tempo necessario all’intervento.
Il problema però andava risolto ed è in questi casi, in questi frangenti, che io adoro la mia amica Roberta perchè sono queste le circostanze in cui è del tutto evidente che il suo non è un lavoro ma una missione da portare avanti ad ogni costo.
Insomma, siccome le gatte hanno l’ovulazione contestualmente al coito e siccome l’ovulazione le rende persuase di essere gravide, lei con un cotton fioc si occupa personalmente di soddisfare la sua bestiola che una volta terminato con gusto l’atto, si rotola per terra soddisfatta e si mette quieta in attesa della cucciolata che non arriverà.

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