Quella primavera…..
Viscontessa, 30 Marzo 2006I colori di quella primavera, lo ricordo bene, erano il verde militare e il rosa confetto e le gonne erano morbide e tagliate in tralice perchè accarezzassero languide le rotondità femminili; sopra si indossavano ampi foulard in seta o in cachmiere che all’occorrenza diventavano sciarpe.
Quella sera avevamo deciso di andare al cinema. L’aria, per quanto poco primaverile, era frizzante e carica di quelle aspettative che per anni erano rimaste sopite sotto una coltre di mollezza borghese che ci aveva resi tutti un po’ sordi e un po’ ciechi di fronte a quel mondo che altrove cambiava così rapidamente.
Per anni avevamo avuto quel po’ di benessere economico che ci aveva consentito di comprare la nostra piccola casa, di coltivare il nostro piccolo orto e di affrontare la nostra piccola giornata lavorativa da concludere in palestra per rassodare il fisico, poi le cose erano precipitate e il mondo nuovo che premeva per entrare lo faceva ancora una volta alle porte della cara vecchia Europa. Fu così che il mondo tutto d’un tratto si divise in due, da una parte c’era il mondo occidentale e da quell’altra quello orientale ma per quanto avessimo inventato le guerre intelligenti e il wellness, l’ONU e la dieta differenziata, fu come al solito la religione a scatenare i peggiori istinti dell’uomo.
Così anche nel nostro piccolo paese affacciato sul mediterraneo, le incomprensioni e gli attriti, la povertà e la paura, si diffusero a macchia d’olio e nel giro di brevissimo tempo, ci trovammo tutti più poveri e incazzati, tutti più battaglieri e incivili, tutti più agguerriti e scontenti. Ovunque si respirava acredine e intolleranza e la televisione, che in quegli anni era diventata la principale fonte di informazione e svago, alimentava questa aggressività con trasmissioni che furono definite non a caso reality show.
Le spaccature all’interno del nostro paese non furono quindi meno evidenti nè meno dolorose di quelle che si verificavano nel resto del mondo e quella ipocrità serenità che per anni ci aveva condotto stancamente a farci governare da un partito di cattolici, era stata scossa da un politico che ci aveva prosepatto un nuovo modo di fare politica.
Ai suoi esordi erano stati molti a crederci, l’idea di uno stato-impresa aveva fatto supporre a molti che finalmente le loro capacità individuali sarebbero state valorizzate ma durante quegli infelici anni di governo in cui le congiunture internazionali avevano giocato contro alla meschinità di un programma di governo degno di un bottegaio, le cose erano precipitate e l’unico che continuava a credere alle proprie capacità individuali e non collettive, era proprio colui designato ad occuparsi del bene della collettività.
Quella sera, dicevo, avevamo deciso di andare al cinema.
Mancavano pochi giorni alle elezioni politiche e in tutto il paese si respirava un’aria di rivendicazione e smarrimento, di attesa e di paura, e l’indifferenza di quella primavera evidentemente occupata altrove, era sfuggita a tanti che quella sera si erano ritrovati fuori da una sala cinematografica a discutere come in quei colletivi scolastici che tanto avevano infiammato i miei anni di scuola superiore.
Il fim, a dire il vero, era di un regista che per un certo periodo aveva scelto l’impegno politico ma non risiedendo nelle piazze ad arringare la folla la sua forza, era tornato poco dopo al cinema e ai suoi film che la gente amava o odiava in egual misura. In occasione di quelle elezioni, il regista impegnato, aveva prodotto un film che rappresentava una parodia di quell’uomo con la mentalità da bottegaio che per gli anni precedenti aveva governato il nostro paese, ma parlare di semplice parodia, quando si trattava di un suo film, era a dir poco troppo riduttivo. I film si dividono in due categorie, quelli il cui messaggio è diretto e semplice e quelli in cui il messaggio lo devi interpretare.
Nonostante però il film del regista impegnato appartenesse alla seconda categoria, la sua uscita in concomitanza con la campagna elettorale e il clima rovente di quei giorni, aveva condotto folle enormi nelle sale cinematografiche che forse speravano di vedere un film documentario sulle nefandezze del presidente del consiglio.
Fu per questo che quella sera io e la mia amica non riuscimmo ad entrare al cinema e dirottammo su un altro film molto bello che piacque molto ad entrambe.
Dopo, con un volantino elettorale in mano, ci bevemmo un caffè parlando di abiti primaverili e di gonne fiorite svolazzanti mentre qualcuno poco lontano progettava uscite di sicurezza con il maniglione antipanico e qualcun altro preparava programmi eletorali come fossero bugiardini per le supposte.
Leggere attentamente le avvertenze, può causare effetti indesiderati, in caso di incendio, non perdere la calmae avviarsi serenamente verso le uscite di sicurezza.




