treno

Viscontessa, 5 Febbraio 2006

Sei ore di treno in tutto. Più i ritardi. Una bella giornata di sole. L’odore del mare. Dalle mie parti non capita mai di sentire il profumo del mare. Volti noti anche quelli che non ho mai visto, parole note anche quelle che non ho mai sentito. Prendo il treno alle sette. Lo scompartimento è vuoto ma alla prima stazione salgono due ragazzi. Lei con il suo piumino lungo e un paio di Geox ai piedi, lui alto, di carnagione scura, sono ancora un po’ addormentata e penso che sia uno di questi giovanotti che girano per le nostre città con le mani conficcate nel giubbotto e l’accento di un paese più caldo. Lei si siede nel senso di marcia perché le da noia il movimento del treno, lui mi guarda furtivo come per scusarsi di quella stravaganza della sua compagna di viaggio, io, sorridendo, le faccio notare che anche io sono nel senso di marcia del treno e il mo giornale è buttato su un sedile vuoto per non urtare il mio stomaco così sensibile ai mezzi di trasporto. La conversazione prosegue. Un po’ per volta. Lui ha un paio di jeans ricamati e macchiati di marrone, ha aiutato un amico a vomitare e si è inzaccherato i pantaloni ma le macchie marroni sono volute perché i pantaloni sono di Cavalli e li ha pagati 570 euro. La notizia non suscita meraviglia né nella sua compagna di viaggio né nella sottoscritta e ripensandoci bene i pantaloni li ha comprati quando c’era ancora la lira e quindi erano 570 mila lire. I due, scopro con calma, si sono conosciuti sulla pensilina del treno, lei lavora in banca, è laureata in ingegneria e vive con la mamma e il suo cane Otto. Lui è uno spogliarellista dei Centocelle Nightmare ed è reduce da uno spettacolo nella zona. Lo guardo meglio, si è tolto il giubbotto e poi anche la giacca nera da smoking ed è rimasto con una maglietta rossa a maniche corte.  Effettivamente ha un fisico perfetto, bocca carnosa e occhi piccoli. E’ perfetto ma non è bello, la bellezza è un’altra cosa. Si definisce uno spirito libero, il lavoro in banca non farebbe per lui, guadagna bene e le donne del senese sono fedeli perché nel piccolo paesino dove si è esibito, nessuna ha tentato di sedurlo. Siena è una piccola cittadina che non offre niente e i cani li odia perché due suoi amici sono morti investendone uno. “povera bestia!” è l’esclamazione in coro mia e della sua compagna di viaggio, “per ammazzarsi investendo un cane, bisogna andare molto veloce”, aggiungo io, i giovani in macchina corrono, si giustifica lui, mi spiace per il cane concludo io. Riprendo il giornale, leggo qualcosa ma nuovamente il movimento del treno mi da fastidio. La ragazza mi guarda e mi chiede se sto male, le rispondo che semplicemente non sto bene, sorride e mi dice “ripigliati un po’”, anche io sorrido ma lui è in imbarazzo e rimprovera la ragazza per il suo linguaggio. Mi spia di sottecchi, gli spogliarellisti sono dei galantuomini anche un po’ moralisti, “se un amico mi dicesse ripigliati mi offenderei a morte, che linguaggio, che parole, ma come parli?” lei si sente a disagio mi guarda ma io le sorrido nuovamente “non preoccuparti” dico rivolta alla ragazza mentre osservo lui che lui guarda “non mi sono affatto offesa, anche io dico ripigliati per dire riposati, riprenditi….noi parliamo così” ora guardo lui che tanto è scivolato sulla poltrona e comincia a manifestare un certo disagio per quella confidenza tutta femminile che non si lascia sedurre dai suoi muscoli. Fa un ultimo tentativo, “che ore sono?” chiede e la ragazza sorridente si meraviglia del fatto che lui non abbia un orologio “come fai a prendere un treno senza orologio?” lui si tira un po’ su e porta avanti le braccia per mostrarcele “me ne hanno regalati di bellissimi, anche roba preziosa ma io non sopporto niente, né orologi, ne bracciali, neanche i peli…..” ma anche sui doni ricevuti e sulle braccia depilate non trova alcun riscontro, “sono le nove e mezzo” dice la ragazza guardando fuori dal finestrino e poi si parla di Otto il suo cane e di Otto il mio cane.

 Lui si addormenta coprendosi con il suo giubbotto, noi parliamo di factoring, di leishmaniosi, della contrada della Giraffa.

Al ritorno scelgo uno scompartimento dove sono sedute una donna e una ragazza. Sono madre e figlia, entro e saluto, salutano contente anche loro “finalmente una parlata toscana!”, hanno trascorso la giornata a Milano ma la parlata toscana già gli manca e io penso a quanto siamo provinciali noi piccoli viaggiatori. Sono contente, la madre è contenta che io sono una donna perché almeno possiamo chiacchierare un po’ e si parla di figli, di parto, di diete, di famiglia, lavoro, giovani e cellulite. Lei a quarantesette anni, lavora nello studio di uno psicologo e ha accompagnato la figlia ad un provino a Milano. La figlia ha ventiquattro anni, vuole fare la cantante ma ha già lavorato in una tv locale per una pubblicità e si è appena fatta un tatuaggio sulla schiena. La madre non approva, lei mi mostra il tatuaggio, io non so che dire, lei è diplomata geometra ma prima di fare la geometra vuol provare a fare la cantante, la madre è ingrassata, ma anni fa le è morto un figlio ed era dimagrita tanto, il delitto di Cogne lo ha commesso la madre, e un figlio in lavatrice è sintomo di pazzia anche se la cellulite ad una certa età è normale e lei ha mangiato due bignè al cioccolato che la sua collega non ha un uomo ed è anoressica, però il tatuaggio sulla caviglia è carino ma quello sulla schiena non le piace che poi è contenta che la figlia e il fidanzato si fossero siano lasciati perché lui era geloso e anche lei era gelosa ma non usciva mai da sola e la carriera di cantanate…..

 Poi sono arrivati, ci siamo salutate con un bacio sulla guancia, “buona fortuna”, “buon viaggio” buon rientro…e mi sono addormentata.

 

 

 

 

 

 

Volevano andare a Genova…

Viscontessa, 2 Febbraio 2006

Si è aperto oggi a Genova il convegno dell’InedIita blog di cui al bannerino qui alla mia destra. Altre informazioni le trovate dalla Placida Signora che è una professionista e non cincischia con le parole come me.

Si parla di blog e di scrittura, almeno credo, e sarà presente, tra tutti gli altri personaggi,  l’immancabile trio delle Sorelle Bandiera (Sofi, Granieri, Maistrello) che io adoro per la loro trinità (questa cosa prendetela così perché ho messo il gatto nel micronde e non ho troppo tempo per spiegarmi: ho paura che scuocia).

Cosa c’entro io? Assolutamente niente, ovviamente, ma poi le cose vanno così senza una direzione ben precisa e io mi sarei messa d’accordo con il Confuso perché venga a prendermi alla stazione sabato mattina.

Quindi sabato sarò a Genova.

Per l’occasione ho portato la pantegana dal parrucchiere e sto cercando un libro molto figo da mettere in borsa perché un blogger come si deve che arriva in treno ad un salone sull’editoria, non può presentarsi con Diva e Donna nella borsa. Naturalmente ogni consiglio è ben accetto e, anzi, anche un riassuntino sul libro consigliato, sarebbe cosa gradita visto che il treno sarà alle otto di mattina e io a quell’ora ho tutte le intenzioni di dormire.

Altra cosa importantissima, fra tutti quelli che stanno o passano a Genova, c’è una persona in particolare che muoio dalla voglia di conoscere. Io la cosa la dico qui pubblicamente perché lei è donna riservata, schiva, piuttosto rompipalle e anche puntigliosa e stravagante, ma il mio indirizzo di mail è qui sulla destra oppure io sarò alla stazione alle 11 di mattina.

Io indosserò uno strepitoso cappottino giallo e lei è Minerva.

Gli altri che volessero godere del privilegio di incontrarmi, possono lasciare qui un messaggio (o via mail) che la mia segretaria, quando ha finito di pelare il pappagallo, vaglierà le vostre richieste.

Per informazioni è a vostra disposizione il mio numero verde 80032481960039728561703000.

Io ce lo dico poi fate voi….

Viscontessa, 1 Febbraio 2006

Siccome che noi siamo di sinistra e siamo anche  progressisti, e siamo un po’ snob con ambizioni culturali che anche se a scriver Grey ci viene in mente solo la cera per i pavimenti perché abbiamo un passato proletario che mio padre faceva il tornitore in fabbrica  e ci campava tutti e io non ho potuto studiare. Siccome insomma dicevo che io la televisione neanche ce l’ho che è meglio un bel libro per accrescere la propria cultura e il quotidiano per tenersi aggiornati con i tempi, io mia figlia l’ho mandata in una scuola pubblica piena di extracomunitari che si  impara fin da piccola la tolleranza verso gli altri e mi viene su con la mente aperta che io a lei tanto ce la faccio studiare.

Quindi l’altro giorno nella sua turbolenta quarta elementare, è arrivata l’ennesima bambina nuova. All’inizio io mi sono un poco dispiaciuta perché questa è una bambina italo-rumena e noi il rumeno lo tenevamo già, magari avrei preferito un cambogiano che anche l’iraniano ce lo siamo cresciuto fino in terza elementare, oppure un indiano o un diversamente colorato che quelli non li abbiamo mai visti. Però poi ho saputo che i genitori di questa nuova bambina sono degli alcolizzati che vivono in una specie di tugurio e che oltre a lei, hanno anche un bambino più piccolo e uno più grande.

A mia figlia, quando è arrivata Natalina, ci ho detto subito che doveva essere gentile con lei perché era appena arrivata e forse era un po’ intimidita e aveva bisogno di sentirsi accettata dal gruppo ma lei, mia figlia, mi ha risposto che quella, appena arrivata, ci ha dato subito di “figlia di puttana” a mia figlia e ci ha dato anche un calcio sul petto che lei è caduta per terra e si è messa a piangere.

Le cose non sono andate meglio nei giorni successivi, insulti, offese, calci, pugni e comunelle varie che mia figlia per una settimana ci ha fracassato i coglioni con tutte queste cose.

Io di mio l’ho autorizzata a rispondere alle parolacce con le parolacce e siccome che sono di sinistra e progressista, le ho spiegato cosa sono le parolacce, che valore hanno e che differenza c’è con le bestemmie.

Così il primo giorno Natalina le ha portato via le sue due amiche, che poi una non è proprio amica amica un po’ come la Francia e la Germania ai tempi della guerra in Iraq, ma siccome che Natalina ci aveva messo gli occhi sopra, a mia figlia ci è venuta subita la voglia di essergli amica amica  anche lei.

Il secondo giorno mia figlia ha portato delle perline colorate e una sveglia al collo alla sua ex amica amica e quella si è lasciata sedurre da quelle cose meravigliose ed è tornata ad essere amica amica di mia figlia ma l’altra, quella che era meno amica, ha regalato il suo astuccio vecchio a Natalina consolidando un’alleanza appena nata.

Natalina di suo ha detto a mia figlia che era “una schifosa” e la mia le ha risposta “testa di cazzo” riequilibrando per un po’ la situazione.

Al quarto giorno poi Natalina e mia figlia hanno fatto pace dandosi un bacino ma le altre due amiche amiche o meno amiche, non erano d’accordo e sono diventate amiche loro isolando le altre due che dal canto loro hanno deciso di non essere più amiche per tornare ad essere amiche delle altre amiche che non erano più amiche.

 

 

 

Oggi il colpo di scena anche se la tregua era nell’aria da un po’: mia figlia si è portata a casa le sue amiche e che io che sono progressista e di sinistra ci ho detto che ero molto contenta.

Però ho nascosto l’argenteria.

  

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