amen

Viscontessa, 16 Febbraio 2006

Oggi mi ha telefonato mia sorella per chiedermi se voglio fare la madrina di sua figlia. Incastrando le cose di maggio, tra cui l’anniversario dell’incidente di mio padre, è infatti riuscita ad infilarci anche il battesimo della piccola per il quale, si è affrettata a tranquillizzarmi, non sarà necessario il corso di preparazione al ruolo di madrina. Si lo so, mi hanno detto che devo rinunciare a Satana ma io questo Satana non l’ho mai conosciuto per cui ci rinuncio facilmente.

E poi tanto ormai questo periodo della mia vita se ne va tutto in chiese e messe, battesimi, comunioni e non ricordo più che altro.

Io in Chiesa, poi, sono bravissima, canto, recito le preghiere e resto compita sul fondo della chiesa rispettosa di chi con le braccia aperte recita il padre nostro in estasi. La verità  è che in Chiesa è l’unico posto dove posso permettermi di indossare la giacca con il collo di pelliccia che l’ho messa una volta per andare in ufficio e mi hanno insultato in tutti i modi, per rimediare ho dovuto mangiare macrobiotico per una settimana e ancora non mi sono ripresa.

In chiesa quello che conta sono le anime e gli animali, si sa, non hanno anima per cui non c’è motivo alcuno perché non ci si possa presentare a celebrare l’amore fraterno con tutte quelle bestie morte sulle spalle. La vanità è un peccato minore, niente confronto all’amore di due persone che non hanno celebrato il loro matrimonio di fronte a Cristo.

Che poi, sarà, ma quel cristo in croce imposto nelle aule, tutto evoca fuorché la tolleranza. Imporre la tolleranza è come democratizzare a suo di bombe.

Vabbè.

Quello di cui volevo parlare oggi però è un’altra cosa perché io a questa cosa che dovrei fare la madrina mi sono un po’ commossa e non perché farò la madrina (affidare a me l’educazione cattolica di un bambino è come affidare quella sessuale ad un pedofilo) ma perché io alle figlie di mia sorella ci tengo e non come ci terrebbe una zia alle sue nipoti, ma come ci teneva la Maddalena al suo Gesù. Come avevo già detto tempo fa, mi capita spesso quando sogno, di confondere mia figlia con mia sorella e questo perché mia madre fin da piccola, ha sempre cercato di affidarmi la responsabilità di una sorella che era stato deciso a maggioranza familiare, che fosse più debole, più cagionevole, più fragile e senza mezzi termini anche più intellettivamente limitata rispetto a me. A niente sono valse le mie proteste al riguardo e a niente neanche il silenzio di cinque anni che ci ha tenuto lontane, così è stato deciso e così sarà sempre.

Non potendo quindi combattere questo fenomeno, ho pensato che un bel senso di colpa urbi et orbi, ci sarebbe stato proprio bene e così, ciò che non ho mai fatto per mia sorella, mi sento adesso in dovere di farlo verso le mie nipoti. La cosa più singolare di tutta la vicenda è poi che la sua bambina più grande (quasi quattro anni) vive in adorazione di mia figlia che a sua volta adora la cugina ricreando, in un dejà vu infinito, la medesima situazione affettiva e di dipendenza emotiva, che esisteva tra me e mia sorella quando eravamo piccole.

E’ un po’ come tornare indietro negli anni e avere una seconda possibilità di vita, una chance di cambiamento rivissuta, nostro malgrado, tramite i nostri figli.

Lo so, dico qualcosa di scontato e ovvio, i nostri figli altro non sono che la proiezione delle nostre mancanze che più ci hanno fatto soffrire, ma quando queste riguardano la sfera dei sentimenti, è così facile commuoversi che a volte mi chiedo se quella con il suo bel collo di pelliccia mentre varca la chiesa di domenica con la sua nipotina per mano, sia proprio la stessa che impiccava al lampadario l’orsacchiotto della sorella.

Comunque, tra sapere e non sapere, per il battesimo mi faccio un tailleur nuovo.

E un paio di scarpe, ovviamente

verso l’una e mezzo e le due

Viscontessa, 15 Febbraio 2006

L’estremismo è uno stile di vita che conduce chi ne è vittima a non avere idee precise su qualcosa ma a difendere strenuamente le proprie idee a prescindere da ciò che esse rappresentano.

Ci pensavo oggi al baretto del grillo talpa mentre il mio collega si mangiava due Fiesta Snack e io  lo prendevo bonariamente in giro per quella sua abitudine di mangiare tutti i tipi di dolciumi e merendine destinati da un pubblico infantile.

Naturalmente lui che è dotato del medesimo senso dell’umorismo di un orso bianco appena uscito dal letargo, non ha compreso cosa volessi dire e mentre agguantava dall’espositore un Happy Hippo, ha fatto quella faccia un po’ stupita di chi non vede l’ora di spiegarmi le sue ragioni non appena riuscito a liberarsi la bocca.

Febbraio, come ho già detto, è un mese impietoso ed osservare lui che si mangiava chili di cioccolata zuccherosa mentre io mi limitavo ad un semplice caffè,  ha fatto venire una gran voglia di cioccolata anche a me.

Per chi conosce minimamente i miei racconti sul baretto del grillo talpa e del procione, non dovrebbe adesso esserci bisogno di aggiungere che la tristezza del luogo offre ben poche possibilità di levarsi una qualche voglia, ma considerata la giusta ignoranza di molti e l’assoluto squallore dell’ultima trovata della coppia, mi vedo costretta a descrivere la loro ultima trovata in fatto di marketing.

Essendo il baretto vicino ad una scuola, hanno qualche espositore con merendine da bambini e biscottini ma i cioccolatini, essendo un genere di non così facile vendita (almeno secondo loro) sono un genere che nei loro tre espositori non trova alcuno spazio.

Così vicino alla cassa avevano a suo tempo messo un misero vassoietto con due o tre Ferrero Rochè qualche Mon Cheri e tre Pocket Coffe. A distanza di qualche settimana ho però dedotto che i Mon Cheri non abbiano una gran successo perché mentre gli altri cioccolatini sono stati venduti, quelli sono rimasti lì acquisendo di giorno in giorno sempre più l’aria di piccole Luisone.

E qui il colpo di genio della coppia: hanno sostituito il vassoietto con un portacenere di ceramica bianca e forma quadrata. Uno di quei portacenere che potresti acquistare in un ingrosso di ceramiche per una pizzeria di periferia. E dentro al portacenere hanno ordinatamente messo i Mon Cheri avanzati che entrano perfettamente in numero di sei anche se loro, avendone solo tre, hanno lasciato gli spazi vuoti.

Presa così dallo sconforto mentre il mio collega ordinava un’aranciata, mi sono lamentata della totale assenza dei Baci Perugina ed è stato lì, tra una sorsata di aranciata e una barretta Kinder, che lui scandalizzato, mi ha detto che i Baci Perugina non si possono mangiare perché la Perugina è della Nestlè e i prodotti Nestlè, nel nostro ufficio, sono assolutamente vietati.

Poi, dopo la lezioncina di etica, ci ha tenuto a precisare che invece i prodotti Kinder Ferrero sono tutti prodotti in Italia ad Alba e pagando il suo pasto (perché lui non pranza per tenersi in forma ma poi viene al bar a “prendere un caffè”) mi ha trascinata fuori dal baretto mentre mi spiegava che devo smettere di fumare perché il fumo altera i sapori e da quando lui ha smesso, assapora i cibi con maggior gusto.

Perché anche smettere di fumare, è di recente di gran moda nel mio ufficio. Nel giro di un paio di mesi, hanno tutti improvvisamente smesso di fumare dopo aver aspramente criticato la legge contro il fumo.

Racconto tutto questo perché a volte essere ostinatamente anticonformisti, richiede lo stesso sforzo di chi si rifugia nella sicurezza del conformismo sociale obbligando però i neofiti dell’ambiente a domandarsi quale sia l’atteggiamento corretto da mantenere.

Per esempio, mi sono accorta, che per essere ostinatamente anticonformisti, la mattina non bisogna assolutamente salutare i colleghi mentre è gradito il bivacco sulla scrivania per l’ora di pranzo.

Parlo di bivacco non a caso perché io per esempio vado ogni giorno al solito alimentari e mi prendo un primo da consumare con la forchettina di plastica nel suo bel contenitore di plastica mentre gli altri, quelli che l’anticonformismo innanzi tutto, si portano da casa il pasto che non di rado consiste, per esempio, in un pezzo di gorgonzola da spalmare sul pane e magari un’insalata di finocchi, un piatto di minestra da riscaldare nel micronde, un avanzo dello spezzatino della sera prima, due ali di pollo bollito, un salamino piccante da affettare o un bel pastone macrobiotico a base di non voglio neanche sapere cosa. Il tutto naturalmente da consumare sulla scrivania mentre alzando il volume della radio perché tutti possano sentire Fiorello su radio due, si consulta il sito di Repubblica, il blog di Beppe Grillo e si doppia l’ultimo cd di non so chi le cui note si confondono con le battute di Fiorello e il puzzo di gorgonzola con la salsa ai funghi o l’aroma di agrumi.

Se non ci credete, provate  a telefonarmi in ufficio verso l’una e mezzo, le due!  

 

 

 

shimano

Viscontessa, 14 Febbraio 2006

Prima erano le pentole Mondial Casa. Insieme ad una batteria completa per la cottura a cestello senza grassi aggiunti, ti regalavano anche un forno, un televisore con telecomando, un asse da stiro, una tovaglia da sei con i tovaglioli, uno stereo e una mountain bike con il famoso cambio Shimano.

Su tutta l’offerta sarei sorvolata tranquillamente anche se i telecomandi non mi bastano mai per via di mio padre che prima di acquistare un tv color con telecomando, ci costrinse al calvario del bastone cambia canale. Si sedeva sul divano, prendeva una lunghissima canna forse avanzata da qualche rificolona, e cambiava canale premendo uno dei due tasti a disposizione di uno dei due canali del vecchio televisore. Che poi se la cosa fosse rimasta in famiglia non mi sarei vergognata tanto ma lui, ridendo, pubblicizzava la sua idea a chiunque venisse a trovarci.

E’ incredibile come da adolescenti si abbia bisogno del conformismo più bieco della nostra famiglia, per poter affermare il nostro anticonformismo. La domenica mattina, per esempio, prendeva una delle sue lampade a petrolio e la lavava dentro al lavandino del bagno. Si metteva lì con il bruschino e non so quale solvente e raschiava via la patina di unto che ricopriva la piccola coppa dell’olio fino quando la lampada, nuovamente caricata ad olio e con uno stoppino nuovo di zecca, ricominciava a funzionare. A quel punto lui, dopo aver lasciato il bagno in condizioni pietose, ci costringeva felice ad assistere all’accensione della lampada.

E io non sapevo cosa dire. Non potevo certo ribellarmi all’accensione della lampada e avrei faticato molto meno a provare del rancore nei suoi confronti, se come buona parte dei padri delle mie amiche, la domenica fosse andato a messa e poi in pasticceria ad acquistare i bignè.

La cosa bella è però che io non volevo parlare né di mio padre né della mia adolescenza ma del cambio Shimano, perché il cambio Shimano non ho mai saputo esattamente cosa fosse ma la capacità di pubblicizzarlo della Mondial Casa, era così convincente che per un certo periodo possedere una bicicletta con il cambio Shimano, pareva ancora più importante di possederla con un paio di ruote. Io, che non possedevo una bicicletta e non avevo nessuna intenzione di comprarla, sognavo di possedere un famoso cambio Shimano da applicare magari al mio frullatore o da portare dietro in borsetta per far bella figura. Immaginavo, allora, che possedere un cambio Shimano risolvesse qualsiasi problema: sei giù di morale perché ti si è spezzata un’unghia? Applica un cambio Shimano alle tue unghie e quelle faticheranno meno a ricrescere in salita; sei un po’ costipato per via di quei due chili di fagioli che ti sei mangiato per pranzo? Applica un cambio Shimano al tuo intestino e quello riprenderà a funzionare come un  motore turbo diesel common rail (?).

Insomma, al pari dell’elisir di lunga vita,  pensavo che con il cambio Shimano, magari applicato al monopattino, avrei potuto assicurarmi un’esistenza ricca di soddisfazioni.

Fatto sta che non ho mai posseduto una bicicletta con il cambio Shimano. Non l’ho mai posseduta ma oggi ho preso la bicicletta di mio marito dotata di cambio Shimano.

Così, quando sono arrivata in prossimità della salita del ponte, ho deciso di provare finalmente il famoso cambio Shimano e per l’emozione ho tirato le frizione e ho tentato di cambiare marcia…..

Peccato che la bicicletta non abbia la frizione e quella leva lì che sta proprio vicino vicino al cambio Shimano, altro non è che il freno.

Ho inchiodato e mi sono catapultata al suolo.

premere

Viscontessa, 14 Febbraio 2006

E invece vedi che funziona.

Pigi un tasto e tutto si collega, a volte vorrei avere anche io un tasto per collegarmi con il mondo. Magari mi pigio l’ombelico e dopo un attimo sono pronta e disponibile verso il mondo anche se a volte ho la sensazione che sia il mondo a non essere disponibile verso di me.

Con il computer è diverso, pigi un tasto, si accendono un sacco di lucine e la tastiera ti si offre davanti, indifesa, arrendevole, piena di segreti che dita abili riusciranno a scovare. Quanti segreti tra quelle lettere, basta metterle in fila e nascono le parole e poi una parola dietro l’altra e tu sei tutta lì, nascosta in quella tastiera.

Invece ti pigi la gola dove hai sentito un bozzo e provi dolore, un po’ di mal di gola sulla sinistra e nessun segreto che schiude da quella pressione.

Il mondo è diverso, ovunque tu prema è perché c’è un piccolo dolore che si fa sentire, persino il telecomando della televisione ti offre un dolore. La mattina, per ritrovare quel contatto sopito col mondo, pigio il tasto del telecomando e ascolto un telegiornale qualsiasi ma ciò che sento è sempre peggiore del bozzo del mal di gola.

Mi sono affacciata alla finestra, ieri sera stavo sul tetto del casottino del giardino cercando di convincere il gatto a tornare a casa, lui stava dall’altra parte del muro e piangeva perché non riusciva a saltarlo. Allora ho preso la scala e l’ho appoggiata al casottino, sono salita sul tetto poi ho tirato su la scala e l’ho poggiata dall’altra parte del muro dove c’è il magazzino di scatole.

Sono scesa in casa d’altri ho preso il gatto e ho risalito la scala con lui in braccio, poi di nuovo il percorso inverso, ho tirato su la scala e l’ho rimessa nel mio giardino. Però fuori faceva freddo e adesso ho mal di gola.

La cosa più strana in assoluto di tutta la vicenda è che prima di riprendere il gatto ho annaffiato un po’ il giardino. Non è vero che d’inverno i giardini sono morti, sono solo scollegati dal mondo ma sotto, tra le radici, nascondono ancora tutti i loro segreti. Ho innaffiato il giardino e stamattina c’è una pianta con tutte le foglie giù. Chissà cosa nasconde tra le radici.

Ho mal di gola, un po’ di mal testa e una noia devastante che pare non concedermi tregua. Vorrei trovare qualcosa che mi dia soddisfazione, un gesto, un’attività il cui svolgimento mi riempia di orgoglio. Avevo pensato di rifare il letto, avevo pensato di aprire la finestra e stendere cuscini e lenzuola perché prendessero aria. Mi sono sempre piaciute le finestre con le coperte e i cuscini e lenzuola appoggiati sul davanzale per prendere aria. Vedo dentro una massaia operosa e attenta i cui gesti hanno per lei quel senso che io non riesco a trovare.

Ho aperto la finestra, ho premuto sulla sua maniglia perché mi offrisse segreti di aria frizzante ma quell’aria non nascondeva niente che mi potesse soddisfare e così ho richiuso rapidamente la finestra lasciando che il letto rimanesse tiepido di sonno.

Poi ho premuto questi tasti e ho trovato il segreto di questa inedia.

E’ febbraio e a febbraio non succede mai niente di nuovo.

 

Uccellacci e uccellini

Viscontessa, 12 Febbraio 2006

Donne.

Madri, mogli, fidanzate, massaie o dirigenti d’azienda, belle e brutte, giovani e vecchie, single o amanti, sante, puttane, indecise, cattoliche, mussulmane, grasse o rinsecchite, romantiche o inacidite…. Donne finalmente si sono accorti di noi.

Nessuna quota rosa a tutelare i nostri interessi, né comitati elettorali femminili o sovvenzioni statali per l’acquisto della asciugatrice, e nessun riconoscimento della nostra condizione di martiri del focolare o di indennità per la perdita della verginità.

No donne, non si tratta di questo, perché a noi donne, siamo sincere, questo vetero femminismo da orgasmo col dito ci sarebbe anche un po’ venuto sulle palle.

Nostra figlia da grande vuole fare la velina? Ben venga! Perché costringerla a duri anni di studio per essere poi catapultata in un mondo flessibile del lavoro quando con un’unica flessione ben angolata in giovane età il futuro le sarà comunque garantito?  

Velina, televenditrice di materassi o pentole, testimonial per la pace nel mondo, candidata politica e parlamentare. Oppure velina, valletta di una trasmissione sportiva, cantante e infine pittrice di successo. O magari velina, conduttrice, attrice impegnata e infine scrittrice di successo.

Insomma una combinazione qualunque delle possibilità sopra descritte senza dimenticare le professioni di fotografa d’avanguardia o moglie di un miliardario od evangelizzatrice di masse televisive e da una semplice ed unica flessione possono nascere tante possibilità.

No donne e non si tratta neanche della necessità di rendere alla donna la dignità di essere umano volgarmente sottrattagli dalla fiera della manza di Miss Italia, Miss Padania, Miss Condominio, Miss Maglietta Bagnata purchè le miss si bagnino, si asciughino e si ripongano nell’armadio le magliette da sole.

E non si tratta donna del riconoscimento dell’extreme ironing come disciplina olimpica o di quello  delle creme anticellulite come medicinali salvavita.

No donna, ciò di cui parlo io è un numero verde finalmente a nostra disposizione.

Da oggi infatti il Ministro della Sanità, quello Storace che bocciato alle elezioni regionali è stato poi promosso a ministro, ha messo a nostra disposizione un numero verde per segnalare la presenza di uccelli morti sul tutto il territorio nazionale.

1500 questo è il numero.

D’ora in avanti  se vi muore tra le mani l’uccello del collega più corteggiato dell’ufficio che appoggiandosi sulla vostra scrivania vi ha  sussurrato un “baby, un happy hour insieme stasera?”  non dovrete più inviare cento mail in copia a tutte le vostre colleghe per annunciare il fatto, ma vi basterà comporre il 1500 e una squadra di uomini vestiti in tute bianche piomberà nel bar più ”in” della città e preleverà il volatile deceduto.

E non sarà più necessario, nascoste nel bagno,  chiedere alle amiche tramite sms come rianimare l’uccello in fin di vita del vostro compagno sbronzo. Ne’ toccherà più adagiarsi mollemente sul divano in baby doll nel tentativo di salvare l’uccello di vostro marito esanime sulla pista del gran circuito di F1 della play station.

Amante, moglie, fidanzata, prostituta… donna. Da oggi 1500, ricordalo, e per ogni uccello morto o anche solo gravemente ammalato, basta Viagra, da oggi ci penserà  personalmente il Ministro Storace.

dai diamanti non nasce niente

Viscontessa, 9 Febbraio 2006

Le donne sono degli esseri stralunati e pieni di stranezze incomprensibili.

Con le donne non sai mai come ti devi comportare, porti dei fiori alla tua compagna e quella ti chiede cosa hai combinato per essere così stranamente gentile, la volta dopo porti a casa un etto di prosciutto e quella si lamenta della tua mancanza di romanticismo e quando il giorno dopo le dici che hai prenotato un ristorantino a lume di candela, quella ti si rivolta contro chiedendoti “e i bambini? Come facciamo con i bambini?” anche se i bambini hanno ormai vent’anni e sanno benissimo cosa fare di se stessi.

E poi le donne parlano in continuazione, metti insieme due donne che non si sono mai viste prima e quelle dopo mezz’ora si sono già raccontate tutta la loro vita compresi i particolari intimi sulla loro relazione con il compagno.

Donne! Non sai mai da che parte prenderle, non vedono l’ora di sposarsi e mettere su famiglia anche se tu cerchi di convincerle che non ti senti pronto, che le ami ma sei uno spirito libero, che la fedeltà è una virtù di cui non ti sei ancora ammantato e poi, alla prima scappatella matrimoniale fanno le valige e se ne vanno. “speravo che tu fossi cambiato” dicono un attimo prima di sbattere la porta di casa. “E perché dovevo cambiare?” ti chiedi tu affogando in un mare di camice da stirare.

E poi donne! “come sto vestita così?” “benissimo” rispondi tu con un sorriso a 56 denti e quelle corrono a cambiarsi tirando fuori dall’armadio un abito con il cartellino ancora attaccato sopra sostenendo che un abito vecchio e che semplicemente tu (bastardo!) non lo avevi mai notato.

Donne! Per loro il sesso è più complicato di una partita a Trivial Pursuit in russo! Perché per le donne il sesso non è mai solo sesso ma un’insieme di cose che tu non sarai mai in grado di valutare e comprendere fino in fondo.

Perché tu in fondo sei uno spirito semplice, torni a casa stanco dal lavoro e mentre lei spignatta tra i fornelli con i capelli tenuti su da un mestolo, tu vorresti metterglielo subito in bocca per rilassarti un po’ e lei invece ti racconta tutta la sua giornata di frustrazioni materne di impegni lavorativi e di guardaroba da rinnovare.

Per te la casa è mangiare, dormire, cacare, scopare e guardare le partite di calcio. Per lei invece è parlare, programmare, condividere, organizzare. Quando le vostre esigenze si incontrano con le sue, le cose vanno per il verso giusto ma quando il vostro sonno si interseca con la sua voglia di parlare o il vostro cacare con la sua esigenza di farsi una maschera di bellezza, allora la convivenza si fa più dura.

Però, siamo sinceri, se le vostre esigenze di base sono tutto sommato un po’ rozze ma comprensibili, quella della cacca è veramente una stranezza che non trova eguali in nessuna delle stranezze femminili.

Perché le donne, come tutti gli animali, defecano alla bisogna: il sistema è semplice, mi scappa, vado in bagno, mi ci trattengo il tempo necessario mentre con l’occasione rimetto a posto il mobiletto dei medicinali, tiro l’acqua, mi lavo ed esco.

Gli uomini invece no.

Gli uomini si alzano la mattina con quel pensiero fisso. Entrano in bagno e vi stazionano per almeno un’ora portandosi dietro, nella migliore delle ipotesi, l’ultimo numero di Tex Willer o di Lancia Story, ma ho conosciuto uomini che si portavano dietro anche il computer, i libri di studio e persino la macchina fotografica.

Quando poi escono finalmente dal bagno, si sentono in dovere di comunicare a tutta la famiglia l’esito finale del loro parto ed alcuni, se solo gli fosse concesso, esibirebbero anche una biopsia, un’immagine fotografica, una relazione scritta su quello che hanno appena prodotto.

Non solo sull’argomento non hanno alcun pudore, ma addirittura spesso ritengono che sia da quell’esigenza fisica che dipenda il buon esito della giornata. Una specie di oroscopo di merda da consultare spesso e ovunque e se per caso chiedi ad uomo quando l’ha fatta l’ultima volta, lui ti guarderà stupito e ti risponderà “stamattina!” un po’ offeso non tanto dalla domanda indiscreta, ma dal dubbio insito nella domanda stessa..

Per gli uomini ogni cacata è un parto, è la prova che anche loro sono capaci di creare qualcosa con il loro corpo, è il loro modo di sentirsi veramente appagati.

Piccole maternità quotidiane.

 

unghie french

Viscontessa, 9 Febbraio 2006
Io ho mani da carpentiere.
Mi guardavo oggi guidando sulla superstrada mentre le buche sull’asfalto sono l’unica cosa che ti tiene in compagnia.
Più che le grandi opere basterebbe un po’ di manutenzione alle vecchie ma questa è un’altra storia.
Mi guardavo quindi le mani con le unghie cortissime e quella pelle più dura  sull’esterno degli indici che evidentemente soffrono di più della mia disattenzione per loro. E poi la cicatrice di quella caduta in bicicletta e quella di quando, da bambina, mi sono bruciata col vapore del ferro da stiro. E questa è la caffettiera e quest’altra il morso del cane di mia zia.
Mani grandi e non più giovani, il pollice non mi tocca neanche il polso e le dita stanno dritte come fusi invece che morbide come le mani della Loren. E poi i segni della carta che sporca e del freddo che screpola e dei detersivi che corrodono e del cane che spela e del fumo che puzza.
Posso anche cambiare una gomma dell’auto e fare un foro sul muro con una punta dell’otto. Ed è una gran bella libertà, credete.

Qualche volta, a dire il vero, mi viene voglia di farmi crescere le unghie. Di solito d’estate quando non devo portare i guanti e il caldo comunque ti porta via ogni energia del fare. E a volte le faccio crescere un po’ e per un po’ le curo limandole, mettendo i guanti per i detersivi, dandomi la crema e lo smalto ed evitando soprattutto di  fare il giardiniere, l’elettricista, la massaia, il falegname o il carpentiere.
Perché quando hai le unghie lunghe non puoi fare assolutamente niente se non del finto sesso spinto perché anche quello, se spingi troppo, si graffia tutto e alla fine si rovinano le unghie. Per esempio, per chi fosse avvezzo a festeggiare l’orgasmo agguantando il cuscino, il culo del partner o anche il gatto che giace lì vicino, l’unghia lunga può essere davvero pericolosa e la soluzione migliore pare che alla fine sia quella di far frullare le mani nell’aria a mo’ di quella canzoncina da bambini che recitava “batti manine che viene papà” che di erotico non ha proprio un bel niente anche se papà è ovviamente perfettamente sostituibile.
E poi con le unghie lunghe perdi praticamente la sensibilità della punta delle dita. Avete mai provato a scrivere su una tastiera con le unghie lunghe? Devi tenere le dita tutte distese e se le unghie sono comunque troppo lunghe, ti si incastrano tra i tasti della tastiera come tra le calze, nel golf, nell’orecchio, tra l’insalata da lavare e talvolta anche nella crema antirughe che ti resta tutta sotto le unghie e lì non serve a niente. Per non parlare poi dell’impossibilità di grattarsi un occhio senza cavarsi il bulbo oculare o di grattarsi la testa senza farsi venire un etto di forfora.

Fatto sta che comunque, pur non risolvendo alcuno dei problemi poco prima enunciati, esiste adesso un metodo che ti consente quanto meno di avere unghie robuste  tutte della medesima lunghezza, e soprattutto prive di quelle terribili curvature che assumono le unghie naturali: ad uncino, a curva, a punta ritta.
E sono terribili, così terribili da farmi impressione. Ma le avete mai viste?
Nelle nostre città si aggirano donne con unghie in vetroresina bicolore. Unghie così dure e così spesse da poterci tagliare la bistecca senza coltello. Mani enormi, arrossate, screpolate e vigorose con unghie enormi che battono sulle tastiere come mazzuoli su pietra o agguantano deretani maschili come morse d’acciaio.
Unghie terribili da sottoporre a manutenzione ordinaria per rinforzarne la consistenza.
Unghie French come baci francesi…i tempi cambiano, che tristezza.

quote colorate

Viscontessa, 8 Febbraio 2006

Ieri ero in cerca di un analgesico per il mal di testa.

Ho chiamato giù, al piano di sotto, e ho chiesto se tra la cinquantina di donne che ci sono nel mio ufficio, ce ne fosse almeno una che aveva dietro qualcosa per l’emicrania.

Dopo dieci minuti avevo a disposizione una decina di pasticche di Aulin, che va per la maggiore, della Novalgina, tachipirina in varie forme, gocce, aspririne, pasticche effervescenti e non ricordo più che altro.

Da qui la facile deduzione che le donne in età fertile soffrono spesso di mal di testa.

Visto poi che nessuno aveva un Brufen e che mi era impossibile concentrarmi sul lavoro senza un Brufen, sono scesa di sotto dove ho potuto verificare che chi prima, chi dopo, chi durante il ciclo, quasi tutte le mie colleghe soffrono di questo disturbo e che tutte lo curano con analgesici di vario tipo pur rimanendo stordite per quei tre giorni in cui il monsone (così lo chiama una collega) si abbatte sulle nostre teste.

Certo, è facile a questo punto immaginare che la produttività lavorativa monsonica, è estremamente ridotta e che volendo rimanere in tema lavoro,è facile anche comprendere perchè le donne siano spesso vittime di discriminazioni lavorative.

La maternità, il ciclo, gli sbalzi umorali e persino il mal di testa, ci rendono a prima vista poco affidabili per mansioni che richiedono costanza e continuità lavorativa, ma se il mondo, il mondo creato secondo le esigenze maschile, fosse diverso, quelli che a prima vista possono apparire come impedimenti, sarebbero invece qualità.

Altro che quote rose! Se il lavoro così come la politica prediligessero le esigenze femminili a quelle maschili, sarebbe necessario creare le quote azzurre per convincere gli uomini, i maschietti così agguerriti fuori casa e così impotenti tra le mura domestiche, ad occuparsi dell’andamento del mondo.

Per esempio, la prima cosa che io farei se ne avessi la possibilità, sarebbe quella di adottare il calendario mestruale basato su mesi tutti di ventotto giorni che tanto che sian di trenta o di trentuno, non ci cambia niente visto che poi arriva sempre un anno bisestile a rimettere le cose in pari.

I pagamenti, gli estratti conto, le scadenze…tutto dovrebbe essere basato sul calendario mestruale in maniera tale che quella determinata scadenza, non ti colpisca tra capo e collo il giorno, per esempio, del mal di testa ma 15 giorni fine ciclo o una settimana pre-ovulazione.

Poi si potrebbe indire concorsi pubblici con prova scritta e orale di economia domestica. E’ possibile che un uomo non debba sapersi stirare una camicia? Se io donna non so fare due più due non posso aspirare ad alcun lavoro e allora mi chiedo, perché se un uomo non è in grado di badare a se stesso, gli deve essere concesso di lavorare?

E via di questo passo esaltando la femminilità anziché reprimendola. Assorbenti e analgesici, per esempio, tra i medicinali di fascia protetta e orari di lavoro compatibili con i diversi giorni del mese, quando c’è luna piena si lavora di più, con la luna calante si lavora di meno. E poi i bambini, basta con le puttanate per incrementare le nascite come i mille euro di questo governo, bisogna fare più figli? Bene, servizi sociali più efficienti, più asili, nonni ad interim e interventi gratis di liposuzione al ventre e ricostruzione seno per riparare i danni delle gravidanze

La guerre c’est toujours la guerre

Viscontessa, 7 Febbraio 2006
Stamattina ho avuto un risveglio agguerrito. Mi sono fiondata giù dal letto con il cipiglio di un generale dei Marines e mi sono anche dimenticata che avevo mal di testa.
Fortunatamente adesso mi è tornato in mente e mi sto già accasciando sulla scrivania.
Dunque, mi sono svegliata così perché stavo sognando che dovevo partire per la guerra in Iraq. Quella guerra, per intendersi, che è finita ormai da un paio di anni e abbiamo vinto e va tutto bene.
Insomma, in questa guerra tutto bene cominciavano a mancare gli uomini e così si era deciso per l’arruolamento obbligatorio per le donne e io ero stata arruolata.
Non ero sola, insieme a me era stata arruolata anche mia sorella o mia figlia (nei sogni le due figure si confondono  spesso, devo ricordarmi di rinfacciare qualcosa a mia madre) e supponevo, nell’incazzatura furioso che mi stava montando, che l’arruolamento avvenisse per ordine alfabetico e io con la mia “h” in vetta al cognome, dovevo appartenere al primo scaglione di deficienti in divisa militare.
Nel sogno non c’era nessuno in grado di consolarmi. La mia amica Valeria, per esempio, che grazie al suo cognome non era stata ancora arruolata, si era offerta di accompagnarmi al pulman che mi avrebbe portato in Iraq e mi aveva promesso dei cannoli alla siciliana per allietare il mio viaggio. Ma io niente, ero così incazzata da chiederle a male parole, come potesse pensare che un cannolo alla siciliana potesse risolvere il problema.
Che poi a me i cannoli alla siciliana neanche mi piacciono.
Quindi una volta a casa, me l’ero presa con mia madre che come sempre quando mi arrabbio, mette su la faccetta di circostanza omaggiandomi della ragione degli imbecilli.
E poi mia sorella/figlia, non solo avrei dovuto badare a me ma avrei anche dovuto occuparmi di mia figlia/sorella.
Ma la cosa che in assoluto mi turbava di più era l’abbigliamento: cosa mi sarei dovuta portare dietro per una guerra in Iraq? E’ ovvio che avrei avuto a disposizione una divisa da imbecille, ma per il viaggio, il tempo libero, una sparatoria importante….cosa indossa una donna in guerra? E poi una guerra in un paese islamico….mi sarei dovuta portare dietro un chador, un bourqa o un pareo hawaiano sarebbe stato sufficiente?
E le valige? Quanto tempo dovevo fermarmi in Iraq? Lo zaino, o il set di valige Roncato dono di nozze di ogni coppia che convola? Perché io ho convolato senza set di Roncato e avrei avuto bisogno di un po’ di tempo per procurarmele.
Insomma, ero a casa tormentata d questi dubbi, quando arriva una cicciona in divisa da marines che viene a prendermi. Così, con indosso un paio di jeans e uno zainetto striminzito senza neanche un’antirughe dentro, decido di mettermi la felpa blu, ma dentro all’armadio la felpa blu non riesco a trovarla. Rovista, rovista, rovista, mi accorgo che mia figlia/sorella non è ancora pronta e allora mi altero ulteriormente perché accidenti è tardi e quella cicciona maledetta ci aspetta. Rovista rovista rovista, torvo la felpa celeste che avevo in una foto di vent’anni fa e una felpa blu che però è piccola ed è quindi evidentemente fuori posto “Mamma! Ma questa felpa non è mia! È di mia sorella/figlia, accidenti ho fretta!” e la cicciona mi guarda mentre infilo la felpa celeste e la rabbia continua a salirmi senza che io trovi un buon motivo per calmarmi.
Anzi, mi fermo un attimo a pensare a quanto sono incazzata e con sollievo ne deduco che non vi è alcun motivo per cui dovrei giungere ad un compromesso con la cicciona.
Io non voglio venire, se mi volete mi prendete così, altrimenti mi lasciate a casa!
Prendo il mio zainetto con i miei quattro cenci e vado.
Fanculo

piro, piro, piro…..

Viscontessa, 6 Febbraio 2006
Piro, piro, piro…
Mi sono ammosciata tutta. Il post di ieri mi è venuto tutto incollato come un singhiozzo e non riesco a sistemarlo. Che li ho messi a fare i punti se poi la lettura è forzatamente compulsiva? E poi un po’ di mal di testa…piro, piro, piro…..
E’ lunedì, piro,  non ho molto da fare in ufficio e quel poco che ho da fare non mi soddisfa, giace in un angolo abbandonato come un trenino vecchio che hai comprato l’attack per aggiustarlo ma resta lì buttato in un angolo.
Borghezio a Livorno. E’ come mandare una velina a ballare in una moschea. I livornesi si sono incazzati e hanno tirato bombe carta…..piro, piro, piro…fa di nuovo freddo e le domeniche si trascinano stancamente in attesa della serata, così i post sono scritti a singhiozzo e pubblicati anche peggio.
Piro, piro, piro…. Mi arriccio i capelli con il dito, sono morbidi e mi pirano bene. Ho preso un Brufen e mi sono rimessa sul divano con la televisione accesa e il gatto sui capelli. C’era Maurizio Costanzo e una tipa che aveva scritto un libro raccontando del suo ictus a vent’anni. Piro, piro, piro….non riusciva più a parlare e si è dimenticata le lingue straniere. Un libro autobiografico, il romanzo di esordio di ogni scrittore, parlo di me e delle mie esperienze e poi… poi viene il bello, poi arriva lo scrittore, quello che scrive di altro e lo fa con lo stesso ardore e le stesse capacità con cui parla della sua vita.
Piro, piro, piro….. poi mi sono alzata e sono arrivata in ufficio. Un ufficio piro con tutti i suoi piri in ordine e tutte le pirate che ti aspettano al lato della scrivania.
D’altra parte con un lunedì piro come questo non c’è molto altro da fare. A parte mangiare. Penso che all’ora di pranzo mi farò una lasagna, una lasagna pira come si deve di quelle che le digerisci una settimana dopo e ti tengono compagnia nel profondo del tuo piro.
Piro, piro, piro….il grillotalpa ha aumentato le paste, ora costano novanta centesimi ovvero dieci centesimi più che ogni altro bar. Piro… avevo giurato che non ci sarei andata più ma poi quella faccia da procione del marito mi pira bene e sono tornata da loro però il cornetto l’ho preso con la marmellata per giustificarmi quei dieci centesimi in più.
Piro, piro, piro….. se rinasco voglio nascere pirulino così posso pirare tutto il giorno.

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