oggi sono morta
Viscontessa, 28 febbraio 2006Oggi sono morta senza aver terminato quel che stavo facendo.
Io lo sapevo che oggi sarei morta ma quando l’ho saputo ormai era troppo tardi per mettere le piante dentro alla serra e scrivere a mia madre per dirle che nonostante tutto le ho sempre voluto bene.
L’ho saputo appena sveglia, tutti appena svegli sanno riconoscere il giorno della loro morte ma nessuno ha mai il tempo di comunicarlo agli altri o il coraggio di portare a termine quello che stava facendo.
Se solo lo si potesse sapere un poco prima del giorno stesso, sarebbe molto più facile organizzarsi ma siamo così tenacemente attaccati a questa unica vita di cui c’è certezza, che ci rifiutiamo di ascoltare i sintomi della nostra morte imminente. Poi ti alzi una mattina e ti rendi conto, perfettamente conto, che questo è il giorno prescelto.
Il giorno in cui devi morire ti pare che il sole splenda più luminoso del solito oppure ti pare che la pioggia che cade sia più bagnata di quella di ieri e il grigio delle nuvole sia di un grigio più brillante, è un po’ come passare una mano di coppale sulla tua vita ma prima che quella si secchi e ti permetta di toccare finalmente quelle superfici ormai brillanti, tu te ne sei già andato con le mani tutti appiccicose di coppale impiastricciata.
Il giorno in cui devi morire ti pare poi di poter evitare l’evento, stamattina, per esempio, mentre ammiravo i viali luminosi e il traffico disordinato, pensavo di dover guidare con prudenza. Immaginavo che sarei morta in un incidente d’auto con un contorno di passanti incuriositi che coprivano gli occhi ai loro figli per non fargli vedere i sangue denso che mi usciva dalla testa. Avevo anche pensato di mettere per l’occasione un cappotto scuro che mascherasse il colore del mio sangue sparso, ma poi, dopo essermi accurata lavata, profumata ed essere stata in bagno per sfigurare di fronte al patologo che mi avrebbe forse fatto l’autopsia, mi sono rimessa il mio cappottino giallo perché non volevo ancora credere che oggi sarei morta.
Quando poi sono scesa dalla macchina, ho attraversato la strada con prudenza e mentre facevo colazione al bar ho pensato che forse mi sarei strozzata con la brioche. Si ecco, forse mi sarei strozzata con la brioche, sarei diventata tutta paonazza e strabuzzando gli occhi fuori dalle orbite, mi sarei accasciata al suolo sporcandomi il cappottino giallo con la tazzina di caffè bollente che tenevo ancora tra le mani.
Ho masticato con calma, ho masticato talmente lentamente che il caffè si è freddato e io ho fatto tardi.
L’appuntamento era per le nove dal dentista, niente di preoccupante solo la pulizia dei denti ma mentre l’igienista mi massacrava le gengive, pensavo che sarei morta per una scossa elettrica sulle gengive. Che morte orribile, ho pensato mentre lei mi scorticava una gengiva in cerca di chissà quale deposito di tartaro invisibile!
Certo morire con una bocca pulita è una soddisfazione ma devo dire che quello è stato l’unico momento in cui ho seriamente pensato che, se stavo morendo o che se non comunque non fossi morta in quell’istante, non valeva proprio la pensa di sottoporsi a quella tortura se tanto dovevo morire. Che poi avevo dietro il mio bel documento di identità quindi nessuno avrebbe dovuto prendermi le impronte dei denti per riconoscermi e allora tanto valeva morire insieme al mio tartaro.
Poi anche il dentista è passato, o almeno credevo, e mentre mi chiedevo quale altro pericolo potessi evitare, mi sono girata per salutare la mia igienista e sono inciampata nella guida sulle scale.
Se oggi non fossi dovuta morire, mi sarei ripresa da quel volteggiar nell’aria in cerca di appigli, ma poi ho pensato che tanto valeva approfittare dell’occasione e che se il mio destino era segnato, almeno avrei potuto avere l’ultima parola sul fato e mi sono lasciata andare.
Adesso sono qui alla base delle scale con l’osso del collo rotto, anche questo braccio ha una posizione innaturale e questo piede all’altezza dell’ascella, mi fa supporre che anche la gamba debba aver subito qualche danno.
Intorno gente che urla, rumore di sirene, qualcuno piange e la Dasy dev’essere svenuta perché sento che qualcuno sta chiedendo se ci sono dei sali e non possono essere certo per me….
Sono morta, ma il mio cappottino giallo non si è sporcato di sangue e non si è neanche strappato.
E anche queste sono soddisfazioni alla faccia del destino cinico e baro!
Io lo sapevo che oggi sarei morta ma quando l’ho saputo ormai era troppo tardi per mettere le piante dentro alla serra e scrivere a mia madre per dirle che nonostante tutto le ho sempre voluto bene.
L’ho saputo appena sveglia, tutti appena svegli sanno riconoscere il giorno della loro morte ma nessuno ha mai il tempo di comunicarlo agli altri o il coraggio di portare a termine quello che stava facendo.
Se solo lo si potesse sapere un poco prima del giorno stesso, sarebbe molto più facile organizzarsi ma siamo così tenacemente attaccati a questa unica vita di cui c’è certezza, che ci rifiutiamo di ascoltare i sintomi della nostra morte imminente. Poi ti alzi una mattina e ti rendi conto, perfettamente conto, che questo è il giorno prescelto.
Il giorno in cui devi morire ti pare che il sole splenda più luminoso del solito oppure ti pare che la pioggia che cade sia più bagnata di quella di ieri e il grigio delle nuvole sia di un grigio più brillante, è un po’ come passare una mano di coppale sulla tua vita ma prima che quella si secchi e ti permetta di toccare finalmente quelle superfici ormai brillanti, tu te ne sei già andato con le mani tutti appiccicose di coppale impiastricciata.
Il giorno in cui devi morire ti pare poi di poter evitare l’evento, stamattina, per esempio, mentre ammiravo i viali luminosi e il traffico disordinato, pensavo di dover guidare con prudenza. Immaginavo che sarei morta in un incidente d’auto con un contorno di passanti incuriositi che coprivano gli occhi ai loro figli per non fargli vedere i sangue denso che mi usciva dalla testa. Avevo anche pensato di mettere per l’occasione un cappotto scuro che mascherasse il colore del mio sangue sparso, ma poi, dopo essermi accurata lavata, profumata ed essere stata in bagno per sfigurare di fronte al patologo che mi avrebbe forse fatto l’autopsia, mi sono rimessa il mio cappottino giallo perché non volevo ancora credere che oggi sarei morta.
Quando poi sono scesa dalla macchina, ho attraversato la strada con prudenza e mentre facevo colazione al bar ho pensato che forse mi sarei strozzata con la brioche. Si ecco, forse mi sarei strozzata con la brioche, sarei diventata tutta paonazza e strabuzzando gli occhi fuori dalle orbite, mi sarei accasciata al suolo sporcandomi il cappottino giallo con la tazzina di caffè bollente che tenevo ancora tra le mani.
Ho masticato con calma, ho masticato talmente lentamente che il caffè si è freddato e io ho fatto tardi.
L’appuntamento era per le nove dal dentista, niente di preoccupante solo la pulizia dei denti ma mentre l’igienista mi massacrava le gengive, pensavo che sarei morta per una scossa elettrica sulle gengive. Che morte orribile, ho pensato mentre lei mi scorticava una gengiva in cerca di chissà quale deposito di tartaro invisibile!
Certo morire con una bocca pulita è una soddisfazione ma devo dire che quello è stato l’unico momento in cui ho seriamente pensato che, se stavo morendo o che se non comunque non fossi morta in quell’istante, non valeva proprio la pensa di sottoporsi a quella tortura se tanto dovevo morire. Che poi avevo dietro il mio bel documento di identità quindi nessuno avrebbe dovuto prendermi le impronte dei denti per riconoscermi e allora tanto valeva morire insieme al mio tartaro.
Poi anche il dentista è passato, o almeno credevo, e mentre mi chiedevo quale altro pericolo potessi evitare, mi sono girata per salutare la mia igienista e sono inciampata nella guida sulle scale.
Se oggi non fossi dovuta morire, mi sarei ripresa da quel volteggiar nell’aria in cerca di appigli, ma poi ho pensato che tanto valeva approfittare dell’occasione e che se il mio destino era segnato, almeno avrei potuto avere l’ultima parola sul fato e mi sono lasciata andare.
Adesso sono qui alla base delle scale con l’osso del collo rotto, anche questo braccio ha una posizione innaturale e questo piede all’altezza dell’ascella, mi fa supporre che anche la gamba debba aver subito qualche danno.
Intorno gente che urla, rumore di sirene, qualcuno piange e la Dasy dev’essere svenuta perché sento che qualcuno sta chiedendo se ci sono dei sali e non possono essere certo per me….
Sono morta, ma il mio cappottino giallo non si è sporcato di sangue e non si è neanche strappato.
E anche queste sono soddisfazioni alla faccia del destino cinico e baro!





28 febbraio 2006, 11:34
sai oggi è una giornata che mi scapperebbe di morire .
in compenso è successo alla figlia del mio commercialista, che poi è anche un amico: quindici anni aveva, quindici.
si è buttata dalla finestra dall’undicesimo piano dove abitava con la mamma.
la sua famiglia era quella che rientra nella statistica di questi anni . padre sposato un paio di volte in attesa di un figlio da un’altra donna, madre forse fidanzata, non so.
è una generazione di pessimi genitori la nostra.so di aver già affrontato il discorso ma veramente mi chiedo se non ce la raccontiamo troppo . la qualità e non la quantità, si deve essere realizzate per essere delle buone madri e blablalbla….
28 febbraio 2006, 11:47
La realizzazione come donne richiede molti sforzi che vanno inevitabilmente a discapito dell’attenzione che si può dedicare ai figli.
Forse una via di mezzo.
Alcune rinunce come donna sono essenziali per poter essere realizzate come madri.
Ascoltare, è una banalità, ma ascoltare e non solo le parole dei propri figli, resta comunque l’unica soluzione praticabile.
Bestialità: imparare ad ascoltare i miei animali mi aiuta a ascoltare anche mia figlia. L’ascolto del cuore, fermarsi e osservare.
Comunque è dura.
Ieri pomeriggio la mamma di un’amichetta di mia figlia mi diceva che la sua bambina non voleva vestirsi in maschera per la festa di carnevale oggi a scuola.
Le ho chiesto come mai ma lei non sapeva rispondermi.
Poi ho chiesto a mia figlia e mi ha detto che la sua amica, una delle più brave della classe, non vuole vestirsi in maschera perchè avrebbe dovuto vestirsi da angelo e siccome i suoi compagni l’accusano sempre di essere una secchiona coccolina della maestra, non voleva che la prendessero in giro per quella maschera.
28 febbraio 2006, 14:57
peccato, lei era ancora così giovane.
E vabbé, come si dice, morta una Viss..a.
(a proposito, visto che il motorino suppongo non le serva più, a me eventualmente farebbe un gran comodo)
28 febbraio 2006, 14:59
E noi che pure lo speravamo, almeno se finiva questa lagna! E invece a scrivere deve essere l’animaccia sua che batte l’ultimo colpo sulla tastiera!
28 febbraio 2006, 15:03
E ora icché si fa? S’aspetta la resurrezione (della carne eh? Un mi fraintendere) o si fissa la data dì funerale… in ogni caso, comunque sia, Santa… Santa subito!
28 febbraio 2006, 15:04
Evvaiiiiiiiiii.
Finalmente stanotte si riesce a dormire.
Perchè i morti mica russano, vero?
28 febbraio 2006, 15:17
Però morire con un cappottino giallo sarebbe stato assoluto chic e insolito. Tutto quel colore sul grigio asfalto! Saresti rimasta immortale.
28 febbraio 2006, 15:55
Viola, anche sulla guida rossa con il cappottino giallo facevo la mia porca figura:-)
Conte, se non fossi tutta morta le direi di occuparsi del cane. E’ una delle cose avrei dovuto fare prima di morire ma non mi son ricordata.
Sappia comunque che la bestiola questa notte, prima che ormai distrutta io abbia cominciato a russare come una locomotiva e mentre lei russava beato come un bambino, ogni ora ha grattato alla porta del giardino per uscire.
Ogni volta che tornavo a letto e prendevo sonno, lei tornava in cucina a grattare sulla porta del giardino.
Tra l’altro, come al solito, vedere una visontessa in giardino con un pigiama enorme che nel cuore della notte urla sottovoce (?) “vieni dentro ti ho detto!” non è neanche bello.
Ci pensi pure lei, io stanotte morirò russando sul divano:-)
Sifossifoco, che domande! s’aspetta la Pasqua e si vede se risorgo da un uovo di cioccolata vestita come un angnellino:-)
Sig. Effe, per un momento ho temuto che volesse in eredità il cappottino giallo….non la facevo uno da cappottino giallo….ecco.
Comunque, sappia che l’unico mezzo che posseggo e che quindi posso lasciarle in eredità, è una macchina che tra una settimana compie i dodici anni e i 180 mila kilometri.
Non so se le interessa, ma ci tenevo a precisarle che comunque è gialla pure lei.
Mi faccia sapere.
28 febbraio 2006, 18:25
Adesso dovrai pure cambiare il titolo al blog…
28 febbraio 2006, 20:24
dio mio viss come sei distrutta oggi, e io che volevo far vedere a Nicco come eri brava a scrivere…… tra un po’ questo ragazzo si sviene comunque il capottino giallo domenica ti stava bene lascialo a me. Ci vediamo domenica? Telefonami domani mattina
28 febbraio 2006, 23:54
io devo averci dei seri problemi.
per un momento ho creduto che ti fosse capitato qualcosa di poco bello e mi è aumentata la sudorazione. sarà che ti conosco da parecchi anni e dire che mi spiacerebbe sarebbe banale.ma dove la prendi tutta questa energia? morire e resuscitare sempre deve essere na gran fatica nè! io sono pigra. quando muoio penso che sarà per sempre.
ti bacio
anche a me il cappottino giallo mi prende bene! taglia 44
la funambola
1 marzo 2006, 1:15
Fù, sai com’è, se si muore e si resuscita di frequente, si prende un po’ più di confidenza con la morte.

Si fa così tanto per rammentarsi che si deve morire
Il cappottino giallo comunque è una 46, ho le spalle larghe.
Bacio anche a te.
Cara la mia utente anonima, prima di far leggere ai minorenni il mio blog, si accerti sempre cosa ho scritto nel post del giorno, come avrà capito qui si può trovare di tutto, (ehm…e impari la punteggiautura:-)))
Domani ti chiamo ma il cappottino giallo (Massimo Rebecchi mica pizza e fichi!) col cavolo che te lo lascio!
Briciola hai ragione! per quanto quel visse felice e scontenta potrebbe anche essere riciclato. In fondo vissi:-)
1 marzo 2006, 16:17
senta, se il motorino non ce l’ha, mi lasci almeno il suo monopattino
1 marzo 2006, 18:35
sig. effe, ottima scelta! il monopattino non è neanche giallo ma rosa confetto!