dubbi sulla normalità

Viscontessa, 23 febbraio 2006
Io non sono mai stata sicura di essere normale.
Ma non è colpa mia.
Ho una zia infatti che a causa di un probabile meningite avuta durante la guerra quando era ancora in fasce, è cresciuta in un corpo piuttosto infelice e con le capacità mentali di un bambino di cinque, sei anni.
La zia, che viveva con i miei nonni, non sapeva di essere com’era e si comportava normalmente come pensava che si comportassero anche gli altri. A noi cugini, allora bambini, era fatto assoluto divieto dire alla zia Arcadia (così ahimè si chiamava) che non era normale e dovevamo trattare con lei come se fosse stata normale anche se non sapevi a quale normalità fosse più opportuno riferirsi perché non era un’adulta normale e neanche una bambina normale.
Quando per esempio tornando da fuori portava radiosa dei fazzoletti sporchi raccattati per strada, non sapevamo mai come comportarci. Lei lavava i fazzoletti e li riponeva nel suo cassetto poi in occasioni speciali, ci regalava un fazzoletto usato (ma lavato) raccontandoci dove lo aveva trovato e noi, cercando con la sguardo le nostre mamme, ci sentivamo piuttosto in imbarazzo sia ad accettare che a respingere quel singolare dono. Di solito poi, incalzati dallo sguardo severo della mamma, prendevamo quel fazzoletto ex-moccicoso mentre lei rideva senza voce come solo lei sapeva fare. Uno delle sue manie più singolari, però, era quello di chiamarti furtiva in disparte per toglierti un pelucco, un capello, un filo dal golf. Lo prendeva delicatamente con le mani e te lo mostrava orgogliosa convinta con quel gesto di averti fatto comprendere il perché tutto doveva avvenire in segretezza. Il suo gioco preferito invece era quello di appenderti addosso le mollette da bucato e per ogni molletta che riusciva ad appinzarti dietro la maglietta, rideva in silenzio per ore. Se non ti accorgevi di quella molletta ti capitava, osservandola, di pensare che fosse posseduta da un demonio muto.
Così è successo che ad un certo punto della mia vita, probabilmente in concomitanza con l’avvicinarsi di quella adolescenza che si concentra tutta sull’individuo che la sta vivendo, ho cominciato a chiedermi se ero normale.
D’altra parte, se no lo fossi stata, non me ne sarei potuta accorgere come non se ne accorgeva la zia Arcadia.
All’inizio il dubbio era un dubbio innocuo con cui trastullarsi quando guardandoti allo specchio, cominci a non riconoscerti più e a chiederti se quei due nocciolini che prendono forma sotto ai capezzoli, siano normali o siano il principio di un rarissimo tumore infantile. A quell’età, si sa, non esistono vie di mezzo e la tragicità è uno degli stati d’animo che permeano tutta la nostra esistenza di giovani virgulti.
Fatto sta però, che l’accrescersi delle tette coincise con l’accrescersi dei dubbi sulla mia normalità. Se da un lato il probabile tumore infantile cresceva, dall’altra l’ignorare la malattia da parte della mia famiglia, era assolutamente spiegabile dalla loro incapacità di affrontare determinate situazioni. Immaginavo infatti che mia madre fosse assolutamente consapevole della mia malattia, ma che per non dispiacermi, spacciasse quei bozzi sul mio petto per un seno acerbo come accadeva per  la mia zia “scema” spacciata per una persona normale.
Così piano piano finiì per convincermi che anche io dovevo avere qualcosa che non andava e cominciai da un lato a spiare i miei genitori nella speranza di sentirli prima o poi parlare tra loro della mia anormalità, e dall’altra mi sottoponevo a stenuanti sedute di domande che potessero negare la  mia teoria.
Se uscivo con un’amica per andare al cinema, mi dicevo che dovevo per forza essere normale altrimenti i miei genitori non mi avrebbero mandata, ma poi, un attimo dopo, mi dicevo che mi avevo mandato apposta perché io non sospettassi di essere anormale. Del primo bacio, per esempio, ricordo quella sensazione di disagio che si può provare quando si pensa che qualcuno sia stato pagato per ingannarti perché la mia paranoia aveva raggiunto livelli tali, da avermi portato ad architettare tutta una teoria sulla mia famiglia.
Avevo insomma deciso, ad un certo punto, che la mia famiglia fosse ricchissima, così ricca da aver comprato tutti quelli che mi stavano intorno per non farmi sentire normale.
Mentre le mie coetanee sognavano di essere principesse arabe strappate da piccole dalle loro famiglie di origine, io sognavo di essere un’anormale a cui i genitori volevano così bene da preservarla dalla dura realtà e ci fu un periodo, un brevissimo periodo della mia adolescenza, nei quali provai per loro anche una tenerissima riconoscenza.
E adesso, se non sono normale, sapete il perché.



17 commenti a “dubbi sulla normalità”

  1. Minervaa Says:

    ma noi questo già lo sapevamo, visto che da anni veniamo pagati mensilmente dalla tua famiglia per assecondarti.

    io parlo perchè mi son saltate ben due rate.

  2. JohnnyDurelli Says:

    In effetti,dovrei anch’io controllare se ho dato le coordinate giuste ché è un po’ che non mi arriva il bonifico.E pur non pagato continuo a leggerti e a ricoprirti di complimenti.Sarò mica anormale anch’io? :)

  3. Viscontessa Says:

    Ho fatto sospendere io i pagamenti.

    Vi voglio più partecipativi, più sussiegosi, più commemorativi (?), più entusiasti…ecco.

    (ora corro dalla mia mamma a piangere!)

  4. riccionascosto Says:

    Insomma, un Truman Show ante litteram.

    Dovresti farti pagare i diritti (così paghi anche Minerva, che per un po’, almeno, tace, da un po’ non fa che parlare di inedia e stitichezza; sta in ristrettezze, abbi pietà)

  5. Viscontessa Says:

    Si infatti volevo intitolare il post Truman Show:-)

    (Minerva è fatta così, da quando ho parlato di cacca e inedia, si è affezionata, ricordi il periodo delle caccole?…ahahah..)

  6. laislabonita Says:

    trovo la pratica di regalare fazzoletti trovati raccontandone la storia assolutamente poetica. i pazzi sono spesso poetici. ho amici che non so se sono normali, la gente normale li guarda storto, ma sono persone con lampi di genialità. mi riconosco molto in ciò che hai scritto. stesse peregrinazioni mentali. che non possono che esser frutto di intelligenza. ma la pazzia non è un eccesso di intelligenza?

  7. Minervaa Says:

    non è bello ridere alle spalle della gente, no.

    tutto perchè la mia famiglia si disinteressa di me e non paga nessuno.

  8. Tittyna Says:

    “Tu non sei mica normale” è la frase che se la combatte con “e adesso mangia” per il primato delle più ascoltate durante l’adolescenza.

    Il primo ragazzo di cui m’innamorai fu quello che mi disse “la normalità è un fatto personale”. Mi ha regalato qualosa a cui pensare nei momenti di maggiore sconforto. :)

  9. utente anonimo Says:

    STYLETTOS: Vedo con piacere che finalmente hai ritrovato la tua vena migliore, ancorché un po’ cupa. Segno che anche questo mese di febbraio volge al termine…

  10. Viscontessa Says:

    Styl, vorresti dirmi che in febbraio avevo perduto anche la verve? e tu pensa che con l’ultimo paio di stivali mi è venuto persino mal di piedi per cui sono costretta ormai da giorni ad indossare scarpe larghe e a tacco basso!

    Tit, e il “Lo dico per il tuo bene” dove vogliamo metterlo? ;.)

    Minerva, non dire sciocchezze! sono anni che ricevo bonifici a valuta fissa dalla tua famiglia…. che ti credi?!?! mica sono solo in questa follia!

    laisa, i fazzoletti usati sono una delle stranezze di mia zia legati più che alla sua pazzia, all’educazione tutta incentrata sul rispermio della mia nonna.

    In realtà nella condizione di mia zia non c’è niente di poetico ma neanche di commovente. Mia zia è semplicemente ritardata senza nessun appello, senza nessuna speranza e anche senza nessuna tenerezza. Non fa tenerezza il suo sguardo vacuo nè la sua risata muta.

    Senza ipocrisie, senza voler trovare un bello in ciò che di bello non ha niente.

    Non lo dico per il tuo commento (perchè i fazzoletti divertivano anche me) ma perchè troppo spesso si tenta di riabilitare la sfiga:-)

  11. utente anonimo Says:

    io ti trovo piacevolmente non normale….

    e credimi….di questi tempi è un lusso….

  12. laislabonita Says:

    sono d’accordo con te. mi riferivo credo a situazioni meno gravi.

  13. BBSlow Says:

    Siete mica normali, voi!

  14. Viscontessa Says:

    laisla, in realtà la situazione di mia zia non è poi così grave nel senso che lei gode di ottima salute non fosse che perchè la mancanza di qualsiasi tipo di stress, non può che giovare alla sua salute.

    Lei è felice, vive tranquilla e come un animaletto selvatico, si affeziona di volta in volta a chi le da “magiare” per dimenticarsene un attimo dopo in favore di colui che gli regala un cioccolatino o la porta a fare una passeggiata.

    La gravità di certe malattie, è tutta nostra che non siamo più abituati ad avere “lo scemo del villaggio” che invece era prima un dei vari personaggi che alimentavano la commedia della vita.

    Ovviamente non auspico certe situazioni, ma paradossalmente certe disgrazie sono meno dolorose di altre.

  15. utente anonimo Says:

    STYLETTOS: Non credere che non abbia notato il velato riferimento agli stivali che ti dovevo regalare…Dovevo prenderli anche per la mia consorte, ed invece sono finiti, basta, si va verso la primavera.

  16. theobserver Says:

    ahahaha…e dire che pensavo di essere anormale…ho fatto bene a passare di qui…così mi sento rassicurata…ehi, non è che ti hanno pagata per dire questo…magari qualcuno della mia famiglia che sapeva che probabilmente prima o poi sarei passata di qui ;-D

  17. Viscontessa Says:

    Styl, sono d’accordo, l’inverno ormai sta per terminare, cominciamo a pensare ad una bella collezione di sandali :-) ))

    Observer, assolutamente si, sono mesi che stiamo progettando il tuo arrivo sul mio blog per poterti poi far leggere questo post. La verità è che la tua famiglia si è stufata di pagarci e vorrebbe che tu cominciassi a prendere consapevolezza della tua condizione :-)

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