piango sul latte munto della mia vacca grassa
Viscontessa, 19 Febbraio 2006La depressione domenicale è quel tipo di disturbo che di norma sparisce quando diventi genitore.
Se prima dell’inizio della tua carriera di madre la domenica sera ti trascinavi stancamente tra il letto e il divano macerandoti nell’autocommiserazione dell’ennesima domenica di merda, ad un certo punto della tua vita tutto cambia e la domenica sera ti trascini stancamente a letto sperando che il lunedì mattina e il tuo ufficio arrivino il prima possibile.
Niente contro i cuccioli, anzi, quelle deliziose creature che portano il tuo naso, le orecchie del babbo e il sorriso (aihmè) di tua suocera, riempiono talmente tanto la tua vita che ad un certo punto non ti rendi più conto se l’affetto che provi per loro sia un sentimento autentico o una sorta di sindrome di Stoccolma che ti conduce alla dipendenza psicologica dal tuo carnefice.
Io per esempio questo fine settimana ho fatto anche un sacco di cose interessanti ma arrivata a quest’ora della domenica non riesco più a distinguere se l’inquietudine che mi attanaglia derivi da una reminescenza di quelle domeniche piene di aspettative che coltivavi in gioventù, o sia una sorta di stanchezza familiare causata da tutto questo esubero di affetto che ti circonda dal venerdì alla domenica sera. Adesso, per esempio, sono seduta qui sul letto con uno dei cani accucciato sul tappetino, il gatto sui piedi e mia figlia che in un pellegrinaggio ininterrotto, passa di qui a comunicarmi che è stanca, che si annoia, che non vuole andare a scuola, che mi vuole bene, che ha fame, che ha mal di pancia, che vuole una coccola, che vuole giocare, dormire, mangiare, riposarsi, guardare la televisione… e contemporaneamente penso che devo mettere urgentemente un’altra lavatrice altrimenti la sua tuta preferita non è pronta per martedì che deve andare in piscina e poi devo ricordarmi di passare all’edicola a ritirare il volume della sua enciclopedia e il certificato medico per andare a cavallo, il dentista giovedì, la pagella martedì, i verbi da ripassare per la verifica di mercoledì, il fotografo per la comunione a maggio, e ancora la carta millimetrata per geometria, le spillette da appuntare sulla divisa da scout, gli occhialini nuovi per la piscina e la mensa da pagare.
Non è che dopo tutto questo proprio mi lamenti, direi che più precisamente tutto questo mi stanca perché l’impegno che mi richiede sottrae molte energie alla depressione classica domenicale fatta appunto di aspettative mancate che rendevano il giorno di festa il giorno più singolare della settimana..
Invece adesso non hai più tempo, se decidessi di rotolarmi qui sul letto pensando che anche questo fine settimana non ho incontrato il principe azzurro, non fatto una dieta disintossicante che mi ha fatto perdere tre chili in tre giorni, non sono stata ad una festa di sesso droga e rock’n roll, non sono stata a Montecarlo a fare shopping e giocare al casinò e infine non ho neanche fatto a cambio di guardaroba con la mia amichetta del cuore, adesso, dicevo, non potrei più permettermelo perché il totano fritto del pranzo che mi ha tenuto compagnia per tutto il pomeriggio, non ha saziato nessun altro stomaco di quelli che si aggirano per questa casa.
Eppure, come dicevo, venerdì sera ero a cena da amici dove oltre alla piacevolissima conversazione incentrata per buona parte della serata sulla differenza tra l’omosessualità maschile e quella femminile, ho anche commesso il reato di consumo di stupefacenti che mi ha tenuta sveglia, una volta rientrata a casa, con la disanima completa dell’arredamento del mio appartamento.
E il sabato mattina se ne è andato con una passeggiata per il centro in compagnia dei cani, funestata solo in parte, dal pagamento delle bollette arretrate. E poi il sabato pomeriggio è trascorso all’aria aperta dove mia figlia monta a cavallo e dove, come di consueto, ho scherzato con la mia amica non che istruttrice di cavallo di mia figlia.
Stamattina poi sono andata a vedere la splendida galleria Vasariana degli Uffizi con breve visita alle opere principali della galleria (la battaglia di Paolo Uccello la mia preferita) e quindi a pranzo fuori leggendo il giornale e assaporando il totano fritto con un vinello bianco e una sigaretta tra una portata e l’altra e infine un pisolino dopo pranzo e un prematuro pigiama alle cinque del pomeriggio che tanto domani è lunedì e dobbiamo ancora fare la cartella e fatti la doccia e non hai la febbre sei solo stanca e si mi ricordo di attaccarti il bottone e va bene adesso vado a preparare la cena e ok…..va bene, domani rimaniamo a casa e ti voglio tanto bene anche io.





19 Febbraio 2006, 20:29
anch’io mi sento un po’ di febbre e non ho fatto la cartella e neanche i compiti
posso stare a casa domani?
20 Febbraio 2006, 13:17
anche le dure hanno un cuore (ma lo tengono spento)
20 Febbraio 2006, 21:24
e infatti oggi sono rimasta a casa a macerarmi nei sensi di colpa e nell’autocommiserazione più nera.
e poi nessuno mi vuole bene, nessuno mi capisce, nessuno niente di niente…anche sto blog verte in uno stato di inedia………………………………………………………………………………………………………………………………….
21 Febbraio 2006, 7:36
Sì, ma stamattina fili a lavorare lo stesso (e quale inedia, quella è un’altra cosa)
21 Febbraio 2006, 9:23
mi ero persa l’inedia.la lasci un attimo e ti tira fuori queste perle.ma come si fa
21 Febbraio 2006, 20:40
vabbè io sono fatta così…mi lasciate soloa un attimo e mi infilo subito le dita nel naso o mi scaccolo le dita dei piedi…………………………………….
22 Febbraio 2006, 10:16
oh, viscontessa. io lunedì mattina ho invocato il ritorno di erode.
22 Febbraio 2006, 17:29
Erode. Il miglior amico dei genitori.
Giuro che il prossimo cane lo chiamo così!