vanità

Viscontessa, 29 Gennaio 2006

Nessuno è perfetto anche se sono pochi coloro che riconosco la loro imperfezione e ancor meno coloro che possono vantare, come la sottoscritta, di essere perfettamente imperfetti. La perfetta imperfezione è quella che ti consente di riconoscere, senza ipocrisie, le tue imperfezioni che, per carità, non sono certo il proprio disordine o la propria distrazione. Niente è più urticante di chi interrogato sui propri difetti, ti concede con una nota di vanto nella voce, il proprio disordine quale massima espressione di disprezzabile comportamento umano come se una pila di libri in un angolo della camera da letto, racchiudesse in se tutto il male del mondo. E tutto il resto? Tutte le invidie, l’egoismo, la meschinità, l’ipocrisia, la superficialità, l’arroganza dove stanno? Altrove.

Nella mia perfetta imperfezione invece, c’è posto per tutto compresa la contraddizione tra opere e omissioni alimentata dai sensi di colpa che diventano talmente reali e concreti da farmi soffrire di solitudine quando non ne ho neanche uno a portata di mano.

Stamattina per esempio, buttata giù inopinatamente dal letto per un errore nella lettura dell’orologio, verso le nove e mezzo ero in centro vestita di tutto punto e con il mio cane al guinzaglio. Avevo in programma alcune commissioni che rimandavo da tempo e che spalmate nel corso della settimana lavorativa, avrebbero avuto un sapore affatto diverso da quello che per via del senso di colpa, hanno assunto stamattina. La prima tappa è stato nel negozio della Mont Blanc dove ho cambiato il refil della mia penna intrattenendomi poi con il commesso in una conversazione sul valore simbolico di alcuni oggetti. Poi, mentre mi accingevo a pagare i miei miseri sei euro in un negozio nel quale persino il panno per spolverare costa di più, mi sono fatta mostrare un buon numero di penne sbavando su ognuno di quegli oggetti come se possederne uno avesse potuto arricchire il mio spirito. Infine, perfettamente immedesimata nel ruolo, ho lasciato che il commesso si complimentasse con me per la mia penna la cui usura dimostrava, senza ombra di dubbio, che di quell’oggetto così particolare ne faccio tranquillamente uso come si conviene a lor signori che non acquistano oggetti di valore per metterli in cassaforte, ma per una sorta di sprezzo verso il denaro.

La seconda tappa poi è stata dall’orologiaio di fiducia al quale ho lasciato il mio Baume e Mercier in oro e acciacco, modello ormai fuori produzione e il cui uso è testimoniato da una eccessiva usura del cinturino. Anche in questo caso ho chiesto il prezzo del nuovo modello per poi lasciare l’ossequioso  proprietario del negozio, con una frase ad effetto carica di retorica sul valore affettivo degli oggetti. Devastata quindi dai sensi di colpa per un così spocchioso atteggiamento mentre i bambini nel mondo muoiono di fame, sono corsa in Piazza della Repubblica in cerca di un gazebo che vendesse le arance per aiutare la lotta contro il cancro ma l’unico gazebo che c’era era quello di Forza Italia e sono fuggita inorridita pensando che non era colpa mia se non avevo potuto comprare le arance.

Quindi colazione. Ho tentato da Gilli ma un cartello sulla porta segnalava che “i nostri amici cani devono aspettare fuori” e invece di lasciare il mio cane legato fuori come avrei fatto in condizioni normali, per supplire alla mancanza delle arance, ho deciso che mai e poi mai un locale che non accetta i cani avrebbe avuto  i miei soldi. Parzialmente rinfrancata ho riparato da Paskoski dove i cani possono entrare e le paste sono peggiori. Uscita dal bar non vedevo l’ora di infilarmi nella mia profumeria ma una visita in profumeria non può essere pagata solo con un cane portato dentro ad un bar e così sono entrata in libreria dove mi sono imposta di non acquistare niente visto che ho ancora diversi libri da leggere. Entrare in libreria e non acquistare niente è estremamente mortificante. Forse anche un po’ troppo…. Anzi sicuramente troppo soprattutto se per non acquistare niente, non sfogli neanche un libro e vaghi per gli scaffali con quell’aria da scema totale con cui io mi sono trovata ad un certo punto di fronte al reparto dei dizionari. E se qualcuno che conosco mi ha visto? Dio mio che umiliazione! Così passando di fronte all’ultimo libro di Camilleri mi è venuto in mente che mio marito voleva acquistarlo e senza neanche sfogliarlo l’ho preso rapidamente dalla pila e mi sono avviata alla cassa. Perché non vi fossero dubbi e soprattutto nel caso in cui qualcuno mi avesse vista, ho tirato fuori la tessera sconto della libreria ben prima di arrivare alla casa e ancora una volta, fedele al ruolo che mi ero ritagliata in quel frangente, ho chiesto a voce alta alla cassiera, una volta arrivata il mio turno, se mi avesse forato la tessera sconto che le stavo sventolando sotto al naso. Uscita ho trovato una donna che vendeva Fuori Binario e ho acquistato subito la rivista per due euro quasi inseguendo la stupita signora che non poteva comprendere la mia ansia di acquisto.

Ovvio che dopo quest’avventura, mi ritenevo del tutto autorizzata ad entrare in profumeria dove ho giocato con una commessa ad indovina il prezzo della più costosa crema antirughe che si trovi sul mercato. Va detto, ho toppato alla grande e quando lei mi ha detto che un barattolino di quella miracolosa crema costa ben cinquecento euro, mi sono trattenuta dal chiederle se per caso non sia prodotta con placenta di feto di razza ariana come da esame del DNA allegato. Eppure ecco lì la perfetta imperfezione, fantasticando sui test della crema effettuati su animali vivi, avrei dato qualsiasi cosa pur di provarla per provarla per pentirmi un attimo dopo della mia vanità. Mi sono lasciata coccolare dalla commessa a cui ho confessato di non struccarmi prima di andare a letto e sono fuggita prima di cadere ai suoi piedi implorandola di  farmi provare la crema almeno per una volta.

 Le arance. Dopo una simile esperienza, avevo assolutamente bisogno di un gazebo per le arance, ne avevo così bisogno che mi pareva di provare quasi un bisogno fisico immediato di vitamina C. Sono tornata in piazza di corsa mentre il cane, con quei suoi occhi malinconici, mi conficcava definitivamente tra le costole il senso di colpa per il mio peccat  di vanità ma delle arance nessuna traccia. Indietro quindi un’altra volta verso la zona meno frequentata del centro. Ho preso via del Corso dove mi sono fermata solo un attimo ad osservare il negozio dove spesso acquisto le mie scarpe. Pensavo che con questa mania degli stivali, sarei stata indenne da qualsiasi tentazione ma oggi, porca miseria, avevano in vetrina anche un paio di stivali davvero belli e per giunta scontati del 50%… via, via, via….

Sono nuovamente corsa via in cerca dell’angolo dove sta sempre una comunità di punkabestia che chiede l’elemosina. Ero così sicura di trovarli che avevo già tirato fuori il portafoglio per cercare qualche spicciolo e guardando il mio cane, sorridevo tra me nella vana speranza di poter scambiare due parole con loro partendo da una riflessione sulla cattiveria della gente che non ama e non rispetta gli animali. Dei punkabesia neanche l’ombra ma poco più il là c’è un negozio che vende oggetti in legno e carta riciclata e la carta riciclata unita alla necessità di acquistare un pensierino anche per mia figlia visto che avevo preso il libro per il babbo, mi pareva una buona idea. Un’idea così buona che con la signora del negozio ho intavolato una discussione sulla necessità di educare i nostri figli ad uno stile di vita che rispetti la natura e ho acquistato, per mostrarle il mio animo ecologico così sensibile, un blocco di carta riciclata e alcune matite colorate fatte con materiali assolutamente naturali il cui prezzo mi ha fatto per un attimo pensare che fossero anche loro prodotte con placenta umana. Magari di feti africani in rispetto di un commercio equo solidale.

 Infine, con i piedi gonfi come zampogne, il cane ciondoloni che mi guardava supplicante e una serie piccoli pacchetti ingombranti, mi sono avviata verso casa assolutamente decisa a percorrere i lungarni quasi privi di negozi ma così belli e ampi e luminosi da mettere in pace anche il mio animo artistico così bisognoso di godersi della mia città, non solo il volgare shopping da cafona arricchita, ma la squisita e sobria e signorile architettura dei suoi palazzi. Poi all’ultimo momento ho fatto una deviazione e tornando in via della Vigna Nuova, sono infilata nel negozio di Massimo Ribecchi…. Solo per un’occhiatina…. Solo perché c’erano i saldi al 50%……..solo perché volevo vedere se c’era qualche occasione strepitosa…. Solo perché non ho mai posseduto un cappottino giallo così bello…..

  



13 commenti a “vanità”

  1. leggimi Says:

    bel pezzo…si..bello e pieno..

    un saluto..

  2. utente anonimo Says:

    Ciao carissima :)

    “l’unico gazebo che c’era era quello di Forza Italia e sono fuggita inorridita pensando che non era colpa mia se non avevo potuto comprare le arance”.

    Le stoccano per averne da inviare ai futuri prossimi tesserati-galeotti?

    Francesco Minciotti

  3. contevico Says:

    E’ per un mal represso senso di colpa che (stando a quel che si mormora negli ambienti bene di Firenze) a fine giornata pare - ma la notizia, stante la sua assoluta eccezionalità, è tutta da verificare - che tu abbia persino ricucito l’orlo di un pantalone?

  4. utente anonimo Says:

    Grazie Viss.

    Mi sento molto, ma mooolto meglio :)
    è proprio vero che mal comune… :)
    Annika

    p.s. non c’è niente da ridere, in realtà.

  5. PlacidaSignora Says:

    (OT. Nessuno scherzo; sarò inchiodata là mane e sera, dal 2 al 5. E anch’io non vedo l’ora di conoscerti! :-)**)

  6. Viscontessa Says:

    Francesco, io ho sentito dire che ti regalano un kilo di arance prima delle elezioni e lo spremiagrumi dopo…se hanno vinto :-)

    Annika, prendersi le proprie responsabilità è un toccasano per l’animo…basta con i sensi di colpa e via con le sedute di autoanalisi di gruppo.

    “salve, mi chiamo viscontessa e non acquisto un paio di scarpe da nove giorni…” applauso di gruppo e avanti il prossimo:-)

    Contevico, purtroppo sul mio conto vengono spesso messe in giro voci false e tendenziose atte a gettare discredito sulla mia persona.

    (e poi prima di cantar vittoria prova ad indossare i pantaloni!)

    PlacidaSignora, mi farò riconoscere con una rosa rossa tra i denti:-)

  7. Effe Says:

    la realtà a volte è inaccettabile, si faccia forza (dico, per l’orlo dei pantaloni, che fonti non ufficiali dicono essere venuto così così)

  8. utente anonimo Says:

    che piacere leggere questo post

    francesca

  9. Viscontessa Says:

    Sig. Effe, le ricorda niente lo scherzo delle lenzola a sacco?…ghghgh….

    Francesca :-)

  10. utente anonimo Says:

    Oggettivamente con post di questo tenore passi per matta con poca spesa.

    Sciropparsi mezza Firenze a piedi di domenica mattina non mi sembra una grande idea.

    Però ieri mattina ho fatto una bella corsa pure io. Sì, per andare in bagno.

    E devo dire che me la sono vista proprio brutta. Ancora 5 minuti e la facevo dove capitava, ihihi.

    Devo stare attento con le bistecche di ippopotamo. Sono peggio della Magnesia.

    Cosa dire ? Che la Viss è rock. Il conte, invece, con certe esigenze è lento, maronna se è lento….:-)))Cap

  11. Viscontessa Says:

    Caro capitano:-)

    magari fosse con poca spesa! passo per matta con una cifra a dir poco considerevole e non mi faccio nenache il saldo di fine stagione.

    E poi questo post era di sabato, ‘cidenti, solo che mi sono addormentata mentre lo scrivevo con il mio cappotto giallo in dosso e così l’ho pubblicato solo ieri:-)

  12. Fujiko980 Says:

    sei geniale…mi sono persa un ora in questo blog!!!

  13. Viscontessa Says:

    Fujiko, grazie :-)

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