metti
Viscontessa, 26 gennaio 2006Mi chiedevo oggi perché Mattia sia cresciuto con le sorelle di suo padre e Tommaso non possa crescere con l’amica di sua madre.
Voglio dire, non era così infrequente che un bambino venisse tirato su dalle sorelle zitelle del padre o della madre e non mi pare che questi bambini siano cresciuti con turbe particolari né che l’esempio delle nubili zie, li abbia condotti a rimanere scapoli a loro volta o, ancor peggio, ad imitare i cappellini con la veletta delle zie.
Certo qualcuno lo si è poi visto rimanere tra le quattro mura domestiche a fantasticare sul ricamo al tombolo, ma i bambini cresciuti in istituto o orfanotrofio come lo si chiamava prima che il suono di certe parole urtasse la sensibilità dei benpensanti, non mi pare che siano stati esentati dalle sofferenze della vita che per alcuni sono la difficoltà a riconoscere la propria omosessualità, per altri il senso di atavico abbandono che risiede nei loro cuori.
Voglio dire, metti Tommaso che all’anagrafe risulta registrato come Santino perché le infermiere del reparto di natologia in cui è stato ricoverato quel giorno che lo hanno trovato in un cassonetto, lo hanno chiamato così. D’altra parte Elvira, la caposala, ha tanto insistito per chiamarlo come il fratello del padre morto nella grande guerra e non accontentarla sarebbe stato un peccato.
Dicevo, metti Tommaso che sta in un istituto e cresce tra operatori sanitari e assistenti sociali, tra volontari e insegnati di supporto. Metti che Tommaso non trovi casa perché ha quel difetto alla vista, forse causato da un parto frettoloso, che lo rende quasi cieco.
Non che il Tribunale dei Minori non si prodighi per darlo in adozione, ma la burocrazia è lunga e se da una parte chi lo ha in affidamento vuol essere sicuro che i suoi futuri genitori siano dei santi sotto ogni punto di vista, dall’altra ai pochi genitori degni di santità quel disturbo alla vista preoccupa un po’ troppo. E metti che gli anni passino rendendo sempre più difficile trovare una coppia di genitori disposti ad adottarlo e sempre più difficile il carattere di Tommaso.
E metti che ad un certo punto Teresa, assolutamente socialmente indegna di santità perché omosessuale da sempre, si innamori di quel bambino con cui deve lavorare ogni giorno e chieda che gli venga affidato per farlo vivere nella sua armoniosa casa dove vive da tanti anni anche la sua compagna Matilde.
Adesso non mettere più niente perché la risposta è assolutamente “no” per cui Tommaso rimarrà in istituto sviluppando, forse inconsapevolmente, quella sensazione di rifiuto devastante per ogni essere vivente.
Metti invece Mattia, con lo stesso disturbo alla vista, nato in una famiglia la cui santità non regge ad una responsabilità così grossa e metti che questa responsabilità venga con il tempo e gradualmente riversata sulle zie del padre.
Brave donne, un po’ anzianotte, mai maritate per via di quella mamma malata che hanno accudito fino alla fine dei suoi giorni e ora così svuotate da quella responsabilità da trovare in Mattia una nuova ragione di vita.
Metti che Mattia cresca con loro, con le loro cose da donne, le loro paturnie, le loro abitudini, la loro femminilità un po’ stantia.
E adesso mettimi qui la differenza che esiste tra le due coppie di donne….





27 gennaio 2006, 10:42
Io trovo che non sia giusto discriminare i malati. Voglio dire, c’è tanta gente che sta male. Alcuni hanno solo l’influenza, altri, poveretti, la leucemia, o il cancro. Ecco, io non capisco perché, visto che ce ne sono così tanti, e tanti purtroppo sono bambini, ci affanniamo così tanto a curarli, invece di crearne qualcuno in più, per non farli sentire meno soli.
27 gennaio 2006, 11:54
la differenza sta nel fatto se ce l’hai le due zie o meno
27 gennaio 2006, 12:30
Metti che la differenza è talmente evidente che il chiederne ragione sembra esercizio di provocazione allo stato puro.
A prescindere, ovviamente, dalla condivisibilità o meno della tesi che sottende alla domanda.
27 gennaio 2006, 15:44
Viss, ti sostengo io!
Secondo me la paura generale è che il ragazzo cresca con un “errato” modello di famiglia da imitare, ma non si tiene conto che l’omosessualità non nasce da un modello, ma da un istinto.
Di fatto, gli omosessuali presenti ora, di certo non lo sono diventati perchè hanno seguito un modello famigliare, quindi perchè dovrebbero farlo in futuro?
Secondo me la limitazione più grossa al momento, è la non accettazione della società, che scaricherà i propri pregiudizi non solo sui genitori, ma anche sui figli.
28 gennaio 2006, 0:39
Ho bisogno di credere che nella tua domanda vi sia, insieme alla risposta implicita, una promessa di soluzione. Non oggi, ma da oggi.
28 gennaio 2006, 8:32
La differenza è solo nella mente di chi mal giudica.
28 gennaio 2006, 16:12
[O.T. Ciao bella fiorentina! Se ti va partecipa anche tua alle Olimpiadi, mettendo il bannerino ufficiale di Torino 2006 nel tuo Blog! grazie!]
29 gennaio 2006, 15:47
Ab, lo farei volentieri se solo avessi idea di come si fa:-)
Purtroppo prosegue con un certo successo la mia carriera di blogger priva di qualsiasi conoscenza tecnologica.
Se trovo il mio angelo custode, provvedo.
Briciola, purtroppo si, è una questione squisitamente di “forma” perchè la sostanza è identica.
Mauro non saprei cosa fare, a meno di cedere mia figlia alle sorelle di mia madre, non mi viene in mente nient’altro:-)
Parlare e scrivere è l’unica arma a disposizione di noi poveri mortali. Mica sono la Lecciso io che posso andare in televisione!!!
Distattamente, purtroppo si continua a pubblicizzare l’idea che l’omoessualità sia una devizione mentale, una malattia, un vizio. Tutto fuorchè una condizione umana.
Il che naturalmente può essere anche vero, il sesso può essere una terra da scoprire e gustare sotto ogni punto di vista, ma ciò non significa che l’omosessualità sia solo un vizio o un gioco.
Conte non è una provocazione, la risposta alla domanda è ovviamente pleonastica, ma tutto ciò che precede la domanda è solo una riflessione, una constatazione che non è così ovvia per tutti.
Slow comprendo poco il tuo intervento. Possiamo mettere al mondo tutti i figli che vogliamo ma non è la quantità a fare la qualità.
Forse non ho capito bene cosa volevi dire
29 gennaio 2006, 18:02
Viss, sai essere molto convincente, per quanto con i “casi particolari” è un po’ più semplice.
Non si è omosessuali per scelta, certo, e in un caso come quello che hai elencato come si fa a dire no? A dire che è diverso?
Ma parlando dei princìpi generali…non so, a me ancora l’adozione e/o affidamento non convince del tutto.
Prima di tutto QUANTO l’omosessualità derivi da modelli o meno, non è certo cosa comprovata.
Secondo, nemmeno è comprovato che la crescita in una famiglia con genitori di ugual sesso non comporti qualceh problema psichico di identità sessuale al bambino.
Detto ciò, sarei sicuramente più favorevole all’adozione che non alla inseminazione artificiale (magari senza partner) seppur consentita in vari stati.
ps. Viss, per il bannerino, se davvero vuoi aderire (e ti ringrazio) basta che clicchi su Template nei bottoni che vedi in alto mentre scrivi, scorri il codice finché non trovi l’inizio colonna di destra, cerchi di dentificare in che punto della colonna ti trovi (è semplice, vedi i link e tutto quello che hai lì) e ci copie incolli il testo che è in corsivo nel mio post (quello del link). Salvi. Basta.
29 gennaio 2006, 18:05
problema psichico e/o di identità (sessuale e non), volevo dire.
Si tratterebbe di rivoluzionare gli studi di psicanalisi a partire dai complessi di Edipo ed Elettra, dell’influenza delle figure maschile e femminile nella propria crescita.
Poi per carità, a parlare di psicanalisi siamo dei “privilegiati”, perché se avessimo altre priorità più alte nella scala dei bisogni non lo faremmo di certo…
29 gennaio 2006, 21:02
Che i genitori influiscano sulla vita dei figli è indubbio, ma personalmente non credo che il modello sessuale dei genitori sia replicabile sulle scelte sessuali dei figli.
Primo perché non credo che l’omosessualità sia una scelta, secondo perché se così fosse io probabilmente sarei ancora vergine:-)
Capisco però le tue perplessità.
Per il bannerino ci provo ma non contarci troppo
30 gennaio 2006, 1:17
Non dico il loro “modello sessuale”, ma il fatto di essere di un sesso o un altro. Di avere figure di un sesso o meno come modello per la propria identità. Quello credo che influisca oltre le scelte, ma proprio in come cresce la tua psiche…
Poi altrimenti in effetti sarei vergine anch’io. O probabilmente già sposato.
30 gennaio 2006, 13:51
Abborigeno, potresti avere ragione ragione se i modelli sessuali fossero ancora così distinti come nel passato: la donna a casa e l’uomo fuori.
Ma le cose sono cambiate, almeno in parte, e molto spesso i ruoli all’interno della famiglia sono meno distinti o addirittura invertiti.
30 gennaio 2006, 15:06
C’è una bella differenza mia cara. È fondamentale crescere con un uomo e con una donna, per interiorizzare ben precisi e solidi modelli maschili e femminili. L’ideale, diciamo, sarebbe permettere le adozioni solo a matronali permanentate casalinghe sovrappeso con l’ossessione della maglietta della salute maritate con robusti e irsuti energumeni che all’occorrenza non si facciano problemi a mollare un sano, virile ed educativo ceffone alla creatura – ed alla moglie, di giunta, che com’è noto lo sa ben lei, il perché.Vedrà se vengon su ciechi, poi.
30 gennaio 2006, 15:16
Signora Sphera, messa così mi sovverte l’ordine naturale delle cose.
Come la mettiamo con la barba e la ceretta atti ad insengare al bambino la differenza tra maschio e femmina?
I due personaggi da lei descritti non li vedo usi a questo genere di abitudini.
30 gennaio 2006, 15:34
Ma certo che sì. Usano lo stesso rasoio, perché sono una vera famiglia e si amano: lui una volta la settimana, lei una volta all’anno, prima di andare al mare.
30 gennaio 2006, 18:54
Sphera, dopo aver scoperto i retroscena voglio anche io un raosio… ma per tagliarmi le vene!
31 gennaio 2006, 11:47
sphera, fai pure del sarcarsmo, io cercavo di esser profondo sull’argomento.
Io non ho parlato di modello sessuale, e l’ho specificato, ma il modello per l’identità del figlio per il fatto semplicemente di essere uomo o donna, che comporta differenze profonde a livello di istinti, di attitudini, di crescita psicologica, al di là del fatto che l’uomo usi la clava o che faccia il “casalingo”, e al di là del fatto che la moglie sia casa e chiesa o sia una manager.
Poi se la volete mettere in boutade fate pure.
Io su certi argomenti preferisco mantenermi nel dubbio, che secondo me significa essere più aperto di chi dice “hai torto” senza pensarci due volte.
L’adozione ho detto mi lascia perplesso.
Molto meno perplesso mi lascia la fecondazione eterologa, per cui avrei votato NO al referendum…
saluto
31 gennaio 2006, 13:02
Abborigeno non te la prendere, l’argomento è serio ma la battuta può scapparci ugualmente:-)
Io non dico che hai torto nè penso di aver ragione, su certi argomenti sono solo i fatti che posso parlare e a volte anche quelli raccontano bugie….
Credo, per riassumere il mio pensiero, che i modelli femminili e maschili siano molto confusi ultimamente e che in questa confusione produttiva, si possano inserire anche altri elementi come i figli.
1 febbraio 2006, 3:03
se mi metto talvolta qui a discutere e proseguire coi commenti è perché ti stimo per quello che scrivi, per come lo scrivi, e per i temi che tiri fuori. Poi questo non significa che sia sempre concorde, ma il dialogo mi sembra costruttivo.
La battuta ci sta, certo, e non c’era diretto riferimento a me. Ma visto che ce l’ho colto, da persona che non conosco (fa ridere dire non conosco in questa sede…), mi sembrava doveroso replicare.
tutto qui.
un bacio
1 febbraio 2006, 13:53
Ma no che non c’era riferimento: solo uno spunto che ho colto, relativo ai modelli femminili e maschili. Resta il fatto che sono fermamente convinta che la questione maschile/femminile c’entri tutto sommato abbastanza poco. E se è vero che chi cresce in famiglie “strane” è possibile che abbia in futuro dei problemi, chi cresce senza nessuna famiglia è certo che li avrà.
1 febbraio 2006, 14:05
Ecco fatto
Ora sphera ed io adottiamo Abborigeno per un po’ e vediamo come ci viene su questo ragazzo
1 febbraio 2006, 16:19
Mi-ti-co!!
Ci sto! Credo siate proprio adatte!
1 febbraio 2006, 16:32
Se poi da grande hai dei problemi non lamentarti, però
1 febbraio 2006, 17:47
Ah beh! mi pare il minimo! se si lamenta lo mando in collegio dai preti! (magari all’Oasi Francecana che mi dicono che lì si sta bene)
1 febbraio 2006, 23:49
Vi prego, tutto ma non dai preti!