i miei stivali
Viscontessa, 9 Gennaio 2006"con una suoletta" ho pensato "posso calzarli benissimo".
E poi non sarebbe stata la prima volta che acquistavo un paio di stivali troppo grandi.
Venerdì, mentre il solito corteo di babbione e cavalieri vestiti in costume rinascimentale attraversava il centro cittadino a rullo di tamburi, sono tornata a sbirciare la vetrina e loro, in tutto il loro splendore, erano ancora lì, anche se questa volta il cartellino ai loro piedi annunciava lo sconto del 50%.
Ho avuto come un sussulto, un mancamento, una scarica elettrica lungo la schiena, un brivido che mi ha pervasa a mo’ di orgasmo consumistico raggiunto con un qualche oggetto fetish di culto.
Sabato all’ora di pranzo quindi (inderogabili impegni per il sabato mattina mi hanno impedito un più tempestivo intervento) mi sono recata con il cuore in gola verso il mio negozio preferito di stivali.
Essendo l’ora di pranzo pensavo di entrare nel negozio e trovare una gentile ed ossequiosa commessa che mi avrebbe chiesto in cosa poteva essermi utile. Mi immaginavo indicare trionfante lo stivale in vetrina e quindi accomodarmi sulla soffice poltroncina mentre lei, in ginocchio davanti a me, si premurava di estrarmi lo stivale che indossavo per farmi calzare quello che avevo scelto.
Naturalmente il più caro di tutto il negozio.
Invece…
Invece quando sono arrivata a circa cinquanta metri dal negozio, mi sono accorta che quella ressa che intravedevo in lontananza, si stava accalcando proprio nel negozio dei miei stivali.
Mi è mancato il fiato, mi sono fermata all’improvviso con un groppo alla gola e urlando "noooo!" sono corsa di fronte alla vetrina dove, come immaginavo, era rimasto dei miei stivali, solo il cartellino con il prezzo.
Andati, venduti, finiti.
Le gambe mi si sono fatte molli, due grosse lacrime hanno solcato le mie guance, un urlo di dolore mi si è strozzato in gola e solo un attimo prima di stramazzare al suolo ho ripreso il controllo di me stessa e con un ottimismo davvero fuori dalla norma ho pensato che in fondo quello era un negozio pieno di stivali bellissimi e che un paio anche per me, costi quel che costi, lo avrei trovato.
Ho asciugato le lacrime, mi sono sistemata i capelli e con passo da generale ussaro sono entrata nel negozio.
Dentro, decine di donne scarmigliate correvano scalze con scatole e stivali in mano; per potersi sedere o anche solo per guardarsi allo specchio bisognava mettersi in fila; clienti impazzite devastavano gli scaffali mentre un capannello di mariti atterriti stava rintanato in un angolo in fondo al negozio.
E la cassa batteva scontrini senza sosta mentre due commessi stremati, un uomo e una donna, sudavano copiosamente nonostante la temperatura fosse molto bassa.
Quando entri in un negozio del genere la prima cosa che devi fare è individuare l’angolo del negozio dove si accalcano le calorose dello shopping. Non è difficile: da una parte, di solito in piedi, ci sono donne normalmente vestite che attendono educatamente il proprio turno (che non arriverà mai) e dall’altra, invece, ci sono donne vestite all’ultima moda che formano dei veri e propri gruppi di solidarietà femminile nei quali ciascun componente si prodiga per passare uno stivale alla vicina o darle un consiglio affinché la sua presenza e quindi la sua pericolosità, sia la più breve possibile.
In fondo a destra, infatti, c’era un gruppetto di assatanate dello stivale che si scambiavano calzature e calzini, si sfilavano stivali a vicenda e contrattavano addirittura i prezzi dei medesimi come massaie al mercato alle prese con il radicchio tardivo.
Mi sono diretta velocemente nel mucchio e ho subito rassicurato un’incerta sullo stivale che stava indossando. "E’ bellissimo" le ho detto "anche se ti fa un difetto qui sulla sinistra ma non è colpa del tuo piede, lo guardavo prima mentre lo provava quella signora laggiù e faceva il difetto anche a lei… secondo me portandoli la pelle si ammorbidisce e…. ti spiace se lo provo anche io mentre tu provi gli altri?" e così mi sono seduta e ho cominciato a provare gli stivali che giacevano già al suolo cosicché quando il commesso stremato è tornato con altre venti scatole di scarpe, ho potuto spacciarmi per una che era già lì da molto tempo e a cui lui aveva già portato altri stivali
-….ti dispiace se provo anche gli altri?
-..altri, quali altri? – mi fa il commesso mentre mi guarda come se fosse la prima volta che mi vede.
- certo con tutta la confusione che c’è…ti ricordi? Volevo provare quelli con il tacco più alto che sono in vetrina sulla destra.
E con questo mi sono perfettamente integrata nel gruppo e ho fatto anche io la mia parte così mentre cercavo di provare gli stivali che aveva indosso la mia vicina, un’altra mi diceva che quelli che calzavo mi stavano benissimo e si intonavano perfettamente con i colori con cui ero vestita.
- Che dici sono troppo aggressive questa scarpe?
- Sono aggressive ma ti stanno benissimo,e secondo te che stivali mi stanno meglio?
- Questi son davvero massicci, ma secondo me ti stavano meglio quelli che hai provato prima, quelli….ah quelli che ora indossa lei…senti scusa, glieli faresti riprovare quegli stivali che…..accidenti! ma quello che hai sulla sinistra ti sta benissimo, sai mica se c’è anche in nero?
- si, c’è in nero ma tu che numero porti? Perché il 39 è finito e infatti questo mi sta un po’ piccolo è un 38… però hai visto quelli che ha quella ragazza laggiù! Sono molto simili a questi ma secondo me sono più belli solo che il 39 di quelli mi sta un po’ grande e…..sai mica quanto costano quelli?
- no, non lo so ma aspetta che guardo in vetrina tanto non ci vuol niente…e dov’è il commesso?
- eccolo! Senti io vorrei provare un 39 di quelli che indossa quella signora là ma io li vorrei neri, ci sono? E poi se mi porti un 38 di quelli laggiù perché lei mi ha detto che il 39 calza poco e poi…scusa ma quando vengono quegli stivali che indossa quella con il cappotto verde? Lo stivale quello a destra? E….
-Basta! - ha urlato ad un certo punto il commesso dopo che una signora spagnola gli ha chiesto in inglese se lo stivale nero che stava provando avrebbe potuto metterlo anche con un pantalone marrone.
E mentre l’urlo riecheggiava ancora nelle nostre orecchie di scolarette colte in fallo durante una chiassosa ricreazione, un’altra signora si avvicinava garrula al commesso e chiedeva di provare un paio di stivali verdi che giacevano abbandonati al suolo.
- Signora -le ha risposto lui gelido – quelli non sono nostri, devono essere di qualche cliente che ne sta provando un altro paio!
- oooh! Peccato! E non avete niente di simile? –
Poi mentre lui stava per metterle le mani al collo per soffocare l’inopportuna cliente dentro al gambule di uno stivale, una signora cicciotella con un cappottino blu, una sciarpetta rossa e l’ombrello in mano, si avvicinava al commesso reclamando il suo turno.
L’avevo notata appena entrata perché era una di quelle clienti che aspettavano ordinatamente il proprio turno, donne disabituate allo shopping selvaggio, incapaci di affrontare i saldi con le dovute precauzioni e per questo troppo spesso deluse nelle loro aspettative di acquisto. Come se le donne che erano lì avessero davvero bisogno di comprare un paio di stivali!
Io comunque, dopo circa un’ora, sono uscita con due paia di stivali al prezzo di uno: sono riuscita a farmi fare un ulteriore sconto per una minuscola scucitura di un paio dei due. Non si vedeva quasi ma ho minacciato il commesso, se non mi avesse fatto lo sconto, di togliermi gli stivali e portarlo fuori a verificare il fallo.
Lui inorridito dalla prospettiva, ha battuto rapidamente lo scontrino e mi ha salutato con un sinistro “addio”. Io sono uscita soddisfatta e indenne del negozio.





9 Gennaio 2006, 11:15
“negozio dei miei stivali” è bellissmo.
Non v’è in natura una forza più terrificante d’una donna nel periodo dei saldi.
Ci salvi un qualche dio, o un testimione di geova in sua vece.
9 Gennaio 2006, 11:41
Niente, neanche il più potente antidepressivo, rimette al mondo una donna come lo shopping dei saldi. La conquista dell’oggetto del desiderio a metà prezzo è l’essenza della felicità. Altro che amore e altre futilità romantiche.
9 Gennaio 2006, 12:44
Bentornato sig. Effe, mentre lei era in villeggiatura, noi qui, povere cittadine, lottavamo per la sopravvivenza del nostro status di fashion victim.
Violacciocca, tu si che mi capisci! e del parrucchiere vogliamo parlarne?
9 Gennaio 2006, 13:00
Il parrucchiere è il non luogo. Il mondo sospeso nei vapori, nelle chiacchiere fatue,nelle letture amene,nell’attesa vuota di pensieri, nelle morbide manipolazioni e… nella magia finale: rimessa al mondo senza aver alzato un dito.
9 Gennaio 2006, 13:20
Tre ore di applauso ininterrotto.
Altro che Corazzata Potiomkin (come cazzo si scrive?)!!!
Meraviglioso, estasiante.
Il bello è che riesco ad immaginarmi le facce.
Si annuncia un 2006 da mattatrice.
Che dice il Tuo oroscopo???
9 Gennaio 2006, 16:04
sei la persona perfetta da portare a far shopping …. brava !
9 Gennaio 2006, 16:42
Carissimo mardou60 ben detto, perdio.
Ora so a chi passare gli estratti conto della mia carta di credito :))
9 Gennaio 2006, 16:45
E meno male che il commesso non si è fatto portare fuori a verificare……il fallo.
9 Gennaio 2006, 19:03
da questo punto di vista sono un vero ometto.
detesto lo shopping, ignoro i saldi e compro anche se non sono del tutto convinta per non deludere e non far perdere tempo alla commessa (tanto so che mi starà bene;))
se parliamo di parrucchiere , allora si che posso sfoderare le mie turbe da donnina con tutta la gamma dei colori che amo sperimentare.
9 Gennaio 2006, 19:18
com’è che m’è presa questa sindrome dello gnomo :ometto, donnina….irritante.(un attimino)
9 Gennaio 2006, 19:41
eccezzionale post,gustosa descrizione,abbondante ironia,comicità a piene mani……………… e tutto con il 50% di scontooooo!!!!
complimenti vivissimi….Vis…scontessa50%…..mi perdoni l’ ardire per la storpiatura del suo nick……ma visto che siamo in periodo di saldi……
GRAZIE …sto acora ridendo per il suo post :)))))
9 Gennaio 2006, 23:04
Forte fortissimo! L’ho gia’ detto al Sig. Conte… lei Viscontessa mi batte su questa faccenda delle scarpe! E io che credevo di non avere uguali al mondo!
10 Gennaio 2006, 18:03
Minerva non so che dirti, ma sappi che se un giorno ti sento dire “soldini” ti giuro che ti licenzio in tronco!
Chiara, quando vuoi sonon qui, ci prendiamo un week end e ti porto in soffitta dove tengo ancora i cimeli storici: qualche paio di scarpe che conservo come il guardaroba di Barbie:-)
L’uso terpautico del parrucchiere merita un post.
10 Gennaio 2006, 20:30
oggi ci sono andata, dal parrucchiere, ché mi sentivo un po’ giù e ne avevo bisogno.
Invece sui saldi (e sugli stivali) temo di essere anch’io atipica… circa i primi, farei la parte della signora rotondetta (di lato ad aspettare il mio turno); quanto ai secondi, l’ultimo paio credo di averlo fregato a mia madre una ventina di anni fa (anno più anno meno)
10 Gennaio 2006, 21:58
Aspetto con ansia il post sull’uso terapeutico del parrucchiere, ché io sono una vera feticista del parrucchiere (rigorosamente uomo) e ho tutta una serie di teorie… Parliamone.
11 Gennaio 2006, 9:09
Due paia di stivali al prezzo di uno a fine stagione quando sai benissimo che tra un po’ inizierà a fare un caldo, ma un caldooooo! Ma comprarne uno a prezzo pieno a inizio stagione quando gli stivali ci servivano davvero era troppo facile.. anzi c’era il concreto rischio di comprarne tre alla fine: quello a prezzo pieno e i due a prezzo scontato. Ah che bello essere donne!
11 Gennaio 2006, 10:14
Sombra, tu mi parli da uomo!
Gli stivali mica si acquistano per necessità, così fosse non ne avrei sedici paia ordinatamente riposti nelle scatole.
Quello di cui parlo è vizio, capriccio, dipendenza, perversione….quello che vuoi ma non necessità.
13 Gennaio 2006, 10:42
Ah lo dici a me! Sono proprio di quelle che di paia di stivali ne comprano sempre tre all’anno. Uno molto trendy a prezzo pieno a inizio stagione per combattere il freddo e due uno azzurro e uno rosso a fine stagione a metà prezzo, per lo straordinario affare. E naturalmente indosso solo quel paio storico dell”87. L’unico che riesco a portare senza sbucciarmi i piedi e che sta bene con tutto!
1 Febbraio 2006, 13:20
Volevo farti i complimenti…
Sono capitato qui per caso, seguendo questo post sugli stivali,
Poi mi sono fermato e ho letto un po’ qua e là, incuriosito anche, lo ammetto, dalla tua bella faccia.
Non frequento molto i blog, sono un po’ prevenuto, mi sembrano una palestra per narcisi dispersivi, però devo dire che il tuo è un’altra cosa, di gran lunga il migliore tra quelli in cui mi sono imbattuto.
Adesso anch’io sto tentando di metterne su uno, sto configurando la pagina in inglese e poi in italiano,
più che altro per promuovere il mio sito STYLETTOS Italy nella blogosfera, ma non ho ancora ben chiaro quello che voglio farci. Ti saluto, da oggi hai un lettore in più, spero che ricambierai la mia visita.
stylettos (Marco)
1 Febbraio 2006, 14:06
Marco benvenuto ma quel faccino che sta in hompage non sono io:-)
dovrai eventualmente accontentarti solo delle mie parole.
1 Febbraio 2006, 16:04
Che delusione! E’ proprio vero che internet è il regno delle bufale!
Sto scherzando, ovviamente, comunque sono sicuro che sei un tipo interessante, come tutte le fiorentine.
Ancora complimenti per la tua penna arguta.
Saluti da STYLETTOS Italy
1 Febbraio 2006, 17:45
Macchè interessante! sono un bel pezzo di gnocca con lo stacco coscia da urlo…(ho esagerato?)
20 Marzo 2006, 12:49
Come ci capiamo noi stivalòvore. Una volta uno spacciatore di scarpe in slovenia ha cercato di rifilarmi una suola (nel vero senso!) di 2 numeri sopra il mio, dicendo semplicemente: tròpo grande? métti carta! (carta?)
Da allora in casa mia ogni paio del numero sbagliato, preso in un attacco di compulsione da saldo, si chiama Metticàrta. Ricicla il termine come ho fatto io col tuo fulminante “Smenciarèlla”.
Baci cara!