Santa subito
Viscontessa, 4 Dicembre 2005Quest’oggi volevo parlare di sesso ma poi mi è venuto in mente che il sesso non mi si confà più a quest’aria da signora borghese che ho messo su ultimamente.
Un po’ mi preoccupo perché mi scarseggiano gli ammiratori degni di nota quelli che non servono assolutamente a niente ma ti tengono compagnia nelle fantasie dell’ora di punta quando non c’è altro da fare che stare fermi in mezzo al traffico e aspettare il proprio turno.
La nostra vita è fatta di attese, si è sempre in fila per qualcosa o in attesa di un’ora ben precisa e poter contare su una simile fantasia è di gran sollievo per mantenersi svegli nell’attesa del proprio momento.
Dicevo che però ultimamente ho messo su quest’aria a signora borghese che non giova affatto al reperimento di materia prima adeguata. Non che manchino gli estimatori del genere, c’è il camionista che ti fa lingua mentre in macchina ti sistemi le calze e quello che incontri ogni mattina al bar quando l’aria da signora borghese non si è ancora fatta largo nel sonno che ti è rimasto incollato addosso, ma tutto ciò non è di alcun conforto alla mia persona in attesa che mia figlia finisca la sua lezione di nuoto o che il panettiere chiami il mio numerino per consegnarmi la pagnotta quotidiana.
Dev’essere per via del fatto che ultimamente sono tutta casa, ufficio, lezioni di nuoto, di equitazione, di catechismo, di scout e chiesa.
Così mi sono ridotta.
Stamattina sono persino andata alla messa e ho finto di recitare le preghiere mentre cantavo a squarciagola osanna al signore. Parevo vera mentre la mamma di un amichetto di mia figlia si sbracciava per salutarmi e raccontarmi che suo marito si è offerto per insegnare catechismo ai nostri pargoli.
Io sorridevo compiaciuta; per mantenere intatta quest’aria da signora borghese, mi mantenevo eretta sul busto con le mani incrociate davanti e l’espressione lievemente estatica di una signora borghese compiaciuta della sua condizione.
Solo quando la signora mi ha detto che suo marito si sarebbe basato sul catechismo in pillole di Ratzinger, ho perduto un attimo il controllo della mia espressione che ha assunto quell’impercettibile ghigno che mi ha convinto ad interrompere la conversazione.
Certo poi nel pomeriggio c’è stato il saggio di nuoto e io lì in prima fila a tifare per mia figlia con la borsetta sotto al braccio e il solito stucchevole sorriso della signora borghese compiaciuta del suo ruolo. E poi via a casa a stendere il costumino e lavare i calzettoni da scout che sono quanto di più vivo abbia mai visto varcare la soglia della mia lavatrice.
E poi domani c’è la bicicletta da ritirare e bisogna andare a vedere Potter e poi mercoledì a cavallo e giovedì in piscina mentre in ufficio sono una specie di impiegata modello dedita all’archiviazione e all’ordine senza mai dimenticare di passarmi la crema per le mani tra un intervallo e l’altro.
Non che non abbia le mie belle soddisfazioni, incontro qualche collega tabagista e nel gelo di quest’inverno e si parla di cappottini da acquistare al bambino o di come preparare un bel sugo alle melanzane per il pranzo della domenica, ma tutta questa vita sociale così piena e così borghese, mi ha tolto qualsiasi tipo possibilità di parlare di sesso anche perché il sesso, quello che racconti, quello di cui scrivi, quello su cui fantastichi, non ha niente a che vedere con il sesso vissuto ma si alimenta di qualcosa che tieni dentro e che io temo di aver dimenticato sulla panca della Chiesa. O nella cuffia per i capelli del nuoto.
Tutto ciò non è naturalmente definibile come abbrutimento della persona, anzi è segno di maturità e di crescita personale ed emotiva, ma nel mio ruolo di signora borghese tanto bella e tanto raffinata, io mi sento culturalmente abbrutita.
Temo, sarò sincera con una certa ansia, di ritrovarmi a leggere Famiglia Cristiana mentre il Moige prende posizione anche sulla museruola per i cani pericolosi e la 194 diventa il numero della puntata di una soap opera che prima o poi mi ritroverò a seguire.
Allora avrò accantonato l’idea di parlare di sesso e mi ritroverò a scrivere post sulla sacralità e l’indissolubilità della famiglia.
Un disastro!
Un po’ mi preoccupo perché mi scarseggiano gli ammiratori degni di nota quelli che non servono assolutamente a niente ma ti tengono compagnia nelle fantasie dell’ora di punta quando non c’è altro da fare che stare fermi in mezzo al traffico e aspettare il proprio turno.
La nostra vita è fatta di attese, si è sempre in fila per qualcosa o in attesa di un’ora ben precisa e poter contare su una simile fantasia è di gran sollievo per mantenersi svegli nell’attesa del proprio momento.
Dicevo che però ultimamente ho messo su quest’aria a signora borghese che non giova affatto al reperimento di materia prima adeguata. Non che manchino gli estimatori del genere, c’è il camionista che ti fa lingua mentre in macchina ti sistemi le calze e quello che incontri ogni mattina al bar quando l’aria da signora borghese non si è ancora fatta largo nel sonno che ti è rimasto incollato addosso, ma tutto ciò non è di alcun conforto alla mia persona in attesa che mia figlia finisca la sua lezione di nuoto o che il panettiere chiami il mio numerino per consegnarmi la pagnotta quotidiana.
Dev’essere per via del fatto che ultimamente sono tutta casa, ufficio, lezioni di nuoto, di equitazione, di catechismo, di scout e chiesa.
Così mi sono ridotta.
Stamattina sono persino andata alla messa e ho finto di recitare le preghiere mentre cantavo a squarciagola osanna al signore. Parevo vera mentre la mamma di un amichetto di mia figlia si sbracciava per salutarmi e raccontarmi che suo marito si è offerto per insegnare catechismo ai nostri pargoli.
Io sorridevo compiaciuta; per mantenere intatta quest’aria da signora borghese, mi mantenevo eretta sul busto con le mani incrociate davanti e l’espressione lievemente estatica di una signora borghese compiaciuta della sua condizione.
Solo quando la signora mi ha detto che suo marito si sarebbe basato sul catechismo in pillole di Ratzinger, ho perduto un attimo il controllo della mia espressione che ha assunto quell’impercettibile ghigno che mi ha convinto ad interrompere la conversazione.
Certo poi nel pomeriggio c’è stato il saggio di nuoto e io lì in prima fila a tifare per mia figlia con la borsetta sotto al braccio e il solito stucchevole sorriso della signora borghese compiaciuta del suo ruolo. E poi via a casa a stendere il costumino e lavare i calzettoni da scout che sono quanto di più vivo abbia mai visto varcare la soglia della mia lavatrice.
E poi domani c’è la bicicletta da ritirare e bisogna andare a vedere Potter e poi mercoledì a cavallo e giovedì in piscina mentre in ufficio sono una specie di impiegata modello dedita all’archiviazione e all’ordine senza mai dimenticare di passarmi la crema per le mani tra un intervallo e l’altro.
Non che non abbia le mie belle soddisfazioni, incontro qualche collega tabagista e nel gelo di quest’inverno e si parla di cappottini da acquistare al bambino o di come preparare un bel sugo alle melanzane per il pranzo della domenica, ma tutta questa vita sociale così piena e così borghese, mi ha tolto qualsiasi tipo possibilità di parlare di sesso anche perché il sesso, quello che racconti, quello di cui scrivi, quello su cui fantastichi, non ha niente a che vedere con il sesso vissuto ma si alimenta di qualcosa che tieni dentro e che io temo di aver dimenticato sulla panca della Chiesa. O nella cuffia per i capelli del nuoto.
Tutto ciò non è naturalmente definibile come abbrutimento della persona, anzi è segno di maturità e di crescita personale ed emotiva, ma nel mio ruolo di signora borghese tanto bella e tanto raffinata, io mi sento culturalmente abbrutita.
Temo, sarò sincera con una certa ansia, di ritrovarmi a leggere Famiglia Cristiana mentre il Moige prende posizione anche sulla museruola per i cani pericolosi e la 194 diventa il numero della puntata di una soap opera che prima o poi mi ritroverò a seguire.
Allora avrò accantonato l’idea di parlare di sesso e mi ritroverò a scrivere post sulla sacralità e l’indissolubilità della famiglia.
Un disastro!





4 Dicembre 2005, 22:56
Bene così: che si parli di castità, e non di sesso, tanto poi si sa che il sesso o ti fa diventare cieco o ti fa infartato. Et allora meglio mettersi al riparo sotto al letto, a piangere su Novella 2000 o a costringersi a dormire nonostante il cigolio delle molle che battono sulla testa in ossessione. Osanniamo il Signore, osanna alle sue Schiere d’Angeli, perché Viss, finalmente, l’ha capito che è tutta per la Chiesa soltanto e che solo la castità potrà portarla ai giardini del Paradiso, perché altrimenti pena le sarà quella che già il tempo ha per lei comminato, ovvero d’essere like a rolling stone.
Viss, vieni nel mio Inferno a trovarmi. Ma che fai? La sfaticata!!! Solo Chiesa e Osanna mi sei diventata? ^____^
Giuseppe
5 Dicembre 2005, 9:49
Signora Viscontessa,lei era il mio mito: sesso anche con la maionese. La prego, ci ripensi, la prego.
5 Dicembre 2005, 10:13
C’era scritto su una maglietta: “le brave ragazze vanno in Paradiso, le cattive vanno dovunque!”.

Meditate gente, meditate…
5 Dicembre 2005, 10:16
Porella!:)*
5 Dicembre 2005, 10:55
Mmmm….sarà il periodo vacanziero..o il cambiamento di stagione, vai a sapere. Magari con la primavera….
5 Dicembre 2005, 11:17
non disarmi, c’è pur sempre la possibilità della rivoluzione (magari prima ci facciamo un’aperitivo alle Giubbe Rosse. Una rivoluzione non si fa mai a stomaco vuoto)
5 Dicembre 2005, 11:19
il raccontino-maionese era fantastico, davvero, lo passai a chiunque. Non appendere l’eros al chiodo, ti prego!
Una fan
5 Dicembre 2005, 12:09
Eh Viss, meno male che ne sei consapevole! Pensare che anch’io devo darmi da fare per togliere la mia “signora borghese” dalle grinfie dell’azione cattolica, dei consigli di classe e d’istituto, dalle lezioni di nuoto…. e quanto ne consegue.
Con Gemisto mi trovo sempre in accordo e mi accodo a quanti hanno fatto copia-incolla della tua ricetta per la maionese, ineguagliabile.
Wolf
5 Dicembre 2005, 13:11
Mi sembra che più che la signora borghese tu stia facendo la mamma, che oggi è un lavoro veramente eroico. Al momento questa è la priorità, poi si creeranno nuovi spazi e ci metterai ciò che vuoi. Sempre che la pace dei sensi non ci abbia definitivamente obnubilato il cervello…
5 Dicembre 2005, 13:29
Le nuvole si muovono nell’infinito,
l’acqua scorre nell’universo,
il mondo ruota attorno ad una stella,
il mio cuore cerca una sola cosa.
[continua su My Little Flower]
Possiamo scambiarci i link?
5 Dicembre 2005, 14:41
Si, ebbene la mamma borghese con il tubetto di maionese calvè da ciucciare direttamente dal frigo.
Devo porre rimedio, ora che magari è natale potrei cominciare con un panettone.
Qualcosa tipo “la vita peccaminosa di un panettone borghese”. Il titolo suona bene ora mi invento la storia.
Sig. Effe, non faccia lo spiritoso, ho già prenotato all Giubbe Rosse per le otto di stasera.
Mi riconoscerà da una rosa in mezzo ai denti. Olè!
5 Dicembre 2005, 14:55
Pare che tu abbia fatto la mia descrizione
:)))))))
5 Dicembre 2005, 16:09
Sembrerebbe che tu soffra di dislessia della personalità: da un lato mamma irreprensibile, dall’altro donna sensuale. Ma ti capisco: è tutta una vita che lotto tra ciò che mi piacerebbe essere e ciò che veramente sono! Besitos
5 Dicembre 2005, 16:32
certo che con i blogs di ultima generazione ,dove ogni commento ti cali qualcosa…per rimanertene lì splendidamente nuda….la viscontessa è tagliata fuori , diciamocelo .
son tutte barbi88, lolita87…….
lei; con i calzettoni calati, l’apparecchio ai denti , il pappagallo che le fa pipì sulla spalla…dai.
mi raccomando, linkati con il panda che un metereologo viene sempre bene.
5 Dicembre 2005, 16:46
Alle Giubbe Rosse è un incontro tête a tête o sono ammessi anche ‘esterni’? In quest’ultimo caso sarebbe più raccomandabile il Gilli (è più da signore borghesi). E io verrei con il mio monitor da 21″ sotto il braccio giusto per farmi riconoscere.
5 Dicembre 2005, 16:57
ora sono le 17
Torino-Firenze, entro le 20.
Mmh.
Se non ce la faccio, mi riconoscerete comunque: sarò quello spalmato sul paracarro, con un resiuduo d’automobile intorno
5 Dicembre 2005, 17:08
Sulle questioni della carne non posso mettere becco, ma per il resto ancora ti considero docilissima agli orgasmi del cuore.
E sono molto felice di far parte di questo condominio virtuale che ti si scalda attorno, di mani che si cercano senza trovarsi, ma alle quali è sempre possibile ricorrere in caso di mal di pancia o di crepacuore.
Pianerottoli sui quali scambiare due chiacchere sulla pioggia ed il bel tempo e lasciare fuori le passioni, quelle vere.
Oramai mi sono stancato di chiedere trombini a destra e a manca, e a parlare di sesso mi scoraggio più presto di un gatto che combatte con un gomitolo.
Però continuo ugualmente a volerti un gran bene ed a seguire sempre il tuo sguardo senza paura…:-) Cap
5 Dicembre 2005, 17:08
Briciola sono assolutamente d’accordo, ma per quanto Gilli si addica più al personaggio di cui mi sono ammantata ultimamente, direi che le Giubbe Rosse mi paiono più adatte per ordire una rivoluzione. Per quanto borghese.
Facciamo così, troviamoci da Gilli per un cappucino (che fa molto fine) e poi si va alle Giubbe Rosse nei trobidi e fumosi (?) salottini interni e si orde…ordisce….ordigna la rivoluzione borghese di inizio millenio.
Io per far contenta Minerva, verrò con un uccello sulle spalle che le volpi bianchi le uso per altre occasioni.
Sig. Effe, abbia almeno la cortesia, mentre giace al suolo con il residuo d’automobile intorno, di scattarsi una foto con il suo cellulare e di inviarcela via mms.
Ci terrei a farla passare per il primo martire della rivoluzione borghese delle Giubbe Rosse.
5 Dicembre 2005, 17:13
Capitano, in fondo si cazzeggia da anni che è un piacere, ormai è così consolidata l’abitudine, che sarebbe un peccato privarcene solo perchè si invecchia:-)
A volte mi immagino qui tra tanti anni a scambiarci il nome delle marche di collanti per le dentiere.
L’importante è ardere dentro, del fuori poco ci importa
Lizaveta, io ho fatto i conti: ancora qualche annetto e poi compro alla pargola il motorino. Se ci dentro con l’antirughe forse resisto
5 Dicembre 2005, 17:25
Non scoraggiarti Viss, anche Famiglia Cristiana ha esposto un culo, la borghesia stà cambiando quindi va e fornica.
Esci a fare la spesa da brava signora borghese e se non adeschi qualche bel single tra le corsie, puoi sempre ripiegare sul salumiere.
5 Dicembre 2005, 17:45
volpi bianche ecologiche, spero.
5 Dicembre 2005, 19:09
bel post….niente paura è solo poco di smarrimento una che fa post sulla maionese come fai tu non credo smetta di parlare di sesso…tranquilla ….:)))
per un attimo , come al solito per la mia dannata fretta nel leggere , stavo equivocando il senso del post, e mi sono detto….ecco un altra con la sindrome della vispa teresa, non quella canonica, quella di Trilussa, poi, fortunatamente per me, ho letto meglio e …..spero…..ho evitato l’ ennesima figura di cacca……spero
ah…….metto pure la poesia in questione….parla anche lei del tempo che passa ….anche se…..non calza al tuo caso
Ciaooooooooooooo……. :)))
Trilussa (C. A. Salustri)
1873-1950
________________________________________
La Vispa Teresa
________________________________________
Se questa è la storia
che sanno a memoria
i bimbi di un anno,
pochissimi sanno
che cosa le avvenne
quand’era ventenne.
Un giorno di festa
la vispa Teresa
uscendo di chiesa
si alzava la vesta
per farsi vedere
le calze schiffonne
che a tutte le donne
fa molto piacere.
Armando, il pittore,
vedendola bella,
le chiese il favore
di far da modella.
Teresa arrossì,
ma disse di sì.
“Verrete?” - “Verrò:
ma badi però…”
“Parola d’onore!”
rispose il pittore.
Il giorno seguente,
Armando, l’artista,
stringendo furente
la nuova conquista
gridava a distesa:
“T’ho presa, t’ho presa!”
A lui supplicando
Teresa gridò:
“Su, su, mi fai male
la spina dorsale:
mi lasci che anch’io
son foglia di Dio…
Se ha qualche programma
ne parli alla mamma…”
A tale minaccia
Armando tremò,
dischiuse le braccia,
ma quella restò.
Perduto l’onore,
sfumata la stima,
la vispa Teresa,
più vispa di prima,
per niente pentita,
per niente confusa,
capì che l’amore
non è che una scusa.
Per circa tre lustri
fu cara a parecchi:
fra giovani e vecchi,
oscuri ed illustri,
la vispa Teresa
fu presa e ripresa.
Contenta e giuliva
s’offriva e soffriva.
(La donna che s’offre.
se apostrofa l’esse,
ha tutto interesse
a dire che soffre.)
Ma giunta ai cinquanta,
con l’anima affranta,
col viso un po’ tinto,
col resto un po’ finto,
per torsi d’impaccio
dai prossimi acciacchi
apriva uno spaccio
di Sali eTabacchi.
Un giorno un cliente,
chiedendo un toscano
le porse la mano
così… casualmente.
Teresa la prese,
la strinse e gli chiese:
“Mi vuole sposare?
Farebbe un’affare!”
Ma lui, di rimando,
rispose: “No, no!…
Vivendo e fumando
che male ti fo’?
Confusa e pentita
Teresa arrossì,
Dischiuse le dita
e quello fuggì.
Ed ora Teresa,
pentita davvero,
non ha che un pensiero:
d’andarsene in chiesa.
Con l’anima stracca
si siede e stabacca,
offrendo al Signore
gli avanzi di un cuore
che batte la fiacca.
Ma, spesso, fissando
con l’occhio smarrito
la polvere gialla
che resta sul dito,
le sembra il detrito
di quella farfalla
che un giorno ghermiva
stringendola viva.
Così come allora,
Teresa risente
la voce innocente
che prega ed implora:
“Deh, lasciami! Anch’io
son figlia di Dio!”
“Fu proprio un bel caso!”
sospira Teresa,
fiutando la presa
che sale nel naso.
“Se qui non son lesta
mi scappa anche questa.”
E fiuta, e rifiuta,
tossisce e sternuta:
il naso è una tromba
che squilla e rimbomba
e pare che l’eco
si butti allo spreco…
Tra un fiotto e un rimpianto,
tra un soffio e un eccì,
la vispa Teresa…
. . . . . . . . . . . . . . . .
lasciamola lì.
(1917)
5 Dicembre 2005, 20:47
Viss…per favore…compra questi benedetti stivali!
Annika
5 Dicembre 2005, 21:47
Massì, ci ha ragione Annika… e comprati ’sti stivali e falla finita!!!
5 Dicembre 2005, 21:51
Distattamente sono una signora borghese plurisposata (?).
Roger, mi hai dato un’idea
Annika, non posso, ho acquistato tre maglioni sabato e ancora sono devastata dai sensi di colpa….insomma devastata si fa per dire:-)
Isa, non ti ci mettere anche tu che sono sicura che, oltretutto, non approveresti assolutamente gli stivali che mi piacciono.