i nuovi giochi dell’autunno

Viscontessa, 7 Novembre 2005
Giuro che poi da domani torno a fare la persona seria.
E’ che ci sono due cose che mi piacciono del blog, la prima è la possibilità di raccontare storie nelle quali ognuno può trovare una parte di se o del suo vicino di scrivania, la seconda è giocare come da ragazzini si giocava a battaglia navale mentre si fingeva di prendere appunti sulla lezione.
Per raccontare di se e degli altri bisogna sedersi nell’ultimo banchino in fondo alla classe e osservare le pareti, il professore, i tuo compagno seduto di fronte con la maglia sempre sporca di forfora e i tuoi quaderni con le orecchie.
Per giocare invece bisogna essere seduti in prima fila perché la battaglia navale a scuola è un po’ come la canna dopo: il sapore della trasgressione è dolce come il miele.
Insomma siccome quest’anno scolastico è già appesantito dalle nuvole di questo inverno che ormai bussa alle porte, anche oggi ho pensato che lascerò in pace il povero Ciullini con la sua maglia piena di forfora e tornerò al primo banco che l’ultima volta il Gianni mi ha affondato persino il canottino a remi in omaggio con Remo Contro del mese di agosto e oggi voglio la rivincita.

Allora, la prima cosa che devo segnalare è il nuovissimo gioco del Sifossifoco che come di consueto, distraendo l’avversario con le figurine delle pin-up nude, riesce a fregare pure a battaglia navale.
Lui, che la parte del discolo la fa bene, affonda subito un paio di corazzate sulle quali nutro forti dubbi: quella del sig. Effe che io invece inserirei nella categoria dei tre blog da salvare e quella di inedita blog a cui va, a mio avviso riconosciuto tutto il merito dell’iniziativa e che si nutre con molta disponibilità delle idee di chiunque voglia partecipare. Tant’è che invitato il Sifossifoco a dire la sua.

La seconda segnalazione invece ha un carattere molto più intimistico e mi si colloca a fagiolo tra il mio compleanno e il Santo Natale.
Tra tre giorni esatti infatti  cade il primo anniversario di questo blog ed è ovvio che non potevo né lasciar cadere sotto silenzio l’evento, ne limitarmi ad una segnalazione autocommemorativa e basta come quelli che “i regali me li faccio da sola!”.
Ecco allora, viste le condizioni emotive della povera viscontessa reduce dal suo compleanno, mi chiedevo se non fosse davvero giunta l’ora di fare qualcosa per lei.
E’ un piccolo gesto, una cosa che non vi costerà alcuna fatica ma che nel tempo saprà regalarvi tante soddisfazioni.
E’ un investimento per il futuro quello che vi chiedo, un piccolo contributo in grado di regalare un sorriso ad una viscontessa.
Questa è la classifica e per una manciata di link il mio nome non appare…..

Regala alla viscontessa un link per il primo compleanno del suo blog in cambio riceverai la maglietta con la riproduzione originale della sua dentatura sorridente.

Dal diario del mio compleanno

Viscontessa, 6 Novembre 2005
Firenze 5 novembre 2005

Stamattina ho aperto i miei occhietti da neo splendida quarantunenne mentre un raggio di sole si apriva un varco tra le nuvole e si posava sui miei capelli biondi sparsi sul cuscino coperto con una federa di lino ricamata a mano.
Ai piedi del letto un grande cesto fiori profumati e dalla cucina un’inebriante profumo di caffè.
Mi sarei voluta alzare subito ma poi ho pensato che il giorno del mio compleanno potevo indugiare tra le calde coperte ancora un po’ e mentre dalla casa giungeva il rumore dell’aspirapolvere e quello della lavatrice, mi sono rannicchiata sotto le coperte ebbra di quella fragranza di rose e mughetti che invadeva la mia stanza.
Mi sono nuovamente appisolata fino a quando ho sentito bussare lievemente alla mia porta e allora, finalmente sveglia, ho detto “avanti” e mi sono seduta sul letto.
In quel momento per la casa ormai silenziosa, si è diffusa una musica soave e struggente mentre mio marito varcava la soglia della camera da letto recando con se un vassoio pieno di prelibatezze. Caffè, spremuta di arance appena fatta, croissant ancora caldi, fragole e lamponi freschissimi, uova e pane abbrustolito con marmellata di albicocche fatta in casa. Abbiamo quindi consumato la colazione a letto mentre mia figlia, già lavata e vestita, era in camera sua a leggere Guerra e Pace e i cani erano in giardino a rastrellare la ghiaia.
Poi mi sono alzata e ho indossato la mia vestaglia di seta nella cui tasca ho trovato un piccolo astuccio foderato di velluto al cui interno c’era un anello con un bellissimo rubino “sangue di piccione” montato su oro bianco e arricchito di piccolissimi brillanti taglio rosetta.
Più tardi nella mattinata, dopo aver fatto un bagno caldo con i sali profumati, ho chiamato un taxi e sono andata nel centro estetico più esclusivo della mia città mentre mio marito faceva un bucatino a mano della mia biancheria di seta e mia figlia spolverava le mensole di camera sua.
Una manicure, un pedicure, un massaggio, una depilazione, una messa in piegai, una maschera per il viso e un trattamento anticellulite dopo, sono uscita dal centro estetico e ho fatto un po’ di shopping in centro dove ho acquistato quattro paia di stivali e dieci paia di scarpe per l’inverno, quindi mi sono recata a colazione con le mie amiche più intime che mi hanno offerto il pranzo all’Enoteca Pinchiorri e mi hanno regalato un soggiorno di una settimana presso il Centro Benessere di Stresa.
Stanca ma felice sono tornata a casa per riposarmi un po’ dove ho trovato mio marito che puliva i vetri del salotto dopo aver stirato tutto il bucato fatto la mattina. Mia figlia nel frattempo aveva fatto il bagno ai cani e ora era seduta di fronte al pianoforte e si esercitava nel solfeggio.
Io mi sono stesa un po’ sul letto rifatto di fresco e mi sono addormentata.
Al mio risveglio ho trovato appeso allo sportello dell’armadio un abito da sera di Armani e un biglietto con su scritto “preparati, ho una sorpresa per te”. La casa era stranamente silenziosa ma quando finalmente pronta sono uscita dalla mia camera, un’esplosione di auguri mi ha investita e una folla di amici, parenti e camerieri in guanti bianchi, mi ha accolta con un’ovazione.
Fiumi di champagne e di caviale hanno allietato la mia serata fino a quando è arrivata al mio cospetto un’enorme crostata di crema chantilly e fragoline di bosco con sopra 31 candeline.
Appena spente le candeline, la torta di aperta e dal suo interno sono usciti i California Dream Men che hanno ballato una lap dance con la piantana del mio salotto mentre gli invitati mi portavano in dono i loro regali……..
Auguri e regali e ancora champagne hanno concluso la giornata del mio compleanno…..

Stamattina ho aperto i miei occhi assonnati di neo quarantunenne mentre un tuono squarciava il cielo cupo e pesante di nuvole nere. Ai piedi del letto i miei cani terrorizzati che pretendevano di infilarsi sotto alle coperte, dal giardino l’urlo agghiacciante del pappagallo che voleva essere liberato dalla gabbia.
Sarei voluta rimanere a letto ancora un po’ ma poi mio marito mi russava accanto così forte, che non ho potuto indugiare ulteriormente tra le coperte e mi sono alzata mentre nella stanza si diffondevano le flautolenze del mio cane che manifestava una certa fretta di uscire.
Mi sono nuovamente appisolata con il capo reclinato sul tavolo di cucina  fino a quando ho sentito  il gatto grattare furiosamente alla finestra a allora, finalmente sveglia ho detto “cazzo!” e ho tirato su la testa.
In quel momento è suonato il telefono - qualcuno che vuol farmi gli auguri – ho pensato, e invece, era la telecom per ricordarmi che non ho pagato l’ultima bolletta del telefono e mentre infamavo l’addetto del call center di Potenza che mi rammentava i miei doveri contrattuali, la macchinetta del caffè eruttava tutto il suo contenuto sui fornelli. Ho quindi bevuto quel che restava del caffè inzuppandoci dentro mezzo biscotto risalente al paleolitico mentre il cane consumava l’altra metà e la data sulla confezione del latte mi rammentava che la sua fine era già giunta tre giorni prima.
Mia figlia tanto guardava alla televisione il riassunto de La Talpa3 mentre i cani si apprestavano a far saltare con una carica di dinamite l’ultimo tratto della galleria che hanno scavato tra l’aiuola nord e quella sud del giardino.
Poi mi sono infilata una vecchia tuta da casa sulla cui scollatura  ho trovato una “cacca di pappagallo” del giorno prima e ho affrontato la giornata la giornata del mio compleanno armata di scopa, secchio e spazzolone.
Più tardi nella mattinata, dopo essermi lavata una gamba infilando erroneamente un piede nel secchio dell’acqua sporca, ho preso l’aspirapolvere e sono andata sul tappeto più esclusivo del mio appartamento mentre mio marito si faceva il pedicure e mia figlia creava disegni astratti sullo strato di polvere delle mensole di camera sua.
Un kilo di peli, due di polvere, una colonia di acari e qualche bestemmia dopo, sono uscita dal ruolo di casalinga e mi sono infilata in quello di facchina per aiutare mia sorella a portarsi via un lettino che avevo in cantina. Quindi tutti insieme siamo andati a pranzo fuori dove mia nipote mi ha regalato una fetta di pizza margherita sulla giacca.
Stanca e appesantita sono tornata a casa con la speranza di riposarmi un po’ ma non appena rientrata, sono dovuta subito ripartire per accompagnare mia figlia agli scout e poi attraversare la città per andare a comprare due nuovi lettini ai cani che loro i lettini di solito se li mangiano lasciando per casa residui di gomma piuma masticata e impastata di bava.
Quando sono tornata ho trovato una lavatrice di panni da stendere e un messaggio sul cellulare che mi ricordava del “credito insufficiente: effettuare ricarica”.
La casa era stranamente silenziosa ma quando finalmente è giunta l’ora di cena, sono stata investita da un’esplosione di “ho fame, che si mangia stasera?”  uomini, bambini ed animali, mi hanno relegato in cucina come una sguattera della mensa dei poveri.
Fiumi di piatti da lavare hanno allietato la mia serata fino a quando è arrivata sulla mia televisione la De Filippi con 31 ospiti piagnucolanti al seguito e quando gli ospiti hanno finito di piagnucolare, è salta fuori la De Filippi che si è messa a ballare la lap dance con un manipolo di ballerini.
Lei, ovviamente, faceva il palo.
Pioggia, televisione e fiumi di lacrime hanno concluso la giornata del mio compleanno…..

comunicazioni di servizio

Viscontessa, 4 Novembre 2005
Avrei già dovuto farlo qualche giorno fa quando quell’omino sulla sinistra è apparso sul mio blog ma poi ho pensato che era meglio lasciare l’omino a candire dov’era fino alla vigilia del mio compleanno.
Qualche giorno fa avevo infatti comunicato a tutti i gentili lettori che con l’approssimarsi del mio compleanno avrei gradito ricevere in dono una quota di partecipazione a saldo della mia famosa multa. L’altro giorno però ho scoperto con mio grande rammarico che nessuno ha contribuito e io mio sono ritrovata qui a spennare capponi o galline o tacchini o polli, da portare in dono al mio funzionario delle imposte.
Allora, nella speranza di convincere almeno qualcuno ha manifestare la sua stima, il suo affetto o anche solo la sua presenza sul mio blog, ho pensato di vendere l’unica cosa che posseggo veramente ovvero il mio blog.
Perché il mio blog è in una buona posizione con vista blogsfera, impianto di riscaldamento singolo e nessuna spesa di condominio anche se negli ultimi giorni splinder ha fatto un po’ i capricci.
La valutazione è gentilmente offerta dal sito che trovate nel logo e anche se l’agente immobiliare non è a prima vista particolarmente attraente, i suoi servizi sono assolutamente gratuiti.
Per alzare poi un po’ il prezzo della vostra offerta, vi segnalo che è appena uscito l’ultimo numero di Noluogo nel quale troverete un mio raccontino che, per chi non lo avesse già letto, dovrebbe rappresentare un buon motivo per accettare il mio invito a pranzo.
Una cosina informale solo per farvi vedere il mio blog prima di acquistarlo……

viaggi

Viscontessa, 3 Novembre 2005
C’è un viaggio che prima di diventare definitivo per tutti, rappresenta in questi giorni novembrini una struggente abitudine per tanti.
Il cimitero di Firenze sta su un poggio sulla vecchia strada che conduceva a bologna e che attraversando una campagna talvolta cupa e selvaggia, attraversa parte del Mugello per svalicare sul passo della Futa e giungere in Emilia.
C’è un altro piccolo cimitero però, che sopravvive alla periferia della nostra città e che quando da piccola accompagnavo mia nonna a trovare i suoi pochi parenti, stava ancora in una periferia erbosa di campagna profumata.
Si attraversava allora il sottopassaggio di un viale già ingrigito dal traffico e a piedi si proseguiva sotto gli alberi frondosi che già nascondevano in lontananza grandi palazzi in costruzione.
I fiori allora li si prendevano dal giardino incolto di mia nonna dove ogni pianta e ogni fiore aveva diritto di crescere dove si trovava più a suo agio.
A lei piacevano gli iris, i nostri iris fiorentini il cui colore si adegua a quello del suo vicino dando vita ad un fiore le cui screziature di colore, dal giallo al marrone, dal viola intenso al lilla pallido, sono sempre una piacevole sorpresa primaverile.
Raccoglievamo quindi iris colorati e li avvolgevamo nella vecchia carta delle riviste che lei leggeva. A volte avevamo fiori impacchettati in disegni di delicati ricami all’uncinetto, altre erano circondati da struggenti racconti d’amore pubblicati su Intimità o Confidenze.
Il cimitero allora era per me un bel giardino silenzioso nel quale far visita a quello zio che non avevo mai conosciuto e che mia nonna aveva pianto per tanti anni addietro.
Prima della mia nascita infatti, mia nonna compieva quel viaggio ogni giorno e ogni giorno si vestiva a festa e attraversava quel sottopassaggio e giungere a destinazione.
Adesso anche lei riposa lì, la sua fresca tomba è piena di erbacce e di radicchio selvatico che non trova altri luoghi nel quale crescere indisturbato; questa non è la stagione degli iris ma i crisantemi gialli e bianchi che le ho portato erano della varietà più bella che si potesse trovare e io li ho sistemati con cura perché le tenessero compagnia il più a lungo possibile.
Mia figlia e mia nipote tanto correvano per quel giardino fiorito  mentre capannelli di comari si scambiavano sottovoce la ricetta del coniglio in umido e qualche uomo con l’auricolare si fermava in raccoglimento di fronte ad una vecchia tomba senza parenti.
Un spazio più ampio circondato da alberi e da panchine, accoglieva gruppi di anziani così adusi alla morte che il loro riposo pareva quasi un’attesa e altri bambini e giovani e famiglie intere, si scambiavano saluti e sussurri lievi come i petali dei fiori.
Poi è risuonata una campana e nel silenzio degli astanti è cominciata la messa. In mezzo a quel giardino fiorito la gente si è fermata e si è girata verso i microfoni con le mani giunte e il capo chino mentre una pioggerellina fina fina accompagnava il riposo dei nostri viaggiatori.

ufficio imposte - prima puntata

Viscontessa, 2 Novembre 2005
Domenica notte mi sono addormentata pensando a cosa avrei potuto indossare per recarmi il giorno dopo all’ufficio delle imposte a chiedere uno sconto di pena. Poi mi è venuto in mente che sarei arrivata fin laggù senza portare neanche un paio di tacchini in omaggio e la versione Renzo Tramgliano dei giorni nostri, mi è subito tramontata non appena mi sono svegliata la mattina.
Così ho tirato su il telefono e ho chiamato l’ufficio imposte quando ancora la voce del mattino ha quella sfumatura di rassegnazione che affoga solo nel terzo caffè.
Il funzionario che aveva firmato il mio verbale di accertamento di 15 pagine, mi ha risposto subito e mi ha riconosciuta. – aspettavo la sua chiamata – mi ha detto mentre  il mio tono di rassegnazione si è faceva intermittente e se è possibile ancora più basso.
Poi ha cominciato a raccontarmi la storia del nostro paese che da Roma invia una segnalazione al mio ufficio imposte, per segnargli che avevo non so quanti appartamenti concessi in affitto di cui non pagavo le tasse.
Il suo tono era calmo e professionale, la sua inflessione meridionale tradiva un certo orgoglio per il lavoro che aveva svolto ma era venato di una malinconica burocrazia che mi faceva venire in mente il vecchio parroco di quand’ero bambina quando leggeva il sermone della domenica recitando la sua parte come un vecchio attore di soap opera consumato dal suo ruolo.
Con calma mi ha quindi spiegato che aveva svolto delle indagini sul mio conto che lo avevano condotto a verificare che l’appartamento era uno solo e mi ha spiegato la mega multa che ho ricevuto riguarda solo l’anno 1999 perché per l’anno precedente avrebbe dovuto inviare comunicazione ad un altro ufficio imposte ma prima di farlo voleva parlare con me.
Quindi, con tono complice, mi ha consigliato di pagare la multa che mi aveva inviato l’ultimo giorno utile che cadrà in dicembre perché solo dopo aver ricevuto il mio pagamento, dovrà informare l’altro ufficio imposte della mia ammissione di colpa che per l’anno 1998 si prescriverà entro fine anno.
- la burocrazia è lunga – mi ha detto – e io per natale vado in ferie quindi considerando che lei ha dieci giorni di tempo dopo il pagamento per inviarmi la ricevuta, io la riceverò presumibilmente quando sono in vacanza e al mio rientro il suo “reato fiscale” per il 1998 sarà già prescritto.
Il suo tono era così paterno che io alla fine mi sono lasciata convincere a non far ricorso per un reato che non avevo commesso ma di cui non avevo le prove e mentre la telefonata pareva volgere al termine mi sono fatta coraggio e mi sono infilata nel suo confessionale con la speranza di ottenere un’assoluzione.
– ma io non ho i soldi per pagare! – gli ho detto tutto d’un fiato come da piccola confessavo al parroco di aver detto una parolaccia.
– Lo immagino – ha risposto lui mentre il suo tono professionale e malinconico riprendeva il sopravvento su quello formale dei saluti.
– E allora come devo fare?
Così mentre lo immagino riaprire il famoso fascicolo che mi riguardava, mi ha consigliato di pagare solo la sanzione e di attendere per il pagamento dell’imposta evasa, l’arrivo della cartella delle tasse sulla quale avrei poi potuto chiedere una dilazione.

Quando ho chiuso il telefono ho pensato che in fondo al funzionario volevo quasi  un po’ di bene e che un paio di tacchini se li sarebbe meritati davvero.

a tavola

Viscontessa, 1 Novembre 2005
Guardavo il piccolo fiore in rilevo sulla tovaglia di cucina.
E’ un fiore verde che è stato applicato sopra alla tovaglia dove probabilmente c’era un buco.
E’ una vecchia tovaglia verde consumata e stinta dai lavaggi e qua e là ci sono piccolissimi forellini che testimoniano la sua lunga vita. In fondo è rifinita con un bordino bianco di cotone fatto all’uncinetto probabilmente da mia nonna come del resto il fiore verde in rilievo che immagino lei abbia ritagliato da un pezzo di stoffa del medesimo colore e applicato sopra a forma di fiore.
Quando l’ho messa sul tavolo mia figlia ha detto che quella tovaglia non le piaceva perché era un tovaglia, antica, vecchia, consumata ma da che io ricordi è sempre stata sul tavolo della mia cucina quando questo stava ancora nel soggiorno della mia casa d’infanzia e finchè la tovaglia avrà vita troverà sempre il vecchio tavolo su cui posarsi.

Poi hanno inventato le tovagliette all’americana e lo scottex con piccole fantasie floreali.

Prima i tovaglioli si conservavano in un cassetto con il loro portatovaglioli perché ciascuno potesse pulirsi la bocca solo sul suo avanzo di purè incrostato del giorno prima. Il purè, soffice e morbido nel piatto del giorno prima, diventava una crosta gialla sul tovagliolo del giorno dopo e a volte, per evitarlo, ti pulivi furtivo la bocca con la manica del maglioncino.
Tovaglia e tovaglioli trovavano il sollievo della lavatrice solo a fine settimana dopo che le macchie di vino, sugo e di quella fettina di carne che cadendo sulla tovaglia di aveva procurato uno scapaccione da parte di tua mamma, erano state di giorno in giorno coperte con l’apparecchiatura. Il lunedì eri libero di disporre il pane e il vino dove preferivi al venerdì eri costretto a seguire la mappa delle macchie come i pirati delle vecchie storie di bambini. Se un macchia d’olio rimaneva scoperta, ci potevi mettere sopra una fetta di pane in più o un poggia pentola inutile come le candele con cui adesso si apparecchia una tavola raffinata.

A tavola non doveva mai mancare il l’olio e il sale e anche il burro doveva sempre essere a portata di mano come il cestino per il pane che appariva sul tavolo un attimo dopo che era sparita la zuppiera. Chissà se la zuppiera e il pane si sono mai incontrati o hanno mai condiviso il vecchio tavolo insieme.
Quando apparecchiavi dovevi sempre mettere due piatti, uno per il primo e uno per il secondo e anche il cucchiaio era sempre presente alla destra del piatto. Prima non esisteva il “primino” o l’”insalatona” all’ora di pranzo, prima c’era il primo e c’era l’insalata insieme ad una pietanza che non erano mai gamberetti al kurry che i gamberetti stavano al mare e il kurry stava in india. La cosa più esotica che si poteva trovare sulla tavola era la banana e si mangiava a fine pasto se non avevi lasciato nel piatto gli spinaci che ti fanno diventare forte come braccio di ferro.
Quando era possibile, si mangiava nello stesso piatto sia il primo che il secondo perché la lavastoviglie c’era già ma era ancora guardata con un po’ di diffidenza da ogni massaia come si deve e il suo uso era concesso solo durante i pranzi o le cene con amici che mia mamma diceva non preoccupatevi perché tanto metto tutto in lavastoviglie ma poi i bicchieri di cristallo li lavava di nascosto in cucina e li riportava in tavola puliti per un ultimo brindisi.
Il bollito per esempio andava sempre nello stesso piatto della minestra anche se nel piatto c’era rimasta un po’ di pastina come le stelline o i capellini d’angelo. Così a volte quel pezzo di carne marrone, si abbelliva di stelline come una vecchia  piena di strass e di lustrini e a me faceva un po’ senso tutta quella pastina dilatata che nel tepore del bollito, cresceva e si dilatava fino a dilaniarsi.
Poi finiva tutto nel lavandino di ceramica il cui uso era testimoniato da graffi e incrinature annerite.
Prima si lavavano i bicchieri, poi le posate, quindi i piatti e infine le pentole che andavano strusciate con la paglietta di acciaio e il Vim in polvere che rimaneva granuloso in fondo alle pentole e non se ne andava via neanche con la risciacquatura. Anche il lavandino di ceramica si puliva con il Vim che come diceva una vecchia pubblicità, era così efficace che nel lavandino ci si poteva anche mangiare dentro.

La tovaglia veniva sbattuta fuori dalla finestra e poi veniva ripiegata e riposta insieme ai tovaglioli nel cassetto di formica del mobile di cucina.

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