fanculo
Viscontessa, 14 Novembre 2005Come arrivare a sera ed essere sopravvissuti a se stessi nonostante la pessima compagnia.
Già. C’era quella cosa di cui volevo parlare perché la mia mi pareva un’osservazione giusta e arguta ma poi il tempo corre portando con se strane e inutili novità e non c’è tempo per scrivere quello che si vorrebbe.
Già. Sei ancora lì a letto a chiederti se tra dieci anni ti ricorderai di questa giornata oppure se prenderai in mano la tua agendina e ci troverai scritto cose che non ricordavi più di avere fatto. Farmacia, tintoria ….
E suona la porta arriva il geometra che ci eravamo dimenticati l’appuntamento e sei così con quei vecchi pantaloni con i buchi che usi al posto del pigiama e l’apparecchio ancora tra i denti che ogni volta che parli sputacchi un po’ ma non puoi levartelo davanti a lui.
Una mattina mi sono svegliata e non aprivo più la bocca, hanno detto che mi ero più o meno lussata una mandibola a forza di stringere i denti nella notte e mi hanno messo questa cosa in bocca da portare mentre sogno e stringo i denti. E c’è anche questa gamba che la mattina mi da il buongiorno con una leggera zoppia e poi gli occhiali che non ricordo mai dove li ho messi e i capelli stanchi che dormono ancora attaccati alle orecchie.
Gli offro un caffè, lui parla ma io senza caffè non capisco quello che dice. Gli offro un caffè e mentre lui prende il caffè io mi siedo a tavola e faccio colazione – Ero già stato qui – dice –ci eravamo visti circa quattro anni fa, ricordi? – passiamo dal “lei” al “tu” durante il caffè mentre io inzuppo delle fette biscottate nella tazza e ho fatto sparire l’apparecchio per i denti nel cassetto del bagno quando con una scusa sono andata a pettinarmi.
Gli anni erano solo due, sull’agendina forse geometra o contatore del gas, ricordo che era quello il problema e le persone diventano cose. Forse io per lui ero una via. Due anni, quattro, una via, un contatore.
E’ tardi, è già tardi e ancora la giornata deve cominciare.
Arrivo in ufficio e trovo il presidente nel nostro ufficio.
Già. Aveva detto che sarebbe venuto su anche lui ma non mi aspettavo che sarebbe successo oggi.
Sono l’ultima ad arrivare, nessuno mi ha avvisato, di solito a quest’ora non c’è mai nessuno, sono la prima ma oggi sono già tutti qua.
Già, nessuno mi ha avvisato come il geometra che non aspettavo, oggi non aspettavo nessuno e invece trovo un sacco di persone sulla mia strada. Tintoria, farmacia… sull’agendina c’erano scritte queste cose qui e ancora non è finita perché stamattina sono uscita di corsa e allora devi chiamare il dottore e passare in farmacia e il geometra che per giovedì non è possibile e quella cosa lì pensaci tu, telefona, chiama, digli, senti, fatti dire.
Già. E poi ci sono le cose che vorresti dire e quelle che vorresti leggere e le persone che vorresti salutare e quell’sms a cui vorresti rispondere e quel post che lo avevi letto non ricordo più dove e volevo dire una cosa giusta e arguta e mi sono ricordata il pane ma ho dimenticato il latte e tutti a far finta di lavorare che il presidente è qui con noi "benvenuto presidente" gli hanno scritto in un cartello sulla sua scrivania ma nessuno me lo ha detto, "benvenuto" che lui lo stacca e lo butta via, si sente a disagio e fa bene, non allevio il suo disagio. Accidenti! Dico quando entro, ma lo faccio con una nota di derisione nella voce e mi devo ricordare il latte che altrimenti domani non c’è latte e il telefono squilla se vieni a fare pipì mi porti quel foglio ma la pipì non la faccio più è una perdita di tempo e devo ricordarmi di ricordare questa giornata che sembra non finire mai……
Già, volevo scrivere e volevo rispondere e volevo esserci ma non c’è tempo per esserci, bisogna sempre fare.
Fanculo!
Già, tra dieci anni fanculo, lo leggerò qui.





14 Novembre 2005, 20:34
si, ci sono giornate così, tante. Giornate che provano la teoria: se vai sempre dritto, dritto e veloce, non ti accorgi neanche più di respirare.
annika
14 Novembre 2005, 22:32
Meravigliosa :))
(ci ho messo pure i sorrisini che so ti piaccion tanto)
15 Novembre 2005, 9:23
Ecco Annika, esatto
Tit, tesoro, tu hai un sorriso bellissimo perchè sorridi a prescindere.
15 Novembre 2005, 9:32
Ogni tanto, per recuperare il senso del tempo e re-imparare a viverlo con più largo respiro, bisognerebbe prendere ferie anche da noi stessi…
;-)*
15 Novembre 2005, 9:55
Sono assolutamente d’accordo Placida Signora, lo dico sempre anche io ed è per questo sono assolutamente favorevole ad uso moderato e responsabile di quelle che si definiscono droghe leggere.
Perchè sono una vacanza da se stessi
(so già che non tutti saranno d’accordo)
15 Novembre 2005, 12:07
se è roba buona, e se offre lei (sempre lì si va a parare)
15 Novembre 2005, 12:59
Le droghe come rimedio alla mancanza di riposo interiore. Le droghe per non pensare. Ma droga può essere qualunque cosa…
15 Novembre 2005, 14:38
Droghe leggere come antidoto alla vita di tutti i giorni, già drogata di suo…Un pò come ingerire piccole dosi di veleno per non restare avvelenati…mhhhhh…..
C.
15 Novembre 2005, 15:07
grazie.
Commender, il blog più stupido che c’è
15 Novembre 2005, 15:53
Va meglio Viscontessa?

Spero che oggi sia di buonumore, in fondo non può piovere per sempre.
E poi anche la pioggia serve, fa crescere bene l’erba… altrimenti che ci mettiamo nei nostri cannoni?
15 Novembre 2005, 18:44
Qui oggi più che piovere diluvia e foglie di una forma quanto meno sospetta, volano dal balcone del piano di sopra.
Potrei anche offrire.
Comunque, scherzi a parte, non vedo molte altre soluzioni per prendersi una vacanza da se stessi, ingerire piccole dosi di veleno per non rimanere avvelenati fa parte del punto due del corso i sopravvivenza.
15 Novembre 2005, 18:52
“e vissero infelici e scontenti perche’ costava meno” L.L.