piccole storie
Viscontessa, 9 Novembre 2005Mi è già capitato tante volte, tra queste pagine virtuali, di parlare di lei e della sua vita in mezzo agli animali perché nutro per la sua vocazione una profonda ammirazione che aumenta ogni anno che passa.
Gli anni, si sa, sono il nemico peggiore dei nostri sogni e delle nostre aspirazioni e il confrontarsi ogni giorno che passa con le brutture della vita, finisce per renderci inconsapevolmente assuefatti a quelle stesse brutture che si credeva da giovani voler combattere.
Per lei non è così.
Oggi per esempio mi ha telefonato perché c’erano un paio di cosette legate alla sua vita fiscale da risolvere.
Io da quando ha aperto il suo ambulatorio, le ho sempre dato una mano in queste faccende perché questo è l’unico contributo, per quanto piccolo e invisibile, che posso offrirle e mi fa piacere poterle essere utile.
Dicevo quindi che oggi mi ha telefonato e dopo aver rapidamente sbrigato le solite faccende pratiche, mi ha raccontato una storia nuova il cui lieto fine mette un po’ di tristezza ma regala un briciolo di speranza.
Questa è la storia di un cavallo, la storia di un trottatore con due gambe spezzate che un paio di anni fa fu regalato ad un tipo perché l’animale potesse trascorre la sua vecchiaia al pascolo, come spesso avviene per i cavalli più fortunati a fine carriera.
Il cavallo però non fu mai curato e la povera bestia, nel tentativo di lenire il dolore alle zampe, cominciò a passare buona parte del suo tempo sdraiato al suolo.
Per chi non lo sapesse i cavalli sono animali che si dice dormano anche in piedi perché il loro fisico non è fatto per stare sdraiato ed è quasi certo che un cavallo che non è più in grado di reggersi sulle sue zampe, sia graziato da quella posizione innaturale e dolorosa, con la morte che è spesso molto più pietosa dei misericordiosi esseri umani.
Ma quel cavallo non fu mai graziato né dalla morte dall’uomo che lo aveva in custodia e già oltre un anno fa la mia amica si recò con i vigili a casa del padrone del cavallo senza riuscire tuttavia a salvare la povera bestia da questa assurda agonia. Da allora e fino a qualche giorno fa, lei ha scattato periodicamente alcune foto all’animale il cui recinto dava sulla strada dove chiunque poteva assistere a quello strazio prima di rientrare nella propria casa ad applaudire a Striscia la Notizia e ai suoi servizi sui ricoveri abusivi per i cani randagi.
Poi tramite internet si è messa in contatto con un sito che le ha dato preziose informazioni su come muoversi e senza mai perdersi d’animo o farsi prendere dalla fretta, ha periodicamente denunciato il fatto alla locale stazione dei carabinieri il cui maresciallo, tempo fa, le consigliò di provocare un tizio che la importunava perché senza una prova “concreta” di tali molestie, riteneva inutile raccogliere la sua denuncia.
Per il cavallo, ovviamente, non fu mai fatto niente, un veterinario della Asl inviato di malavoglia dalle autorità, dichiarò che la bestia era malata ma che non essendoci possibilità di guarigione, non si poteva fare niente per salvarlo.
Così la mia amica una settimana fa ha denunciato il fatto direttamente alla Procura della Repubblica allegando alla medesima le foto che lei stessa aveva scattato nel tempo e un paio di giorni dopo il Magistrato le ha telefonato a casa per chiederle se secondo lei l’animale era trasportabile.
Due ore dopo il maresciallo esterrefatto era a casa sua con un provvedimento d’urgenza giuntogli dal magistrato che ordinava l’immediato abbattimento dell’animale, e un’ora dopo un altro veterinario della Asl concedeva finalmente alla povera bestia la pietosa morte che tanto si era fatta attendere.
Il proprietario del cavallo è stato denunciato, il maresciallo ha ritenuto di accogliere dalla mia amica quella famosa denuncia che tempo prima le aveva rifiutato, il magistrato le ha ritelefonato per ringraziarla e lei è già pronta per un’altra piccola battaglia in favore di non so quale animale.
Del cavallo restano delle foto strazianti e in me la piccolissima gioia di sapere che esiste anche tra gli uomini di legge, chi è capace di farsi commuovere da storie come questa.





10 Novembre 2005, 0:44
Mille argomenti, tra le righe di questo post.
Che riconducono a uno solo, molto difficile, duro, la cui storia, anche solo la sua discussione, si scontra da sempre contro la stessa ottusità umana, parere personale, contro la quale si è scontrata l’agonia di questo cavallo.
Ogni specie animale ha i suoi cavalli agonizzanti e i suoi asini potenti.
Personalmente spero alla fine dei miei giorni di trasformarmi in un cavallo.
In una società come la nostra, esser uomini non sempre è un vantaggio.
Ognuno ha la sua idea di lieto fine.
La mia (e se non ho capito male la tua) non è quella di agonizzare per colpa dell’arroganza e della presunzione di qualcun altro.
Mi si conceda quel giorno il lusso di valere quanto un cavallo e se qualcuno ne avrà piacere, di regalarmi sotto forma di bistecca.
10 Novembre 2005, 10:01
maremma diavolaccia Viss, mi son dimenticato d’una cosa, ti chiamo più tardi
10 Novembre 2005, 10:04
Dire che l’uomo è una bestia, a volte è come fargli un complimento (in topic, questo)
10 Novembre 2005, 10:19
mi sembra un soluzione equa (non so se)
10 Novembre 2005, 10:49
non reggo il dolore degli animali forse perchè mi pare più smarrito e fine a se stesso.
a volte trovo, però , che si abbattano frettolosamente (non è certo questo il caso) più per nostra
inadeguatezza che per dar loro pace.
10 Novembre 2005, 11:44
qualche volta mi sono chiesto se dovendo rimanere vittima di fatto invalidante sceglierei di chiamarmi fuori,rispondendomi quasi sempre con un ni.L’unica attenuante potrebbe essere la compagnia dell’arte.Una carezza umana invece mi farebbe a pezzi(bisognerebbe accertarsi se esiste qualcosa di così potenzialmente consolatorio, o meglio anestetizzante,anche per i quadrupedi prima di procedere all’abbattimento)
10 Novembre 2005, 11:53
E’ una ragazza in gamba, quella tua amica.
10 Novembre 2005, 12:05
Dentro a questo post sembra di sentire musica d’ organo; e insieme, un’ effusione di quieto delirio.
Come dire che vi si ascolta la nostalgia di un paradiso lontano, il lamento senza fine di un’ hegeliana coscienza infelice.
Meno male che alla fine la voce ci consola; vi s’ intende una speranza, una fiducia che anche con queste piccole cose il mondo possa cambiare.
Che l’ idillio fra uomo e natura sia ancora possibile. Lo speriamo tutti. Cap.
10 Novembre 2005, 13:46
E’ tristissima questa storia.
10 Novembre 2005, 14:14
Sono come Minerva, la sofferenza degli animali mi distrugge forse perché gli animali hanno una dignità del dolore che noi essere umani non abbiamo. L’accettazione passiva e smarrita di ciò che gli accade.
La speranza, come dice il capitano, è che l’idilio sia possibile, anche solo come embrione del pensiero.