Paola
Viscontessa, 8 Novembre 2005Avevo un’amica che, sfortunata nel fisico ma fortunata nell’intelletto, si occupa del bene altrui.
Non lo faceva per filantropia ma per scovare nella fortuna fisica degli altri una pur labile sfortuna emotiva che le consentisse di portare a giro quel suo fisico pesante e sgraziato con una leggerezza rinnovata.
Io mi prestavo volentieri al suo volere, ascoltarla era un piacere e concederle un po’ delle mie ubbie sapientemente condite da disgrazie, sapevo essere un’opera meritevole di lode.
Un giorno decise che il mio disinteresse per il sesso coniugale non poteva che essere sintomo inequivocabile di una depressione latente ed entusiasta di un terapia di gruppo che come ultima novità si era decisa a concedersi, mi trascinò in questo improbabile esperimento.
A distanza di tempo tendo a pensare che fui ammessa alla terapia più per supportare l’ego bistrattato della mia amica, che per pura necessità terapeutica anche perchè, che io ricordi, non ho mai partecipato attivamente a queste sedute, ma tant’è.
Non so se qualcuno di voi abbia esperienza nel settore, ma per coloro che non ne fossero al corrente, vorrei brevemente (giuro) riassumere il clima in cui si svolgevano queste sedute.
Tutti senza scarpe seduti per terra in cerchio in una grande sala, l’analista, scalzo pure lui seduto su una sedia, invitava, chi lo desiderasse a parlare.
Francesca aveva un problema di psoriasi che la devastava da quando si era lasciata, cinque anni prima, con il fidanzato.
Antonio non riusciva a vivere serenamente la sua relazione con la convivente.
Piera soffriva di attacchi di panico che la costringevano in casa.
Angela soffriva non ho mai capito bene di cosa.
E fu Paola che un giorno annunciò di essere incinta.
Di un uomo sposato.
Di due gemelli.
E fu allora che successe qualcosa di strano.
Di solito, esposto il problema del paziente di turno, l’analista commentava gli eventi invitando gli altri a dare il loro contributo e così, tra una chiacchiera e l’altra, il povero paziente si sentiva un po’ rincuorato e tornava a casa tranquillo almeno fino al giorno dopo.
Quella volta però le cose andarono diversamente, l’analista (Carlo per gli amici) invitò con tono dolce e confortante Paola a spogliarsi e a rimanere con in dosso solo le mutande.
Poi la fece sdraiare al centro del cerchio ed invitò tutti gli altri a sfiorare con le mani il corpo nudo di Paola.
La cosa durò qualche minuto, poi Paola si alzò e ammise di sentirsi molto meglio.
- E’ un gran regalo quello che ti abbiamo fatto oggi, Paola - disse Carlo.
E lei sorridente rispose - lo so -.
Ho intravisto Paola qualche giorno fa e mi è venuta in mente questa cosa.
Come sarà evidente dalle mie parole, nutro molti dubbi sull’argomento.
Non lo faceva per filantropia ma per scovare nella fortuna fisica degli altri una pur labile sfortuna emotiva che le consentisse di portare a giro quel suo fisico pesante e sgraziato con una leggerezza rinnovata.
Io mi prestavo volentieri al suo volere, ascoltarla era un piacere e concederle un po’ delle mie ubbie sapientemente condite da disgrazie, sapevo essere un’opera meritevole di lode.
Un giorno decise che il mio disinteresse per il sesso coniugale non poteva che essere sintomo inequivocabile di una depressione latente ed entusiasta di un terapia di gruppo che come ultima novità si era decisa a concedersi, mi trascinò in questo improbabile esperimento.
A distanza di tempo tendo a pensare che fui ammessa alla terapia più per supportare l’ego bistrattato della mia amica, che per pura necessità terapeutica anche perchè, che io ricordi, non ho mai partecipato attivamente a queste sedute, ma tant’è.
Non so se qualcuno di voi abbia esperienza nel settore, ma per coloro che non ne fossero al corrente, vorrei brevemente (giuro) riassumere il clima in cui si svolgevano queste sedute.
Tutti senza scarpe seduti per terra in cerchio in una grande sala, l’analista, scalzo pure lui seduto su una sedia, invitava, chi lo desiderasse a parlare.
Francesca aveva un problema di psoriasi che la devastava da quando si era lasciata, cinque anni prima, con il fidanzato.
Antonio non riusciva a vivere serenamente la sua relazione con la convivente.
Piera soffriva di attacchi di panico che la costringevano in casa.
Angela soffriva non ho mai capito bene di cosa.
E fu Paola che un giorno annunciò di essere incinta.
Di un uomo sposato.
Di due gemelli.
E fu allora che successe qualcosa di strano.
Di solito, esposto il problema del paziente di turno, l’analista commentava gli eventi invitando gli altri a dare il loro contributo e così, tra una chiacchiera e l’altra, il povero paziente si sentiva un po’ rincuorato e tornava a casa tranquillo almeno fino al giorno dopo.
Quella volta però le cose andarono diversamente, l’analista (Carlo per gli amici) invitò con tono dolce e confortante Paola a spogliarsi e a rimanere con in dosso solo le mutande.
Poi la fece sdraiare al centro del cerchio ed invitò tutti gli altri a sfiorare con le mani il corpo nudo di Paola.
La cosa durò qualche minuto, poi Paola si alzò e ammise di sentirsi molto meglio.
- E’ un gran regalo quello che ti abbiamo fatto oggi, Paola - disse Carlo.
E lei sorridente rispose - lo so -.
Ho intravisto Paola qualche giorno fa e mi è venuta in mente questa cosa.
Come sarà evidente dalle mie parole, nutro molti dubbi sull’argomento.





8 Novembre 2005, 15:29
ho provato anch’io a fare questo genere di regali, in modo itinerante, in autobus o lungo le strade.
La reazione delle pazienti è stata giusto un po’ diversa.
8 Novembre 2005, 15:58
C’era anche la musica ed il coro dei monaci rumeni in sotofondo?
o.t.
Ho sbagliato… era a te che dovevo girare il mio Stronzoku… tu si che hai il giusto cipiglio. Sob!
8 Novembre 2005, 18:00
Sig. Effe, è la modalità itinerante ad essere sbagliata: giocare in casa offre sempre un enorme vantaggio quale che sia il gioco scelto.
Saltino, Carlo avrebbe detto che eravamo immersi in un silenzio assordante
Ti ringrazio comunque di non avermi passato lo stronzoku che come era prevedibile, ha perduto vigore fin dal suo esordio.
Sui blog da eliminare quasi nessuno mi pare che abbia avuto il coraggio di nominarne tre che non sopporta e così si è finito per eliminare il blog dell’amico che tanto siamo amici e ci si scherza su:-)
8 Novembre 2005, 18:25
in effetti stavo pensando anch’io che sugli autobus, treni o sui posti di lavoro è tutto un fiorire di uomini generosi.
8 Novembre 2005, 18:30
ma è una storia vera?
°_°
(i love ’sta faccina)
8 Novembre 2005, 19:09
Curioso…pure io ho un amica che si chiama Paola ……è LOGORROICA…la prossima volta provo ….la faccio spogliare la stendo per terra e la tocco ben bene….che dite ???….funzionerà ??
riuscirò a farla star zitta????……o no ??????….:))))
8 Novembre 2005, 21:29
??? Ma anche tu hai dovuto toccare Paola???
9 Novembre 2005, 9:54
Si questa storia è vera anche se risale ad oltre dieci anni fa quando il mio primo marito voleva mandarmi in “crociera” da sola per “riposarmi” un po’.
No, io Paola non l’ho dovuta toccare, fortunatamente, perchè ero appena arrivata e non potevo ancora usufruire di un privilegio così grande.
9 Novembre 2005, 11:29
come Coupland scrive,”quando uno arriva a farsi cospargere il petto con pietre colorate allora è veramente la fine”.Infatti non trovo particolarmente stuprante la pratica che hai descritto(perlomeno non più di quanto lo sia fomentare fenomeni come “bridget Jones”,”disperate Housewives” o i libri di Erma Bombeck quando avevo otto anni,e mi facevano pure ridere)
9 Novembre 2005, 11:37
anche la recita del rosario, se non fossimo abituati, apparirebbe alquanto singolare….