Alta, secca, armoniosa sia nelle proporzioni che nei lineamenti, la figlia del sig. Piero la si sarebbe potuta definire una bella ragazza se non fosse stato che tutta quella carne così attentamente distribuita nel suo fisico, era carne morta, carne priva di un qualsiasi fremito vitale come potrebbe esserlo un bel pezzo di roast-beef troppo cotto, o una bistecca alla fiorentina tagliata troppo sottile.
Io all’inizio, facendo ricorso alla mia golosità e al mio palato, avevo cercato di trovare in lei un qualsiasi segno vitale che mi permettesse di affermare che era viva ma quando una mattina ci trovammo una di fronte all’altra e quasi contemporaneamente tirammo fuori dal nostro cassetto lo spuntino di metà mattina, mi resi conto che qualsiasi tentativo era del tutto inutile e percepii nettissima la sensazione che accanto a lei non avrei resistito troppo tempo.
La definizione di Banana Smencia ebbe origine al termine di quello spuntino.
Ricordo che il nostro pasto era più o meno formato dai medesimi alimenti ma al mio Yogurt Muller alla cioccolata, lei contrappose uno yogurt magro allo crusca. Che fosse stitica – pensai – era prevedibile.
Poi fu la volta dei creakers, i sui integrali alla soia, i miei normali all’olio di oliva e rosmarino. Quindi due mandarini ciascuno, e infine una banana.
Lei tirò fuori il suo piccolo e ammaccato frutto, io la mia grossa e acerba banana.
Mangiammo in silenzio, prima i crackers, poi lo yogurt, quindi i mandarini e infine la banana e ricordo che allora pensai che il buon senso avrebbe dovuto scoraggiarmi di commentare la sua banana, ma l’idea che le mie azioni e le mie parole potessero dipendere da un pezzo di roast beef troppo cotto, era per me intollerabile come quella cosa marcia che teneva tra le mani.
"che banana piccola che hai?" azzardai quindi io assestando il primo colpo di mandibola alla mia banana
"si, a me piacciono così, le cerco apposta" squittì la smorfiosa addentando in punta di labbra il minuscolo prepuzio del suo frutto.
"ma è anche un po’ smencia, direi quasi marcia" osai quindi nell’orgia della masticazione del frutto
"a te piacciono grosse e un po’ acerbe, vedo, per me sono troppo dure" concluse quindi lei mentre io mi lasciavo sfuggire un laconico "già " prima di ciucciarmi le dite ed osservarla mentre correva in bagno a lavarsi le mani, i denti e forse anche le ascelle.
…..11 gennaio 2002
Riceviamo la Sua lettera di risposta alla contestazione disciplinare del 21/12 u.s e con rammarico riscontriamo come Lei non sappia ammettere i Suoi errori, inoltre nella Sua risposta erroneamente, ancora una volta sostiene tra l’altro "…..da ritenere necessaria l’adozione di provvedimenti disciplinari a mio carico", mentre ad oggi nessun provvedimento disciplinare nei suoi confronti è stato ritenuto necessario mentre è necessaria, anche perché da Lei così richiesta l’elencazione di una serie di errori che hanno visto Lei colpevole protagonista.
Le precisiamo che se "la lista" non era stata fatta era solo per scelta di rispetto nei Suoi confronti, comunque:
………………….
Questi sono solamente alcuni casi indicati a puro titolo esemplificativo che denotano quanto Lei disattenda le aspettative di precisione, impegno, puntualità fiducia: aspettative su si basa un costruttivo e proficuo rapporto di lavoro.
Siamo nuovamente a richiederLe le Sue giustificazioni scritte in merito a quando nel dettaglio contestatole entro 5 giorni dal ricevimento della presente, riservandoci, le ribadiamo, l’adozione dei provvedimenti disciplinari così come previsti dal ccnl vigente ovvero dalla legge.
….20 gennaio 2001
Ricevo in data 16/01 la vostra dell’11 gennaio di cui non credo aver minimamente equivocato i contenuti in considerazione del chiarissimo riferimento all’art 7 dello Statuto dei Lavoratori.
L’articolo di legge ai sensi e per effetto del quale mi viene effettuata la contestazione stabilisce infatti le procedure per la comminatoria di sanzioni disciplinari quand’anche ad oggi non ancora adottate.
Di fatto seguendo scrupolosamente l’iter necessario all’adozione di tali provvedimenti, mi avete chiesto una risposta scritta entro cinque giorni.
Pertanto la richiesta di una più dettagliata elencazione degli errori commessi, non nasce certo dalla presunzione di non voler ammettere eventuali errori, ma appare giustificata sul presupposto che, venendo io genericamente accusata, ho tutti i diritti di sapere quali siano le condotte censurabili.
Il dubbio che nasce leggendo le vostre parole è che siate rimasti stupiti dal fatto che mi sia determinata – per evidenti necessità e ragioni – a volermi difendere.
E’ indubbio infatti che la Vostra prima raccomandata, più che una richiesta di spiegazioni sul mio operato, fosse una vera e propria minaccia di comminatoria di sanzioni in difetto di mia risposta e non posso fare ameno di domandarmi cosa intendiate per "rispetto nei miei confronti" quando, senza contestarmi niente di preciso, mi accusate di superficialità.
Allo stato mi riesce difficile comprendere come si possa esprimere dei giudizi tanto negativi senza neanche avere il buon gusto di spiegarmi quali siano gli elementi che hanno portato a tale valutazione, e come si possa insistere su questa linea, accusandomi di non voler ammettere i miei errori quando questi neanche mi sono stati contestati.
Escludo, invece a priori, che tali valutazioni conseguano al nostro colloquio dell’altro giorno poiché mi è stato fatto presente che l’azienda si è trovata in gravi difficoltà a causa della mia assenza peraltro dovuta a malattia con ciò apparentemente escludendo siffatta superficialità lavorativa, perché non posso esimermi dal farvi notare che nella prima raccomandata inviatami si faceva riferimento alle mansioni attribuitemi e al conseguente livello economico che vi ricordo non essere tipiche di una figura professionale la cui mancanza dall’azienda per un periodo così breve, può essere causa di gravi difficoltà aziendali per una società con circa 50 addetti.
Ma non posso neanche tacere, però, il fatto che tali mancanze e le due conseguenti raccomandate ricevute, coincidano appunto con una mia assenza dovuta a malattia.
Mi sorprende comunque il fatto che durante tale breve periodo (sette giorni) sia stato effettuato un controllo amministrativo tale da poter così scrupolosamente verificare il mio operato degli ultimi anni.
Ciò e tanto più è vero che taluni punti da voi elencati si riferiscono ad episodi avventi diversi mesi fa e già di Vostra conoscenza.
Al riguardo vi faccio presente che la contestazione degli addebiti deve essere immediata poiché diversamente dovrebbe pensarsi ad un maldestro tentativo di ricreare nel tempo condotte che possono legittimare l’adozione di sanzioni disciplinari.
Ritengo comunque opportuno formulare le seguenti osservazioni in merito a ciascun addebito.
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