Coccoina

Viscontessa, 7 Ottobre 2005
Cuore infranto era fuggita con Bostik.

Lo aveva conosciuto in chat e un giorno aveva abbandonato la sua famiglia e se n’era andata con lui.

La notizia è già vecchia, stantia e puzza un po’ di muffa anche se la cosa è successa poco tempo fa e a suo tempo se ne parlò anche in un trafiletto della cronaca del quotidiano locale.



Adesso i cuori infranti fuggono con Attak tutti i giorni e la tenuta della coppia è molto più sicura e meno eclatante.

Cuore infranto però fu  una delle prime e il Bostik, che è un tipo appiccicoso ma poco adatto alla saldatura degli organi infranti, adesso soffre per quel cuore che per la precisione non era infranto ma solo frammentato.

Un pezzo per uno non fa male a nessuno.



Ora cuore infranto si fa chiamare cuore solitario e ha aperto un blog dove pubblica parti del suo corpo che non hanno niente a che vedere con il cuore.

E si è già pentita di essersi lasciata conquistare dal Bostik. Il mondo virtuale è così ricco di possibilità e collanti da far invidia ad un ingrosso di ferramenta.



Così cuore solitario in questi pochi anni ha già conosciuto tanti uomini che hanno apprezzato di lei tutto fuorchè il cuore e lei che ti sbatte il cuore in prima pagina perché un cuore non l’ha, torna a casa da Bostik con il suo volto a forma di cuore e il suo cuore a forma di blog.

Bostik le chiede sempre dove è stata e lei sorridendo da risposte vecchie come la notizia della sua fuga.



Pensavo ieri sera a Pupillo, se te lo piazzi nelle mutande di tanto in tanto potrei telefonarti per controllare come sta. Pensavo a questa tecnologia che mi è così ostile per la rapidità con cui invecchia e pensavo alle possibilità che tuttavia la tecnologia ci fornisce chiedendo però indietro il compenso altissimo della nostra libertà.

Mi erano tornate in mente le prime relazioni che nel cellulare avevano trovato il modo di esprimersi e il divertito scandalo dell’opinione pubblica per quelle fughe da chat o per quel sesso via sms.

Pensavo a cuore solitario che da ragazzina chiamava Marcella da una cabina telefonica e le diceva “oggi pomeriggio ero da te a studiare”.



Così Bostik quando cuore solitario torna a casa le chiede dove è stata e cuore solitario risponde che è stata tutto il pomeriggio a casa di sua madre che non si sentiva bene.

Come un gettone ancora infilato nel telefono di un pomeriggio dall’aroma intrigante.



Pensavo ieri sera alle bugie e a quanto sia difficile adeguarle alle nuove tecnologie, pensavo che Bostik fino a qualche anno fa avrebbe dovuto accontentarsi di quel motorino di cuore solitario che non stava sotto a casa di sua madre. Pensavo che si sarebbe dovuto vestire e sarebbe dovuto uscire per scoprire che cuore solitario non era lì ma non avrebbe saputo dove trovarla e un gettone sarebbe stato sufficiente a modificare una realtà labile come un motorino prestato a Marcella.

E invece Bostik adesso può rimanere tutto il giorno comodamente sdraiato sul divano e seguire passo passo il suo cuore solitario che ha passato il pomeriggio in chat con mano lesta mentre raccontava nel blog di chiodo la sua infelicità e prendeva il thè nel forum di amici parlando del suo tormento per finire con un aperitivo in un  blog multiautore di organi vari.



Pensavo a Pupillo di Tre, se te lo piazzi nella mutande di tanto in tanto ti telefono per vedere come sta.

Nell’attesa che un microchip ci venga piazzato tra le cosce.

teorie

Viscontessa, 6 Ottobre 2005
Tempo fa mi era venuta in mente la teoria dello Scottex, poi l’avevo accantonata insieme alle mie amiche che avevo un po’ perduto di vista ma pensando alla serata di ieri in cui sono stata la cinema con una di loro, l’enunciazione della teoria mi pare più attuale che mai.



Ho due amiche che non si conoscono tra loro e che nutrono entrambe la stessa passione per l’equitazione. Una è divorziata di fresco e l’altra vive da sola con il proprio cane. Hanno in comune, queste due signore, anche la smisurata passione per la nostra città. Non negli anfratti bui delle stradine del centro e neanche nella vita notturna dei locali alla moda, ma nella frequentazione di zone e locali da guida del Touring.



Insomma vivono la nostra città come due perfette turiste in visita di piacere, manifestando continuamente gioia e gaudio per le bellezze che ci circondano e frequentando ogni mostra, locale, ristorante o pizzeria venga segnalata come attrattiva turistica "da non perdere".



Si mimetizzano perfettamente in mezzo ad orde di giapponesi al bar, tra le code di americani in visita ai musei,  e tra comitive di tedeschi ad ammirare il panorama.



Niente le dissuade dal loro intento di andare a far visita agli Uffizi, pur rimandando sempre l’appuntamento per i motivi più svariati.



E fin qui, nonostante il mio tono ironico, niente di male.



Fatto sta che le due signore, ogni qualvolta decida di farmi trascinare a prendere un caffè a € 20, mi danno sempre appuntamento in una libreria del centro dove entrambe sono, naturalmente, assidue clienti.



Varcano la soglia con passo deciso e si dirigono, tra sopiti gridolini di gioia, nel reparto "novità letterarie" ovvero il primo reparto in cui si inciampa entrando in libreria e tra sussurri e sguardi ed espressioni contrite, mi mettono a parte di tutto ciò che l’editoria ha prodotto nell’ultimo periodo.



Manco a dirlo, ogni libro foderato da una fascetta pubblicitaria che ne segnali il numero di copie vendute o l’ultimo premio vinto, è per loro un capolavoro assolutamente da non perdere, e regolarmente, terminata l’escursione del reparto novità, si dirigono verso la cassa con il loro bel malloppo di novità e di colorate strisce pubblicitarie che le accompagnano.



Io non nutro alcun dubbio che tutto quel materiale venga poi facogitato dalle loro letture, ma poi la serata prosegue sempre immancabilmente, su argomenti che variano dalla moda alle ultime novità cosmetiche e io mi domando quale sia la capacità di assordimento di tante letture.



Ora non vorrei che la mia domanda fosse interpretata come una manifestazione di snobismo da radical-chic in cashmire (come diceva qualcuno), ma io mi rendo conto di leggere molto meno di loro e, ciò nonostante, di ritrovarmi  nel corso della serata piuttosto annoiata.



E allora, è possibile che nonostante tanti sforzi la loro capacità di assorbimento sia quella di un rotolo di carta-casa in offerta a 3×2?

ho bisogno di voi

Viscontessa, 5 Ottobre 2005
Ieri si sono messe addirittura in due a cercare di spiegarmi alcune cose che continuano a rimanere per me un mistero.

L’una voleva farmi istallare non so bene cosa, l’altra mi raccontava della fotina che appare accanto al nick di ciascun commentatore registrato su splinder. Io chattavo ora con l’una ora con l’altra e già il fatto di essere in grado di chattare mi pareva un miracolo da sottoporre all’esame della Santa Sede.

A proposito, anche ieri Sua Santità ha defecato, ce lo comunica premurosamente il TG5 ogni sera che lascia anche intendere che per la santa cacca si possa auspicare un processo rapido di beatificazione. Cacca santa subito.

Comunque stamattina mi trovavo arrapante da sola e mentre pensavo che è un vero peccato che non sia in grado di riprodurmi virtualmente accanto al mio nick, rimiravo i miei stivali texani acquistati alla fiera dei cavalli di Verona l’anno scorso.

Belli e marroni con punte improbabili e tacco che svicola verso l’interno, la panettiera mi ha chiesto dove mai trovassi degli stivali così belli  mentre io mi riproducevo cinguettante in gorgoglii a voce alta udibili al tutto gentile pubblico femminile che si trovava in quel momento presso il forno.

Poi con passo ballerino come solo i texani possono regalarti, mi sono diretta verso il bar del procione e del grillo talpa muovendomi perfettamente a mio agio nel look completamente nero inframezzato solo da una cinta con la grossa fibbia del medesimo colore degli stivali. Sopra un Bourbur sempre marrone delavè  leggermente avvitato in vita e acquistato tramite internet direttamente in Inghilterra. Davanti occhi coperti da un grosso paio di occhiali neri marcati Armani.



Il procione non stava nella pelle –tu c’hai un caffè pagato! Vero Nadia? – (rivolgendosi al grillotalpa sua moglie) –eeeh si, tu ha fatto colpo! T’hanno lasciato un caffè pagato! –

Ora, le aspettative del
procione e consorte  avrebbero voluto che ad una simile entusiastica sorpresa, io avessi improvvisato una ola sul bancone mentre tutta rossa in volto per la vergogna mi prodigavo nell’informarmi timidamente sull’identità del galante ammiratore. Consapevolezza personale vuole invece che non avessi dubbi circa l’identità dell’ammiratore segreto immediatamente individuato nel giovinotto del verso del cerbiatto in amore e del polpaccio peloso che sovente si intrattiene a lungo al bar non appena arrivo io.

Triste consapevolezza che mi impedisce qualsiasi tipo di manifestazione di giubilo.

Ho quindi chiesto solo per umana compassione chi fosse l’ammiratore segretissimo ma i due, protagonisti assoluti dell’evento, hanno niccchiato per una buona mezz’oretta mimando un salsicce e fagioli alla Totò che mi ha fatto andare di traverso la colazione. Poi quando finalmente si sono decisi, in gran segreto, a farmi sapere chi fosse l’ammiratore, hanno atteso ansimanti la mia contromossa che naturalmente non si è verificata.

– Ringraziatelo da parte mia – e me ne sono andata.

Quindi sono tornata in ufficio dove sono stata coinvolta in uno dei soliti giochi di società che prevede, per la fine di questa settimana, la compilazione di una lista con le canzoni più brutte degli anni ottanta.

Per ora siamo a Pupo, Franco Simone, Christian e Julio Iglesias ma naturalmente ho bisogno di tutta la vostra collaborazione per dare un senso a questo post.

‘mazza però che topa sono oggi!







 



La mia mamma

Viscontessa, 4 Ottobre 2005

Si allunga tutta verso l’albero e cerca di cogliere qualche frutto acerbo che si nasconde tra le foglie.

Le parlo ma non mi sente, se non ci fossi prenderebbe quella scala lì appoggiata al muro di recinzione e andrebbe in cerca dei rami più alti. Oppure si accontenterebbe di una sedia o del tavolinetto in midollino abbandonato in un angolo del giardino.

Mi guarda appena per accertarsi che sia occupata e si dirige verso il casottino del giardino per trovare una scopa, un rastrello o lo spazzolone che nelle sue mani raggiunge subita la vetta di un ramo.

Domani parte, va via per una decina di giorni ma si porta a casa un sacco pieno di cachi acerbi che al suo rientro saranno marci. Li metterà nel forno con le mele perché così le hanno detto che maturano i cachi acerbi.

In primavera sono le albicocche, comincia a maggio a chiedermi se ci sono e quando saranno pronti e poi ad agosto comincia a contare i cachi verdi e duri che si intravedono tra le foglie dell’albero.

Prima era l’erbetta del giardino.

Quando veniva a trovarmi in campagna spariva in giardino per ore in cerca di insalata selvatica, giuggioli, corbezzoli o piccole mele deformi aspre come limoni. Io le dicevo di non prendere le insalatine perché i cani potevano averci fatto sopra la pipì ma lei lavava l’insalata per ore e poi la condiva con amore e la mangiava soddisfatta.

Le giuggiole dice che le ricordano la sua infanzia quando con le sorelle raccoglievano tutto ciò che era commestibile che la guerra è brutta ma la fame è peggio. E l’insalata ha un sapore diverso, più "vero", più croccante più fragrante.

Una volta insieme all’insalata aveva messo anche delle erbacce dure e amare, ma non ci vede bene e il nostro palato altro non è che l’espressione della nostra anima.

L’anno scorso raccogliendo i cachi dal mio giardino è caduta dalla scala. La scala si è rotta e lei è venuta giù come un caco maturo battendo la schiena sulle mattonelle infilate in verticale sul terreno per delimitare l’aiuola.

Si alzò ridendo mentre io e l’amica che si era portata dietro, perdevamo qualche anno di vita.

- niente! – disse e si risentì perché non le permettemmo di salire nuovamente sulla scala.

Quest’anno, per evitare che lo facesse lei, mi sono dovuta arrampicare io sul casottino a cogliere le albicocche mature mentre lei urlava felice da sotto – più in là! Quel ramo è carico, prendilo! Prendilo!

Io, dopo, ho zoppicato per giorni perché il mio ginocchio non è stato ricostruito tenendo conto di certe esigenze materne.

A volte raccoglie anche i frutti che sono caduti sulla ghiaia e con un coltello asporta chirurgicamente la parte ammaccata. O mangiata dagli uccellini.

Lei non tradisce mai i suoi sentimenti, non si entusiasma mai come la Rocca di Gilbiterra. Sta lì solida nelle sue posizioni e manifesta il suo disaccordo con l’indifferenza e il suo pieno assenso con uno sguardo miope sopra agli occhiali. Però i cachi e le insalate la fanno di una felicità infantile.

Mi chiedevo se la felicità senile vada incoraggiata, forse per l’anno prossimo comprerò una solida scala di alluminio.

Lavoro/2

Viscontessa, 4 Ottobre 2005

Alta, secca, armoniosa sia nelle proporzioni che nei lineamenti, la figlia del sig. Piero la si sarebbe potuta definire una bella ragazza se non fosse stato che tutta quella carne così attentamente distribuita nel suo fisico, era carne morta, carne priva di un qualsiasi fremito vitale come potrebbe esserlo un bel pezzo di roast-beef troppo cotto, o una bistecca alla fiorentina tagliata troppo sottile.

Io all’inizio, facendo ricorso alla mia golosità e al mio palato, avevo cercato di trovare in lei un qualsiasi segno vitale che mi permettesse di affermare che era viva ma quando una mattina ci trovammo una di fronte all’altra e quasi contemporaneamente tirammo fuori dal nostro cassetto lo spuntino di metà mattina, mi resi conto che qualsiasi tentativo era del tutto inutile e percepii nettissima la sensazione che accanto a lei non avrei resistito troppo tempo.

La definizione di Banana Smencia ebbe origine al termine di quello spuntino.

Ricordo che il nostro pasto era più o meno formato dai medesimi alimenti ma al mio Yogurt Muller alla cioccolata, lei contrappose uno yogurt magro allo crusca. Che fosse stitica – pensai – era prevedibile.

Poi fu la volta dei creakers, i sui integrali alla soia, i miei normali all’olio di oliva e rosmarino. Quindi due mandarini ciascuno, e infine una banana.
Lei tirò fuori il suo piccolo e ammaccato frutto, io la mia grossa e acerba banana.
Mangiammo in silenzio, prima i crackers, poi lo yogurt, quindi i mandarini e infine la banana e ricordo che allora pensai che il buon senso avrebbe dovuto scoraggiarmi di commentare la sua banana, ma l’idea che le mie azioni e le mie parole potessero dipendere da un pezzo di roast beef troppo cotto, era per me intollerabile come quella cosa marcia che teneva tra le mani.

"che banana piccola che hai?" azzardai quindi io assestando il primo colpo di mandibola alla mia banana
"si, a me piacciono così, le cerco apposta" squittì la smorfiosa addentando in punta di labbra il minuscolo prepuzio del suo frutto.
"ma è anche un po’ smencia, direi quasi marcia" osai quindi nell’orgia della masticazione del frutto
"a te piacciono grosse e un po’ acerbe, vedo, per me sono troppo dure" concluse quindi lei mentre io mi lasciavo sfuggire un laconico "già " prima di ciucciarmi le dite ed osservarla mentre correva in bagno a lavarsi le mani, i denti e forse anche le ascelle.

 

…..11 gennaio 2002

Riceviamo la Sua lettera di risposta alla contestazione disciplinare del 21/12 u.s e con rammarico riscontriamo come Lei non sappia ammettere i Suoi errori, inoltre nella Sua risposta erroneamente, ancora una volta sostiene tra l’altro "…..da ritenere necessaria l’adozione di provvedimenti disciplinari a mio carico", mentre ad oggi nessun provvedimento disciplinare nei suoi confronti è stato ritenuto necessario mentre è necessaria, anche perché da Lei così richiesta l’elencazione di una serie di errori che hanno visto Lei colpevole protagonista.

Le precisiamo che se "la lista" non era stata fatta era solo per scelta di rispetto nei Suoi confronti, comunque:

………………….

Questi sono solamente alcuni casi indicati a puro titolo esemplificativo che denotano quanto Lei disattenda le aspettative di precisione, impegno, puntualità fiducia: aspettative su si basa un costruttivo e proficuo rapporto di lavoro.

Siamo nuovamente a richiederLe le Sue giustificazioni scritte in merito a quando nel dettaglio contestatole entro 5 giorni dal ricevimento della presente, riservandoci, le ribadiamo, l’adozione dei provvedimenti disciplinari così come previsti dal ccnl vigente ovvero dalla legge.

 

….20 gennaio 2001

Ricevo in data 16/01 la vostra dell’11 gennaio di cui non credo aver minimamente equivocato i contenuti in considerazione del chiarissimo riferimento all’art 7 dello Statuto dei Lavoratori.

L’articolo di legge ai sensi e per effetto del quale mi viene effettuata la contestazione stabilisce infatti le procedure per la comminatoria di sanzioni disciplinari quand’anche ad oggi non ancora adottate.

Di fatto seguendo scrupolosamente l’iter necessario all’adozione di tali provvedimenti, mi avete chiesto una risposta scritta entro cinque giorni.

Pertanto la richiesta di una più dettagliata elencazione degli errori commessi, non nasce certo dalla presunzione di non voler ammettere eventuali errori, ma appare giustificata sul presupposto che, venendo io genericamente accusata, ho tutti i diritti di sapere quali siano le condotte censurabili.

Il dubbio che nasce leggendo le vostre parole è che siate rimasti stupiti dal fatto che mi sia determinata – per evidenti necessità e ragioni – a volermi difendere.

E’ indubbio infatti che la Vostra prima raccomandata, più che una richiesta di spiegazioni sul mio operato, fosse una vera e propria minaccia di comminatoria di sanzioni in difetto di mia risposta e non posso fare ameno di domandarmi cosa intendiate per "rispetto nei miei confronti" quando, senza contestarmi niente di preciso, mi accusate di superficialità.

Allo stato mi riesce difficile comprendere come si possa esprimere dei giudizi tanto negativi senza neanche avere il buon gusto di spiegarmi quali siano gli elementi che hanno portato a tale valutazione, e come si possa insistere su questa linea, accusandomi di non voler ammettere i miei errori quando questi neanche mi sono stati contestati.

Escludo, invece a priori, che tali valutazioni conseguano al nostro colloquio dell’altro giorno poiché mi è stato fatto presente che l’azienda si è trovata in gravi difficoltà a causa della mia assenza peraltro dovuta a malattia con ciò apparentemente escludendo siffatta superficialità lavorativa, perché non posso esimermi dal farvi notare che nella prima raccomandata inviatami si faceva riferimento alle mansioni attribuitemi e al conseguente livello economico che vi ricordo non essere tipiche di una figura professionale la cui mancanza dall’azienda per un periodo così breve, può essere causa di gravi difficoltà aziendali per una società con circa 50 addetti.

Ma non posso neanche tacere, però, il fatto che tali mancanze e le due conseguenti raccomandate ricevute, coincidano appunto con una mia assenza dovuta a malattia.

Mi sorprende comunque il fatto che durante tale breve periodo (sette giorni) sia stato effettuato un controllo amministrativo tale da poter così scrupolosamente verificare il mio operato degli ultimi anni.

Ciò e tanto più è vero che taluni punti da voi elencati si riferiscono ad episodi avventi diversi mesi fa e già di Vostra conoscenza.

Al riguardo vi faccio presente che la contestazione degli addebiti deve essere immediata poiché diversamente dovrebbe pensarsi ad un maldestro tentativo di ricreare nel tempo condotte che possono legittimare l’adozione di sanzioni disciplinari.

Ritengo comunque opportuno formulare le seguenti osservazioni in merito a ciascun addebito.

…………………….

istruzioni per l’uso

Viscontessa, 3 Ottobre 2005
Succede che in questi luoghi virtuali non c’è mai un comitato di benvenuto adeguato. Tu arrivi un po’ sperduto in un luogo nuovo e non trovi neanche uno straccio di cameriera in topless o  bel giovanottone in slip che ti metta un mano una coppa di champagne e ti auguri il benvenuto.

La verità è che quando la padrona di casa sono io, di solito lascio che gli ospiti facciano un po’ come se fossero a casa loro e alla richiesta di un caffè mi limito ad indicare dov’è situata la macchinette del caffè e la scatola dei biscotti mentre io vado a depilarmi un sopracciglio.

Che poi le mie sopracciglia non le ho mai neanche sfiorate con una pinzetta ma l’ultima volta che sono stata dal parrucchiere lui mi ha detto che dovrei dargli una sistemata.

Per cui ora le osservo in attesa che il concetto di sistemata mi si palesi con paturnie concrete e tangibili.

Dicevo quindi che questo è un blog ovvero un posticino virtuale dove se sputi dalla finestra tutto quello che ne può conseguire è uno sdegnato disinteresse da parte degli altri. Di certo nessuno si avvicina irato al bancone rivendicando la precedenza sul tavolino sotto al palco.

Perché se il forum è un po’ come un locale pubblico dove trovarsi a scambiare due chiacchiere con gli avventori,  il blog è un appartamentino virtuale nel quale il pubblico te lo devi guadagnare ma le tue abitudini, fossero anche solo quelle di sputare dalla finestra, le puoi coltivare in tutta tranquillità.

Nelle stanze, segnalate nella colonnina a sinistra, ci sono infatti i miei miseri mobiletti costruite di giorno in giorno con le mie preziose manine di fata, mentre a destra nella colonna a casa di amici, ci sono gli indirizzi di altri blog che a loro volta vi segnaleranno ancora altri indirizzi. Basta cliccarci sopra per arrivare un po’ ovunque.

Infine suonando campanelli a destra e a sinistra, vi capiterà anche di imbattervi in blog multiautore, qualcosa tipo un condominio virtuale pieno di personaggi strani e diversi tra loro. Con un po’ di pazienza, oltre al the delle cinque a casa di ludo, è possibile discorrere anche di politica, attualità, letteratura e “topa” nei vari indirizzi che vi ho segnalato.

Ovunque si può ovviamente commentare.

Infine, per chi fosse interessato ad approfondire la blogsfera, consiglio la registrazione del proprio account (operazione semplicissima) che vi permetterà, oltre a ricevere messaggi personali,  di non dovervi firmare ogni volta che intervenite.

Sull’account registrato è poi possibile ricevere l’invito per partecipare a qualche blog multiautore e, ma tua guarda il caso, io avrei proprio un condominio virtuale, ultimamente un po’ disabitato me sempre perfettamente funzionante, nel quale provare scrivere per chi avesse voglia di provare il blog senza impegno.

Infine, citofonando viss, si arriva direttamente alla mia casella di posta elettronica dove, con la consueta calma, sarà mia premura rispondere alle vostre domande e prendermi cura di voi piccolini pulcini sperduti nel we.

Nell’attesa vi segnalo il nuovo numero di
noluogo una rivista virtuale nella quale c’è anche un mio pezzo e il cui tema di questo mese è “corpi”.

Buone seghe a tutti e ci si vede tra un po’  che ora devo andare a guardarmi le sopracciglie :-)))

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