una storia intelligente
Viscontessa, 15 Ottobre 2005Mica sono scema io, la mamma dei cretini è sempre incinta ma mia mamma è in menopausa ormai da anni e quindi non può essere incinta.
O almeno io questa cosa l’ho capita così.
Io sono intelligente e non sopporto quelli che cercano di farmi passare da cretina. Non sopporto quelli che parlano parlano parlano e poi ti chiedono se hai capito. Certo che ho capito mica sono cretina io, se dici una cosa la capisco. Anche se a volte i cretini ti dicono una cosa perché ne vogliono un’altra e pensano che tu sia una povera ingenua che non è in grado di capire davvero cosa loro vogliono.
L’altro giorno per esempio, c’era il mio capo reparto che mi diceva che io meriterei un lavoro migliore.
Io lavoro in fabbrica, devo controllare che le matite siano messe nelle scatole nella gradazione di colore riportata nel pannello che ho di fronte. Bianco, giallo, rosa, celeste, grigio, arancione, rosso, blu, marrone e nero. La macchina che deve mettere nelle scatole le matite è stata programmata per riconoscere questi colori ma a volte confonde il celeste con il grigio o il blu con il marrone e allora io devo fermare la macchina e rimettere in ordine i colori.
Otto ore al giorno.
A me il mio lavoro piace perché quando la macchina sbaglia mi viene in mente mia nonna che quando ero piccola a volte confondeva il filo per cucire e mi faceva l’orlo sui pantaloni azzurri con il filo verde. E poi mi piace pensare ai bambini che useranno quelle matite e ai disegni meravigliosi che verranno fuori con quei colori.
Il mio capo reparto dice sempre che sono molto brava, è sempre molto gentile con me e passa spesso per chiedermi come sto. Quando qualche colore nelle scatole è sbagliato e me ne accorgo mentre lui è lì, lui è così contento che qualche volta mi abbraccia anche.
Una volta mi ha tenuto così stretta tra le sue braccia che qualcosa che teneva dentro alla tasca dei pantaloni mi premeva così forte su una coscia da farmi quasi male. Io volevo quasi dirglielo ma poi avevo paura che se la prendesse a male e non gli ho detto niente.
L’altro giorno quando sono uscita l’ho trovato fuori che mi aspettava. Mi ha detto ti accompagno a casa che volevo parlarti e io gli ho risposto va bene anche se le mie colleghe ridacchiavano alle nostre spalle.
Così lui ha cominciato a dirmi che io ero molto bella e che ero una ragazza troppo intelligente per stare tutto il giorno davanti alla macchina delle matite.
Io gli ho detto che il mio lavoro mi piaceva ma lui mi ha chiesto se non mi piacerebbe fare qualcosa di più. Ci ho pensato un po’ su e poi gli ho risposto che no, mi trovo bene dove sono e non mi piacerebbe cambiare.
Allora lui ha detto che aveva bisogno di un vice perché lui da solo non ce la fa più a fare tutto il lavoro da solo e mi ha chiesto se mi piacerebbe fare il vice capo reparto. Io ci ho pensato un po’ su e poi gli ho risposto che no, mi trovo bene dove sono.
Ma guadagneresti un bel po’ di soldi in più, non ti piacerebbe avere qualche soldo in più per comprarti magari un cappotto nuovo con tutto il collo di pelliccia come vanno di moda quest’anno? Io ci ho pensato un po’ su e poi ho risposto che no, mi piace il cappotto che ho e non mi interessa comprarne uno nuovo.
Così è rimasto in silenzio per un po’ e poi all’improvviso mi ha chiesto se mi andava di andare a bere qualcosa insieme a lui ma io non avevo sete e gliel’ho detto.
Lui a quel punto ha tirato fuori un portachiavi dalla tasca dei pantaloni e io ho capito cosa mi avevo premuto sulla coscia quando mi aveva abbracciata e gliel’ho detto: - quando mi abbraccia dovrebbe togliersi le chiavi dalla tasca perché mi pigiano sulla coscia e mi fanno male.
Lui si è fermato, mi ha guardata, e mi ha abbracciata stretta stretta poi mi ha detto se volevo andare in macchina con lui e io, che ero stanca di camminare, gli ho detto di si.
Però quando siamo saliti in macchina lui non ha messo in moto subito, mi ha appoggiato una mano tre le gambe e mi ha chiesto dove mi aveva fatto male. Io gli ho detto che non importava che era una cosa vecchia e ormai non mi faceva più male ma lui che è sempre così gentile insisteva e mi toccava tutte le gambe perchè voleva proprio sapere il punto esatto dove mi aveva fatto male.
Allora io per non scontentarlo gli ho indicato un punto a caso sulla coscia e lui subito si è inchinato per darmi un bacino sulla bua. Così ha detto.
Poi mi ha detto che anche lui aveva una bua e che io dovevo curargliela, si slacciato i pantaloni e ha tirato fuori il suo pene. Io me lo immaginavo già che fosse malato perché è sempre tutto sudato e la pelle del suo viso è rossa e ruvida come la lingua di un gatto ma quando ha tirato fuori il suo pene ho capito dall’odore che la sua doveva essere una malattia grave. Anche mio nonno aveva un odore forte come il suo poco prima di morire. E’ morto per una malattia al fegato e dopo averlo seppellito abbiamo dovuto tenere le finestre aperte di camera sua per una settimana. Anche se era inverno.
Il mio capo mi ricorda molto mio nonno.
– Mi fa tanto male qui, dammi un bacino – mi ha detto, e io, anche se a me non sembrava che il male fosse lì, mi sono inchinata per dargli un bacino. – Lo devi baciare molto a lungo… prendilo tra le labbra e mettilo in bocca che così lo baci per bene – e me lo ha messo in bocca mentre con una mano mi spingeva in su e in giù la testa – brava –diceva –brava….- e la sua voce era diventata roca.
Per il dolore ho pensato io.
Poi ha cominciato come a lamentarsi, più io lo baciavo e più lui si lamentava, avrei voluto chiedergli se gli facevo male ma non potevo parlare e allora ho pensato che forse è come quando ti levano una scheggia da un dito che anche se ti fa male sai che devi resistere perché è per il tuo bene.
Infine ha come smesso di respirare, non diceva più niente ed era tutto rigido come mio nonno quando è morto ma mentre stavo per tirarmi su per vedere cosa stava succedendo lui ha lanciato come un urlo e si è accasciato. Io a quel punto non sapevo più cosa dovevo fare e così mi sono tirata su per guardarlo anche perché mi sembrava di avere della roba appiccicosa sulla faccia e non capivo bene che cosa fosse successo.
Lui stava lì con gli occhi chiusi e la bocca aperta come quando hai fatto una corsa e ti riposti, poi ha preso un fazzolettino di carta e mi ha pulita. Mi ha detto che ero un po’ sporca di saliva anche se a me non sembrava che fosse saliva ma non gliel’ho detto.
Ha messo in moto la macchina e senza dire niente mi ha accompagnata a casa.
Solo quando siamo arrivati mi ha detto che mi avrebbe accompagnata a casa tutte le sere. Ma non sono mica cretina io, l’ho capito subito che lui ci teneva proprio che io facessi carriera e per questo mi ha mostrato la sua malattia perchè sperava che io mi intenerissi.
E così gliel’ho detto - non sono mica cretina sa’, se sta male l’aiuterò a curarsi come ho fatto con mio nonno ma non per questo sono disposta a diventare vice capo reparto.
Lui non ha detto niente, sembrava stupito e pensavo che ce l’avesse con me ma poi ha capito.
Ha detto che va bene e abbiamo fissato per domani pomeriggio alle cinque.





15 Ottobre 2005, 22:33
Ci ho pensato un po’ su, e sono giunta alla conclusione che tu non esisti, sei solo uno dei prodotti pubblicizzati su “Kandinskj”, il corto.
Andiamo, l’unica alternativa a questa ipotesi è che tu abbia un vantaggio evolutivo sul resto della specie di un paio di mila anni. :))
Confessa, avanti, sei la prima blogger machine! :))
15 Ottobre 2005, 22:43
sarebbe il caso tu avvertissi prima di dare cazzotti allo stomaco.
16 Ottobre 2005, 0:17
L’ho capito sai?
E’ la prova d’iniziazione per nuovi commentatori.
Se ti conoscessi di più proverei a superarla con un “Lasci a bocca aperta”, ma non ti conosco abbastanza per correre così presto il rischio di sembrare gratuitamente ironico.
Però è così.
Lasci a bocca aperta.
Accidenti.
Potevano avvertire anche me.
16 Ottobre 2005, 0:51
Uhm, questa storia - lunga nei preparativi, breve nella venuta - m’ha ricordato che un pompino staccato bene è un’arte. Ed è arte anche il saperlo staccar male. E ti confesserò che il mio capo è come quello che hai descritto: potrei disegnartelo colle matite, ma meglio di no. Però ti dico che quando lui si offre d’accompagnarmi a casa, io sempre sì, butto giù il gargarozzo e mi godo i colleghi che si mangiano le unghie per l’invidia.
Bacio, e ‘notte
Giuseppe
16 Ottobre 2005, 1:17
mitica(nel poker spacconi e scemi sembrano la stessa cosa.E la vita è poker)
16 Ottobre 2005, 2:34
^_^ stupendo!
16 Ottobre 2005, 15:08
si,Jim thompson l’avrebbe adorato ’sto brano.Ed io sono uno dei primi estimatori di Jim(almeno tre vite prima di Cicala)
16 Ottobre 2005, 16:56
Ecco, ho scritto questo post chiedendomi chi era il buono e chi il cattivo e domandomi chi avrei buttato giù dalla torre.
E’ facile per una donna dire lui, ma lei e la sua ingenuità sono da salvare comunque?
16 Ottobre 2005, 18:08
Buoni e cattivi?
Urca.
In base a cosa?
In questa storia lui è da salvare perchè, discutibili o meno che siano i metodi, con le sue scelte dà significato alla giornata di un sacco di persone.
Lei, per lo stesso motivo.
Se poi proprio bisogna scegliere, io tengo lei, mi ci chiudo a doppia mandata e insieme a lui dalla torre butto la chiave.
Se poi vogliamo fare i seri, allora bisogna dire che nessuno dei due è buono e nessuno dei due è cattivo.
Rappresentano né più né meno la composizione di una gran parte delle coppie in giro.
Potessimo eliminarne uno per coppia avremmo trovato, almeno a Milano, la soluzione al problema del traffico.
16 Ottobre 2005, 18:56
Ah, io non butterei nessuno giù dalla torre, anche se, dovendolo proprio fare, forse lui. Ma non per il motivo cre credi. Detto fra noi, non mi sembra tanto intelligente, non sarebbe una gran perdita. Vedi quanto tempo ci ha messo a capire una situazione che lei ha capito fin dall’inizio.
Però lo sai come sono fatta… dice Minerva che giustificherei anche Caino. In fondo che ne sappiamo, dei suoi traumi infantili, di come Abele involontariamente facesse il cocco di mamma? E lì le mamme mica abbondavano…
Tornando seri, il cazzotto non è arrivato poi così improvviso.
Forse perché ormai penso di conoscerti, forse perché questa mi è sembrata dall’inizio - fatte le dovute distinzioni - una storia simile a quella di Anna, forse perché ti riconosco una sensibilità particolare sull’argomento.
Ma ti chiedo - e me lo chiedo io stessa - se è davvero semplice ingenuità quella che tu hai descritto in lei. Perché ci sono cose che vanno sempre e comunque protette, sì. Altre che, invece, vanno aiutate ad evolversi, come una pupa nel bozzolo. La capacità di vedere chiaro nelle cose - e nei colori - per esempio.
16 Ottobre 2005, 18:57
(azz - è una parolaccia, Minnie? - stare troppo vicino a broono mi sta facendo male)
16 Ottobre 2005, 21:46
Sorprendente…e il finale fa pensare parecchio. Dalla torre bisognerebbe buttare “lui”, però non è detto…la vita non è mai nera o bianca.
Carlos
17 Ottobre 2005, 9:46
Bello il passaggio fra il testare le matite ed il tastare il.. ” matitone “, ihihi.
Io invece la storiella l’ ho vista più che altro come un arguta metafora della politica.
E magari, dopo averci intortato per benino, ce lo mettessero solo in bocca. Spesso e volentieri, tolte le mutande, ci dobbiamo pure piegare a 90°….:-)Cap
17 Ottobre 2005, 11:42
E dire che io col mio capo ci vivo insieme—:)***
17 Ottobre 2005, 12:11
“Sei solo felice di vedermi, o hai una pistola in tasca?”
17 Ottobre 2005, 12:44
io non avevo capito proprio nulla.
l’ho inteso come il racconto di un lurido essere che cala come un avvoltoio su di una ragazza subnormale.pensa te.
il pensiero sulla presunta ingenuità mi si era affacciato dopo il servizio di striscia sul tizio che chiedeva prestazioni sessuali in cambio di un’assunzione ad un posto ben retribuito (che poi la parola non la mantenesse in questo momento é ininfluente);
pare che molte abbiano accettato e ,questo, a me ha sconvolto sinceramente.
forse é come per il dolore: esiste una soglia della dignità.
17 Ottobre 2005, 13:29
mi pare che finalmente ci siamo confusi le idee per benino
L’ingenuità: oltre una certa età non ha scuse.
17 Ottobre 2005, 14:04
No, certo.
Ma se una si fa perdonare in quella maniera lì, vogliamo non darle una seconda possibilità?
Lo so, lo so.
Sono troppo buono.
17 Ottobre 2005, 14:43
mi fa tanto male(”ce provai”)
17 Ottobre 2005, 20:28
Porca trota …… Bruuuuno!!!
Ma pure qui sei finito???
Và che Ti trombo sul serio ….
17 Ottobre 2005, 21:09
Broono…..ahahah…direi che questo commento vince il premio dell’ottimismo!