La mia mamma

Viscontessa, 4 Ottobre 2005

Si allunga tutta verso l’albero e cerca di cogliere qualche frutto acerbo che si nasconde tra le foglie.

Le parlo ma non mi sente, se non ci fossi prenderebbe quella scala lì appoggiata al muro di recinzione e andrebbe in cerca dei rami più alti. Oppure si accontenterebbe di una sedia o del tavolinetto in midollino abbandonato in un angolo del giardino.

Mi guarda appena per accertarsi che sia occupata e si dirige verso il casottino del giardino per trovare una scopa, un rastrello o lo spazzolone che nelle sue mani raggiunge subita la vetta di un ramo.

Domani parte, va via per una decina di giorni ma si porta a casa un sacco pieno di cachi acerbi che al suo rientro saranno marci. Li metterà nel forno con le mele perché così le hanno detto che maturano i cachi acerbi.

In primavera sono le albicocche, comincia a maggio a chiedermi se ci sono e quando saranno pronti e poi ad agosto comincia a contare i cachi verdi e duri che si intravedono tra le foglie dell’albero.

Prima era l’erbetta del giardino.

Quando veniva a trovarmi in campagna spariva in giardino per ore in cerca di insalata selvatica, giuggioli, corbezzoli o piccole mele deformi aspre come limoni. Io le dicevo di non prendere le insalatine perché i cani potevano averci fatto sopra la pipì ma lei lavava l’insalata per ore e poi la condiva con amore e la mangiava soddisfatta.

Le giuggiole dice che le ricordano la sua infanzia quando con le sorelle raccoglievano tutto ciò che era commestibile che la guerra è brutta ma la fame è peggio. E l’insalata ha un sapore diverso, più "vero", più croccante più fragrante.

Una volta insieme all’insalata aveva messo anche delle erbacce dure e amare, ma non ci vede bene e il nostro palato altro non è che l’espressione della nostra anima.

L’anno scorso raccogliendo i cachi dal mio giardino è caduta dalla scala. La scala si è rotta e lei è venuta giù come un caco maturo battendo la schiena sulle mattonelle infilate in verticale sul terreno per delimitare l’aiuola.

Si alzò ridendo mentre io e l’amica che si era portata dietro, perdevamo qualche anno di vita.

- niente! – disse e si risentì perché non le permettemmo di salire nuovamente sulla scala.

Quest’anno, per evitare che lo facesse lei, mi sono dovuta arrampicare io sul casottino a cogliere le albicocche mature mentre lei urlava felice da sotto – più in là! Quel ramo è carico, prendilo! Prendilo!

Io, dopo, ho zoppicato per giorni perché il mio ginocchio non è stato ricostruito tenendo conto di certe esigenze materne.

A volte raccoglie anche i frutti che sono caduti sulla ghiaia e con un coltello asporta chirurgicamente la parte ammaccata. O mangiata dagli uccellini.

Lei non tradisce mai i suoi sentimenti, non si entusiasma mai come la Rocca di Gilbiterra. Sta lì solida nelle sue posizioni e manifesta il suo disaccordo con l’indifferenza e il suo pieno assenso con uno sguardo miope sopra agli occhiali. Però i cachi e le insalate la fanno di una felicità infantile.

Mi chiedevo se la felicità senile vada incoraggiata, forse per l’anno prossimo comprerò una solida scala di alluminio.



12 commenti a “La mia mamma”

  1. utente anonimo Says:

    lascio qui una carezza per tua madre.

    Minerva

  2. phoebe1976 Says:

    Mia madre ha invece la fissa delle piante grasse, che per fortuna stanno a livello terra.

    In compenso però mio padre si snete agricoltore senza esserlo.

    Bella la campagna, eh!

  3. Fatabugiarda Says:

    .. se interessa ho giuggiolo che è uno spettacolo..

    a portata di mano.. niente scale…

    :)

  4. utente anonimo Says:

    Deve essere stata la guerra, sicuramente la guerra. Con tutto che alla mia, di madre, il cibo non è mai mancato. Mio nonno, che aveva fatto la grande guerra, già dal 1939/40 aveva iniziato a fare incetta di cibi a lunga conservazione e di grano. Quando scoppiò la guerra non si fece trovare impreparato e sfamò molte bocche. C’è gente che ancora ringrazia mia madre per questo.

    E di mia madre ricordo questa pazienza certosina nel salvare qualsiasi tipo di frutta e nel risparmiare anche sulle cose più banali. E’ questo atteggiamento sostanzialmente contadino che ha fatto grande questo paese al momento del boom, trasformando milioni di persone in improvvisati ma anche improvvidi risparmiatori.

    Mia madre ancora oggi osserva quanto spessa taglio la buccia della frutta oppure mi chiede quanto ho pagato le pesche al mercato e quanto fanno le mele, e si meraviglia se la cicorietta di campo io riesco a pagarla meno dell’euro ed ottanta che la paga lei.

    Poi, però, orgogliosa, Ti sbandiera il fatto che lei, le pesche, le ha pagate solo 70 centesimo il kg e che pagarle un euro significa buttare i soldi. Peccato che le pesca da settanta centesimi, quando le porti a casa son tutte peste e c’è da mangiare solo mezzo kg. Un kg, quindi, è costato un euro e quaranta.

    Ma questo lei non lo ammetterà mai.

  5. riccionascosto Says:

    Leggevo altrove che si diventa grandi quando si vedono i propri genitori come figli, assecondandone le felicità senili, come le chiami tu, e caricandosi delle preoccupazioni sul loro comportamento.

    E scoprendo in loro una vulnerabilità che hanno ostinatamente nascosto, per decenni.

    La scala, se la compri, cercala col passamano laterale.

  6. utente anonimo Says:

    Mal comune, mezzo gaudio mi verrebbe da dire.

    Mia madre a volte si impunta come un asinello e non c’è verso di farle capire le cose.

    Ma è inutile arrabbiarsi. Lei non ha che garze e cerotti sull’ anima, una storia di graffi, sbucciature, disguidi, subiti senza nemmeno un grido, una furia epica, un sangue.

    Non tiene libri nella memoria, ma fatti, volti, la vita. Nel cuore e sulla lingua le salgono sentimenti d’ impulso e parole immediate, i suoi colori sono il rosso del sole e l’ azzurro del cielo.

    Qualcosa di semplice, ma così tremendamente umano.

    E questo, sempre, mi costringe alla resa…

  7. contevico Says:

    Io mi rammarico di non avere avuto modo di vedere i miei genitori come figli; se ne sono andati quando anagraficamente e mentalmente il figlio ero ancora ad ogni effetto io.

    Tuttavia non so se essere d’accordo sulla loro vulnerabilità che, tenuta nascosta per anni, si manifesterebbe con la senilità. Non so se siano loro ad esser diventati vulnerabili o noi ad avere col tempo indossato una corazza che, impermeabile alle loro debolezze, non ci ha permesso poi di vederle. Quella corazza che col tempo é destinata ad incrinarsi per rendere anche noi apparentemente vulnerabili, ma forse in realtà solo maggiormente esposti e leggibili. Chissà.

  8. Annnika Says:

    La felicità andrebbe sempre incoraggiata, quella senile poi…è come quella infantile.

    Bel post.

  9. Viscontessa Says:

    Io penso che con la vecchiaia si riacquisisca parte di quell’egoismo infantile che ci porta a vedere nuovamente il mondo con una serenità che avevamo dimenticato. Bello l’intervento di Riccio e i ricordi della verdura quanto l’hai pagata che sembrano caratterizzare tutta la generazione che ha passato la guerra.

    Ricordo che una volta mia mamma scherzava sulla sensibilità ecologica di mia sorella che riporta le vaschette della frutta e della verdura al supermercato. Mia sorella a sua volta prendeva in giro mia mamma che per non buttare neanche una fetta di pane vecchio, è capace di fare una spesa colossale che l’aiuti a riciclare quel pane raffermo.

    Forse ognuno di noi soffre le ansie della propria generazione senza rendersi conto di quelle che affliggono o hanno afflitto le altre e forse è proprio nei ricordi senili delle proprie ansie passate che si manifesta tutta la struggente nostalgia dell’età senza un futuro.

  10. diamonds Says:

    ora sappiamo di chi è figlia la tua grinta sapientemente miscelata con la grazia(cazzo sto diventando sentimentale)

  11. Viscontessa Says:

    (cazzo diamonds, davvero!) :-))

  12. mikyy Says:

    Che la prossima scala, oltre al passamano, abbia anche un appoggio a trapezio…la sicurezza non è mai troppa! ;-)

    Assecondare?

    Perché no? Qualsiasi cosa porti un sorriso è da assecondare….anche se poi ci si riempie di acciacchi la loro felicità ci ripaga di tutto!

    Mia nonna mi ha insegnato a raccogliere nei campi l’edrichessa….non so se sia il nome esatto, è comunque un’erbetta selvatica che cresce in mezzo al granturco, e usata tritata nella frittata (ata ata ata) è squisita!

    La saggezza dei nonni…. che preziosissimo tesoro da conservare e tramandare!!

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