Il coniglio bianco di Alice

Viscontessa, 7 Settembre 2005
Dunque.
Resoconto della giornata di ieri.
Mi sono svegliata ad un’ora che non ricordo ma so che ero in ritardo anche se non so esattamente in cosa ritardavo. Un po’ come il coniglio bianco di Alice nel paese delle meraviglie.
Poi come il cappellaio matto, ho preso il solito caffè macchiato nel quale ho inzuppato un paio di fette biscottate del Mulino Bianco. Quelle con la spirale nel centro.. Di solito preferisco quelle ai cereali ma al supermercato non sempre le trovo e così mi accontento di quelle con la spirale.
Ne ho mangiate due e ne ho lasciata una sola nella confezione.
Avrei potuto mangiare anche la terza. Ma anche no.
Quindi ho preso la macchina e sono andata in ufficio. Ho preso la macchina e non la bicicletta per un motivo che non ricordo ma se l’ho fatto un motivo ci deve pur essere stato.
Ma anche no.
Caffè dal grillotalpa e il procione, anzi più dal procione che ultimamente il grillotalpa la vedo di rado.
Magari i grillotalpa in questa stagione sono in letargo.
Ho lavorato tutta la mattina e ho fatto cose così interessanti che neanche ricordo.
A pranzo ho mangiato una tazza di latte con i cereali che avevo comprato poco prima al negozio di dolciumi.
La signora del negozio dei dolciumi non si faceva una ragione del fatto che io li mangiassi per pranzo.
  • a colazione lo capisco, ma a pranzo…. – e tu non sai che dirgli.
  • io a pranzo mangio un piatto di pasta, magari solo quello ma….. i cerali… - e tu non sai che dirgli.
  • meglio un’insalata, ma non un’insalata semplice, ci mette dentro l’uvetta, i pinoli, i pomodori, la mozzarella, magari un po’ di tonno o del prosciutto… un uovo
  • allora meglio un’aragosta alla catalana – e lei non sa che dirti.
Nel pomeriggio sono andata con la mia collega a prendere dei documenti e con l’occasione ho anche ripreso mia figlia.
Quindi siamo andate in un negozio di carta a comprare un po’ di roba per confezionare la Rificolona (di cui parlerò domani) e con l’occasione ho anche acquistato un detersivo per lavare le tende.
Alle cinque ero a casa a guardare la televisione.
Le sorelle Mc Leod erano alle prese con un impostore che si spacciava per un loro fratellastro sconosciuto, poi è stata la volta di Everwood: Ephram scopre che la sua ex fidanzata se ne è andata perché aspettava un figlio da lui e suo padre l’ha pagata per sparire. Lei ha avuto il bambino e lo ha dato in adozione, Ephram è molto arrabbiato.
Però mi sono addormentata sull’ennesima inquadratura di Ephram che scruta l’orizzonte e non so come sia andata a finire. Non so se Epphram abbia potuto perdonare suo padre. Per il nome dico.
Quindi ho preparato la cena, ho mangiato e sono tornata sul divano dove ho concluso la serata in compagnia del Padrino, del mal di testa e infine di Sex and the City.
Nella giornata ho ricevuto due telefonate: una di mia madre e una di mia sorella.
Indossavo pantaloni bianchi e scarpe e maglietta rossa.
La notizia del giorno è del Tg3: l’assessore provinciale, intervistata all’inaugurazione di non so cosa, ha detto che vivaisti sono molto professionali e che il settore è in espansione ma adesso dobbiamo pensare a consolidare nel futuro i risultati perché anche la concorrenza è molto professionale.

coniglietto nano

Viscontessa, 6 Settembre 2005
Siccome le cose vanno così e io non riesco a modificare il loro andamento, ho deciso di non forzarmi la mano e di lasciarmi andare tranquillamente alla deriva.
D’altra parte le soluzioni sono solo due: mi streccio i piedi, mi siedo a tavolino e mi parlo con calma per cercare di capire cosa non va nel mio rapporto, oppure prendo atto che le cose tra me e me non vanno e mi lascio senza tanti drammi con la speranza di rimanermi amica.
Magari non subito. Magari tra un po’.
D’altra parte il nostro rapporto si trascina per abitudine ormai da troppo tempo e nonostante gli sforzi mi rendo conto che tra me e me non c’è più passione, non c’è più complicità, non c’è più iniziativa. Certo rimane l’affetto di una così lunga convivenza e le tante cose che abbiamo condiviso insieme rimarranno dei bei ricordi da raccontare ai nipotini, ma quando le cose sono finite è meglio dargli un taglio netto prima che degenerino e si finisca per odiarsi.
Ma ti ricordi quella volta che siamo stati insieme al mare e…… niente, inutile lasciarsi andare ai ricordi, ormai io e me al mare insieme non ci andiamo da troppo tempo e anche l’ultima volta che ti ho proposto di andare al mare, mi son detta che non avevo voglia e preferivo rimanere davanti alla tivvu.
Sono sempre davanti alla tivvu.
Che poi in fondo quando il rapporto di coppia con te stesso non funziona, gli altri sono i primi che se ne accorgono e cominciano ad evitarti e più gli altri ti evitano più tu rimani imprigionato nella tua coppia che infine, per non ossessionarsi, si consola con la tivvu. Che almeno i cazzi amari son degli altri e non sono tuoi.
Cio’ detto, per uso e consumo strettamente personale, manterrò in vita questo blog come semplice abitudine a me stessa ma mi limiterò ad una telecronaca delle altre consolidate consuetudini quotidiane evitando qualsiasi altro tipo di considerazione o pensieri o racconti.
Ringrazio per ora tutti coloro che ogni giorno vengono a spiarmi in quest’angolo per accertarsi che sia viva o che mi comporti bene come si farebbe con il coniglietto nano nella gabbietta e me ne torno davanti alla tivvu come un coniglietto nano nel sua piccola tana.
Magari tra un po’…….

Buongiorno piedi

Viscontessa, 1 Settembre 2005
La solitudine non è mai una condizione reale ma uno stato mentale.

Ci pensavo stamattina mentre prendevo il caffè in compagnia di me stessa e mi chiedevo se non si potesse di tanto in tanto prendere un caffè in compagnia di un altro.

Non un altro che ti sta di fronte e si gratta la barba mentre inzuppa i biscotti nel latte, ma un’altra te con i tuoi capelli spettinati,  il tuo palato al sapor di caffè e il tuo prurito sul braccio sinistro dove poco prima il cane ti ha dato il buongiorno con la sua lingua felpata.

L’innamoramento, per esempio, è l’esatto momento in cui ti senti in compagnia anche in bagno. Stai in bagno a lavarti i denti  e percepisci l’altra metà della mela come una copula perfetta del tuo spirito. Un po’ come se la chiappa sinistra,  non sollecitata dal movimento del braccio destro impegnato a lustrare la dentatura, all’improvviso si svegliasse dal suo torpore manifestando, con movimenti sussultori, la sua silenziosa solidarietà alla chiappa destra.

Adesso non voglio infognarmi in un paragone tra chiappa e innamoramento ma stamattina, mentre il caffè entrava in circolo e io facevo il consueto appello dei miei organi, mi chiedevo perché le coppie di organi non si fanno compagnia tra loro come invece avviene tra due persone innamorate.

La mia gamba sinistra, per esempio, non si prende mai la briga di stronifarsi con  quella destra e anche il braccio destro non mi accarezza mai quello sinistro. Stanno lì vicini e pur distanti come due reni in mezzo alla schiena e quando l’uno si lamenta della sua solitudine cercando conforto nell’abbraccio altrui, mai si chiede se non potesse essere proprio il suo arto compagno a fornirgli la compagnia di cui a bisogno.

Con il nostro corpo, al limite, ci concediamo all’autocompagnia frettolosa di un piacere intenso ma difficilmente indugiamo nell’affetto reciproco che gli organi potrebbero donarsi. Eppure quello stesso piacere intenso che siamo disposti a concederci, altro non è che l’amorevole appello di ogni nostro più piccolo organo che, risvegliato dal suo torpore, arriva diritto al cervello dove si quieta e si strugge.

Così stamattina, mentre pensavo ai piedi delle vecchie nei quali le dita si accavallano e si scavalcano allungandosi sempre più verso altre compagne distanti, mi sono baciata la spalla sinistra e poi mi sono baciata il piede destro non prima, però, di aver presentato ogni dito del piede destro a quelle del piede sinistro e subito dopo aver tentato di intrecciare le une con le altre come avviene per le dita delle mani quando insieme aiutano il cervello a concentrarsi.

Il piede sinistro ha timidamente scodinzolato lasciando che le sue dita si librassero vibranti nell’aria fresca del giardino e il piede destro, per manifestarmi la sua gratitudine, si è tutto allungato in cerca di qualche piccolo muscolo da richiamare all’appello.

Poi è arrivato il mio cane e ha dato il buongiorno anche ai miei piedi.

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