Lavoro/1
Viscontessa, 28 Settembre 2005Non è facile scrivere quando per circostanze avverse si è costretti a portare l’uccello sulla spalla.
E poi non mi da pace: mi fruga, mi bacia, si infila nell’orecchio e se protesto si rizza e urla.
Si chiama Smila, è verde e porta un’anellino alla zampa sinistra come molti giovani che adornano piedi orribili di cerchietti d’argento.
Pensavo oggi, mentre mangiavo pomodori in mezzo al traffico, che sarebbe l’ora che abbandonassi per un po’ la pratica dell’autocommiserazione personale (detta anche pippologia mentale comparata) per dedicarmi all’autocommiserazione sociale che di questi tempi non richiede neanche un grande sforzo.
Come dicevo poc’anzi in una risposta, pubblicherò sul blog per qualche giorno, alcuni vecchi post in cui racconto della mia esperienza lavorativa presso una fabbrichetta alla porte della mia città e di seguito pubblicherò la corrispondenza che precedette la mia comunque tardiva dipartita da quel luogo.
Lo scopo è quello di ricordare e di riposare quell’unico neurone che come un particella di sodio nell’acqua Lete, vaga per le distese acquose del mio cervello.
"Piero aveva iniziato a lavorare a dieci anni non appena finito di imparare a leggere, scrivere e far di conto.
Era andato a lavorare nella bottega da ciabattino di suo zio perché quella strana passione per le scarpe che nella sua famiglia di contadini si indossavano solo la domenica, aveva convinto il suo babbo a risparmiargli il puzzo di sterco incollato addosso, in favore di quello più acre del mastice incollato sulle mani.
In paese, a distanza di tanti anni da quell’infanzia arida e dura come le zolle di terra cotte al sole, erano ancora in molti a rammentarsi di quel bambino che prima di varcare la soglia della chiesa, si fermava a lucidare le sue vecchie scarpe sputandoci sopra e stropicciandole con il palmo della mano, ma quel ricordo, ancora così vivido negli occhi acquosi dei vecchi del paese, era per lui un indicibile tormento che si nutriva in egual misura di nostalgia e orgoglio, di vergogna e tenerezza.
Piero aveva lavorato sodo e lo aveva fatto con quella passione che gli avrebbe permesso diventare "qualcuno" nella piccola comunità di quel paese alle soglie di Firenze. Aveva ben presto aperto un laboratorio tutto suo e si era sposato con quella ragazzotta che era stata la sua prima operaia ma che negli anni non sarebbe mai diventata quella gran signora che lui aveva sperato.
Perché Piero, ancora bambino, aveva accompagnato sua madre in città per una visita agli occhi e Firenze, con tutte le sue vetrine di scarpe e i suoi palazzi e quelle carrozzelle con i cavalli , le signore che passeggiavano per il centro, le luci, le voci, le strade strette e l’Arno che lì scorreva lento e maestoso come adagiato in un letto di rose, gli si conficcò come una spina nel fianco che lui non sarebbe mai più riuscito ad estirpare.
Gli anni che seguirono furono costellati di successi, il piccolo laboratorio si ingrandì, gli operai aumentarono, il lavoro cominciò ad essergli commissionato anche da quegli stessi negozi di Firenze che tanto aveva ammirato da bambino e quando gli nacque la prima figlia che a lui sembrò subito meravigliosa, si comprò, in un negozio del centro di Firenze, un paio di scarpe di vernice da indossare la domenica per andare a messa.
La figlia così crebbe come una principessa sul pisello e terminata la scuola dell’obbligo, fu mandata a studiare in una delle più prestigiose scuole private della città e quando terminò con modesto successo il suo corso di studi liceali, si iscrisse alla facoltà di economia e commercio che le avrebbe permesso, secondo lei, di diventare un giorno un manager di successo in grado di condurre l’azienda di famiglia che nel frattempo si era ingrandita abbastanza da sfamare una cinquantina di famiglia del suo paesello di origine.
Piero era un bravo cristo, pagava le tasse, dava lavoro a tante famiglie e mai un suo operaio si era lamentato di lui ma il dolore di quella spina conficcata nel fianco, pareva trovare sollievo solo nell’ammirazione per quella figlia cittadina la cui tracotanza fu per lui come un balsamo lenitivo e per gli altri un roseto intero conficcato un po’ ovunque.
Così quando lei dopo qualche esame all’università, tornò al paesello e gli disse - tu sei vecchio e non sai niente di economia aziendale, adesso ti faccio vedere io come si fa a mandare avanti un’impresa - lui si lasciò convincere ad acquistare per un software per la gestione dei costi di produzione che nessuno avrebbe mai usato, e che costò al sig. Piero 60 milioni delle vecchie lire.
…… 21 dicembre 2001
Con la presente siamo a contestarle a norma e per gli effetti di quanto disposto dall’art. 7 della legge 20/05/’70 n. 300, quanto segue:
da una verifica amministrativa sono emerse diverse irregolarità, inesattezze, errori imputabili, riteniamo, a superficialità e poca dedizione nello svolgimento degli incarichi assegnati, che, invece, per le mansioni attribuite, il livello economico riconosciuto, l’importanza della congruità ed esattezza dei dati amministrativi gestiti dovrebbero essere assolti con impegno, precisione, puntualità.
Inoltre sono state riscontrare anomalie nella gestione degli strumenti hardware e nella gestione degli applicativi software che le ricordiamo essere di esclusiva proprietà e gestione aziendale.
Quanto sopra contestatole è ancora più qualificato dalla circostanza che lei si era già resa responsabile di simili colpevoli comportamenti per i quali le sono stati rivolti vari richiami verbali ma che evidentemente non hanno sortito alcun effetto.
Tutto ciò premesso siamo a richiederle le sue giustificazioni scritte entro 5 giorni dal ricevimento della presente, riservandoci, nel contempo, l’adozione dei provvedimenti disciplinari così come previsi dal C.C.N.L vigente ovvero dalla legge.
……. 5 gennaio 2002
Ricevo la vs del 21/12//2001 nella quale mi vengono chieste giustificazioni in merito a presunti errori da me commessi nello svolgimento delle mansioni lavorative attribuitemi.
Non ritenendo di essermi resa colpevole dell’atteggiamento che mi imputate, e non risocntrando nella vostra alcuna precisa accusa, sono con la presente a richiedervi che mi vengano formalmente dettagliati i presunti errori che hanno reso talmente incongrui e inesatti i dati amiministrativi da ritenere necessaria l’adozione di provvedimenti disciplinari a mio carico.
Tutto ciò premesso, resto in attesa di ulteriori comunicazioni da parte Vostra e mi riservo nel contempo di tutelarmi da eventuali provvedimenti disciplinari a mio carico.





28 Settembre 2005, 19:31
…ottimi post e avvocato…
pf
28 Settembre 2005, 19:43
nessun avvocato, la prima risposta è tutta farina del mio sacco:-)
29 Settembre 2005, 10:37
Non si consuma il primo sulla scrivania.
Ora capisco perché negli uffici, in generale, non funziona mai niente: colpa delle Viss come te che dicono di lavorare.
E la mia esperienza (tecnica, di tecnico) mi dice che a rovinar applicativi (software) e hardware in dotazione son (quasi) sempre le donne che smanettano assai più degli uomini. Se sentite di una ragazza che ha usato il lettore cd del Pc come portavivande, vi assicuro che non è una leggenda: ahinoi ci sono persone anche così. :-((( Senza parlare dei crakers infilati dentro la fessurina del floppy-disk. Senza contare tutti gli inutili pupazzetti allineati sul pc, in tutte le pose, di tutte le forme. Per non parlare poi degli screensaver impossibili, dei puntatori personalizzati, ecc. ecc. Le donne non usano il pc come una macchina: lo trasformano in bigioteria.
Ora mi odierai, lo so. Però così è.
Bacio e buona giornata, Viss
Giuseppe
P.S.: Dài, togli i puffi… almeno quelli.
29 Settembre 2005, 11:01
la sua era, a ben leggerla, una confessione di piena responsbilià inutilmente cammuffata.
Si caoisce che lei VOLEVA essere scoperta.
Forse lo vuole anche ora
29 Settembre 2005, 15:03
avevo sempre sospettato che fossi anche una Califfa(di un Sultanato di parole)
29 Settembre 2005, 15:58
La tua Effe è un’interpretazione interessante, diciamo che è tutto riconducibile al concetto di bugia dell’impavido di cui parlavo l’altro giorno. Ma il bello deve ancora venire.

Giuseppe sei fuori strada, io sul pc non ho attaccato proprio niente però devo riconoscere che hai ragione: i computer al femminile sono pieni di inutili fronzoli.
Diamonds mi hai fatto tornare in mente il Califfone,cazzo, non mi ricordo se ci sono mai montata sopra…ehm…cioè vabbè, insomma, ci siamo capiti vero?
29 Settembre 2005, 16:31
O.T. ONLINE LA PETIZIONE PER SALVARE ENZO PAOLO TURCHI dall’isola dei famosi
e da sua moglie. Firmatela, è importante salvarlo!
29 Settembre 2005, 17:54
i puffi mi mancano ma nei giorni di particolare languore ho già pensato di masterizzare un cracker.Mn
29 Settembre 2005, 18:05
e infatti minerva, adesso ce ne andiamo a scrivere un post sulle origini di banana smencia.

che passano appunto per un creckers.
sei pronta cara? credo che avrai piuttosto da fare
29 Settembre 2005, 18:19
vis chi come te ha una bella fantasia non deve sentirsi obbligato a scrivere sempre e comunque, se passa un momento di scarsa vena può tranquillamente sedersi un attimo e riposare senza sentirsi obbligato a scrivere solo per pubblicare la lista della spesa, non per questo i suoi amici lo considereranno di meno. sinceramente mi sembra un po’ un lasciarsi andare.
lettorefedele
29 Settembre 2005, 18:26
infatti non pubblico niente di nuovo ma roba vecchia a cui con l’occasione do una forma.
il fatto che pubblichi la lista della spesa ha poi un’altra origine: è un esercizio di autodisciplina come la palestra o la lezione di sanscrito antico: da quando ho questo blog metto l’antirughe tutte sere
29 Settembre 2005, 18:31
autodisciplina il prendere pari pai un testo vecchio e pubblicarlo qui, a prendere delle lettere e copiarle? se lo dici tu io ti credo ma sinceramente mi piaci più quando crei qualcosa.
lettorefedele
29 Settembre 2005, 19:00
caro lettorefedele,

anche io mi piaccio di più quando creo qualcosa e ancora di più quando vado a farmi un massaggio.
Però si parlava di altro, ovvero del perchè creare qualcosa se uno non ha voglia e io ti ho risposto che infatti non creo niente
29 Settembre 2005, 19:55
Me lo ricordo bene, Piero (ed anche la figlia), ma queste lettere mi giungono nuove.
E aggiungono un tassello in più a questa storia (e alle puntate che, credo, seguiranno)
30 Settembre 2005, 0:58
Questo non è un bel modo di provare l’affidabilità d’un notebook: solo voi donne potete tanto. ^____^
‘Notte Viss
Giuseppe
30 Settembre 2005, 0:58
le lettere, riccio, non le avevo pubblicate per ovvi motivi
ora ho rimesso un po’ di ordine e piano piano aggiungerò tasselli.
30 Settembre 2005, 0:59
ciao King, io non ho neanche la bilancia e ora che ci penso neanche il notebook! vabbè…. ora vado a nanna con il mio orsacchiotto di peluche, sono una donna vecchio stampo
30 Settembre 2005, 1:04
secondo me stai facendo un bel lavoro.Questo post è il primo capitolo ideale per un’Anna Karenina del terzo millennio
30 Settembre 2005, 17:45
Potrei esser il tuo peluche. Sai, sono un ragazzo vecchio stampo.
30 Settembre 2005, 18:07
Io lo sapevo che avevo un futuro, oggi mi sono presa dela Elisa di Rivombrosa che aggiunta al tuo Anna Karenina mi riempie di orgoglio. Anzi ho il cuoricino che mi esplode in petto :-)))
King….dipende……sei abbastanza peloso?
30 Settembre 2005, 20:12
Sì sì, Viss, sono molto molto peloso, praticamente un peluchetto carino carino, morbidoso morbidoso, coccoloso coccoloso, in pratica, a tratti, potrei sembrare Tolstoj da giovane. Sì sì, molto carino e peloso, proprio come piace a te. ^____^”’
Bacio Viss
Giuseppe
30 Settembre 2005, 22:23
molto bene.Ora stai concentrata(a proposito,il tuo “da quando ho questo blog metto l’antirughe tutte sere” è da applauso a scena aperta)
30 Settembre 2005, 22:38
King,a proposito,tu che sai tutto,mi dici perchè Tolstoj oggi da qualche parte è stato definito il maestro della fuga?(d’accordo non l’ho letto Anna Karenina.Mi è scivolata tra le dita solo la migliore sinossi in circolazione.Per evitare di sbagliarci che continiate a credermi una persona seria vi dico che dell’800 ho letto solo “memorie del sottusuolo”,”il demone del gioco”,”le notti bianche” e “fumo” di Turgenev.ecco)