Social Forum

Viscontessa, 27 Settembre 2005
A volte resti imprigionato nello spezzone di una pellicola senza titolo. Qualcuno fa zapping con la tua vita e per un momento ti ritrovi in nella scena di un film che se fossi un regista paziente potresti utilizzare per una qualunque delle tue opere.
Senza tempo e senza trama.
La vis esce come sempre dall’ufficio per andare a prendere un primo da consumare frettolosamente sulla scrivania, percorre tra i pensieri quel  breve tratto di strada in un quartiere “bene” della città dove il macellaio ti porta ancora a casa la spesa e ti fa pagare un pollo nove euro.
La destinazione è sempre la medesima: una gastronomia di lunga tradizione familiare nella quale l’attenzione per il cliente è tanto accurata quanto sussiegosa e la lunga attesa per quel piatto di pasta è  tanto più fastidiosa quanto questa viene spacciata per un momento di relax gentilmente offerto dai proprietari della gastronomia.
La vis arriva pensando ad altro, si affaccia appena nel negozio e vede la lunga fila di clienti che appoggiata alla parete attende il proprio turno. Sta per entrare poi si sente chiamare e si gira.
Lei sta lì e la guarda in attesa di un saluto ma la vis, che ultimamente soffre di reazioni ritardate e confusionarie, si ostina a guardarla senza rendersi conto di chi sia. Non è che la vis non sappia chi è quella figuretta infagottata in abiti troppo grandi che le sta di fronte , lo sa benissimo perché la sua faccia le è familiare come le molte facce che popolano il suo ufficio, ma la vis semplicemente non riesce ad interpretare il sorriso di quella che pensa essere una sua collega.
Poi, quando la situazione comincia a farsi imbarazzante, la vis riesce finalmente a collocare la figuretta nel contesto giusto e si rende conto che l’album di figurine nel quale quella figuretta stava attaccata non è quello che sta completando in questa stagione.
Poi, chissà perché, associando il contesto alla figuretta, alla vis viene subito in mente il bug di fine millennio.
Così mentre saluta la figuretta e chiede senza ottenere risposte, pensa che ciò sia dovuto a quel grosso baco con le ali che si è schiantato sulle torri gemelle di New York e che ha portato con se cambiamenti troppo repentini nella nostra vita.
La vis aveva conosciuto la figuretta qualche anno prima quando i cieli erano ancora puliti e una ragazzetta di paese vestita secondo i dettami della moda paesana e con un tocco di presunta classe tra i capelli opera della sua amica parrucchiera, era venuta a lavorare dove lavorava anche lei. La ragazzetta allora, reduce da una storia d’amore che avrebbe dovuto condurla all’altare, aveva sofferto di una brutta depressione che l’aveva condotta a sua volta, come spesso accade in queste circostanze, ad offrire il suo fiore tra le gambe a chiunque le paresse interessato. E spesso, anche a chi non pareva mostrare un interesse particolare. Navigava allora la figuretta nel buio di tentativi di analisi e di amicizie, di fidanzati e lavori, che la lasciavano regolarmente in preda ad una psoriasi devastante alle mani che lei curava con tutti i tipi di medicina alternativa offerti dal mercato. Fragile ed aggressiva allo stesso tempo, non riusciva mai a trovare il coraggio per essere una se stessa qualsiasi fino in fondo e per questo finiva per risultare spesso antipatica, falsa, tormentata e  intollerabile.
E le cose non andarono certo meglio quando, dopo aver abbandonato il sentiero del sesso libera tutti, decise che il lavoro e la carriera sarebbero state la sua missione nella vita. La ricordo in ufficio, dopo avermi raccontato qualche mese prima che l’incomprensione che c’era con i suoi genitori era colpa della modesta estrazione sociale dei medesimi e che non facevano niente per elevarsi, che se la prese con “le maestranze”, così chiamò gli operai della fabbrichetta, perché si lamentavano per il volume dell’impianto radio.
Quando quindi me ne andai dalla fabbrichetta con la certezza che le viscontesse non son fatte per ambienti ove le maestranze vengono definite tali, la lasciai con le unghie french su mani scarnificate fino all’osso e la convinzione che le ambizioni di una segretaria atterrata sul quel pianeta di maestranze, sarebbero state mortificate come sempre.
Quindi oggi la vis, osservando la figuretta infagottata in una maglia del socialforum e lunghi jeans che finivano sotto alle suole di un paio di Birkenstok, pensava al baco del millennio che si è portato via le ambizioni e le speranze di molti e ha lasciato al suo posto ideali e fervori giovanili di impalpabile leggerezza.
E così, come in un film in cui due vecchi conoscenti si incontrano dopo una guerra, un lutto, una malattia, un terremoto, la vis chiedeva alla figuretta cose fosse ora della sua esistenza e lei, tra il vedo gente e faccio cose, l’unica cosa che sapeva dirle era che anche lei, adesso, viveva in città.
Forse nel film la  figuretta torna nella sua piccola casa di città e si lava i capelli pensando alla viscontessa e la viscontessa torna nel suo piccolo ufficio dei quartieri bene e racconta la vita degli altri.


3 commenti a “Social Forum”

  1. utente anonimo Says:

    Credo che in ogni caso sia sempre difficile trovare se stessi.

    Ho conosciuto tante persone ridotte a mendicare emozioni da poco e a contentarsene, come marinai che sperano anche in una minima brezza, per salvarsi dalle insidie del mare immoto.

    Ed io stesso, a volte, mi sento ostaggio di un qualcosa - indefinito ed indefinibile - che ogni giorno alza il prezzo del riscatto.

    Confiderei però, in caso di depressione, non in una psoriasi devastante ma in qualche malattia venerea. Se non altro, almeno ho trombato…:-) Cap.

    Ps. Banana smencia ?

  2. Fatabugiarda Says:

    ti leggevo da zu..

    fantastica.!

  3. Viscontessa Says:

    Caro Capitano…. il contesto è quello tristemente noto di smenciarella ma il personaggio è un altro.

    Già a suo tempo avrebbe meritato un po’ più di attenzione ma la sua figuretta era già allora offuscata da quella ben più ingombrante di banana smencia.

    Sai bene che è una cosa che non ho mai detto ma ripensando a quegli anni devo proprio farlo: dovrei scrivere un libro per narrarne la storia.

    Comunque ieri ho fatto una cosa: ho tirato fuori tutta la corrispondenza intercorsa tra me e loro nel periodo in cui i nostri rapporti cominciarono a guastarsi. Ho intenzione di pubblicarla e per chi mi ha letta allora, sarà un modo di valutare, oltre i miei racconti, cosa fosse realmente quel posto :-))

    Fatabugiarda, ben arrivata e grazie :-)

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