Divellare

Viscontessa, 26 settembre 2005
I bugiardi tracciano un’immaginaria linea di confine entro la quale non è permesso entrare. Si difendono dalle presunte invasioni altrui con uno scudo di menzogne che spesso lasciano il bugiardato (colui che subisce la bugia) interdetto per la futilità della menzogna. Dimenticano quasi subito l’argomento su cui hanno mentito e una volta smascherati mentono nuovamente senza ritegno per ribadire il loro mal interpretato diritto alla  privacy.

I mistificatori della realtà sono invece molto più pericolosi. Prendi un cerchio e osservalo, elaboralo, guardalo da una prospettiva diversa e vedrai che se è il quadrato quello che desideri, il cerchio diventerà quadrato. I mistificatori della realtà hanno un concetto molto soggettivo della medesima e modificano ogni evento a loro piacimento fino ad ottenere un quadrato perfetto che nessuno potrà più contestare. A differenza dei bugiardi il tempo per loro è amico perché mentre i primi si dimenticano in brevissimo tempo cosa hanno detto, i mistificatori tracciano linee rette sempre più marcate fino a convincersi loro per primi della quadratura del cerchio.

Gli impavidi, invece, mentono per sfida, le loro bugie sono spesso innocue ma molto sofisticate perché lo scopo della menzogna è proprio quello di mettere alla prova la medesima.  Mentono sapendo di mentire ma lo fanno nella convinzione che la loro menzogna, così accuratamente impacchettata, ha tutti i diritti per essere realtà.



Circa un paio di anni fa in un freddissimo pomeriggio di dicembre, sono stata a Bologna con mia sorella.

Eravamo in casa di cura a trovare mia nonna e cominciammo a parlare di pappagalli fino a quando lei desiderò così intensamente un pappagallo, da costringermi ad accompagnarla dal mio spacciatore di pappagalli situato in una località sperduta nel blognese.

Ci perdemmo per la strada tra i colli bolognesi e il clima che si instaurò nel corso di quest’avventura, ci riportò ai vecchi giochi d’infanzia quando tra scaramucce e affetto, si creava quella complicità tra sorelle che poi va inevitabilmente sbiadendo nel tempo. Lei rideva di gusto, io dovevo fare pipì, fuori imbruniva e il vento che entrava dal finestrino appena abbassato per fumare era gelido e impietoso.

Giravamo in tondo tra insulti cristallini come risate e ricordi più vecchi del tempo trascorso fino a quando, in cerca di un tabernacolo che doveva indicarci la strada giusta, ne avvistammo uno con dentro una madonnina caduta dal suo piedistallo. Una folata di vento spettinò i rami secchi di un albero e io esclami un “madonna divelta” che causò l’esplosione di una fragorosa risata e rimase lì tra noi per tutto il resto del pomeriggio.



Gli impavidi hanno un arsenale di bugie ben collaudate. Quando mancano le circostanze adatte per utilizzarle si inventano circostanze che possano giustificarle come tiratori scelti in un poligono. Ricordo che una volta da ragazzina dissi a mia madre che la sera sarei andata ad una festa. Allora non avevo il permesso di uscire la sera ma neanche una festa alla quale recarmi. Volevo semplicemente affermare una questione di principio ovvero il mio diritto a recarmi ad una festa, e sparai la mia bugia con tale vigore che mia madre fu costretta ad arrendersi e concedermi il permesso per uscire. Fu allora che ammisi candidamente che non dovevo andare da nessuna parte.



Cioè, niente, automaticamente l’esodo di ferragosto diventa un tormentone.

Ogni giorno prendiamo un parola e ne inventiamo accezioni nuove che servono solo a rafforzare un nostro pensiero o a darne un significato più pittoresco. Parole usate, abusate, stuprate e poi gettate via come fazzoletti usati.

La madonna poteva essere semplicemente caduta dal piedistallo.

E io potevo essere semplicemente in ritardo a causa di una signora anziana scaraventata da un auto in corsa sopra ad un palo della luce.

Oppure la madonna come la vecchia potevano essere divelte perché è una madonna divelta che ci ha tenuto compagnia quel pomeriggio e una vecchia divelta che ha strappato un sorriso nonostante il ritardo.



Nel repertorio delle bugie dell’impavido, la variante A è una ricercatezza linguistica che sposta l’attenzione degli interlocutori sull’argomento che si desidera. Un ritardo o un post, possono essere episodi così scialbi o sbiaditi da lasciare l’interlocutore o il lettore infastiditi o indifferenti, ma una vecchia divelta, sia che se si tenti di immaginare la scena o ci concentri sull’uso scorretto del vocabolo, ha la capacità di attirare l’attenzione molto più di una signora anziana scaraventata su un palo della luce. Che nella circostanza non mi sarebbe servita a niente.



8 commenti a “Divellare”

  1. utente anonimo Says:

    ecco,

    non era divellere ma divellare; le vere blogstars coniano neologismi come niente.

    ho sentito che ti stai già preparando per l’isola dei famosi, ti vedo scrivere sulla lavagnetta i nominati di turno con la fantasia disgrafica che ti distingue….la simo strabbuzzerà gli occhi e tu, con classe;;;”beh, che c’é? da oggi si chiamerà cosi’” Minerva

  2. Amaretto Says:

    Ma che carinoooo!!!

  3. utente anonimo Says:

    Signora , Stimatissima, sua santità….ehm…come cavolo si scrive ad una viscontessa?

    insomma mi licenzio.

    girano brutte voci di malattie veneree , droga , vecchie divelte.

    spiacente, queste faccende di viscontesse viziose, non le tollero.

    Minerva

  4. kinglear Says:

    Come starei col mascara, per giunta vestito da hippie? Dài Viss, lasciati andare, e balla, balla, balla Over the Raimbow con me. Suvvia, anche se Viscontessa sei, mi sa che bene staresti pure colle pantofoline da hippies. ;-)

  5. Viscontessa Says:

    Minerva cara ti consiglio di pensarci bene perché di questi tempi non è facile trovare lavoro e una viscontessa come me non la ritrovi tanto facilmente. E poi ti sei guardata in giro? Un appartementino così pensi di trovarlo facilmente? Un cerchia ristrettissima e selezionatissima di partecipanti, il thè delle cinque, la cazzata delle sei, una conferenza stampa alle sette, un post al giorno e pochissimi commenti, niente foto, niente link da seguire, pochissime frequentazioni esterne in cui seguirmi e quasi nessuna corrispondenza esterna.

    Guarda che fuori da questo blog la blogsfera è brutta e cattiva, chiedi un po’ in giro e vedrai!

  6. Viscontessa Says:

    King caro, hai ragione e infatti sono in pantofole e piume di struzzo.

    E ora? ora cosa mai dovrei fare? attendo istruzioni :-)

  7. kinglear Says:

    Facciamo che, facciamo che si va tutti così come siamo, più hippie di così non si può davvero, o no?

    Baci

    Giuseppe

  8. Viscontessa Says:

    io adesso sono con una maglia nera tutta bucata, vado bene uguale?

Lascia un commento