che verso fa?
Viscontessa, 16 Settembre 2005Giù all’isola dei famosi si consuma un gran quantitativo di derrate alimentari.
Quattro o cinque tavoli disposti in maniera che tutti siano di fronte a tutti e monitor, telefoni e cuffie che si adeguano ad angusti spazi tra trionfi di frutta e libagioni di stagione.
Non che il lavoro sia particolarmente gratificante: telefoni a casa del sig. Ulderico e gli domandi se ha pagato, quando pensa di pagare o se ha mai preso in considerazione l’idea di pagare.
L’altro giorno, per esempio, mentre in giardino sotto l’acqua mi chiedevo come fanno sesso le lumache, mi è suonato il telefono di casa. Una signorina perfida e falsa come il sesso delle lumache, mi ha fatto l’ennesima proposta commerciale telefonica a cui ho opposto un secco rifiuto molto prima che lei arrivasse al termine del suo discorsino preconfezionato.
- Posso chiederle come mai non le interessa?
- Perché le uniche telefonate che arrivano sul telefono fisso di questa casa, provengono da compagnie telefoniche che mi vogliono proporre le loro offerte vantaggiosissime.
- Ah, proprio un ottimo motivo il suo! – ha gracchiato la gallina prima di sbattermi il telefono in faccia.
E io mi sono chiesta cosa ne sarebbe stato dell’isteria della telefonista se invece di proporre offerte vantaggiosissime, dovesse trovarsi a telefonare nel cuore della notte al sig. Ulderico per ricordargli che “devi pagare”.
Forse quindi le libagioni hanno un senso.
Fatto sta che per un residuo di educazione infantile che mi dev’essere rimasto attaccato in fondo all’anima, per molto tempo le libagioni dell’isola sono rimaste per me inaccessibili come noci di cocco su una palma e per quanto, per motivi di lavoro, mi trovassi di sovente a passare sotto la loro palma, mai avrei pensato di approfittare di quel ben di Dio che bivacca impudico sulle loro scrivanie.
Poi un giorno, chissà perché, ho cominciato con un cuoricino di cioccolata colorato.
Una cosa piccola e insignificante che avrebbe potuto concludersi con la stessa rapidità con cui ho fagocitato il cuoricino al cioccolato.
E invece è successo che la disponibilità con cui mi hanno offerto quel cuore, mi ha invogliata ad altre richieste e ora non passa visita in cui non mi soffermi giù a gustare susine ecologiche, biscotti al frumento, cuori di cioccolata e stamattina taralli al finocchietto.
Un’intera confezione di taralli al finocchetto che mi sono appena mangiata prima di pranzo.
Ma a parte le inevitabili conseguenze fisiche che seguiranno questa mia nuova abitudine, ciò che più mi turba è il mio modo di pormi di fronte a questa piccola ingordigia. Ogni richiesta che avanzo viene infatti preceduta da una breve e zuccheroso conversazione e seguita da ringraziamenti appiccicosi e striduli come il maiale in agrodolce. E’ come se in tutto ciò non potessi prescindere da quell’educazione impartita da bambina che mi costringeva a “fare complimenti” ogni qualvolta condividevo il desco con estranei e l’atavica ingordigia con cui poi divoro questi piccoli tesori, mi fa sentire come uno scoiattolo che ruba le noci.
E io non so neanche che verso fa lo scoiattolo.
Quattro o cinque tavoli disposti in maniera che tutti siano di fronte a tutti e monitor, telefoni e cuffie che si adeguano ad angusti spazi tra trionfi di frutta e libagioni di stagione.
Non che il lavoro sia particolarmente gratificante: telefoni a casa del sig. Ulderico e gli domandi se ha pagato, quando pensa di pagare o se ha mai preso in considerazione l’idea di pagare.
L’altro giorno, per esempio, mentre in giardino sotto l’acqua mi chiedevo come fanno sesso le lumache, mi è suonato il telefono di casa. Una signorina perfida e falsa come il sesso delle lumache, mi ha fatto l’ennesima proposta commerciale telefonica a cui ho opposto un secco rifiuto molto prima che lei arrivasse al termine del suo discorsino preconfezionato.
- Posso chiederle come mai non le interessa?
- Perché le uniche telefonate che arrivano sul telefono fisso di questa casa, provengono da compagnie telefoniche che mi vogliono proporre le loro offerte vantaggiosissime.
- Ah, proprio un ottimo motivo il suo! – ha gracchiato la gallina prima di sbattermi il telefono in faccia.
E io mi sono chiesta cosa ne sarebbe stato dell’isteria della telefonista se invece di proporre offerte vantaggiosissime, dovesse trovarsi a telefonare nel cuore della notte al sig. Ulderico per ricordargli che “devi pagare”.
Forse quindi le libagioni hanno un senso.
Fatto sta che per un residuo di educazione infantile che mi dev’essere rimasto attaccato in fondo all’anima, per molto tempo le libagioni dell’isola sono rimaste per me inaccessibili come noci di cocco su una palma e per quanto, per motivi di lavoro, mi trovassi di sovente a passare sotto la loro palma, mai avrei pensato di approfittare di quel ben di Dio che bivacca impudico sulle loro scrivanie.
Poi un giorno, chissà perché, ho cominciato con un cuoricino di cioccolata colorato.
Una cosa piccola e insignificante che avrebbe potuto concludersi con la stessa rapidità con cui ho fagocitato il cuoricino al cioccolato.
E invece è successo che la disponibilità con cui mi hanno offerto quel cuore, mi ha invogliata ad altre richieste e ora non passa visita in cui non mi soffermi giù a gustare susine ecologiche, biscotti al frumento, cuori di cioccolata e stamattina taralli al finocchietto.
Un’intera confezione di taralli al finocchetto che mi sono appena mangiata prima di pranzo.
Ma a parte le inevitabili conseguenze fisiche che seguiranno questa mia nuova abitudine, ciò che più mi turba è il mio modo di pormi di fronte a questa piccola ingordigia. Ogni richiesta che avanzo viene infatti preceduta da una breve e zuccheroso conversazione e seguita da ringraziamenti appiccicosi e striduli come il maiale in agrodolce. E’ come se in tutto ciò non potessi prescindere da quell’educazione impartita da bambina che mi costringeva a “fare complimenti” ogni qualvolta condividevo il desco con estranei e l’atavica ingordigia con cui poi divoro questi piccoli tesori, mi fa sentire come uno scoiattolo che ruba le noci.
E io non so neanche che verso fa lo scoiattolo.





16 Settembre 2005, 19:18
squit
16 Settembre 2005, 19:41
Squit lo fa il topo.
Lo scoiattolo fa squirtl
16 Settembre 2005, 21:22
Non oggi,
non oggi
l’uovo
o la gallina:
Richard Nixon
che torna,
alla guerra
fredda
ci dà.
Così si va,
ma non si sa.
Giuseppe
16 Settembre 2005, 22:58
Ti capisco perché io ho un’insana e compulsiva attrazione per le arachidi salate. Chissà se piacciono agli scoiattoli.
17 Settembre 2005, 23:22
L’uovo e la gallina sono concetti che vanno assolutamente approfonditi.
Prima che i polli si ammalino tutti!
Squirt non mi convince, devo in tutti i modi sentire uno scoiattolo così gli chiedo cosa ne pensa anche delle arachidi salate.
Che sono una vera droga
18 Settembre 2005, 1:54
Be’, cara Viss, non è che i polli…
Sì, hai ragione, bisogna approfondire: nell’aria sento odor di penne bruciate, quelle di Nixon. Ci potrebbe esser un’infezione possente tra i polli. Da non sottovalutare assolutamente.
Dolce notte, Viss. Io sono fuso. E qualche volta, se ti capita, portami un salutino.
Giusepe
18 Settembre 2005, 17:36
No, anch’io ho sempre associato lo ” squit ” ai topi, anche nei fumetti, sui giornali, sui libri…
La mia droga, invece , sono gli anacardi.
Non li compro quasi mai perchè li finirei tutti prestissimo.
Come chiedeva il figlio piccolino di una mia conoscente, che voleva mangiare patatine fritte a gogò , alla sua mamma che gli diceva che non poteva perchè erano porcherie:” mamma, perchè le cose che mi piacciono di più sono le schifezze “?
Maria Josè
18 Settembre 2005, 19:19
e il mais tostato? vogliamo parlare del mais tostato?