pizzo macramè
Viscontessa, 4 Agosto 2005Ognuno tiene nel cassetto i sogni più strani. Mica solo le mutande.
Un paio di anni fa mi ero buttata sul perizoma. Bianco o nero. Poi mi sono stufata di quella roba tra le chiappe e sono tornata allo slip con il filo di fianco. Bianco o nero.
Prima, molto prima, c’erano state le mutande di pizzo, quelle che arrivavano fino all’ombelico e ti allungavano lo stacco di coscia. Sempre ammesso che sulla coscia non ci fosse depositata una salsiccia, in tal caso l’effetto era quello della mortadella.
C’era uno, per esempio, che nel cassetto ci teneva i fazzoletti. Non quelli di carta. Fazzoletti di stoffa che quando li usi si appallottolano tutti nella tasca e restano lì moccicosi come certi bambini dei documentari sul terzo mondo. Fastidiosi.
Turbano le nostre tasche. Meglio gli usa e getta.
Io per esempio in un cassetto tengo un sogno piccolo piccolo, l’ho messo sotto ad un fazzoletto di pizzo ricamato che usavo in pendant con le mutande di pizzo bianche o nere. Sta lì da molto tempo, ormai si è tutto ingiallito e il suo aroma di lavanda è diventato vecchio e stantio come quello di alcuni vecchi che sanno di dolciastro come la morte.
E’ un sogno piccolo che ingombra poco, spesso sonnecchia sotto il pizzo del fazzoletto e quando, come oggi, vorrei tirarlo fuori e trasformarlo in realtà, lui si attacca al suo fazzolettino e non vuol saperne di uscirne da lì.
Così sono molto stanca, è tutta la settimana che quel piccolo sogno fa i capricci e io non riesco a convincerlo a mollare il suo fazzoletto. Mi ha detto, il piccolino, che se io lo tiro fuori di lì lui si dissolverà come neve al sole e io rimarrò con un cassetto ingombro solo di biancheria enorme e fuori moda. Non vorrai mica girare con una guepiere di pizzo rossa? Ed effettivamente ha ragione.
Mi ha preso per stanchezza per cui rinuncio.
E poi, ci ho pensato, ci sono dei sogni che sbiadiscono anche a rimanere in un cassetto. Non li tiri fuori per non sciuparli esponendoli alle intemperie delle sue conseguenze. Però te ne inventi di surrogati, dei feticci di sogno che come opere false esponi nelle pareti del tuo atteggiamento esteriore mentre conservi nel caveau del tuo cuore l’originale di quel sogno.
Ti godi il falso e quando vai nel cassetto a tirar fuori l’originale, ti accorgi che il suo vigore è smorzato da quelle copie che per anni hai osservato quotidianamente nelle tue pareti.
Oggi volevo alzarmi dalla scrivania, prendere la borsa, il casco, ringraziare per l’attenzione e andarmene.
Dove vai?
Via.
Ma il piccolo sogno è rimasto lì nel cassetto.





5 Agosto 2005, 19:42
Ma oggi era dispari, e tu non sei venuta a reclamare, o meglio a lasciar e il tuo pizzo. ;-D
sotto il sole
cocente
m’asciugo il sogno
in un fazzoletto,
mi pulisco la fronte,
poi la zappa
a scavare terra
per altra sterile
terra ma dal sudore
bagnata
Buona Serata, Viss
Giuseppe
5 Agosto 2005, 20:31
Buon WeekEnd con un sorriso.
Giuseppe
7 Agosto 2005, 14:09
beh, almeno il tuo sogno piccolo piccolo è rimasto in buona compagnia (le mutandine di pizzo e affini), il mio rimane fra le calze spaiate… mica è tanto contento…
8 Agosto 2005, 0:00
i calzini spaiati sono quanto di più malinconico si possa trovare in un cassetto. Nel cassetto dei calzini spaiati ci puoi riporre solo piccoli sogni d’amore.
Gli altri non si troverebbero bene.
Pari o dispari l’ho tirato a caso, ultimamente sono piuttosto svogliata e alquanto distratta, bisogna proprio che qualcuno mi venga a tirare per il fazzoletto per ricordarmi che esisto.
Ti ho mai detto che ho dei piedi molto grandi? Me ne sono accorata adesso mentre stavo piegata in cerca di una posizione contorta come i miei pensieri.
Mi pareva che quella dei piedi fosse una notizia importante.
Belli i tuoi versi, nonostante i piedi grandi e i pensieri svogliati, ho fatto attenzione a non pestarli.
Li metto nel cassetto dei calzini accoppiati che quelli spaiati li tengo tra le tovaglie.