agosto viscontessa non ti conosco

Viscontessa, 3 Agosto 2005
Che non si dica che non ho i miei buoni motivi per ritenere che il mese di agosto sia un mese da evitare come la peste.

Stamattina appena sveglia hanno suonato alla porta, era la postina con due raccomandate: nell’una minacciavano di staccarmi la luce se non l’avessi pagata, nell’altra mi comunicavano che non avendomi trovata (?) tal atto giudiziario era stato depositato presso non so esattamente dove. E per adesso non voglio neanche saperlo.

Ufficio postale al volo per dirimere altre questioni su cui preferisco sorvolare e poi l’idea di una pasticceria con le paste vere e profumate confezionate da un pasticcere premuroso che sollazza il tuo palato con granella di nocciole e zucchero a velo come nevicasse.

Non ho soldi così mi fermo ad un bancomat, apro la borsa e trovo una chiamata sul cellulare. Il cellulare di riserva perché quello “buono”, dopo una lunga agonia, se ne è definitivamente andato in questo stupido mese di agosto portando con se buona parte dei numeri di telefono che in una notte insonne della settimana scorsa, mi ero finalmente decisa a memorizzare come si deve.

Non ho credito, sopravvivo della pietà altrui che si manifesta sotto forma di autoricariche, misere autoricariche di pochi centesimi che mi consentono solo di telefonare per chiedere di essere richiamata.

Mi avvicino al bancomat e inserisco la carta che sparisce immediatamente nella fessura e genera un messaggio davvero intollerabile “carta scaduta, non verrà restituita, rivolgersi al proprio istituto”.

Resto così, senza soldi sul telefono, con le raccomandate delle otto e trenta e soprattutto senza granella di nocciole e zucchero a velo come piovesse.

Così entro in pasticceria e mentre l’aroma di brioshe mi avvolge in un abbraccio quasi materno, comincio a rovistare nella borsa in cerca di spiccioli.

Mi avvicino alla cassa e chiedo quanto costa un caffè e una brioshe (ovviamente lo so benissimo ma faccio finta di niente) – uno e ottanta- risponde il barista. Scuoto la testa…e se invece di quella normale prendo una pasta di quelle mignon, quanto spendo?- uno e cinquanta – sorride il barista.

Armeggio un po’, fingo di ricontare gli spiccioli e poi fingo di desistere con l’aria da viscontessa bastonata.

- quanto ha? – chiede lui – uno e trenta – sorrido io.

- Me li riporterà, non si preoccupi-

- Mi dispiace ma non posso assolutamente accettare, prenderò solo un caffè-

- Ma scherza? MARIO un caffè per la signora!…lo vuole macchiato?

- Beh, si se potessi avere un po’ di latte freddo

- Ma certo e la pasta, quale vuole?

- Ma è uguale…quel budino di riso con lo zucchero a velo sopra…

Poi prendo anche un bicchier d’acqua e mi ricordo che stanotte ho sognato che mia madre era morta.


9 commenti a “agosto viscontessa non ti conosco”

  1. kinglear Says:

    Uhm, come lo dovrei interpretare? E’ una notizia da prima pagina? Vabbe’, del cellulare uno può farne tranquillamente a meno: non è che se non ce l’hai sei un rifiuto della società. Del bancomat, be’, sarebbe bene avere un discreto conto in banca, almeno per le urgenze e le necessità: su questo mi trovi d’accordo. La bolletta non la paghi, e che ci vuoi fare?, oggi funziona così, cioè male: subito t’arriva la raccomandata, manco avessi sodomizzato Michael J. (non si fa il nome per intero, ché quello colla fame che c’ha, capace di denunciarsi da solo per tirar su ‘na lira). Ma il caffè, mai pensato di prenderlo a casa? Io faccio così, lo prendo a casa; se no quello della macchinetta, che non è buono per niente, ma vuoi mettere!, il gusto dell’avventura, non sai mai cosa stai realmente bevendo. Però di mamme ce n’è una sola, in ogni caso.

    Baci e abbracci, Viss

    Giuseppe

  2. Viscontessa Says:

    Carissimo, “da prima pagina” mi si allitterava bene nella risposta. Non trovi che la prima pagina si allitteri bene? ti prego, non aggiungere altro, oggi ho l’allitterazione che mi frulla in testa.

    Comunque.

    Avventura per avventura, non credi che sia un peccato limitarsi a quello del caffè? Pensa che bello affrontare una lunga giornata di afa cittadina senza soldi, senza bancomat, senza benzina e senza cellulare.

    Ho saltato il pranzo e domani si replica perchè non ho tempo di andare in banca.

    Per inciso, il cellulare è scarico da oltre una settimana :-))

  3. kinglear Says:

    Carissima Viss,

    tu c’hai l’allitterazione che ti frulla in testa come ossessione, e c’ho l’avverbio veramente che oramai faticherò non poco a levarmi dalla testa - tutta colpa di Giulio, sì di Giulio Mozzi. Ma per capire la mia tragedia “avverbiale” dovresti leggere o vedere se non altro il post che è da me, prima di quello che hai visto (letto) oggi. Quindi sì, te la lascio passare l’allitterazione, perché capisco quale il tuo grande tormento. ;-)
    Be’, io ci son quasi costretto a prender il caffè della macchinetta; però per me è un’avventura, come del resto pure per i miei colleghi. Scommettiamo sempre a chi avrà per primo “maldipancia” tremendo fulminante - e così il capo non ci può neanche far il cazziatone se ci prende il male alla panza e ci tocca rifugiarci in bagno. ^____^

    Ti dirò di quando non c’havevo ‘na lira bucata, che è poi non troppo tempo fa: il bar era un’oasi nel deserto, e le mie tasche il deserto. Mi guardavano come un barbone, ma devo dire che anche oggi, e anche quindici anni fa: è che mi son lasciato crescere la barba molto presto, e l’unica volta che ho avuto la disavventura di tagliarmela, ti giuro che non son stato capace né di uscir di casa né di riconoscermi davanti allo specchio, ché c’havevo i complessi di identità, che P.K. Dick se li sogna. ;-)

    Ma come domani si replica? No, domani fai una bella cosa… Contatta un tuo amico, fagli credere che - insomma prendilo per i fondelli - e fatti invitare a cena, e poi, mi raccomando, lascialo a becco asciutto, perché tanto a quel punto il tuo pancino sarà ben pieno e soddisfatto. Vedi, ogni tanto gli uomini servono pure a qualcosa. ^____^ Basta saperli sfruttare e illidurli. Ma ti devo insegnar tutto io? ;-D

    In quanto al cellulare: fai come nella pubblicità. Dì a un paio di amici chiacchieroni che aspetti un figlio, e vedrai che tutti si metteranno a chiamarti, e intanto tu ti ricarichi alla faccia loro. Poi, magari, gli dirai - ma dopo molto tempo - che era solo un ritardo di un giorno, due al massimo e che t’eri proprio scordata di avvisarli per tempo. ^____^

    Ma quante ne so! Più del diavolo, praticamente faccio pentole e coperchi. ;-)

    Lo so che è poco, ma adesso ti linko, non l’avevo ancora fatto, e no. Però visto che mi stai simpatica, sì, adesso ti metto tra i link. E tu che te ne farai del mio povero cuor straziato? ;-D

    Baci, baci… e fa’ come t’ho consigliato.

    Giuseppe

  4. utente anonimo Says:

    Per favore, fatemi fumare la stessa cosa che ha fumato Giuseppe.

    p.s.

    Ciao Viss…vogliamo dividere le nostre povertä?

  5. utente anonimo Says:

    uhmm che maleducata nel messaggio precedente non mi son firmata. Scusa. Ciao

    Roberta

  6. kinglear Says:

    @ ROBERTA

    Mah, vedi, cara Roberta, non fumo, proprio niente, nemmeno più la nicotina. E’ che son naturalmente frizzante, con le bollicine. Io direi che è buono, almeno non ci si annoia.

    @ VISS

    Viss carissima,

    allora, hai seguito i miei consigli? Secondo me li stai già mettendo in pratica. ^___^

    Abbracci ad entrambe

    Giuseppe

  7. utente anonimo Says:

    Cara la mia brigatista rossa della virgola cosa vuoi che ti dica : tuca de cuntentass.

    Invece per me il bancomat è ancora una delle poche cose che mi accoglie con un sorriso, ihihi.

    Per il resto l’ encefalogramma è piatto come una sogliola, il polso silenzioso, lo spirito se ne è volato chissà dove.

    Però sulla pasticceria sono d’ accordo con te. E’ un arte divina e diabolica come tutte le arti. Dio fa il cibo, il diavolo i cuochi.

    Anche se personalmente credo che non esista pasticcino più dolce del sesso femminile…:-) Cap

  8. Viscontessa Says:

    Mi trovo così a mio agio nelle vostre risposte che quasi quasi mi ci fermo per tutta la sera.

    Vado a leggere “veramente”, bacio il capitano che non so com’è ma sempre così terribilmente in sintonia con le mie paturnie e mi chiedo se per caso Roberta non sia la mia Roberta quella che non ho ancora saputo il risultato delle analisi del mio cane. Sarebbe una gran bella sorpresa ma comunque vada, ogni Roberta è la ben venuta.

    p.s sono nella fase misantropa, autolesionista, autocommiserativa, depressa: non posso permettermi la compagnia di nessuno.

    Addio mondo crudele…(e lasciò la scena ancheggiando su un paio di tacchi altissimi e una mano poggiata sulla fronte coperta da un enorme cappello con falde)

  9. riccionascosto Says:

    Questo tuo allontanarti ancheggiando mi ricorda una cara amica (vestita di rosso, però) che usava frequentare alcuni blog, e che ora non vedo più da qualche tempo.

    Sospiro nostalgica per un attimo, poi ti immagino, con l’abito nero adatto, il cappello a larghe falde, la camminata altera (con i tacchi, volenti o nolenti, è tutta un’altra andatura) a mangiare la tua pasta, attenta a non far briciole. Ché si sa, la mancanza di briciole è la vera nota di eleganza.

    E so - non avendo mai visto te, come tu non hai mai visto il Capitano - che anche questa, passerà.

    (Sognare la morte significa lunga vita, dicono…)

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