L’orgasmo femminile è un’invenzione troppo recente per consentirne una conoscenza approfondita.
Tutti dicono che esista ma nessuno è mai riuscito a vederlo e anche chi lo ha provato non è mai sicuro che sia quello giusto.
Tanto per cominciare l’orgasmo femminile non serve quasi a niente, la natura, essenziale nei suoi bisogni, si è sempre premurosamente occupata di quello maschile la cui manifestazione è essenziale per il proseguimento della specie, poi, come una madre imparziale con i propri figli, ha concesso anche alla donna il suo momento di piacere purchè se lo sappia crescere ed accudire da sola.
Ti ho messo lì una cosina tra le gambe, dovrebbe funzionare provola un po’ e poi magari vedi tu!
Così quella cosina tra le gambe è rimasta nascosti per secoli poi un giorno qualcuno l’ha scoperta e per un breve periodo di tempo, in preda all’euforia della scoperta, si è anche sostenuto che la piccolina non solo fosse perfettamente funzionante, ma avesse addirittura un suo corrispondente telepatico interno in un punto non ben identificato, capace di amplificarne il funzionamento. E per un certo periodo di tempo il famoso punto G è diventato una star da adorare ed inseguire nella speranza di ottenere un suo autografo.
Ansia da prestazione del maschio che come un rabdomante andava con il suo bastone in cerca della fonte della felicità e senso di frustrazione per molte donne che il punto G non lo hanno mai trovato ma si sono alla fine viste costrette a fingere anche il punto G per evitare di essere percorse dal bastone in ogni dove.
E pensare che a molte sarebbe bastato un semplice orgasmo!.
Quando poi il punto G è stato tacitamente archiviato da entrambe le parti, si è tornati al vecchio orgasmo che per le cronache era ormai diventato una consuetudine di ogni rapporto. Ma perché tu non vieni? Figurati! Sono venuta quattro volte. E lì è arrivato l’orgasmo multiplo. Ogni donna che volesse essere al passo con i tempi, doveva avere orgasmi multipli in numero non inferiore a tre e con sequenza talmente ravvicinata da costringere la poverina a convulsioni multiple da sedare con dosi massicce di barbiturici.
Così il maschio, sollevato dalla ricerca raffinata del punto G, si è buttato famelico sull’orgasmo multiplo della propria compagna portando, a testimonianza della propria virilità, i presunti orgasmi multipli di ogni rapporto.
L’ho fatta venire sei volte! In realtà, sull’onda di questa nuova frontiera del piacere, ho sentito storie di molti uomini che, raggiunto il proprio orgasmo, hanno continuato per ore a sciacquare il proprio mocio vileda nel secchio della compagna convinti che lei raggiungesse un orgasmo dietro l’altro anche con quel coso smencio tra le gambe.
Ma la virilità maschile non va ferita, te lo insegnano fin da piccola, per cui anche in questo caso sono state molte le donne che hanno subito il supplizio del dodicesimo finto orgasmo mentre pensavano alle patate da pelare.
Poi qualcuna, timidamente, ha cominciato a dire che l’orgasmo boh, insomma si le piaceva scopare ma non era sicurissima di provare l’orgasmo. E ci siamo inventati l’orgasmo vaginale e quello clitorideo.
Tu sei vaginale o clitoridea? Cazzo ne so? Avresti risposto, e invece niente, ancora una volta tutti impegnati a indossare l’orgasmo giusto. C’è di buono, che almeno in questa fase, molte donne hanno perduto la loro presunta frigidità quella che molte di loro pensavano fosse tale solo perché, nonostante il sesso le facesse impazzire, non erano mai venute nei frettolosi rapporti di coppia dove lui, per inesperienza, menefreghismo o paura, si era limitato alla squallida e frettolosa sveltina.
I giornali femminili sono stati pieni, per anni, di donne convinte di essere frigide perchè non trovavano il punto G perchè non provavano orgasmi multipli o no riuscivano a capire se erano vaginali o clitoridee.
Nessuno che si sia mai preoccupato di dire che l’orgasmo femminile, a differenza di quello maschile, non è un obbligo, non è un dovere, non è scontato e soprattutto è molto meno meccanico di quello che si pensa.
Così succede che a vent’anni gli uomini lo infilerebbero anche nel buco del lavandino e le donne, ansiose di provare l’orgasmo, si interrogano su cosa non funzioni nella loro cosina. L’inesperienza di entrambe, la foga del maschio e la voglia di compiacere della femmina, difficilmente consentono il raggiungimento dell’orgasmo femminile. Lui le chiede timidamente se è venuta, lei sorride, si struscia, lo bacia, nicchia e risponde che pensa di si. Talvolta si fa più ardimentosa e invita lui a stimolarle la cosina senza però riuscire, lei per prima, a capire ancora bene come vada correttamente stimolata. Lui arraffa, tocca, lecca, spinge, cerca e inzuppa con la delicatezza di un ippopotamo e lei ansima, si lamenta, gode, soffre e si rassegna con la gentilezza dell’amore. A volte, per disperazione, dopo aver riportato la mano di lui nel punto giusto e averlo invitato al movimento corretto, si arrende e finge un orgasmo devastante anche se lui sono due ore che le tocca un pezzo di carne nell’anfratto sbagliato.
A trenta le cose vanno decisamente meglio, lei ha imparato a capire come funziona la cosina, lui a selezionare i buchi del lavandino nei quali infilarlo. Lei non è disposta a mentire sull’orgasmo ma neanche a rinunciarci, lui ha imparato a godersi anche l’orgasmo della compagna e a maneggiare con cura la cosina. Lei gli insegna, lui apprende, lei chiede, lui esegue, lei si diverte, lui si stufa. Lei alla fine una volta ogni tanto finge e lui non se ne accorge.
A trent’anni tutti gli uomini sono convinti che ogni donna che ha scopato con loro ha provato sempre l’orgasmo, loro sanno come si fa a far godere una donna, ogni maschio trentenne è convinto di essere il miglior lecca-passere sulla faccia della terra e potrebbe stare ore a descriverti il piacere profondo e sconvolgente che ha regalato alla sua compagna.
Le donne invece si convincono che c’è sempre un altro trentenne che sicuramente sa fa farle provare un orgasmo migliore.
A quarant’anni lui sa cosa deve fare e anche lei sa cosa deve fare. Entrambe sanno perfettamente come e cosa devono fare e lo fanno. Lo fanno la prima volta assolutamente consapevoli di cosa stanno facendo. Poi lo fanno la seconda, sempre con la medesima consapevolezza e con qualche variante sul tema. Quindi la terza, la quarta, la quinta….. ogni volta aggiungono un elemento nuovo all’atto. Poi si stufano perché sanno già tutto e vanno in cerca di nuove avventure.