maremma cane

Viscontessa, 31 Agosto 2005
Ieri pomeriggio mi sono fermata in erboristeria.

Non che mi servisse qualcosa di particolare ma il negozio è vicino a casa mia e ultimamente l’erboristeria vicino a casa mia è diventato il mio negozio di riferimento.

Il negozio di riferimento è un luogo che vende merce di qualsiasi genere, può essere un’erboristeria ma anche una ferramenta, un ortolano, una farmacia, un casalinghi o un sanitari.

L’importante è che il commerciante ami la sua merce e si prenda cura di lei contagiando anche il cliente del suo amore.

Così quando entri nel negozio di riferimento come potresti entrare in un bar, ti lasci avvolgere dall’amore del commerciante per la sua merce e condividi con lui quel breve tempo necessario a scaricare l’ansia della giornata.

Nel negozio di riferimento non sei obbligato ad acquistare.



Dicevo quindi che ieri ero entrata nell’erboristeria e mi aggiravo per gli scaffali annusando profumi e acque di colonia. Prima di me c’erano un paio di clienti che la commessa ha servito con il solito affetto, poi è stato il turno di un tipo con i capelli neri e unti che gli scivolavano su un paio di spallucce spioventi ricoperte con una magliettazza rossa e triste che spioveva a sua volta sconsolata su un jeans ciondoloni su sandali aperti.



- Buonasera, cosa posso fare per lei?

- Senta io ho i capelli unti ma sono stato dal medico e mi ha detto che insomma, non ho mica una malattia. Mi ha detto che potrebbe anche darmi uno schampoo di farmacia ma costa tanto e non vale la pena e allora sono venuto qui per sapere se lei c’ha uno shampoo per i miei capelli.

- Vediamo. Senti ogni quanto te li lavi i capelli?

- Mah ogni sette otto giorni…

- Ah però, quindi non troppo spesso…

- E infatti, me li lavo poco ma quelli si ungono uguale. Dopo tre quattro giorni che me li son lavati son già unti…



Guardo la commessa di sottecchi mentre lei premurosa porta il suo cliente nel retro. Confabulano per un po’ poi tornano.



- va bene però prima di spendere tutti quei soldi, non è che potrebbe darmi qualche campione per provare il prodotto? Perché 17 euro per uno schampo…..

- 17 euro? Mah no! Costa solo 6 euro

- 6 euro? Come 6 euro maremma cane! L’ho comprato da un’altra parte e ho speso 17 euro! Ma allora mi hanno fregato maremma cane!

- Mah, non so che dirle, io ce l’ho in vendita a 6 euro….ma allora lei aveva già provato il prodotto?

- Maremma cane! 17 euro lo avevo pagato…ma….non era mica questo, era della stessa linea ma un altro prodotto!

- Comunque gli shampoo di questa linea costano tutti 6 euro…

- Maremma cane! Allora mi hanno fregato davvero! Ora vo’ a dirglielo maremma cane… però senta, siccome quello da diciassette euro della stessa linea non mi ha fatto niente, mi potrebbe dare un paio di campionicini di questo? che poi se funziona per 6 euro lo compro.

- Va bene, tenga, lo provi e poi veda un po’…

- Maremma cane, ora vo’ a dirgliene quattro a quell’altro…. Allora grazie per ora.

- Prego, arrivederci

- ….scusi…. a proposito, non è che potrebbe darmene qualche altro campione in prova?…… me ne ha   dati solo due ma se devo vedere se funziona me ne servono almeno altri due….

- …………….



Maremma cane.

interrogativi inquietanti

Viscontessa, 30 Agosto 2005
E’ da ieri sera che mi pare si sentir odore di bistecca.
Ogni tanto, così all’improvviso, un’aroma dolciastro di carne si impossessa rapidamente delle mie narici e poi, come niente fosse, si dissolve tra gli altri odori che mi girano intorno.
Ieri sera è successo mentre stavo sdraiata sul divano. Di tanto in tanto tra un tre e un cinque da posizionare in perverse caselline del sudoku, mi si presentava questo aroma che pensavo provenisse da un appartamento vicino.
Che poi non è l’odore di carne alla griglia o di bistecca alla brace, ma il retroodore dolciastro della bistecca sul piatto del sabato all’ora di pranzo mentre Mollica va in onda con il suo Do Re Ciack Gulp.
Perché la bistecca del sabato ha un odore diverso che si deposita sulle tendine di cucina con la soavità del giusto riposo.
Poi però stamattina mentre stavo seduta qui alla scrivania in vetro con i vasetti di yogurt vuoti sul davanzale come piccoli ceri volitivi, mi si è ripresentato tra i peli del naso questo odore dolciastro di bistecca.
Eppure non era neanche l’ora di pranzo né il sabato si ancora proteso con le sue languide propaggini verso questo martedì di fine agosto. Così ho tirato su col naso nel tentativo di incastrare l’aroma nel naso il tempo sufficiente a permettere al cervello di classificare con più certezza la sua provenienza.
Ma quello niente, è fuggito nuovamente prima che io potessi dargli un senso.

Così mi è venuto un dubbio, ma non è che son frolla al punto giusto?

Mi adeguo al santo del giorno

Viscontessa, 29 Agosto 2005
Le catene di  Sant’antonio mi piacciono quasi come i fuochi di Sant’Antonio.

Sarà che sono speculari l’una all’altra, con i fuochi devi resistere alla tentazione di grattarti, con le catene devi vincere la ritrosia nel proseguirle.

Però.

Però tra i buoni propositi di fine estate ho inserito in appendice anche quello di socializzare con il mondo e così oltre a dire buongiorno al grillotalpa ogni mattina, ho deciso di accogliere l’invito a questa catena che mi accingo ad eseguire.

Di frizzi e lazzi godremo poscia, potete ora lenir il rossore della mia coscia?

Cosa guardi per prima cosa in un blogger: la foto, il modo in cui scrive o se ha i feed rss?

Il pancreas, un blogger con un bel pancreas m’attizza.

Quale blogger inviteresti a casa tua per mostrargli la collezione di farfalle e quale chiuderesti nella cassettina delle farfalle e butteresti la chiave?

Io ho una bellissima collezione di lumaconi senza guscio che durante la notte si impossessano del mio giardino.

Mi piacerebbe mostrarla a Cloee e poi chiuderla dentro una cassettina insieme ai lumaconi.

E’ ora che provi qualcosa di nuovo.

A quale blogstar blogger concederesti dei favori sessuali pur di essere linkata?

A chi è in grado di garantirmi un orgasmo virtuale multiplo clitorideo-vaginale del punto G.

(vedi post sotto).

Fai una proposta che non avevi mai avuto il coraggio di fare al blogger di cui sei segretamente innamorato.

Mi metteresti lo smalto alle unghie dei piedi?

A chi passi l’ingrato compito?

Cloee….che ne ha davvero bisogno.

Pubblicità estive

Viscontessa, 27 Agosto 2005
E’ in edicola la nuovissima raccolta "Costruisci i falli più belli".
"Costruisci i falli più belli" è una collezione pensata per gli amanti del fallo e dei passatempi manuali. Piccoli falli da costruire con le tue mani assolutamente fedeli all’originale, una straordinaria collezione che ti appassionerà fin dai primi numeri.

In ogni numero troverete un kit di lavoro con pezzi di glande, testicoli, peli …e tutto il necessario per costruire facilmente con le vostre mani le riproduzioni di alcuni tra i più rappresentative falli del mondo.

Nonostante la minuziosità dei dettagli, chiunque - non solo le più abili ed esperte - può assemblare i differenti pezzi di cui si compone ogni modello. Senza nessun tipo di attrezzi né conoscenze specifiche particolari
I falli di Costruisci i falli più belli sono stati disegnati in tre scale differenti per poter abbracciare modelli molto diversi nelle dimensioni reali senza perdere l’equilibrio della collezione e la minuziosità dei dettagli.

Non si tratta perciò di una collezione di piccole miniature, senza personalità né dettagli, e neppure di una riproduzione enorme di un unico modello, che risulterebbe poi difficile esporre in casa. Mediante scale intermedie (che verranno indicate sulle basi dei modelli) potrete dapprima montare e poi esibire un magnifico insieme di falli con tutti i loro dettagli.

Nei fascicoli illustrati di Costruisci i falli più belli troverete informazioni dettagliate sui falli di tutti i tipi e di tutte le epoche. Le pagine di quest’opera affascinante ripercorreranno i quattro angoli del pianeta dall’origine dei tempi fino ai nostri giorni.

Inoltre per ogni fallo troverete schede con informazioni tecniche, la storia e le imprese…Tutto ciò che occorre sapere per comprendere il successo del fallo nel corso della storia e per scoprirne le avventure vissute nei cinque continenti.
L’ordine previsto per la collezione vi permetterà di completare progressivamente, sin dai primi numeri ricevuti, le diverse formazioni e i corpi cavernosi più celebri nella storia dei falli in modo da essere nella condizione di poter apprezzare da subito il gran numero e la significativa rappresentazione di ciascuno di essi.
Nel primo numero il glande di Rocco Siffridi e in omaggio una riproduzione delle mammelle dell’Arcuri.
Edizioni DelPrago

sull’orgasmo femminile

Viscontessa, 26 Agosto 2005
L’orgasmo femminile è un’invenzione troppo recente per consentirne una conoscenza approfondita.

Tutti dicono che esista ma nessuno è mai riuscito a vederlo e anche chi lo ha provato non è mai sicuro che sia quello giusto.

Tanto per cominciare l’orgasmo femminile non serve quasi a niente, la natura, essenziale nei suoi bisogni, si è sempre premurosamente occupata di quello maschile la cui manifestazione è essenziale per il proseguimento della specie, poi, come una madre imparziale con i propri figli, ha concesso anche alla donna il suo momento di piacere purchè se lo sappia crescere ed accudire da sola.

Ti ho messo lì una cosina tra le gambe, dovrebbe funzionare provola un po’ e poi magari vedi tu!



Così quella cosina tra le gambe è rimasta nascosti per secoli poi un giorno qualcuno l’ha scoperta e per un breve periodo di tempo, in preda all’euforia della scoperta, si è anche sostenuto che la piccolina non solo fosse perfettamente funzionante, ma avesse addirittura un suo corrispondente telepatico interno in un punto non ben identificato, capace di amplificarne il funzionamento. E per un certo periodo di tempo il famoso punto G è diventato una star da adorare ed inseguire nella speranza di ottenere un suo autografo.

Ansia da prestazione del maschio che come un rabdomante andava con il suo bastone in cerca della fonte della felicità e senso di frustrazione per molte donne che il punto G non lo hanno mai trovato ma si sono alla fine viste costrette a fingere anche il punto G per evitare di essere percorse dal bastone in ogni dove.

E pensare che a molte sarebbe bastato un semplice orgasmo!.



Quando poi il punto G è stato tacitamente archiviato da entrambe le parti, si è tornati al vecchio orgasmo che per le cronache era ormai diventato una consuetudine di ogni rapporto. Ma perché tu non vieni? Figurati! Sono venuta quattro volte. E lì è arrivato l’orgasmo multiplo. Ogni donna che volesse essere al passo con i tempi, doveva avere orgasmi multipli in numero non inferiore a tre e con sequenza talmente ravvicinata da costringere la poverina a convulsioni multiple da sedare con dosi massicce di barbiturici.

Così il maschio, sollevato dalla ricerca raffinata del punto G, si è buttato famelico sull’orgasmo multiplo della propria compagna portando, a testimonianza della propria virilità, i presunti orgasmi multipli di ogni rapporto.

L’ho fatta venire sei volte! In realtà, sull’onda di questa nuova frontiera del piacere, ho sentito storie di molti uomini che, raggiunto il proprio orgasmo, hanno continuato per ore a sciacquare il proprio mocio vileda nel secchio della compagna convinti che lei raggiungesse un orgasmo dietro l’altro anche con quel coso smencio tra le gambe.

Ma la virilità maschile non va ferita, te lo insegnano fin da piccola, per cui anche in questo caso sono state molte le donne che hanno subito il supplizio del dodicesimo finto orgasmo mentre pensavano alle patate da pelare.



Poi qualcuna, timidamente, ha cominciato a dire che l’orgasmo boh, insomma si le piaceva scopare ma non era sicurissima di provare l’orgasmo. E ci siamo inventati l’orgasmo vaginale e quello clitorideo.

Tu sei vaginale o clitoridea? Cazzo ne so? Avresti risposto, e invece niente, ancora una volta tutti impegnati a indossare l’orgasmo giusto. C’è di buono, che almeno in questa fase, molte donne hanno perduto la loro presunta frigidità quella che molte di loro pensavano fosse tale solo perché, nonostante il sesso le facesse impazzire, non erano mai venute nei frettolosi rapporti di coppia dove lui, per inesperienza, menefreghismo o paura, si era limitato alla squallida e frettolosa sveltina.

I giornali femminili sono stati pieni, per anni, di donne convinte di essere frigide perchè non trovavano il punto G perchè non provavano orgasmi multipli o no riuscivano a capire se erano vaginali o clitoridee.

Nessuno che si sia mai preoccupato di dire che l’orgasmo femminile, a differenza di quello maschile, non è un obbligo, non è un dovere, non è scontato e soprattutto è molto meno meccanico di quello che si pensa.



Così succede che a vent’anni gli uomini lo infilerebbero anche nel buco del lavandino e le donne, ansiose di provare l’orgasmo, si interrogano su cosa non funzioni nella loro cosina. L’inesperienza di entrambe, la foga del maschio e la voglia di compiacere della femmina, difficilmente consentono il raggiungimento dell’orgasmo femminile. Lui le chiede timidamente se è venuta, lei sorride, si struscia, lo bacia, nicchia e risponde che pensa di si. Talvolta si fa più ardimentosa e invita lui a stimolarle la cosina senza però riuscire, lei per prima, a capire ancora bene come vada correttamente stimolata. Lui arraffa, tocca, lecca, spinge, cerca e inzuppa con la delicatezza di un ippopotamo e lei ansima, si lamenta, gode, soffre e si rassegna con la gentilezza dell’amore. A volte, per disperazione, dopo aver riportato la mano di lui nel punto giusto e averlo invitato al movimento corretto, si arrende e finge un orgasmo devastante anche se lui sono due ore che le tocca un pezzo di carne nell’anfratto sbagliato.



A trenta le cose vanno decisamente meglio, lei ha imparato a capire come funziona la cosina, lui a selezionare i buchi del lavandino nei quali infilarlo. Lei non è disposta a mentire sull’orgasmo ma neanche a rinunciarci, lui ha imparato a godersi anche l’orgasmo della compagna e a maneggiare con cura la cosina. Lei gli insegna, lui apprende, lei chiede, lui esegue, lei si diverte, lui si stufa. Lei alla fine una volta ogni tanto finge e lui non se ne accorge.

A trent’anni tutti gli uomini sono convinti che ogni donna che ha scopato con loro ha provato sempre l’orgasmo, loro sanno come si fa a far godere una donna, ogni maschio trentenne è convinto di essere il miglior lecca-passere sulla faccia della terra e potrebbe stare ore a descriverti il piacere profondo e sconvolgente che ha regalato alla sua compagna.

Le donne invece si convincono che c’è sempre un altro trentenne che sicuramente sa fa farle provare un orgasmo migliore.



A quarant’anni lui sa cosa deve fare e anche lei sa cosa deve fare. Entrambe sanno perfettamente come e cosa devono fare e lo fanno. Lo fanno la prima volta assolutamente consapevoli di cosa stanno facendo. Poi lo fanno la seconda, sempre con la medesima consapevolezza e con qualche variante sul tema. Quindi la terza, la quarta, la quinta….. ogni volta aggiungono un elemento nuovo all’atto. Poi si stufano perché sanno già tutto e vanno in cerca di nuove avventure.

cambiare prospettiva

Viscontessa, 25 Agosto 2005
Le tortore fanno il verso di cuculo e questa non me l’aspettavo. Pensavo fossero cuculi e invece erano tortore.

Le civette invece miagolano come gattini indemoniati e i barbagianni ansimano come un “maniaco”.

Chissà se la figura del “maniaco” è ancora in voga, anche se non credo perché ultimamente mi è sembrato di sentir parlare di extracomunitari. E quelli non sono maniaci sono solo affamati.



Ho deciso che per questo inverno indosserò un frigo di olive nere. Le olive nere sono essenziali per l’umore, vanno giù bene insieme alla birra e rilassano tra un sudoku e un altro. Quando il sudoku non mi riesce faccio uno scarabocchio sopra allo schema e mangio due olive nere di quelle grasse e raggrinzite. Poi ci bevo su un sorso di birra.



Stamattina mi sono fermata ad un bar e ho fatto lo scontrino per una pasta mignon.

€ 0,40. Mi piaceva l’idea della pasta mignon, mi pareva una cosa raffinata e di gusto.

Poi la signorina che mi ha fatto lo scontrino per la pasta mignon mi ha detto che le paste mignon non le hanno così mi ha dato una pasta normale e gli ho dato altri € 0,40. Poteva anche dirmelo prima.

La prossima volta prendo un succo di pompelmo rosa che si intoni per gradazione di colore con la maglietta.



Il tempo è sempre uno schifo, non piove e non c’è sole, non ride e non piange, è statico e silenzioso come la città che sembra ancora deserta. La postina però mi ha detto che la gente ritira la posta dalla cassetta e che uno del quartiere gli ha raccontato che la gente sta rintanata in casa per far finta di essere andata in vacanza. Che i soldi non ci sono ma l’onore è salvo. Mi chiedo dove tengano nascoste le macchine e se non potrebbero tenerle così nascoste anche in inverno quando il cielo o ride o piange.



In ufficio posso fumare. Sono da sola insieme ai vasetti di yogurt in terracotta dove posso buttare le cicche. L’anno scorso mangiavo yogurt alla frutta nei vasetti di terracotta e ora quelli stano tutti lì sul davanzale della finestra.

Tempo fa hanno rifatto la facciata e i vasetti sono tutti sporchi di baffi di intonaco.

Fare l’intonaco dev’essere divertente, uno schiaffo di intonaco buttato sul muro e poi una mano lieve a modellarlo.



Oggi ho messo i sandali con la zeppa e sono più alta di otto centimetri. Ad occhio direi che sono intorno al metro e ottanta e mi pare francamente troppo. Però guardo il mondo un po’ più dall’alto e le paste diventano mignon anche se sono normali.



Cambiare prospettiva è buona idea.

Ecco fatto

Viscontessa, 24 Agosto 2005
Ecco, anche questa è fatta.

Sono tornata. Prima si va poi si torna e il dente è tolto, ti si srotola di fronte l’inverno con settembre in testa pieno di frivolezze di virgineo candore e poi arriva tutto il resto.

Si va e poi si torna.

Si apre la porta ed è tutto lì  immobile come l’istantanea di una Polaroid, quella macchia sul pavimento è lì dove l’avevi lasciata prima di andar via, solo un po’ più scura, più rappresa, raggrinzita come una vecchia rugosa.

Una ruga sul pavimento e un bicchiere nel lavandino.

Forse ho bevuto prima di chiudere la porta e ora anche il bicchiere è opaco di calcaree.

Torno con un sacchetto di pulci raccolto sotto ad un’auto in una giornata di pioggia, ha il pelo e la coda, due grosse orecchie e soffia ogni volta che lo prendo di sprovvista. Mi ha morso un dito ma poi ha capito.

Una forma di pecorino, lavatrici da caricare, l’ufficio vuoto.

Un’estate senza caldo, gli “esperti” dicono che questo clima potrebbe essere fonte di depressione.

Consigli degli esperti: dedicarsi anima e corpo al lavoro per sconfiggere la depressione, mangiare frutta e verdura.

O forse anche no ma la frutta e verdura vanno bene per tutto.

Ben ritrovati.

vado

Viscontessa, 13 Agosto 2005

poi torno.

Tra un po’, tra una decina di giorni.

Torno.

Poi.

Ora vado.

Domani va sicuramente meglio

Viscontessa, 11 Agosto 2005
In queste ultime quattro settimane si sono concentrati i risultati di una stagione invernale che avevo erroneamente valutato abbastanza tranquilla. Così, senza preavviso, mi sono trovata freneticamente occupata a rammendare calzini che per incuria avevo indossato nella stagione fredda con scarpe poco adatte al percorso.
Mi pareva che non dovessi andare in nessun luogo di preciso e per quanto la sensazione sia rimasta invariata, mi sono accorta che non basta stare fermi perché il tempo smetta di correre.
Ancora domani dovrò attraversare un pio di colline per sistemare un paio di cose e poi mi attende la banca e il bucato da stirare, una paillette da riattaccare con l’Attack e ancora albicocche marce da raccattare in giardino.
I fatti mi cosano.
E i fatti mi cosano a tal punto che ho finito per cosare anche questo blog inserendolo nella mia ordinata lista delle cose da fare. Eppure non c’entra niente, il blog non c’entra così niente che una volta inserito erroneamente nel cestino dei panni da rammendare è andata finire che ci ho messo un uovo dentro e ho rammendato anche lui con risultati che non mi piacciono affatto.
Ho scelto di vivere in questa casa perché mi ricordava molto di quella di mia nonna anche se non ho tre gradini, ma uno solo, per uscire in giardino. Mia nonna i calzini li rammendava mettendoci dentro un uovo di legno che io tempo dopo sostituii con uno di alabastro. Non rammendava calzini suoi e non avrebbe mai messo dello smalto per fermare la smagliatura di una calza, ma mia mamma le chiedeva di darle una mano e lei si portava a casa i calzini bucati e li rammendava nella sua poltrona di fronte alla televisione. Poi quando era stufa dei calzini riprendeva in mano il suo ricamo e creava tovaglie, centrini e bordi per gli asciugamani vecchi.
In casa avevamo un sacco di asciugamani vecchi con un’applicazione di pizzo sul bordo.
Così stasera ho messo da parte i calzini bucati e ho ripreso in mano il mio uncinetto per creare un centrino da mettere nel mio blog.
E ho messo lenzuola di lino bianco nel letto.

villeggiatura

Viscontessa, 10 Agosto 2005
"il turismo è così frenetico, moderno e di massa da generare insofferenza negli spiriti più elevati, mentre la villeggiatura, risalendo fino alle commedie di Carlo Goldoni, è l’espressione di un tempo lento in cui i giorni estivi sono offuscati da una noia lieve, dalla ripetitività sicura del ritmo circadiano, dal sole che rimane stampato per ore nello stesso punto azzurro."
Questo l’inizio di un articolo di Edomondo Borselli su La Repubblica di oggi.
Ecco perché la città diventa villeggiatura e la vacanza lavoro, per questo mi piace la città d’agosto perché quella lieve noia si insinua tra le pieghe della giornata e scorre languida senza fine come le giornate che da bambini si trascorrevano sulla sabbia bianca di creme contro le scottature, dense come marmellata di fichi.
Un mese a volte due, mia nonna che rimaneva in città mi chiedeva per telefono com’era la villeggiatura e io le scrivevo qualche lettera a cui lei rispondeva con quella sua calligrafia piena di riccioli e leggermente inclinata verso destra.
Noi invece si rimaneva così sospesi nelle giornate azzurre del riposino dopo pranzo accompagnato dal frinire delle cicale e dalla promessa di un tramonto morbido su cui adagiare i sogni turbolenti del pomeriggio.
Villeggiatura che ti cambia, ti plasma, ti fa crescere sotto agli aghi di pino e ti costringe, col passare degli anni, ad osservare la tua vita invernale da lontano come l’aereo che trasforma in piccoli quadrati i campi arati e in rette le autostrade, in punti rossi i tetti delle case.
La nostra vita geometrica fatta di formule e di calcoli la cui soluzione pare a portata di mano non appena esci dal quadrato di quella stessa vita di tutti i giorni.
Pomeriggi tra bilanci e buoni propositi, tra rimpianti e promesse che crescono come castelli di sabbia sulla riva del mare. In attesa dell’onda.
Mi piaceva giocare a ramino.

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