in fondo alle opportunità

Viscontessa, 12 Luglio 2005
Pensavo che non sia mai da dove ti arrivino le opportunità. Il mondo è pieno di opportunità che non sempre sono visibili ad occhio nudo e talvolta purtroppo neanche con l’occhio ben vestito ed elegante.

Così il tempo passa inesorabile senza che succeda mai niente, scavalchi tutto il giorno opportunità che non sai neanche di avere, te le perdi senza farne denuncia, le regali con generosità e le ti lamenti continuamente della loro mancanza.

Poi magari un giorno sei in fila alla gastronomia del supermercato e nel momento in cui chiamano il tuo numerino, tu rispondi sollevato “io” e mentre pensi all’etto di prosciutto che devi comparare non ti rendi conto che hai appena visto e riconosciuto e colto la tua opportunità.

Perché quello è il tuo momento, quello è il momento in cui tocca a te, l’attimo in cui la tua opportunità ti passa accanto e tu riesci a coglierla, l’istante in cui sei consapevole di ciò che ti sta per accadere.



Qui dalla finestra aperta del mio ufficio sento solo le ultime rondini che spazzano il cielo con il loro lamento serale, ho un po’ di fame, non troppa, vorrei farmi una doccia e mangiare qualcosa di sfizioso ma mi spiace lasciare le rondini da sole, magari la mia opportunità sono proprio loro e io non ne so niente.

Per questo devo aspettare, perché le opportunità non sai mai da dove arrivano.

Bisogna tornare in fondo alle cose.

click

Viscontessa, 12 Luglio 2005
Ho trascorso tutta la giornata con un paio di mutande troppo strette.

E per giunta copiosamente bordate di pizzo.

Ora c’ho il pizzo che ha lasciato sulla mia pelle fantasiosi arabeschi multiforme e lievi increspature dell’epidermide che ricordano i bassorilievi della gipsoteca che trovate come primo risultato di ricerca su Yahoo di bassorilievi.

E’ un bel nome gipsoteca, mi piacerebbe da grande aprire una gipsoteca e fare la gipsotecaia.

Comunque non va bene affatto e queste mutande segnate da troppi lavaggi, sono fastidiose come un cilicio.

Ad un certo punto oggi, si erano spostate tutte di lato e oltre a non fare più il loro lavoro, si erano accartocciate su un fianco come se tentassero di ripararsi dall’evidente fastidio che mi procuravano.

Come se uno in mezzo alla strada si strappasse le mutande.

Semmai uno cammina tutto storto nel tentativo di precederle oppure va con il colpo di natica nel tentativo di espellerle, magari si siede storto sulla sedia o di traverso sullo sgabello, di certo però non si strappa le mutande in mezzo alla strada.

Però lo fa dopo a casa con tutta calma e si trova la natica gipsotecata. Si può dire gipsotecata?

Oggi non è stato un buon giorno. Click

Il mio profilo migliore

Viscontessa, 9 Luglio 2005
Mi sono svegliata con il solito cuneo nella fronte.
E’ una questione di timing sbagliato.
Se fai bruciare lo stufato o arrivi tardi in ufficio, si dice che hai sbagliato il timing, e se non sai come organizzarti il timing in una frase, lasci cadere un "timing…." Con tutti i suoi bei puntini di sospensione che fanno molto chic.
Mi ero svegliata per andare in bagno ma poi avevo ancora sonno e sono tornata a letto così dal cuscino è spuntato il cuneo che mi ha perforato una tempia mentre un scorpione gigante si impadroniva dei miei sogni. Stava sulla tenda della camera da letto poi se ne è andato e si è infilato dentro al mio armadio mentre un grosso gatto nero che viveva sull’armadio, lo guardava sbalordito.
Poi ne ho trovato un altro nello studio, un altro grosso scorpione stava tra la libreria e il televisore e qualcuno mi ha consigliato di disinfestare l’appartamento.
Erano scorpioni molto grossi, troppo grossi. Io di scorpioni me ne intendo, una volta ne ho trovato uno anche in questa casa nel centro cittadino e quando stavo in campagna ne trovavo spesso tra le scale in pietra che portavano al piano di sopra oppure dentro il guardaroba o dietro ai mobili.
Bisogna metterci sopra un bicchiere e poi farci passare sotto un foglio di carta in maniera che la bestiola resti incastrata dentro al bicchiere. Poi il giardino.
Però quelli del sogno erano enormi. Una volta sono stata in un negozio di animali esotici e avevano gli scorpioni tropicali dentro ad una bacheca di vetro. Una massa luccicante e viva di rilessi blu, erano grossi e minacciosi anche se ammassati gli uni sugli altri dentro a quella scatola di vetro, facevano meno paura della loro vicina di bacheca: un grossa vedova nera.
Ma quelli del sogno erano molto più grossi e avevano una corazza spessa con riflessi marroni.
Il libro dei sogni dice che lo scorpione è un simbolo fallico per via del pungiglione velenoso ma io sono stufa di credere che ogni protuberanza, ogni escrescenza di forma allungata, ogni organo vivo o difensivo, sia da associarci al fallo maschile.
Segno zodiacale, scorpione ma non sono un simbolo fallico.
Per la cabala giocare 82.
Se però esiste una trama di oniriche supponenze, devo dedurre che vi sia un nesso tra il cuneo nella fronte, gli scorpioni giganti, il gatto nero e il primo post che ho letto stamattina.
I topi, insieme ai ragni e gli insetti, rappresentano le nostre paure più intime e viscerali.
Io non posso fare niente ma pubblicizzo molto volentieri l’idea e vi invito ad andare a leggere questo post..
Cambiando argomento nell’attesa che il cuneo si dissolva nel caffè, ci sarebbe invece da accennare alla giornata di ieri.
Ieri ho visto gente, ho fatto cose.
Ma non ho le scarpe adatte, non ho mai le scarpe adatte e questo è sempre un problema, per cui accenno e basta in attesa che una scarpa con le giuste caratteristiche, allieti la mia giornata e il mio tormento. Avrò poi modo di essere più precisa nei prossimi giorni.
Due fatti, il primo è che giovedì, se trovo le scarpe giuste, dovrei essere in tv per leggere uno dei miei post. Un’apparizione pomeridiana rapida sul digitale con la quale consacrare definitivamente il mio status di quarantenne stordita.
La seconda una bella chiacchierata telefonica con una giornalista che sta preparando un articolo sulle blogger per una rivista femminile in edicola, se non ricordo male, a fine settembre.
Entrambe le cose arrivate così senza la scarpa giusta e senza preavviso.
Vabbè…..
 
p.s su www.viscontessa.net, avrei messo anche la foto del mio profilo migliore :-)

sono cose che capitano

Viscontessa, 7 Luglio 2005
Stamattina pensavo che sarei potuta finire in ospedale.

Può succedere a chiunque a prescindere.

Aspettavo che si liberasse il bagno grande e tanto ho riparato un’altra volta il tappo del bidet del bagno piccolo, si sgancia e va rimesso a posto.

E non avevo ancora preso il caffè.

Pensavo che potrei finire in ospedale perché casco dalla scala che sta appoggiata al muro e serve per raggiungere l’albicocco, oppure potrei inciampare in un cane, o bruciarmi la mano o semplicemente svegliarmi con una intossicazione alimentare.

E’ successo ieri ad una collega, son cose che capitano.

Quindi non avevo ancora preso il caffè e cercavo di riparare il tappo del bidet del bagnetto mentre pensavo che potrei finire all’ospedale per una brutta caduta dalla scala dovuta ad un rischio di soffocamento da albicocche.

Monti sulla scala e cominci a mangiare albicocche, poi una ti va di traverso e mentre cerchi di espellere il corpo estraneo incastrato nella laringe, perdi l’equilibrio e caschi malamente dalla scala atterrando sul cane che spaventato scappa via travolgendoti con la tua mole.

Eccomi lì, sono al suolo con il volto ricoperto di pezzi di albicocca sputata, una zampata del cane sulla fronte, un forte dolore alla schiena e sotto alla schiena dolorante dove infili istintivamente la mano, l’unica cacca di cane che non avevo intercettato in giardino.

Sono cose che capitano.

Il piccolo bidet è riparato ma il bagno grande non si libera e la macchina del caffè è ancora spenta. Devo accenderla.

Eccomi là, sono sdraiata sulla ghiaia, lo sguardo verso l’albicocco, la mano sporca di merda e il cane che per scusarsi mi lecca il viso portandosi via pezzi di albicocca. Non so cosa fare, la schiena mi fa molto male e non riesco ad alzarmi, una volta ho letto da qualche parte che dovrei provare a muovere i piedi per essere sicura di non essermi rotta la spina dorsale.

Dovrei farlo ma non lo faccio, questi potrebbero essere gli ultimi momenti della mia vita in cui penso che adesso mi tiro su e sfascio quella scala con i pioli rotti.

Se provo a muovere i piedi la mia vita potrebbe cambiare radicalmente e io ancora non sono pronta. Respiro profondamente e una fitta mi trafigge la schiena.

Mi concentro sul piacere di sfasciare la scala a pioli, penso al martello fuori posto che dev’essere nel casottino degli attrezzi, mi alzo, lo prendo e spacco la scala, poi se non basta prendo a martellate anche l’albero di albicocche e lascio che i suoi frutti si spiaccichino al suolo senza pietà.

Forse mi sono rotta la schiena ma invece di pensare a lei penso a prendere a martellate l’albicocco. Sono cose che capitano.

La macchina del caffè è finalmente calda, sbuffa e gorgoglia per segnalarmi la sua disponibilità, il bagno è sempre occupato, preparo il caffè, prendo un plum cake e vado in giardino a fare colazione.

Bisogna che mi decida a raccogliere le albicocche, tanto mi osservo sulla ghiaia mentre mi faccio coraggio e muovo le dita dei piedi. Ora mi alzerò e andrò a cerca il martello, tanto io torno dentro e mi accorgo che ho perso mezz’ora con la schiena rotta, la mano sporca di merda, l’albicocca di traverso e il cane che infine, stufo della mia indifferenza, alza la zampa e mi fa pipì addosso.

Mezz’ora è davvero troppo, mi avvicino al bagno grande e apro la porta, è vuoto.

Se fossi caduta davvero dalla scala nessuno se ne sarebbe accorto per ore.

A parte il cane ovviamente.

Sono cose che capitano.

La pargoletta blogger

Viscontessa, 6 Luglio 2005
Me ne stavo in giardino a tender la pargoletta mano verso l’albicocco carico di frutti quando un frutto maturo e carnoso mi è piombato sulla pargoletta testa costringendomi a richiamare all’ordine gli inconcludenti pensieri a cui mi stavo dedicando tra un’albicocca e un’altra.

Pensavo alla blogsfera di questi ultimi mesi e all’inedia che la contraddistingue.

Pargoletta mano e pargoletta testa sono tali perché io è relativamente da poco che mi dedico allo stile rana all’interno di questo grande utero materno e pensando a quando un anno fa mi sono affacciata più o meno per la prima volta in questo mondo, non ho potuto far a meno di constatare che le cose sono molto cambiate e che il caldo non c’entra proprio niente.



Magari la mia analisi è del tutto errata, ma la sensazione è che si stia concludendo l’era della prima repubblica dei blog, quella contraddistinta dalle blogstar e dal successo che i pionieri del mezzo hanno ottenuto per meriti che non sempre sono da riscontrare nelle capacità individuali di ciascuno se non in quella comune a tutti di essere stati i primi.

Molti dei blog più famosi hanno praticamente chiuso i battenti oppure vivacchiano con post centellinati e insulsi come un bicchiere di acqua calda, altri si sono specializzati e si sono rinchiusi in una cerchia sempre più stretta di partecipanti, altri ancora sono rimasti attaccati come cozze alla blogsfera ma è evidente che non hanno più niente né da dire, né da offrire. Nessuna iniziativa lega più tra loro i vari blog che mi pare si allontanino sempre più uno dall’altro creando più che una sfera, tante piccole biglie indipendenti che corrono ognuno per la propria strada.

Tanti, tantissimi nuovi piccoli blog, nascono quotidianamente come piccoli satelliti dei blog più famosi.

Ognuno nel suo piccolo, con il suo piccolo pubblico e il suo piccolo giro di amici.

Niente più locali aperti al pubblico, stasera ci si vede a casa mia, domani da te.

La storia raccontala tu

Viscontessa, 5 Luglio 2005
Iniziare, correre, bere, mangiare, lavare, ridere, giocare, piangere, saltare, vivere, odorare, rompere, prendere, vedere, colmare, infiammare, perdere, sbucciare, leggere, insabbiare, togliere, valutare, mungere, capire, sperare, cogliere, invadere, seminare, calpestare, piegare, fottere, dire, pestare, guardare, sognare, inforcare, gemere, buttare, seccare, stasare, ingurgitare, annusare, mordere, pulire, aprire, svenire, alzare, toccare, urlare, contagiare, infilare, bussare, colare, cascare, ruttare, illudere, scrivere, mettere, fumare, abbaiare, palpare, ragionare, volare, sistemare, coltivare, stirare, guardare, studiare, annoiare, ingoiare, lavorare, osservare, leggere, spellare, dormire, scolpire, avanzare, puzzare, colpire, insultare, morire, girare, dormire, cantare, frinire, picchiare, partire, collimare, venire, balbettare, condire, calmare, lenire, buttare, gioire, castrare, nascere, soffrire, amare, finire.

a me mi piace

Viscontessa, 4 Luglio 2005
A me il mio quartiere mi piace perché è un quartiere informale dove puoi ancora trovare le vecchine sedute fuori dall’uscio a prendere il fresco, oppure puoi trovare il trasloco di un appartamento intero vicino al cassonetto.
Mi piace perché vicino al cassonetto c’è la carcassa della vecchia lavatrice e quella della lavastoviglie, oppure ci sono due vecchi e polverosi televisori che una settimana prima le inquiline del mio piano di sopra avevano trovato in un cassonetto vicino.
Le avevo incontrate che tornavano a casa con i mano i due grossi televisori -funzionano! - Aveva esclamato una delle due aggiungendo che se li sarebbero rivenduti, e poi la settimana scorsa così, con tutta la polvere con cui li avevo visti correre per la strada qualche giorno prima, ho ritrovato i due televisori vicino al campana per la raccolta del vetro.
In loro compagnia un vecchio scaldabagno che mi ha fatto rammentare che devo richiedere alle inquiline del piano di sopra, gli attrezzi che gli ho prestato per montare quello nuovo.
Per un certo periodo vicino a quella campana per il vetro, sono rimasti dei grossi tronchi frondosi sui quali fu successivamente appoggiata una vecchia rete da letto matrimoniale.
Ricordo che per scansare i rami e la rete senza finire nello stronzo di cane che stava un po’ più in là, era necessario fare una certa attenzione che qualcuno qualche giorno dopo si dev’essere dimenticato di porre.
O almeno dallo stronzo spiaccicato per terra.
Mi piace il mio quartiere perché il ristorante indiano dove mangi con venticinque eruo tutto quello che ti pare, è l’unico locale che io conosca a Firenze, ad avere una saletta fumatori. Si immagina dal rumore sopra al grosso tendone che ricopre il soffitto, un potente aspiratore, mentre la porta che divide la sala fumatori dal resto del locale, è una normale porta che resta sempre aperte senza che nessuno se ne faccia un cruccio.
Cucina del nord india, più delicata nei sapori e meno piccante, perché tutti siamo meridionali a qualcuno.
Poco più in là la vera pizzeria napoletana dove mangi il pesce freschissimo e devi prenotare almeno una settimana prima, a meno che il locale non sia chiuso per motivi familiari che oggi si sono trasformati in chiusura per lutto.
Di fronte il raffinatissimo ristorante russo e poco oltre la trattoria del quartiere dove mangi con dieci euro e dividi il tavolo un po’ con chi capita.
Stasera, mentre fuori consumavo il solito rito della sigaretta, una signora parlava con la cuoca, una ragazza giovane che a domanda rispondeva che non era fidanzata perché dopo undici anni di matrimonio e la data del due giugno fissata per le nozze, era saltato tutto e ancora era non si era ripresa. La signora invece si è ripresa subito e ha voluto sapere da chi avesse mai acquistato la cuoca quello splendido cappellino da cuoca.
Poi mentre fantasticava sulla possibilità di dipingerlo di rosso con una bella stella gialla di fronte, è uscito uno dei suoi amici e le ha consigliato di indossare, anziché un cappello, una borsa del ghiaccio.
- Ma tu dovresti tenerla fissa, ventiquattr’ore su ventiquattro – mentre la cuoca tornava dentro e qualcuno portava il cane a passeggio.

last minute

Viscontessa, 4 Luglio 2005
Caro lettore che sei arrivato qui cercando su un motore di ricerca "last minute", sappi che hai sbagliato a digitare la tua ricerca e hai scritto "laste minute".
Oppure sei semplicemente ignorante e hai cercato "last minut" o "last miniut".
Capita.
Hai passato tutto l’inverno ad informarti su quali siano le condizioni bancarie degli istituti di credito, hai coscienziosamente comparato spese, interessi attivi e passivi di tutte le banche, hai seguito in tv Susanna che sembrava proprio la tua farmacista quando ti consigliava affettuosamente un antidiarrotico, hai visto un clone di Berlusconi che progettava la sua banca intorno a te, hai osservato dalle pagine patinate dei giornali famiglie intere che grazie al muto acceso da quell’istituto di credito, sono diventate tali e quali quelle del Mulino Bianco, hai trovato la Dalla Chiesa che occhieggiava da un volantino pubblicitario e ti convinceva che quella finanziaria ti regalava i soldi, ti sei stupito del tuo ortolano che ti vende le zucchine senza anticipo e senza interessi e le zucchine che ti sei già mangiato ieri comincerai a pagarle nel 2006, hai ascoltato il nostro Presidente del Consiglio che ti ricordava affettuosamente di quanto sei ricco se mandi un sms alla tua amante e infine ti sei fatto convincere a spostare i tuoi soldi su quella banca le cui offerte commerciali ti sono sembrate vantaggiosissime.
Caro lettore, io lo so come vanno queste cose, ti hanno promesso zero spese per la tenuta conto, ti hanno messo davanti un contratto in caratteri microscopici che Susanna ti ha invitato a leggere attentamente prima di firmare, ti hanno raccontato di quanto sia dura per tutti andare avanti, ti hanno offerto un caffè e ti hanno stretto la mano sorridenti quando tu hai firmato senza leggere quel contrattino dove in dodicesima pagina c’era scritto che la valuta dei versamenti per questo tipo di contratto, è posticipata di quindici giorni lavorativi rispetto al giorno del versamento, mentre quella dei prelievi è anticipata di dieci.
Così, caro lettore, ti sei accorto che il tuo stipendio, grazie al gioco delle valute, lo incassavi il mese dopo averlo già speso e gli interessi passivi scaturiti da questo inghippo e maggiorati della commissione del massimo scoperto, ti hanno mangiato tutta la misera tredicesima dedicata alle vacanze.
E ora la banca ti ha rifiutato la caparra per il campeggio e devi inventarti qualcosa per portare in vacanza la famiglia per una settimana.
Il fatto è caro sprovveduto lettore, che la vacanza last minute, quella su cui stai riversando tutte le tue speranze, è un po’ come quella gran zoccola di Susanna che sembra tanto una personcina per bene ma poi si dimentica di informarti sugli effetti collaterali di quell’antidiarrotico finanziario che ti ha venduto e tu ti ritrovi stitico senza neanche renderti conto del perché.
Per cui, caro lettore, io purtroppo non posso fare niente per aiutarti a defecar denaro né posso aiutarti a mandare te e la tua famiglia in un villaggio turistico a prezzi stracciati, però, caro lettore, posso consigliarti di fare attenzione alla prossima Susanna che incontrerai perché ricordati che se nel nostro paese la prostituzione carnale è ancora un reato per cui si punisce la prostituta per adescamento, quella finanziaria è agevolata dal nostro governo e la vittima, in questo caso sei tu.

Acqua Lete che purifica il pancreas

Viscontessa, 1 Luglio 2005
Appello disperato per tutti i gentili utenti.

Perché dunque, non so, ma c’è sicuramente qualcosa che non va. Puzzo? Ditemelo e io corro a farmi un trattamento tonificante e rinfrescante dell’ascella. Non mi offendo giuro, mi sono fatta la doccia stamattina e ho strusciato con vigore l’ascella e ogni parte visibile del mio corpicino, ma se ancora ci dovessero essere dei problemi, vi prego di farmelo sapere.

Perché il fatto è che nel corso di questa settimana ho inviato un certo numero di mail a persone che, in condizioni normali, mi avrebbero immediatamente risposto. Niente di impegnativo, roba tipo “ehi ciao!!! Come stai?” linguaggio troglodita da sms che non richiedeva un grande impegno nella risposta, però ecco, va bene che non risponda uno (sarà al mare) va bene due (sarà in bagno) va bene il terzo (si sarà squagliato al sole) ma quando anche il quarto e il quinto e così via non ti invia neanche un “crepa!” cominci a pensare che ci sia qualcosa che non va.

Ma c’ho l’ascella virtuale purulenta? Perché questo blog ha i suoi difetti e le sue belle soporifere inedie ma questo non significa che non abbia un pancreas che comunque fa del suo meglio per funzionare e adesso, il poverino, si sente così solo da chiedere spiegazioni all’ascella.

Insomma, la raccomandata del pancreas all’ascella, è stata l’unica comunicazione scritta che ho ricevuto in questi giorni e gli effetti devastanti di questo strano carteggio, cominciano a farsi sentire anche tra le pieghe della trippa che sono già tutte in agitazione sindacale e minacciano lo sciopero ad oltranza.

Ordunque, qualche anima pia e devota, qualche buon samaritano del mondo virtuale, un bruto qualsiasi, un approfittatore, un magnaccia, un sindacalista, un geriatra, un cherichetto o anche un poco di buono qualsiasi, potrebbe prendere le difese del mio pancreas e comunicare al medesimo che l’ascella è del tutto estranea ai fatti?

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