le pietanze mi piacerebbe sceglierle da sola
Viscontessa, 20 luglio 2005Va bene, domani parto, sto via una settimana.
Divertiti, riposati.
Ne l’uno nell’altro, mi tuffo semplicemente in una full immersion al femminile della mia famiglia, mamma, zia, sorella, nipote, figlia. Forse qualche altra zia, qualche amica di qualche zia, qualche prozia, una zia acquisita, un’amica chiamata zia e un pesce di nome Wanda. Su tutto alcune cugine.
Tutto sotto i migliori auspici, telefono ieri sera per chiedere se il mio arrivo anticipato crea disturbi. La risposta è assolutamente no così faccio il biglietto e avviso mia figlia. Che almeno lei sembra felice di rivedermi.
Stamattina mi chiama mia zia, ci avrebbe ripensato, anzi precisa di non averci dormito tutta la notte - è meglio se non anticipi il tuo arrivo che poi arrivi all’ora di pranzo e mi tocca venire a prenderti all’aeroporto e a quell’ora…. –
Ho già fatto il biglietto, prendo un autobus e arrivo in città.
Dopo un’ora mi chiama mia mamma, non preoccuparti, mi dice, tua zia lì per lì ha reagito così ma figurati non ci sono problemi, ci fa piacere se arrivi però ho detto a tua figlia che forse non arrivi, per cui stai tranquilla, lei ha pianto e ha detto che tu glielo avevi promesso, ma tanto anche questa è fatta: le ho detto che forse non puoi venire.
Ho già il biglietto, ribatto, per cui vengo. Ah va bene ma tanto anche se non vieni tua figlia ha già pianto.
Passa un’altra ora, mi ritelefona mia mamma, sono uscita un attimo per chiamarti perché volevo dirti una cosa.
Tua zia mi ha appena detto che è contentissima che tu arrivi, dice che ha reagito così perché è un po’ stressata e poi aspettava l’architetto per i lavori di ristrutturazione della casa per cui non ha dormito per colpa dell’architetto ma pensava che fosse per colpa tua. Non preoccuparti c’è posto anche per te.
Va bene, ok, prendo l’autobus e arrivo. Ma no dai, ti veniamo a prendere, anzi tua zia non ti viene a prendere ma viene sicuramente tua sorella con la macchina di tua zia.
Un breve scorcio di famiglia matriarcale, un assaggio di questa settimana per la quale non sono affatto pronta.
Non ho messo ordine nelle cose e oggi mentre pedalavo in bicicletta pensavo che non posso assolutamente presentarmi in Sardegna così: senza un canovaccio, un copione, la trama della mia vita, un ruolo.
E’ imbarazzante questa situazione, imbarazzante per le domande che non mi porranno e rimarranno sospese nell’aria, imbarazzante per il non detto che si presenta educatamente sotto forma di riserbo. Imbarazzante per le deduzioni del non detto e per le controdeduzioni alla deduzioni del non detto. Tutto nel silenzio più totale di fiumi di parole che scorreranno nell’unica direzione delle futili chiacchiere sotto l’ombrellone: quelle sull’ultimo colore di moda, sull’educazione dei figli, sul torneo di bridge di mia zia e sulla gravidanza di mia sorella.
Tutto in silenzio perché è buona norma ed educazione mantenere un tono dimesso della propria vita interiore lasciando che sia l’esteriorità dei gesti a sentenziare vinti e vincitori.
Perché i nostri incontri finiscono sempre ed inesorabilmente con l’elezione tacita della vincitrice morale che rimarrà in carica fino all’anno successivo e che avrà per il tempo che le rimarrà a disposizione dopo la vittoria, l’onore di essere assecondato in ogni sua scelta e decisione. Dal colore delle pareti dell’appartamento di mia zia, alla scelta della pietanza da cucinare per l’ora di pranzo.
Mi devo preparare.
Prima di preparare una valigia di abiti sobri ed eleganti ma alla moda e di tendenza, devo scegliermi la parte da interpretare, devo ritagliarmi un ruolo, devo lavorarci su.
Che le pietanze mi piacerebbe scegliermele da sola.
Divertiti, riposati.
Ne l’uno nell’altro, mi tuffo semplicemente in una full immersion al femminile della mia famiglia, mamma, zia, sorella, nipote, figlia. Forse qualche altra zia, qualche amica di qualche zia, qualche prozia, una zia acquisita, un’amica chiamata zia e un pesce di nome Wanda. Su tutto alcune cugine.
Tutto sotto i migliori auspici, telefono ieri sera per chiedere se il mio arrivo anticipato crea disturbi. La risposta è assolutamente no così faccio il biglietto e avviso mia figlia. Che almeno lei sembra felice di rivedermi.
Stamattina mi chiama mia zia, ci avrebbe ripensato, anzi precisa di non averci dormito tutta la notte - è meglio se non anticipi il tuo arrivo che poi arrivi all’ora di pranzo e mi tocca venire a prenderti all’aeroporto e a quell’ora…. –
Ho già fatto il biglietto, prendo un autobus e arrivo in città.
Dopo un’ora mi chiama mia mamma, non preoccuparti, mi dice, tua zia lì per lì ha reagito così ma figurati non ci sono problemi, ci fa piacere se arrivi però ho detto a tua figlia che forse non arrivi, per cui stai tranquilla, lei ha pianto e ha detto che tu glielo avevi promesso, ma tanto anche questa è fatta: le ho detto che forse non puoi venire.
Ho già il biglietto, ribatto, per cui vengo. Ah va bene ma tanto anche se non vieni tua figlia ha già pianto.
Passa un’altra ora, mi ritelefona mia mamma, sono uscita un attimo per chiamarti perché volevo dirti una cosa.
Tua zia mi ha appena detto che è contentissima che tu arrivi, dice che ha reagito così perché è un po’ stressata e poi aspettava l’architetto per i lavori di ristrutturazione della casa per cui non ha dormito per colpa dell’architetto ma pensava che fosse per colpa tua. Non preoccuparti c’è posto anche per te.
Va bene, ok, prendo l’autobus e arrivo. Ma no dai, ti veniamo a prendere, anzi tua zia non ti viene a prendere ma viene sicuramente tua sorella con la macchina di tua zia.
Un breve scorcio di famiglia matriarcale, un assaggio di questa settimana per la quale non sono affatto pronta.
Non ho messo ordine nelle cose e oggi mentre pedalavo in bicicletta pensavo che non posso assolutamente presentarmi in Sardegna così: senza un canovaccio, un copione, la trama della mia vita, un ruolo.
E’ imbarazzante questa situazione, imbarazzante per le domande che non mi porranno e rimarranno sospese nell’aria, imbarazzante per il non detto che si presenta educatamente sotto forma di riserbo. Imbarazzante per le deduzioni del non detto e per le controdeduzioni alla deduzioni del non detto. Tutto nel silenzio più totale di fiumi di parole che scorreranno nell’unica direzione delle futili chiacchiere sotto l’ombrellone: quelle sull’ultimo colore di moda, sull’educazione dei figli, sul torneo di bridge di mia zia e sulla gravidanza di mia sorella.
Tutto in silenzio perché è buona norma ed educazione mantenere un tono dimesso della propria vita interiore lasciando che sia l’esteriorità dei gesti a sentenziare vinti e vincitori.
Perché i nostri incontri finiscono sempre ed inesorabilmente con l’elezione tacita della vincitrice morale che rimarrà in carica fino all’anno successivo e che avrà per il tempo che le rimarrà a disposizione dopo la vittoria, l’onore di essere assecondato in ogni sua scelta e decisione. Dal colore delle pareti dell’appartamento di mia zia, alla scelta della pietanza da cucinare per l’ora di pranzo.
Mi devo preparare.
Prima di preparare una valigia di abiti sobri ed eleganti ma alla moda e di tendenza, devo scegliermi la parte da interpretare, devo ritagliarmi un ruolo, devo lavorarci su.
Che le pietanze mi piacerebbe scegliermele da sola.





20 luglio 2005, 15:19
Coraggio, pensa che tra una settimana sarà tutto finito
20 luglio 2005, 15:20
signora, lei ha la superiorità morale d’essere una bloggeuse, mica cotica.
20 luglio 2005, 15:54
Fai la Viscontessa Stordita, vedrai che successo
Inoltre ricordati che tutto quello che potranno farti di male finirà qui, su queste pagine, ad imperitura memoria.
Un bacio, ti sono vicina, con il cuore. Fatti forza.
20 luglio 2005, 17:57
Beh, si può interpretare qualsiasi ruolo di fronte ad una platea di estranei ma se in sala ci sta seduta in prima fila tutta la tua famiglia, diventa difficile ritagliarsi un angolo di diversità.
Mi ci vedete in terra di Sardegna, tra la buona e radicata borghesia cagliaritana interpretare il ruolo della bloggeuse viscontessa stordita ? Non solo non avrei diritto ad alcun premio morale per la scelta della pietanza, ma sarebbero assolutamente capaci di mettermi una camicia di forza.
Partiamo dall’inizio, devo fare la signora della buona società con interessi culturali limitati, un’enorme dedizione per la famiglia, un interesse spropositato per la vita sociale, un buon quaderno pieno di stravaganti ricette di cucina, un lavoro dignitoso e di responsabilità ma non troppo faticoso (pensavo a direttore di un ufficio postale) qualche hobby adatto alle circostanze (bridge, ricamo, viaggi, corso da somelier) e un ottima conoscenza delle scuole fiorentine dove mandare mia figlia.
Corro a cercare il baule con le perle.
20 luglio 2005, 18:02
Mi sembri la signora Dashwood
20 luglio 2005, 19:28
Ti ho visto, amica mia, e adesso non mi freghi più.
Buone vacanze, Viscontessa dal sangue caldo, dal largo sorriso, di passioni giocate ormai allo scoperto.
Carattere d’ esuberanza che anche in Sardegna qualcosa s’ inventerà.
Bacio sincero. E accumula queste prove del mio animo sensibile perchè in tutti i Forum che frequento si dice che io sia un brutalone, ihihi. Ciao…:-) Cap
25 luglio 2005, 16:19
Sembra “Speriamo che sia femmina”…
Per quest’anno non ce la facciamo, ma se vuoi qualche nozione di bridge, ad agosto prossimo farai un figurone: “Zia, che diamine, stai giocando come una principiante, non dovevi tagliare la quadri!”
Slowhand