il caffè shekerato

Viscontessa, 19 Luglio 2005

Il procione del bar ha voluto sapere a tutti i costi il mio nome.

Io non glielo avrei voluto dire, l’ultima volta che gli ho chiesto un caffè shakerato me lo sono dovuta fare da sola e questa eccessiva confidenza mi ha disturbata.

I primi giorni dopo aver saputo il mio nome, mi salutava pronunciandolo per intero, adesso lo ha abbreviato, ne ha fatto un diminuitivo, un soprannome, un altro nome.

Lui il caffè shekerato non lo sa proprio fare mentre il girllo talpa lo fa buono e ci mette sopra anche una spolveratina di cacao ma non ha mai voglia di farlo.

Vado lì e chiedo un caffè shekerato, lei alza gli occhi al cielo, sbuffa poi si gira, mi sorride con tutti quei dentoni e mi dice un “va bene” dal suono del favore.

Un favore che mi costa un euro e cinquanta centesimi ovvero tre vecchie banconote da mille lire. Se esistessero ancora quelle da cinquecento, per chi le ricorda, sarebbero sei banconote per un caffè sbattuto con il ghiaccio.

Lui mi chiama con questo nome che non è il mio, gli avevo detto che mi chiamavo giovanna e adesso mi chiama gianna.

Gianna non mi è mai piaciuto e nessuno mai mi aveva chiamato gianna. Lui invece lo fa.

Il primo giorno che gli ho detto come mi chiamavo sembrava stupito dal mio nome.

Gli era piaciuto molto, lo trovava un bel nome, un nome altisonante e originale forse pittoresco.

Continuava a ripeterlo a voce alta e mi chiedeva se davvero mi chiamavo così.

Neanche gli avessi detto che mi chiamavo Adalgisa o Ermengarda.

Lei invece sorrideva con i denti e pareva imbarazzata da tanto clamore.

Però il caffè schekerato me lo fa e io ogni volta le devo dire quanto è buono il suo caffè shekerato mentre il procione continua a ripetere Gianna o signora Gianna e lei mette le tazzine dentro alla lavastoviglie.

Io bevo il mio caffè shekerato leggendo il giornale, in questi giorni non ho molta voglia di far conversazione o forse dovrei dire che in questi giorni non ho molta voglia di vivere ma non vorrei essere fraintesa.

Lui però è sempre festoso e lei quando le dico quanto è buono il suo caffè shekerato si gonfia tutta come una tacchina e carica la lavastoviglie più rapidamente.

Oggi mentre lui cinguettava signora gianna e lei sbuffava per insofferenza, ho bevuto il mio caffè shekerato e ho chiesto se potevo avere un po’ d’acqua da bere.

Lei ha preso il bicchiere sporco di caffè e cacao che tenevo in mano e di ha messo un po’ di acqua del rubinetto.

Da lì ho capito che avrei dovuto dire a suo marito un nome falso.

Forse prima della fine della stagione dovrò abbatterli.





10 commenti a “il caffè shekerato”

  1. utente anonimo Says:

    Già, non ci sono più i baristi di una volta, così come i macellai, i salumieri, i pescivendoli ecc. ecc.

    Cattive Inclinazioni…per servirla

  2. kinglear Says:

    Ah, non venirlo a dire a me: i baristi vogliono solo il mio portafogli. ;-) E osano pure chiedermi nome e cognome da segnare sul loro libretto nero. Eppure io li pago, per il caffè s’intende, mica per altro.

    Ti posso invitare, invitare a un Party in Rosso? Be’, se ti va, hai solo da venire a trovarmi.

    Un bacio e un abbraccio shakerati :-)

    Giuseppe

  3. riccionascosto Says:

    Abbatterli costa fatica… e corri il rischio di sporcarti i vestiti.

    Però, certo, la tentazione viene.

  4. Effe Says:

    signora Ludovica, passi al tamarindo on the rocks, e non se ne parli più

  5. Viscontessa Says:

    Da non credere, Ludovica è stato il mio nick per molti anni:-)

    Comunque se i blogger invece di perdere le loro giornate a scrivere facessero i baristi, sono sicura che certe cose non succederebbero.

    Potrei bere tamarindo servito da cattive inclinazioni comodamente seduta a casa di Iannox.

    Per la cronaca, stamattina ho cambiato bar, uno di quei bar di lusso con le paste integrali ripiene di ananas e ricoperte di granella di nocciole scremate e zucchero ipocalorico.

    Il bancone in marmo è ampio e pieno di gente che prende il caffè, vedo un angolo libero vicino al barista che fa i caffè e mi metto lì.

    Ordino il caffè e poi un bicchier d’acqua, il barista si gira e mi dice:

    - io faccio i caffè non servo l’acqua

    penso che scherzi.

    - ma il suo collega è così lontano…

    si gira e mi guarda serio

    - se lei si fosse messa lì davanti dove sono tutti non sarebbe stata lontana dal mio collega.

    - ma è pieno di gente…

    - appunto, io devo fare i caffè per tutta quella gente.

    sorrido…

    - dovreste mettere un cartello su questa parte del bancone “settore non coperto dal servizio idrico”.

  6. orenove Says:

    Cambia bar per qualche tempo, vedrai che al tuo ritorno sarà più cortese.

  7. riccionascosto Says:

    Ma lo sai che inizio a pensare che Herr Effe abbia delle doti divinatorie?

    Mi è venuto in mente leggendo Ludovica, poi ho letto il tuo commento ;)
    Sai che ogni tanto faccio confusione con i nick? L’altro giorno ho chiamato Isa “Isa” non ricordando dov’ero… per fortuna poi mi sono corretta, altrimenti non si capiva con chi parlavo. :P

  8. Effe Says:

    ebbene, si vede subito che lei ha l’aria da Ludovica, che diamine, non ci vuol molto.

  9. Viscontessa Says:

    è che sono Ludovica dentro…..

  10. utente anonimo Says:

    io non ho capito. Minerva

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