vita da azalee
Viscontessa, 16 Luglio 2005All’inizio stavano ai lati della porta di ingresso. Le annaffiavo quando me lo chiedevano anche se le azalee non sono come le ortensie che quando hanno sete si afflosciano tutte per richiamare l’attenzione.
Le azalee quando hanno sete, cambiano colore, diventano più opache e minacciano il suicidio arrampicate sul cornicione del loro vaso. Si fanno tutte secche contro il vaso e guardano altrove, oltre l’orizzonte come esili figure evanescenti.
Le azalee quando hanno sete diventano esili ed evanescenti come cristallo incrostato di calcaree.
Poi ci fu un periodo in cui le mandai vacanza, le prese una mia amica che aveva un bel giardino nella sua casetta tra i monti e lì si riposarono per un paio di anni tra l’aria fresca di montagna e le cure della loro assistente.
Io le chiamavo ogni settimana per sapere come stavano e loro, rinchiuse nel loro ostinato mutismo, lanciavano segnali di soddisfazione sputando giovani e tenere foglioline verde pallido di cui io intuivo correre la fragranza sul filo del telefono.
Quando tornarono in città le trovai piuttosto bene, non erano cresciute molto ma parevano comunque sane e robuste e per questo furono sistemate nel mio piccolo giardino in un angolo adatto alle loro esigenze dove, per scongiurare quel loro patetico tentativo di suicidio, furono attaccate ad un tubo dell’acqua che come morfina, rilasciava la sua dose in orari regolari durante il giorno.
Certo in giardino ogni pianta ha le sue esigenze, c’è chi vuole il sole e chi non lo gradisce, chi ha sempre sete e chi invece beve poco, c’è chi si adatta meglio alle esigenze altrui e chi si ostina a rimanere nel suo vaso occupandosi solo dei fiori suoi. Di sicuro le azalee non hanno mai mostrato molta attenzione verso gli altri e quel loro atteggiamento così altezzoso e istrionico ha finito per renderle piuttosto antipatiche al resto del gruppo che ha finito per emarginarle anche se invero le due si mostravano piuttosto indifferenti all’indifferenza altrui.
Succedeva quindi che la crescita disordinata delle azalee non trovata molta comprensione nelle loro vicine che mentre si facevano più in là per consentire ad un arbusto di albicocco di affacciarsi verso il sole, rimanevano saldamente sulle loro radici ogni qualvolta una delle due tentava di incunearsi con un ramo in uno angolo più fresco del giardino, magari proprio sotto ad un ramo altrui. E così anche l’albicocco che dall’alto della sua posizione domina tutti, ha cominciato, appena il suo arsenale è stato pronto, a bombardare di frutti maturi le due azalee che sotto i colpi di quei proiettili arancioni, hanno perduto qualcuno dei loro inteccheriti arti.
Poi un giorno le ho spostate e le ho avvicinate al confine di quel terreno minato di albicocche dove mi auguravo che il loro atteggiamento non avrebbe più compromesso il buon andamento del giardino e lì è successo che le due sono diventate la mira preferita del mio cane il quale le ha scelte tra tutte per alzare la sua robusta gamba e orinare.
All’inizio le due si ostinavano a crescere anche nella direzione in cui il cane faceva pipì, loro buttavano un nuovo ramo in direzione del cane e lui ci passava accanto pisciandoci sopra e seccando all’istante ogni loro tentativo di espansione.
Ogni mattina trovavo arti di azalea amputati, loro stavano zitte, nessun lamento, nessuna richiesta di aiuto, ma quei moncherini di arto sparsi sulla ghiaia al confine del campo minato di albicocche, mi straziava il cuore.
Raccoglievo quelle piccole mani piene di verdi dita e giravo un po’ il vaso nel tentativo di sottrarre le due a quel supplizio, ma ogni impercettibile spostamento sottraeva i loro arti alla vescica del cane per offrirli nuovamente in sacrificio agli ordigni micidiali dell’albicocco, così un giorno ho smesso e ho abbandonato le azalee al loro destino.
Poi stamattina sono uscita in giardino e ho notato un buco nello stomaco di una delle due. Una zona scura da cui si intravedevano le frattaglie disordinate e marroni del loro interno, rami scuri e grossi esposti alla vista e alla luce, un groviglio di intestini che si attorcigliava su se stesso tra residui di bombe arancioni che marcivano nel vaso. E ho pensato che fosse finita, ho pensato che le azalee si fossero arrese alla loro ostinazione, ho creduto che fosse giunto il momento di salutarle per sempre fino a quando il mio occhio lucido si è fatto più secco e ha notato che le cose non stavano affatto così.
L’azalea ha semplicemente smesso di crescere in direzione della vescica del cane e si è infilata altrove sotto ad una pianta che la ripara dalle bombe dell’albicocco. L’azalea ha mostrato il suo intestino perché quella atroce nudità scoraggiasse il suo aguzzino dal proseguire il suo supplizio e ha trovato altre strade, altri compromessi, altri bui cunicoli per proseguire la sua vita.
L’azalea si è adattata, dal che ne ho dedotto che anche le azalee nel loro piccolo si arrangiano.





16 Luglio 2005, 22:34
oggi ho soppresso un’azalea, giuro.
erano mesi che continuavo a trascinare la situazione sperando che uscisse dal tunnel: niente , allora l’ho sostituita con una gardenia…lo so , delicata e capricciosa ma mi sento pronta .
senti viss, sai che è bella questa cosa del linkare….un link tira l’altro e tu e riccio mi avete fatto arrivare a leggere delle cose bellissime (Hotel Messico) e di questo io vi ringrazio. Minerva (complimenti per la trasmissione)
17 Luglio 2005, 9:46
E magari, nel loro piccolo, s’incazzano…
18 Luglio 2005, 2:11
Io non ho mai avuto il Pollice Verde, con le azalee poi solo rapporti a distanza, nel senso che mi piacciono, però con me non ci vogliono aver nulla a che fare. Il motivo è oscuro a loro quanto a me; ma si vocifera in giro che sarei capace di metterle in ombra. Però non è affatto vero, sono solo le malelingue a dire così, non di certo i giardinieri con un curriculum lungo da qui fino al cuore dell’Africa Nera.
Ad ogni modo, un giorno ho preso dei giaggioli - che mi ricordavano anche un vecchio amore, perché questo vecchio amore amava proprio i giaggioli e non altri fiori. Be’, li ho presi ‘sti giaggioli, però a me non mi dicevano nulla: stavano sempre zitti, anche quando sfogliavo PlayBoy, loro al massimo un po’ tanta indifferenza. Comunque non si può dire che nutrimento gli sia mancato, anzi ne hanno avuto in abbondanza: sì, temo d’averli viziati, e loro mai una parola o una bianca bugia, un sintomo di ringraziamento o che altro. Mai una parola una, nemmeno si lasciavano commuovere sotto la carezza del vento. Restavano impalati duri radicati a terra, e basta: un vero dramma guardarli, con quella loro austerità littoria. Ogni tanto tentavo con loro un dialogo del tipo: “Sorgi, sorgi, oh Iris Fiorentina!” Macchè! Be’, l’esasperazione è stata grande per me, e così in un giorno di sole, in una solitudine che non potevo più resistere, ho acceso la tv e ho messo su Magalli, sì il Giancarlo. In un men che non si dica, ogni nervatura bluastra s’è prosciugata: ho tentato il massaggio alla radice e persino la respirazione petalo a petalo, ma niente; e non è bastato neanche minacciare la tv che sarei passato su un altro canale, quello di Porta a Porta.
Ecco, cara Viss, è tutto. Ogni fiore che tocco, mi muore d’amore o disperazione.
Baci abbracci et inchini, cara Viss. E ‘Notte.
Giuseppe
P.S.: Una sottile linea rossa t’è stata dedicata da me, casomai.
18 Luglio 2005, 14:03
..’mmazzalee!
(espressione di entusiastica approvazione tipicamente pariolina)
18 Luglio 2005, 15:47
Innanzi tutto complimenti per il blog.
Curioso, anch’io ho aiuole piene di azalee e con un cane che sistematicamente attenta alla loro incolumità proprio come il tuo. Ma mi pare che le mie si siano adattate diversamente. Non mi sembra che scappino e che cerchino compromerssi o cunicoli. Mi piace pensare che sia così perché apprezzano anche i vantaggi delle cacche che le concimano o lo strusciarsi della bestiola che le libera dai parassiti. O sarà forse perché il cane le difende dalle intrusioni dei gatti del vicinato che con le loro unghie potrebbero fare danni peggiori. O magari c’hanno pensato su e sono arrivate alla conclusione che la vita da azalee nel mio giardino non é poi delle peggiori: c’é chi sta peggio. Loro sono amate, coccolate e accudite e magari hanno concluso che anche se devono sopportare qualche pisciatina, pazienza. Tobia non diventa per questo un aguzzino. Chissà. Fatto é che dalla bellezza delle foglie mi pare che il compromesso le accontenti; nel loro piccolo come dici tu forse anche loro si arrangiano, ma evidentemente sanno apprezzare i vantaggi della loro situazione. Insomma le mie azalee mi sembrano sagge. E, non so se é per questo, ma fioriscono che é un piacere guardarle.
Lupo
18 Luglio 2005, 19:04
Le gardenie sono molto peggio delle azalee perchè si palesano con le loro foglie grasse e lucide che si seccano all’istante come fulminate dal raggio laser di un extra terrestre.
Oggi mi sento cinematografica, surreale e soprattutto accaldata.
Mi fa piacere che tu sia giunta all’Hotel Messico o come si diceva delle signore “dabbene” che tu sia scesa in quell’hotel:-)
King, tu sbagli approccio con i fiori, le piante necessitano di un amore a distanza che mal sopporta le attenzioni troppo premurose.
I fiori devono respirare e crescere dove meglio credono, mia nonna i giggioli li estirpava dalle campagne dove crescono selvatici e li ripiantava nel suo giardino assolutamente a casaccio.
E loro crescevano e fiorivano tutta l’estate per andarsi poi a rintanare nel bulbo del terreno freddo di’inverno.
Vista la linea rossa che mi appresto a seguire come novel Teseo. Fatti la barba che Arianna non la portava:-)
Effe, mazzalee mi ricorda molto le orchidee ovvero il plurale di orco dio, colorita bestemmia sempre in voga tra i nativi del Chiantishire.:-)
Lupo, le mie azalee sono in vaso perchè i miei simpatici quattro zampe (due per un totale di circa 70 kg di roba) adorano anche scavare lunghe gallerie verso la libertà. Così qualsiasi cosa sia in terra, finisce inevitabilmente sradicato dal suolo.
Però le azalee son strane, o bene bene o male male.:-)
E dopo questo pensiero profondo vado a farmi una buca in giardino.
….in attesa delle formiche rosse.