sono cose che capitano
Viscontessa, 7 Luglio 2005Stamattina pensavo che sarei potuta finire in ospedale.
Può succedere a chiunque a prescindere.
Aspettavo che si liberasse il bagno grande e tanto ho riparato un’altra volta il tappo del bidet del bagno piccolo, si sgancia e va rimesso a posto.
E non avevo ancora preso il caffè.
Pensavo che potrei finire in ospedale perché casco dalla scala che sta appoggiata al muro e serve per raggiungere l’albicocco, oppure potrei inciampare in un cane, o bruciarmi la mano o semplicemente svegliarmi con una intossicazione alimentare.
E’ successo ieri ad una collega, son cose che capitano.
Quindi non avevo ancora preso il caffè e cercavo di riparare il tappo del bidet del bagnetto mentre pensavo che potrei finire all’ospedale per una brutta caduta dalla scala dovuta ad un rischio di soffocamento da albicocche.
Monti sulla scala e cominci a mangiare albicocche, poi una ti va di traverso e mentre cerchi di espellere il corpo estraneo incastrato nella laringe, perdi l’equilibrio e caschi malamente dalla scala atterrando sul cane che spaventato scappa via travolgendoti con la tua mole.
Eccomi lì, sono al suolo con il volto ricoperto di pezzi di albicocca sputata, una zampata del cane sulla fronte, un forte dolore alla schiena e sotto alla schiena dolorante dove infili istintivamente la mano, l’unica cacca di cane che non avevo intercettato in giardino.
Sono cose che capitano.
Il piccolo bidet è riparato ma il bagno grande non si libera e la macchina del caffè è ancora spenta. Devo accenderla.
Eccomi là, sono sdraiata sulla ghiaia, lo sguardo verso l’albicocco, la mano sporca di merda e il cane che per scusarsi mi lecca il viso portandosi via pezzi di albicocca. Non so cosa fare, la schiena mi fa molto male e non riesco ad alzarmi, una volta ho letto da qualche parte che dovrei provare a muovere i piedi per essere sicura di non essermi rotta la spina dorsale.
Dovrei farlo ma non lo faccio, questi potrebbero essere gli ultimi momenti della mia vita in cui penso che adesso mi tiro su e sfascio quella scala con i pioli rotti.
Se provo a muovere i piedi la mia vita potrebbe cambiare radicalmente e io ancora non sono pronta. Respiro profondamente e una fitta mi trafigge la schiena.
Mi concentro sul piacere di sfasciare la scala a pioli, penso al martello fuori posto che dev’essere nel casottino degli attrezzi, mi alzo, lo prendo e spacco la scala, poi se non basta prendo a martellate anche l’albero di albicocche e lascio che i suoi frutti si spiaccichino al suolo senza pietà.
Forse mi sono rotta la schiena ma invece di pensare a lei penso a prendere a martellate l’albicocco. Sono cose che capitano.
La macchina del caffè è finalmente calda, sbuffa e gorgoglia per segnalarmi la sua disponibilità, il bagno è sempre occupato, preparo il caffè, prendo un plum cake e vado in giardino a fare colazione.
Bisogna che mi decida a raccogliere le albicocche, tanto mi osservo sulla ghiaia mentre mi faccio coraggio e muovo le dita dei piedi. Ora mi alzerò e andrò a cerca il martello, tanto io torno dentro e mi accorgo che ho perso mezz’ora con la schiena rotta, la mano sporca di merda, l’albicocca di traverso e il cane che infine, stufo della mia indifferenza, alza la zampa e mi fa pipì addosso.
Mezz’ora è davvero troppo, mi avvicino al bagno grande e apro la porta, è vuoto.
Se fossi caduta davvero dalla scala nessuno se ne sarebbe accorto per ore.
A parte il cane ovviamente.
Sono cose che capitano.
Può succedere a chiunque a prescindere.
Aspettavo che si liberasse il bagno grande e tanto ho riparato un’altra volta il tappo del bidet del bagno piccolo, si sgancia e va rimesso a posto.
E non avevo ancora preso il caffè.
Pensavo che potrei finire in ospedale perché casco dalla scala che sta appoggiata al muro e serve per raggiungere l’albicocco, oppure potrei inciampare in un cane, o bruciarmi la mano o semplicemente svegliarmi con una intossicazione alimentare.
E’ successo ieri ad una collega, son cose che capitano.
Quindi non avevo ancora preso il caffè e cercavo di riparare il tappo del bidet del bagnetto mentre pensavo che potrei finire all’ospedale per una brutta caduta dalla scala dovuta ad un rischio di soffocamento da albicocche.
Monti sulla scala e cominci a mangiare albicocche, poi una ti va di traverso e mentre cerchi di espellere il corpo estraneo incastrato nella laringe, perdi l’equilibrio e caschi malamente dalla scala atterrando sul cane che spaventato scappa via travolgendoti con la tua mole.
Eccomi lì, sono al suolo con il volto ricoperto di pezzi di albicocca sputata, una zampata del cane sulla fronte, un forte dolore alla schiena e sotto alla schiena dolorante dove infili istintivamente la mano, l’unica cacca di cane che non avevo intercettato in giardino.
Sono cose che capitano.
Il piccolo bidet è riparato ma il bagno grande non si libera e la macchina del caffè è ancora spenta. Devo accenderla.
Eccomi là, sono sdraiata sulla ghiaia, lo sguardo verso l’albicocco, la mano sporca di merda e il cane che per scusarsi mi lecca il viso portandosi via pezzi di albicocca. Non so cosa fare, la schiena mi fa molto male e non riesco ad alzarmi, una volta ho letto da qualche parte che dovrei provare a muovere i piedi per essere sicura di non essermi rotta la spina dorsale.
Dovrei farlo ma non lo faccio, questi potrebbero essere gli ultimi momenti della mia vita in cui penso che adesso mi tiro su e sfascio quella scala con i pioli rotti.
Se provo a muovere i piedi la mia vita potrebbe cambiare radicalmente e io ancora non sono pronta. Respiro profondamente e una fitta mi trafigge la schiena.
Mi concentro sul piacere di sfasciare la scala a pioli, penso al martello fuori posto che dev’essere nel casottino degli attrezzi, mi alzo, lo prendo e spacco la scala, poi se non basta prendo a martellate anche l’albero di albicocche e lascio che i suoi frutti si spiaccichino al suolo senza pietà.
Forse mi sono rotta la schiena ma invece di pensare a lei penso a prendere a martellate l’albicocco. Sono cose che capitano.
La macchina del caffè è finalmente calda, sbuffa e gorgoglia per segnalarmi la sua disponibilità, il bagno è sempre occupato, preparo il caffè, prendo un plum cake e vado in giardino a fare colazione.
Bisogna che mi decida a raccogliere le albicocche, tanto mi osservo sulla ghiaia mentre mi faccio coraggio e muovo le dita dei piedi. Ora mi alzerò e andrò a cerca il martello, tanto io torno dentro e mi accorgo che ho perso mezz’ora con la schiena rotta, la mano sporca di merda, l’albicocca di traverso e il cane che infine, stufo della mia indifferenza, alza la zampa e mi fa pipì addosso.
Mezz’ora è davvero troppo, mi avvicino al bagno grande e apro la porta, è vuoto.
Se fossi caduta davvero dalla scala nessuno se ne sarebbe accorto per ore.
A parte il cane ovviamente.
Sono cose che capitano.





7 Luglio 2005, 13:10
a una sua collega è capitato di cascare dalla scala, inciampare in un cane, bruciarsi la mano e svegliarsi con un’intossicazione alimentare?
Scelga con più cura le sue frequentazioni, se posso suggerire.
(ma le sue albicocche hanno la buccia picchiettata? E’ importante saperlo)
7 Luglio 2005, 16:17
Secondo me, poi, è proprio questa precarietà che dovrebbe consentirci di fare quello che ci pare (giusto) senza preoccuparsi troppo dei rischi.
Chè tanto, pur con tutta l’attenzione del mondo, un piolo fracico prima o poi sotto i piedi ci capita.
Sui miei pacchetti di sigarette c’è scritto ” VIVERE È CAUSA CERTA DI MORTE, VEDI TU”
Antar
7 Luglio 2005, 16:18
P.s.
Ma l’altra casa?
Ancora disabitata?
A.
7 Luglio 2005, 16:37
è tutto il giorno che penso che avrei potuto trovarmi in metropolitana o in autobus a Londra e morire lasciando un sacco di cose da fare , mio marito e mia figlia da salutare e il cane senza crocchette. Minerva
7 Luglio 2005, 16:52
E che avreste potuto trovarvi a Bagdad, a Falluya, a Nassyria non vi viene in mente mai.
Inquadrati dai missili intelligenti, sotto le bombe all’uranio impoverito, nel mirino di qualche pistolero texano in vena di rambate.
Colpevoli solo di essere in strada per andare a comprare il latte in un Paese prescelto per le nostre (di noi occidentali) sperimentazioni di geo politica.
O di vivere su un’immane pozza di liquido puzzolente indispensabile per far viaggiare la nostra economia.
Asciughiamoci la lacrimuccia e facciamoci sopra un pensierino.
Ogni tanto.
7 Luglio 2005, 17:06
più che lacrimucce conati di vomito.fanno schifo?mn
7 Luglio 2005, 17:17
Crocchette avariate?
7 Luglio 2005, 17:33
Effettivamente la mia collega è stata colpita solo da un’intossicazione alimentare però non si sa mai come possano andare le cose. Per vivere bene non si possono mettere limiti al pessimismo, se solo quel caffè lo avessi bevuto prima, non avrei fantasticato sulla mia caduta dalla scala e quest’oggi sarei stata una miracolata inconsapevole.
Promemoria: rammentare alla collega che sarebbe anche potuta cadere dalla scala e avrebbe potuto bruciarsi una mano. Tutto sommato è una donna fortunata.
Le mie albicocche, comunque, sono perfette, hanno la buccia liscia e vellutata come la coscia di una monaca e quando non vanno di traverso o non cadono in testa, si sciolgono in bocca come burro.
O almeno per i primi giorni, poi diventano un incubo da cui non se ne esce più per settimane.
La nuova casa, Antar, è ancora lì, prima o poi mi ci trasferirò definitivamente ma ormai ho deciso di aspettare ancora un po’:-)
7 Luglio 2005, 17:44
Anche io è buona parte della giornata che penso a Londra e alla fatalità di questo post che ho scritto ben prima di sapere cosa fosse accaduto al sig. Smith che, avendo trovato il bagno libero, aveva preso l’autobus un po’ prima del solito.
E onestamente capisco poco la retorica dell’utente anonimo che ci invita ad asciugare la lacrimuccia (ma quale lacrimuccia?) e a riflettere sullo sculo di chi vive in Iraq.
Mi rifiuto di pensare che il signor Smith meritasse la morte più del signor Alì di Nassyria o del piccolo Adi di Gerusalemme perché i maggior presunti meriti alla morte di chi il culo lo tiene dove la prima volta ha visto la luce, sono i medesimi che avrei io. Che non ho mai approvato questa guerra, questo governo e questa schifezza di mondo intero fatta di scale con i pioli fradici.
7 Luglio 2005, 17:47
vuoi dire che ho dato i cereali al cane e mi sono mangiata le crocchette :0(
oh cribbio! mn
7 Luglio 2005, 18:06
Vedo che stamattina ti sei svegliata ottimista (e la voglia di accettare l’invito per le albicocche vacilla un po’…)
per inciso condivido la visione del mondo fatta di pioli fradici
7 Luglio 2005, 18:16
Ah, tu continui a non legger il manuale della perfetta gentildonna, ecco perché ancora non sai che la morte è sempre accidentale, praticamente un atto d’amore verso sé stessi.
Besos
Iannox
8 Luglio 2005, 0:37
Caro effe per 8 e 1/2 bisogna inventarsi qualcosa di nuovo.
Non a caso sto riscrivendo la vita Santa Rita da Cascia.
Molto cool.
Antar sui miei pacchetti non c’è scritto niente.

E’ scritto ciò che si legge e non tutto vale la pena di essere letto
8 Luglio 2005, 10:59
buonweekend…
Manu
8 Luglio 2005, 11:38
“Se fossi caduta davvero dalla scala nessuno se ne sarebbe accorto per ore.”
È una cosa a cui penso spesso. Se mi succedesse qualcosa (e tocco ferro), penso che nessuno se ne accorgerebbe per giorni…
8 Luglio 2005, 12:02
Ian, credo di essermi innamorata di te ma per esserne sicura dovresti fermarti un attimo e farti guardare per bene.
Non ti seguo, non ce la faccio, non ho troppo tempo a disposizione e poi devo seguire la tua campagna promozionale per la candidatura al premio Strega :-))
Ciao Manu, ben ritrovata, buon fine settimana anche a te.
Se il buongiorno si vede dal mattino, qui pioviggina
Gattasorniona, in realtà temo che mi ritroverebbero entro brevissimo.
E non è una buona notizia se si pensa che a cercarti subito, sono tutti coloro a cui devi qualcosa.
L’ufficio, la scuola di mia figlia o l’ortolano che ti porta la spesa.
L’oblio magari non è così male….
8 Luglio 2005, 22:29
Viss, è meglio che non mi guardi troppo “perbene”: io l’ho fatto, e il risultato è che adesso son costretto a portare gli occhiali. ^___^”’ Amami, amami pure, ma alla cieca, o meglio non guardare troppo la mia faccia; però accarezzala quanto vuoi col cuore con la mente e con l’anima pure.
In esclusiva, il titolo del romanzo - il mio ovviamente - che vincerà prossimamente lo Strega: “Sotto i ferri” ^___^ Con un titolo così non posso non vincere.
Come? Uhm, ma allora si comincia già vociferare che il Premio Strega sarà mio, prima o poi. A costo di rubarlo, lo avrò il Premio Strega, dovessi andare a letto col fantasma della Bellonci - oltre alle due costole che mi dovrò far levare e alle emorroidi giusto perché sotto i ferri ci sono.
Ma parliamo di cose serie: Viss mi ama, s’è innamorata forse di me, ma quanto mi ama? e perché s’è innamorata di me? Però non ne è sicura. Però se vincessi lo Strega, allora allora sì che m’amerebbe completamente. Assolutamente.
Kisses
Iannox [ fa più figo firmarsi Iannox... Giuseppe è così bananale ^___^ ]
9 Luglio 2005, 10:24
il primo maggio del 2001 o 2002 era un sabato o una domenica, non importa, ricordo che ero incazzato nero come sempre, precariato, diritti, sicurezze, sarei andato al corteo ma non dei tre piccoli porcellin, quello del movimento, se c’era da far casino bene, quando si fa lavoro immateriale c’è sempre un dettaglio che ti viene in mente all’ultimo momento, io mi ero scordato una cosa in redazione, cristo, corro, sudo, apro, cerco, mi siedo, prendo fiato e cerco di concentrarmi, un bicchiere d’acqua, una caramella, una sigaretta e poi via…una caramella, una caramella mi va di traverso, ma non per dire, proprio di traverso, tac, bloccato, l’aria non entra e non esce, il film della mia vita, mi caccio due dita in gola, la bastarda salta fuori, mi accascio sulla sedia esausto, cazzo morire il primo maggio sul posto di lavoro sarebbe stato proprio da stronzi….
9 Luglio 2005, 11:18
“Ian” poi fa molto Sandokan richiamando alla mente scenari tropicali, tigri della malesia e atmosfere esotiche e suadenti, non trovi?
Per il premio Strega niente da fare, dovremo trovari luoghi più consoni per consumare la nostra passione amorosa.
Sulla Bancharella, come ti sembra?
9 Luglio 2005, 11:30
Bur a me successe una cosa simile con un pezzo di pane.
Però non ero da sola c’era con me anche un’amica veterinaria che quando vide che stavo diventando viola, afferrò un coltello dal tavolo e si avvicinò minacciosa verso la mia gola.
Per l’orrore le sputai in faccia il pezzo di pane che era rimasto incastrato in gola.
- Ma davvero lo avresti fatto? - le chiesi
- Certo - rispose.