lo stato d’animo del correre
Viscontessa, 30 Giugno 2005Al bar dell’angolo il grillotalpa indossa una piccola gonna verde che mette in risalto le sue gambette desolanti come stecchini Samurai dopo l’uso.
Non me ne ero accorta, lei ha allargato la sua piccola bocca da grillotalpa e mostrando i suoi enormi dentoni, ha richiamato la mia attenzione sui suoi samurai.
Fa caldo anche oggi, un caldo avvolgente che nel suo piccolo locale si insinua dalle due finestre poste in alto che lei apre e chiude continuamente aiutandosi con un lungo bastone. Una ventola sul soffitto non fa altro che spalmare l’afa sugli avventori ma l’impianto di aria condizionata posto su una parte resta spento nonostante anche il grillotalpa e il suo marito procione sudino copiosamente.
Fuori il solito piccione zoppo. Lo incontro ogni mattina mentre vado a prendere il caffè, cammina sull’asfalto rovente e raccoglie le briciole del quartiere. Oggi la zampa maciullata doveva dolergli più del solito perché la teneva su e saltellava come un merlo.
Penso che dovrei prenderlo e portarlo a curare, avevo un’amica che era specializzata nella cura dei volatili e con un filo di nostalgia rammento la sua dedizione e il suo impegno.
Il piccione saltella un po’ più in là, mi guarda di traverso, mi osserva chiedendosi quali siano le mie intenzioni, poi si sposta ancora un po’ e torna a beccare il niente dell’asfalto.
Anche il grillotalpa saltella, una folata di vento incandescente sbatte la finestra che lei si appresta a riaprire immediatamente con il suo lungo bastone.
Ma forse qualcosa ostacola la sua operazione e corrugando la fronte saltella mettendo in mostra i suoi piccoli samurai.
Penso che dovrei aiutarla a chiudere la finestra e penso che la mia amica per la quale provo nostalgia, era specializzata anche nella cura dei piccoli roditori.
Il grillotalpa saltella ancora un po’, mi guarda con occhi supplicanti poi allarga la sua piccola bocca e tira fuori i suoi enormi dentoni.
Mi giro e guardo l’impianto dell’aria condizionata, poi lascio 80 centesimi sul bancone e me ne vado.
Fuori il piccione non c’è più.
Non me ne ero accorta, lei ha allargato la sua piccola bocca da grillotalpa e mostrando i suoi enormi dentoni, ha richiamato la mia attenzione sui suoi samurai.
Fa caldo anche oggi, un caldo avvolgente che nel suo piccolo locale si insinua dalle due finestre poste in alto che lei apre e chiude continuamente aiutandosi con un lungo bastone. Una ventola sul soffitto non fa altro che spalmare l’afa sugli avventori ma l’impianto di aria condizionata posto su una parte resta spento nonostante anche il grillotalpa e il suo marito procione sudino copiosamente.
Fuori il solito piccione zoppo. Lo incontro ogni mattina mentre vado a prendere il caffè, cammina sull’asfalto rovente e raccoglie le briciole del quartiere. Oggi la zampa maciullata doveva dolergli più del solito perché la teneva su e saltellava come un merlo.
Penso che dovrei prenderlo e portarlo a curare, avevo un’amica che era specializzata nella cura dei volatili e con un filo di nostalgia rammento la sua dedizione e il suo impegno.
Il piccione saltella un po’ più in là, mi guarda di traverso, mi osserva chiedendosi quali siano le mie intenzioni, poi si sposta ancora un po’ e torna a beccare il niente dell’asfalto.
Anche il grillotalpa saltella, una folata di vento incandescente sbatte la finestra che lei si appresta a riaprire immediatamente con il suo lungo bastone.
Ma forse qualcosa ostacola la sua operazione e corrugando la fronte saltella mettendo in mostra i suoi piccoli samurai.
Penso che dovrei aiutarla a chiudere la finestra e penso che la mia amica per la quale provo nostalgia, era specializzata anche nella cura dei piccoli roditori.
Il grillotalpa saltella ancora un po’, mi guarda con occhi supplicanti poi allarga la sua piccola bocca e tira fuori i suoi enormi dentoni.
Mi giro e guardo l’impianto dell’aria condizionata, poi lascio 80 centesimi sul bancone e me ne vado.
Fuori il piccione non c’è più.




