Il viagra rende ciechi o i ciechi prendono il viagra?

Viscontessa, 28 Maggio 2005

Ieri pomeriggio l’afa era insopportabile, lascio la macchina sulle strisce pedonali e trafelata varco la soglia della farmacia per accasciarmi sul bancone ansimando come un ippopotamo durante un amplesso.
L’aria condizionata è accesa, una signora di mezza età che dall’abbigliamento direi propensa a dimezzarsi l’età, spiega alla farmacista che quando "si sente mancare", butta giù una bustina di zucchero. La farmacista nicchia, va bene lo zucchero anche se sarebbe meglio mangiare qualcosa di più solido ma la middle-age insiste che non "gli ci va giù proprio niente" ed elenca i miseri alimenti di cui si nutre ripassando mentalmente le calorie di ogni singola briciola. Cerca approvazione e la farmacista desiste, le da del Supradyn e cambia cliente.
Seguo tutto ciò mentre tento di riprendere fiato, credo che tocchi a me ma qualcuno spunta alle mie spalle.
Una signora bionda rimasta nascosta dietro agli scaffali rivendica la sua giusta posizione in fila e invitando con lo sguardo la farmacista a seguirla, torna ad immergersi negli scaffali del retro dove non è riuscita a trovare la nuovissima crema antirughe che pare faccia miracoli. Penso ad Elisabeth Arden santa subito e mi accascio nuovamente sul bancone.
Poi lo vedo.
Stava lì alla mia destra mentre le disavventure "mediche" delle signore di cui sopra, avevano catalizzato la mia attenzione sulla sinistra.
Sarà alto un metro e sessantacinque non di più, tarchiato, un’età tra i cinquanta e i sessanta, blazer blu e camicia bianca ha l’orecchio bionico incorniciato da un auricolare nero che termina la sua piroetta penetrando di brutto dentro al padiglione auricolare del tipo.
Lui tiene con la mano sinistra, ad altezza bancone, un cellulare aperto sul cui display appaiono icone di tutti i tipi, un lungo cavo sgocciola la sua presenza tra l’orecchio del tipo e il cellulare ma lui indossa un paio di occhiali nerissimi a mascherina di quelli che puoi portarci dietro uno sguardo camaleontico a 360° ed osservare culi a passeggio mentre fingi di consultare il palmare.
La sua enorme testa pelata sfuma invece la sua abbronzata presenza in un resto di capelli grigi e ricci che ricadono sulle spalle come gonnellini di paglia hawaiana.
L’immagine non mi si accosta però al bacino di giovani bellezze del luogo, ma richiama alla mia mente l’orso Baloo del Libro della Giungla e per una attimo, tra un rantolo e l’altro, provo quasi il desiderio di trasformarmi nella nera ed annoiata Bagheera per strappargli, con un’unghiata, quei quattro peli indecenti che lui coltiva come capelli.
Su questo pensiero deposito il mio neurone accaldato quando Kaa, la farmacista bruna che sta servendo il tipo, alza la testa e cerca il mio sguardo invitandomi a seguirlo fino a quando questo non si deposita al di là del bancone dove lei, con la calma del serpente stritolatore, sta impacchettando gli acquisti del tipo.
Quando i preservativi erano merce per coscienziosi ragazzi che temevano solo gravidanze indesiderate, non esistevano tutti quegli espositori dove adesso puoi sceglierti da solo che tipo di prodotto acquistare. Così il giovanotto alle prime armi riconoscibile di solito da un’acne giovanile devastante, era la vittima sacrificale del farmacista annoiato che a voce alta chiedeva: "Come li vuole? Ritardanti per lui, stimolanti per lei, effetto naturale….?" E mentre le pustole del malcapitato prendevano fuoco di fronte agli sguardi divertiti o scandalizzati degli altri clienti, il farmacista aveva già buttato sul bancone una confezione di preservativi "ritardanti per lui" aggiungendo sornione un "ho capito va’., ti consiglio questi!".
Adesso certe cose non capitano più ma la farmacista serpe, dopo una giornata di dimagranti, rassodanti, rinforzanti e rinfrescanti, non può certo farsi sfuggire un’occasione come questa e così, mentre il tipo manifesta una certa insofferenza per l’indolenza con cui lei le sta incartando due scatole di Cialis da quattro compresse l’una, lei col tono della voce piuttosto alto rende al tipo la ricetta facendogli presente che la medesima è ripetibile.
Io non ho preferito parola, ma mentre l’auricolare del tipo terminava indecorosamente la sua penetrazione accasciandosi al suolo e trascinandosi dietro il filo smencio che si era staccato dal cellulare mentre lui si abbassava per raccogliere il porta soldi che gli era inavvertitamente caduto di mano, io e Kaa ci siamo guardate complici e abbiamo condiviso quel maligno compatimento tutto femminile per la cecità di uno sguardo camaleontico nascosto da un paio di occhiali da sole scurissimi.



6 commenti a “Il viagra rende ciechi o i ciechi prendono il viagra?”

  1. thefutureisnow Says:

    Viss, venerdì pomeriggio in via de’ pucci, mi par d’aver intravisto il tuo uomo. Non ne sono certo perchè ho una pessima memoria visiva, ma riflettendo mi sembra proprio fosse lui.

  2. Viscontessa Says:

    Era proprio lui perchè mi ha detto la stessa cosa:-))

    Per chi rischia di confondersi, non si parla dell’uomo del post ma del mio consorte.

    A proposito, ma le foto?

  3. ManualediMari Says:

    Ero così ignorante da non conoscere il tuo Blog, scusami… Piacevolissimo leggerti. Torno sicuramente ciao…

  4. contevico Says:

    Diffido chiunque dal mettere in una qualsivoglia relazione il mio nome con quello del prodotto sunnominato.

  5. Viscontessa Says:

    ihihi….effettivamente l’equivoco è in agguato!

    manu, ben arrivata, direi che le scuse son superflue:-)

  6. thefutureisnow Says:

    le foto, prestissimo. le avrei messe su stasera, ma devo uscire.

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