ordine sparso

Viscontessa, 6 Maggio 2005
Si va bene ci sono, ci sono in quella maniera un po’ così come ci si può essere quando non si può dividere la biancheria nei propri cassetti.
Inutile qualsiasi suggerimento, all’Ikea non hanno niente che faccia al caso mio, puoi trovare un guardaroba completo per una famiglia di quattro persone da montare sopra al frigo di cucina o un frigo che diventa divano letto e un divano letto che monta a neve i bianchi d’uovo, però non hanno ancora inventato niente per riporre ordinatamente nella propria giornata il fare e il pensare e una cosa inevitabilmente esclude l’altra.
In fondo l’essere o l’avere, è una questione superata da tempo. Avere è diventato piuttosto complicato per cui non resta che essere ma "io sono" ormai non basta più, specificare cosa si è, è diventato essenziale.
Io sono una che quando esce dall’ufficio va in palestra, mi fiondo sulla cyclette, sudo, ansimo, pedalo, mi sento il cuore scoppiare nelle orecchie e quando scendo, sono una donna soddisfatta.
Non mi si addice, non mi viene bene. Perché faticare sia diventato tanto di moda non lo capisco se non pensando che la sofferenza, sia l’unica condizione in cui l’uomo si trova a proprio a agio.
Allora sono una madre premurosa, osservo crescere il virgulto e ripongo su di lei le mie aspettative, mangia poco che altrimenti ingrassi e invece devi tenerti in forma perchè da grande devi fare la velina e sposare un calciatore famoso.
Che ora poi si inizia presto, appena ti spuntano le tette ti mando a fare Adriana "quattro paperelle, quattro gattini, quattro stelline, quattro volte scemo" solo quattro? Avrei detto di più.
Oppure studia, studia che da grande devi fare l’astronauta o l’Ufficiale dei Carabinieri che l’hai vista com’è brava la Marcuzzi che fa la carabiniera?
Io le caserme dei carabinieri me le ricordavo diverse, buie, tristi, malinconiche a volte maledette come quella di Bolzaneto ma quella era la Polizia che invece adesso ci ha messo su il RIS e son tutti più belli, bravi e umani.
Niente, lasciamo che le aspirazioni prendano vita tra i giochi in giardino: un giorno è il pallone, un’altra una barca costruita con una tavola da surf, un’altra ancora un cavallo con una scopa.
Quindi sono una casalinga di fronte a Verissimo e il mio bel monte di roba da stirare che i calzini non si accoppiano mai. Anzi, quelli si ignorano proprio, li compri uniti da un filo che devi tagliare con le forbici come l’inaugurazione del nuovo padiglione di maternità dell’ospedale e poi quelli prendono strade diverse, lavatrici diverse, cassetti diversi e sentieri che non si capisce come mai non riescono mai ad incontrarsi. E infatti non si riproducono, i calzini restano sterili per tutta la vita come quel padiglione per il "parto dolce" unico in Europa dove l’ecografo non si limita ad osservare il bambino dentro alla pancia, ma gli fa un vero e proprio book da presentare il prima possibile ad un’agenzia per modelle che per certe cose non è mai troppo presto.
Poi manca il fotografo e quindi si va tutti a partorire nella solita maternità e i calzini non si incontrano mai e non si rammendano più. Si butta via tutto e avanti con qualcosa di nuovo.
Fare, ecco devo fare molte cose, cose che non collimano con l’essere, che non collimano con il pensare, che non collimano proprio come una mutanda presa da un cassetto senza identità che finirà per accoppiarsi con il reggiseno sbagliato e riprodursi, dentro alla lavatrice, in un organismo geneticamente modificato di quelli che quando nasce, tutti si guardano stupiti e si chiedono: ma che cos’era questa cosa prima che tu la infilassi in lavatrice?
Il dubbio permane insieme all’assenza del gatto che non torna da ieri sera.
Essere una fava in fondo è la cosa che mi riesce sempre meglio


2 commenti a “ordine sparso”

  1. utente anonimo Says:

    Stupendo, un adorabile elogio del nonsense che rispecchia le proprie emozioni. Non ti conosco ma già mi piaci. Saluti

  2. contevico Says:

    Azzo (nota la finezza), ma hai cominciato o no a pensare seriamente a quella raccolta di racconti?

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