profonde riflessioni anarchiche secondo Maria. Seconda puntata
Viscontessa, 9 Aprile 2005
Oggi è tornata la Maria.
La Maria, prima di essere uno scricciolo di donna, è una sensazione che percepisci non appena apri la porta delle scale.
Quando la Maria torna dai suoi frequenti pellegrinaggi in giro per l’Europa, succede qualcosa in tutto il condominio che non ha una sua manifestazione tangibile e concreta ma che si manifesta nella sua voce roca e possente che le nasce da una vitalità fuori dal comune e trova conferma nel continuo divenire e mutare delle nostre scale che si animano della sua suggestiva presenza.
Lei nella vita ha scelto di illudersi, la si potrebbe definire una punckabestia per quella cascata di piercing che le affliggono il piccolo corpo o per quella manciata di capelli rasta tinti di biondo platino che le stanno appollaiati sul cranio, ma forse se non avesse quel grosso cane nero che la segue come un’ombra, nessuno si sognerebbe di definirla tale anche se in molti si scanserebbero ugualmente al suo passaggio.
Quando la incontro di ritorno dai suoi viaggi, la saluto sempre con un lungo e affettuoso abbraccio e per quanto il mio carattere si trovi spesso in grosse difficoltà quando è costretto ad affrontare contatti fisici troppo ravvicinati, con lei non riesco a resistere all’impulso di questo gesto quasi paternalistico che normalmente riservo solo al mio gattaccio quando dopo un’assenza troppo prolungata, lo sento miagolare alla porta finestra della mia camera da letto.
Il randagismo mi commuove, una commozione sincera che nasce da quel senso di precarietà che lo caratterizza rendendolo ai miei occhi la manifestazione più concreta di quella libertà di cui noi piccoli soldatini di una libera società, abbiamo perduto il significato originale.
La Maria dipinge, dipinge incubi astratti nei toni del nero e del grigio e ogni tanto vende uno dei suoi lavori, ricavandone quel tanto che le basta per sopravvivere nella sua dimensione parallela dove anche il concetto di sopravvivenza, ha un valore molto inferiore al nostro che nel cesto dei beni essenziali siamo costretti ad infilarci la bolletta del telefono o l’assicurazione della macchina tutte cose che a lei, ça va sans dire, non interessano.
La Maria quindi, rientra oggi da Barcellona o Parigi o chissà dove e trova il famoso cartello condominiale con la cronistoria degli ultimi giorni.
Si ferma, lo legge e incontrando casualmente mio marito di rientro a casa, si gira e tradendo forza da quelle lontane origini siciliane che l’hanno vista nascere in un paesino in provincia di Caltanisetta esclama "Minchia! Torno e trovo questo cartello del cazzo, si stava così bene in questo condominio, ma che cazzo vogliono ‘sti rompicoglioni?!?!"
Attendo colorite o colorate osservazioni di mariana concezione di cui sarà mia premura rendervi partecipi




