sabato mattina
Viscontessa, 30 Aprile 2005Il fatto che io non trovi un briciolo di concentrazione per far niente, non significa che le cose debbano andare per sempre così.
Stamattina, per esempio, sono assolutamente intenzionata a fare un breve riassunto di ciò che mi aspetta per il fine settimana e dopo aver fatto l’appello dei miei organi (una consuetudine che mantengo viva fin dalla più giovane età) ho già buttato un occhio sulla cartellina delle sorprese quella che contiene la posta che infilo dentro ormai da settimane senza neanche aprire e che stamattina, con tutte le precauzioni possibili, voglio assolutamente affrontare.
Va meglio, oggi va meglio, un meglio strano foderato da questo sole che ha fatto fiorire le mie azalee senza che me ne rendessi conto e se anche le azalee che a conti fatti hanno subito almeno tre traslochi in tre climi diversi, continuano a fiorire, non vedo perché non dovrei rifiorire anche io.
Fiorirò di qualcosa di particolare che non ho ancora deciso ma che ho tutte le intenzioni di annotare sotto alla voce: fiori del 2005 e che un giorno, magari nel 2006, ricorderò con un po’ di nostalgia come questo groppo che mi si appinza di tanto in tanto in gola ma poi scivola giù e si colloca lontano dal resto in un angolo del cuore lascio battere solo quando lo decido io.
Va bene, mi guardo allo specchio, mi guardo a lungo per isolarmi dal resto, mi rifletto e mi analizzo per vedere se mi riconosco o se mi sono estranea come la tipa che sta sullo sfondo del mio blog, le sensazioni sono contrastanti, qualcosa del mio naso mi è familiare, il collo è il mio e anche gli occhi devono per forza essere i miei almeno a giudicare da quello scetticismo che ci vedo riflesso dentro, sulle mani non saprei, la città le ha rese un po’ meno mani da col-diretto e per quanto le unghie siano sempre cortissime, hanno un aspetto quasi sano e immacolato che me le rende un po’ ostili ma sulle quali potrei lavorarci su in questo fine settimana.
Mi piace per esempio, quando la corsa si ferma all’improvviso, mi piacciono quegli stop che arrivano senza un motivo e che ti lasciano in attesa del traffico con la precedenza. All’inizio la fretta di passare di opprime ma poi con naturalezza ti trovi ad osservare i veicoli che ti passano di fronte e quando il flusso trova una sua fine, ti spiace quasi un po’ di dover abbandonare quell’attimo sereno per ributtarti nella bolgia.
I dettagli sono importanti, i granelli di polvere sono vita che scorre, Otto qui accanto a me è sangue che circola, la Maria che si affaccia dalla finestra con tutti i suoi tatuaggi e suoi piercing e i suoi capelli rasta è primavera, le mie mani sono lavoro e carezze, la mia gamba con i suoi ferri dentro è il ricordo di una anno fa e il mondo oggi ha bisogno di me.
Un piccolo mondo di quattro pareti, non so ancora cosa farò da grande ma ormai nessuno me lo chiede più e io posso cercare la risposta tra i follicoli dei miei capelli come un tempo tra le chiome rasate a zero, si cercavano pidocchi.
Chissà come stanno le zecche che quando vivevo in campagna conservavo nel barattolo di vetro.




