sabato mattina

Viscontessa, 30 Aprile 2005

Il fatto che io non trovi un briciolo di concentrazione per far niente, non significa che le cose debbano andare per sempre così.

Stamattina, per esempio, sono assolutamente intenzionata a fare un breve riassunto di ciò che mi aspetta per il fine settimana e dopo aver fatto l’appello dei miei organi (una consuetudine che mantengo viva fin dalla più giovane età) ho già buttato un occhio sulla cartellina delle sorprese quella che contiene la posta che infilo dentro ormai da settimane senza neanche aprire e che stamattina, con tutte le precauzioni possibili, voglio assolutamente affrontare.

Va meglio, oggi va meglio, un meglio strano foderato da questo sole che ha fatto fiorire le mie azalee senza che me ne rendessi conto e se anche le azalee che a conti fatti hanno subito almeno tre traslochi in tre climi diversi, continuano a fiorire, non vedo perché non dovrei rifiorire anche io.

Fiorirò di qualcosa di particolare che non ho ancora deciso ma che ho tutte le intenzioni di annotare sotto alla voce: fiori del 2005 e che un giorno, magari nel 2006, ricorderò con un po’ di nostalgia come questo groppo che mi si appinza di tanto in tanto in gola ma poi scivola giù e si colloca lontano dal resto in un angolo del cuore lascio battere solo quando lo decido io.

Va bene, mi guardo allo specchio, mi guardo a lungo per isolarmi dal resto, mi rifletto e mi analizzo per vedere se mi riconosco o se mi sono estranea come la tipa che sta sullo sfondo del mio blog, le sensazioni sono contrastanti, qualcosa del mio naso mi è familiare, il collo è il mio e anche gli occhi devono per forza essere i miei almeno a giudicare da quello scetticismo che ci vedo riflesso dentro, sulle mani non saprei, la città le ha rese un po’ meno mani da col-diretto e per quanto le unghie siano sempre cortissime, hanno un aspetto quasi sano e immacolato che me le rende un po’ ostili ma sulle quali potrei lavorarci su in questo fine settimana.

Mi piace per esempio, quando la corsa si ferma all’improvviso, mi piacciono quegli stop che arrivano senza un motivo e che ti lasciano in attesa del traffico con la precedenza. All’inizio la fretta di passare di opprime ma poi con naturalezza ti trovi ad osservare i veicoli che ti passano di fronte e quando il flusso trova una sua fine, ti spiace quasi un po’ di dover abbandonare quell’attimo sereno per ributtarti nella bolgia.

I dettagli sono importanti, i granelli di polvere sono vita che scorre, Otto qui accanto a me è sangue che circola, la Maria che si affaccia dalla finestra con tutti i suoi tatuaggi e suoi piercing e i suoi capelli rasta è primavera, le mie mani sono lavoro e carezze, la mia gamba con i suoi ferri dentro è il ricordo di una anno fa e il mondo oggi ha bisogno di me.

Un piccolo mondo di quattro pareti, non so ancora cosa farò da grande ma ormai nessuno me lo chiede più e io posso cercare la risposta tra i follicoli dei miei capelli come un tempo tra le chiome rasate a zero, si cercavano pidocchi.

Chissà come stanno le zecche che quando vivevo in campagna conservavo nel barattolo di vetro.

Le versioni di vis: prima o seconda?

Viscontessa, 28 Aprile 2005

Vorrei dei fiori per non dimenticarti, oggi al mercato ne ho visti di bellisimi con il gambo reciso.

Sono priva di collocazione e mi chiedevo se potesse ospitarmi tra le sue vertebre, porterei dei fiori freschi dal gambo reciso per abbellire la sua schiena.

Come si può chiedere ad un uomo di ospitarti tra le sue vertebre, un sonno insanguinato di vertebre e un mercato popolato di fiori e non trovo un modo diverso di chiedere accoglienza nelle sue carni.

Se solo potessi penetrare la cortina fumosa dei miei pensieri troverei campi di lavanda ad attendere il mio risveglio, ma sarei cieca di fronte al loro profumo, al loro colore, alla consistenza un po’ ruvida del loro essere.

Potrei chiedergli di fare l’amore con me e diventerei la stanca e sicura abitudine dei portoni tutti uguali che scorrono dal finestrino di questo tram. potrei essere un campo profumato di lavanda, colorato di erika, fluttuante di papaveri, e lasciarmi ritrarre da quel groviglio di sangue e angosce del pittore maldestro e della sua tristezza. O potrei correre, correre perchè niente diventi abitudine, perchè l’odore peregrino sia ogni volta un profumo di lavanda.

Domande e risposte che coincidono mentre il viaggio prosegue solitario. nell’immobilità anche le domande non trovano una loro collocazione, come me, e fuggono veloci lasciando sulle labbra di chi non saprà afferrarle solo misere risposte.

Consapevoli del nulla per poter godere di ogni istante.
 

 
Guardo i cerchi di fumo di quest’ultima sigaretta.
Se mi vuoi prendimi cazzo! Prendi di me ciò che ti piace, con l’intuito hai già scavato nel mio pensiero non resta che il silenzio che precede la battaglia. E invece tu parli e parli ancora. Quale cellula pensi ancora di dover convincere, quale atomo del mio pancreas ti pare riottoso al nostro imminente groviglio di carne e viscere? Parli e ti guardo annoiata, cazzo! Ogni parola sottrae un briciolo di vigore a quest’istinto che vorrei assecondare così mi concentro sulle tue mani che vorrei arrivassero alla fine del lungo viaggio che gli fai affrontare mentre parli. Ehi, sono qui! Tutto questo gesticolare mentre mi spieghi che…..le tue labbra sembrano animate da un moto perpetuo, ora tirerai fuori la lingua per umettarle e io assaporerò questo gesto per mantenere alto l’erotismo del momento, ti ho mai detto che……accavallo una gamba, ti fisso negli occhi, inclino leggermente il collo e comincio a giocare con una ciocca dei miei capelli.
Sorridi malizioso, allora lo fai a posta? Sorridi malizioso e mi sfiori una mano mentre il mio Nasdaq va su e il tuo indice va pericolosamente giù…e poi si ferma come i prezzi di quel bar del centro. Ti ho detto che oggi ho visto un cartello in quel famoso bar dove è riportato che l’aumento dei prezzi nel loro esercizio è stato pari allo 0% nei mesi da gennaio ad oggi?…e cosa avrebbero voluto aumentare in quattro mesi?…..ecco mi fai perdere la concentrazione e te la ridi, lo vedo che ridi con il cuore mentre ti diverti a sfiancare ogni mia provocazione ma l’urgenza te la leggo negli occhi, abbasso lo sguardo e fisso l’’orologio…"dei andare?" mi chiedi con un tono che tradisce il tuo desiderio "no tesoro, devo venire, non credi che sia arrivato il momento?".
Ti ho fregato, ora non puoi più prendere tempo….

tutta casa e chiose

Viscontessa, 27 Aprile 2005

Ma porca miseria, dico io, vai all’Esselunga, scavalchi le transenne, ti fiondi nel reparto macelleria, agguanti una confezione famiglia di petti di pollo (che i cani vogliono stare nello stato di famiglia pure loro), torni alle casse iniziali, adocchi la cassa con la cassiera più sveglia (perché controllare la lunghezza della fila non serve a niente), gli piazzi lì il petto di pollo, la fidaty e i soldi contanti. Infili il petto di pollo in borsa insieme al rossetto aperto, un assorbente che vive nel fondo borsa dai tempi del liceo (io mi affeziono), briciole di tabacco, un torsolo di mela che non sapevi dove buttare, quattro accendini fregati ai colleghi, due pacchetti di gomme e lo scontrino della tintoria.

Sorridi alla cassiera perché ti metta lo scontrino in bocca che in mano hai già le chiavi della macchina, il cellulare, un fazzolettino di carta e un pacchetto di sigarette ovviamente senza accendino.

Scappi verso l’uscita con la borsa che prende vita, (il petto di pollo fa il tacchino con il rossetto), il cellulare che fa il gallo, (è la mia suoneria), le chiavi appese al collo che suonano come nacchere, lo scontrino che svolazza in bocca e ti rituffi in macchina.

Tempo dell’operazione 9 minuti compreso lo pseudo parcheggio.

Torni a casa di corsa butti la giacca sul cane, inciampi nel gatto, dici un "si amore" forse al frigo perché non hai la più pallida idea di chi abbia parlato, peschi nella borsa quel maledetto petto di pollo che non ne vuol sapere di uscire di lì (sta civettando con il torsolo di mela) lo sbatti senza pietà sul tagliere e lo martelli con il batticarne pensando di avere a che fare con il tuo capo, lo schiaffi in una padella, ci butti del vino bianco un po’ a lui, un po’ a te, un po’ a lui, un po’ a te, un po’ a te e ancora una sorsata a te, il petto di pollo si infiamma, prende proprio fuoco, si alza dalla padella e sobbalza per aria contorcendosi tra spasmi incontrobbaili fino a quando non abbasso la fiamma e lui  atterra nuovamente nella padella mentre tipo maga magò ci sbatto sopra sale, pepe, magiorana, cardamomo curry, peperoncino, e….e cos’era questo? Ah vabbè niente.

Il petto di pollo, dopo aver schizzato ovunque, finalmente si calma.

L’orgasmo del petto di pollo provoca un’onda anomala che devasta il piano cottura ma lui finalmente è pronto.

Tempo dell’operazione 15 minuti, esito dell’intervento sul petto di pollo "ottimo", postumi nella norma, parenti soddisfatti.

Poi arrivi nel virtuale e perdi due ore, dico due ore, a capire come funziona una password.

Vis: l’unica fava del web certificata ISO9002

Viscontessa, 27 Aprile 2005

Ero arrampicata su una scala e cercavo di smontare parti di un grosso lampadario d’epoca che doveva essere messo all’asta. Non che fosse compito mio, ero anche troppo in alto per i miei gusti però non ricordo se avevo appena dato le dimissioni o se mi avevano appena licenziato e così avevo deciso di arrampicarmi fin lassù.

Dimissioni o licenziamento erano lettere d’amore che almeno una volta al mese ci scambiavamo con lunghe spiegazioni e risoluti addii, poi facevamo tutti finta di niente e proseguivamo nel nostro lavoro.

Mi è venuto in mente quell’episodio, perché in quell’occasione chi sarebbe dovuto essere sullo scaleo al posto mio, sorrideva dal basso canticchiando "che sarà, che sarà…so far tutto, forse niente, da domani si vedrà….." e io su quel so far tutto forse niente, ci ho impostato buona parte della mia vita cosi che adesso, all’occorrenza, so smontare un lampadario d’epoca anche se non lo so rimontare e so usare la tastiera con dieci dita, ma poi ho bisogno del correttore automatico di word per eliminare gli errori.

Che poi, ora non c’entra niente, ma il correttore è veramente di un’antipatia insostenibile perché non si limita a correggere i tuoi errori di battitura ma ti da pure i consigli e se dici una parolaccia ti risponde sdegnato che lui quella parola lì non sa neanche cosa significhi. Cazzo! Cazzo? Ti risponde, forse volevi dire Mazzo, o Razzo, o Pazzo, ma comunque sia, nessuna delle tre soluzioni che ti ho proposto si accorda con il soggetto che tu hai voluto sottointendere (nonostante ti avessi suggerito di specificarlo) ed è comunque un termine desueto e poco raffinato per esprimere il tuo concetto.

Meglio malato mentale che pazzo, meglio missile intelligente che razzo, meglio gruppo di mazzo.

Tu pigi insistentemente "ignora" e lui fa finta di niente, prosegue e poco dopo su una virgola, si impunta come una zitella isterica e ti fa notare che non solo quella virgola non c’entra niente, ma che oltretutto avendo tu evitato di specificare il soggetto, essendoti ostinato ad usare un termine come "cazzo" che non esiste, e costringendolo ad ignorare le sue giuste rimostranze, quella virgola ti è pure venuta così male che lui si rifiuta persino il riconoscimento grafico della medesima. Tiè! (e adesso è inutile che mi sottolinei di rosso il tiè, perché tanto non lo correggo e no, grazie, non voglio un the).

Dicevo dunque che so far tutto forse niente e siccome propenderei come sempre ottimisticamente più per il niente che per il tutto, ho pensato, grazie ad una proposta di Quattro Passi che ha deciso di andar a cercar se stesso in un Kibbutz virtuale nel quale vuole spogliarsi della sua identità (anche se dal suo armadio è sparito lo smoking) e mi ha affidato il suo blog, che potrei offrire i miei servigi di viscontessa stordita del web, a tutti coloro che avessero bisogno di un casiere, una governante, un giardiniere, una cameriera, una segretaria, una prostituta…ehm….no questo no mi è scappato, insomma di una figura professionale che si occupi dei loro blog in caso di assenza o anche in caso di presenza quando magari ci sia bisogno di qualcuno che dia una mano.

Vuoi andare via un fine settimana e hai paura che il tuo contatore delle visite ne risenta? Hai deciso di scappare con la badante cubana di tua nonna ma temi che il blog perda quell’aria tormentata che tanto successo ti regala con le donne? Hai bisogno di qualcuno che intrattenga i tuoi numerosissimi commentatori mentre tu vai dall’analista perché ti senti tanto solo? E’ tanto che vuoi scrivere un post erotico ma la collega che sta di fronte al tuo monitor sembra Berlusconi con i capelli? Hai un troll che ti perseguita e non sai come liberartene? Sei stressato dalla tua vita di blogstar e non ti viene più uno straccio di post da scrivere? Vuoi raggiungere il successo ma hai una prima scarsa di reggiseno e non hai neanche letto La versione di Barney?

Contattami e saprò aiutarti.

Referenze a richiesta.

La Repubblica delle Donne

Viscontessa, 26 Aprile 2005
Spariti i contratti dalla scrivania, apparsa bottiglia con liquido sospetto sul mobiletto di fianco, puzza di topo morto che si sprigiona dal linoleum del pavimento dell’ufficio, cielo grigio, De Andrè, (lo dovevo all’alex), che gracchia in macchina da una cassetta che per pietà dovrei far sopprimere anche lei, americani tutti innocenti per l’uccisione di Callipari che ora Berlusconi dall’alto (si fa per dire) della sua posizione si fa sentire lui, Tremonti vuole vendersi le spiagge, La Repubblica delle Donne di un paio di settimane fa pubblica un articolo dal titolo “le vanitose ragazze dei blog”.



Mia mamma mi vuole bene anche se ieri ha detto che ho le orecchie grandi, questa è nuova, nessuno in quarant’anni mi aveva mai detto che ho le orecchie grandi e non me lo aveva mai detto neanche lei.

Mia sorella smentisce, mia nipote mi guarda di traverso, mia madre sorride indifferente.

Poi mi informa che una sentenza toglie gli alimenti alla moglie fedifraga virtuale, notizia clamorosa, non trovi? Lo sguardo è indagatore, si abbassa gli occhiali e butta lì la notizia mentre sono seduta davanti al computer.

Faceva uguale quando ero più giovane e andavo al cinema, abbassava gli occhiali leggendo il giornale e mi raccontava che avevano stuprato una che andava al cinema.

Col passare degli anni ha di volta in volta adattato la notizia alle circostanze contingenti, “vado a Roma da un’amica”, e sul giornale c’era la notizia di una che andando a Roma a trovare un’amica si era rotta un braccio perché era inciampata sui gradini della metropolitana.

Le cose più strane.

Prenderò le scale mobili.

Attenta alle scarpe, quelle con i tacchi si incastrano negli scalini e una volta……



Torniamo sulla moglie fedifraga virtuale, mi giro sorrido, non mi freghi, “scrivo su un blog” le dico.

Conto sull’effetto sorpresa, “blog” è una parola che non può conoscere, ora mi guarda le orecchie e mi dice che sono grandi ma che mi vuole bene lo stesso, ho ancora qualche giorno di tempo prima che abbassi gli occhiali e mi dica che una che scriveva su un blog è rimasta folgorata da un fulmine.



E invece si illumina, rimette gli occhiali sul naso e mi dice “si ho visto qualcosa su La Repubblica delle Donne”, mi inchioda alla scrivania, mi ha preso di sorpresa, mi ha spiazzata, trovo un neurone libero e lo mando in campo, “bene” penso, sarà stato un articolo su qualche blogger famosa, sono sicura che si ricorda anche i nomi delle blogger.

La Repubblica, figurati, adesso mi spara qualcosa di estremamente colto e raffinato, oppure un blog di tendenza, un’intervista ad una giornalista, una scrittrice,  un’attrice, non so, sento che me la posso cavare, aprirò il blog che mi segnala e farò una gran bella figura.



Cerco il nome del blog su google, sono inquieta, questi nomi non li conosco, ma cazzo, La Repubblica non è mica Cioè, Intimità, Mani di fata…..trovo il blog, http://dropout.blog.tiscali.it/  digito e appare la foto di una che si pulisce il culo con un giornale.

Il post non riesco neanche a leggerlo, si susseguono foto che costringeranno mia madre ad un ritocco del colore dei capelli: mi si sbianca e io mi tocco nervosamente l’orecchio.



Sai mamma che è vero? Non me ne ero mai accorta forse ho davvero le orecchie grandi, piove, ti posso fare un caffè? Non vorrei che un fulmine……. e poi gli alimenti e quella che rimase incastrata nelle scale mobili, ricordi?……



Ci avviamo in cucina ma gli occhiali restano sulla punta del naso.

occasioni

Viscontessa, 23 Aprile 2005

Il semaforo è uno dei tanti, sono un po’ stanca, non c’è niente da pulire ma lascio fare.

Passa la spazzola insaponata, poi la gira e ripulisce il parabrezza.

Ho fretta di tornare a casa, voglio togliermi questi pantaloni stretti e questa stivali con il tacco che si infila sempre sotto alla frizione.

Le donne che guidano con i tacchi le riconosci dalla scarpa sinistra, si consuma su retro per via della frizione e se il pavimento della macchina è un piccolo giardino di terra battuta come il mio, quel tacco rimarrà sempre più opaco.

L’alex aveva una paio di sandali aperti con il lacciolino alla caviglia e il tacco a spillo, ma lei non guida e confonde Hevia con Enya mentre cerca De Andrè. Mette il blocco alle portiere cercando di abbassare il finestrino e mi parla dell’amore come se io potessi aiutarla a vivisezionare e riporre nel congelatore le parti essenziali di un sentimento che non ha sostanza.

Parlavamo di questo, ripensavo che devo in tutti i modi insegnarle qualcosa di concreto, a volte lei fa il pane fatto in casa ma non basta. Pensavo che dovevo insegnarle a passare la lucidatrice, oppure a congelare un coniglio disossato. Io con i conigli disossati non voglio avere niente a che fare, però potremmo imparare insieme, disossiamo un coniglio e lo mettiamo nel congelatore a pezzi.

Chissà da dove arriva questo lavavetri, una volta si diceva che erano tutti polacchi e non ti veniva molta voglia di "corigereli", erano biondi e gentile e stentando l’italiano ostentando signorilità.

Una monetina, le tenevi lì, lui ringraziava con un cenno del capo.

Adesso non sai più da dove arriva la miseria, c’è una vecchia che chiede l’elemosina ad un semaforo e uno zoppo che le chiede a quello dopo.

O uno o l’altro, se trovi la vecchia al primo al secondo non c’è non nessuno, altrimenti svolti a sinistra e cambi percorso.

Quello che si avvicina è scuro di carnagione, porta un cappello e un paio di denti d’oro, tiro giù il finestrino e alzandomi leggermente sul sedile dell’auto riesco ad infilare la mano nella tasca dei pantaloni stretti, trovo un paio di monete e le tiro fuori anche se c’è qualcosa che disturba il mio tatto.

All’improvviso ricordo, ieri sera volevo sputare una gomma da masticare che tenevo in bocca da ore ma non sapevo dove metterla così l’ho infilata nella tasca dei pantaloni pensando che l’avrei buttata via alla prima occasione.

Chissà se poi mi è mancata l’occasione o se semplicemente mi è passata sotto agli occhi e io non me ne sono accorta.

Le occasioni sono una cosa strana, capricciose, ribelli, imprevedibili e evanescenti, te ne innamori senza mai riuscire a trovare quella giusta.

Guardo il lavavetri, gli mostro quello che ho in mano, sembra più disgustato del dovuto come se la mia occasione perduta di buttare via quella gomma masticata, fosse una colpa che va ben oltre quel piccolo guadagno mancato, la colpa forse dello spreco continuo di chi è nato dalla parte giusta del mondo.

Sorrido imbarazzata, lui fa un gesto con la mano e se ne va in cerca di occasioni migliori, io resto lì con quella schifezza tra le mani e penso che all’alex queste cosa non sarebbe capitata.

Ieri sera ho lasciato mezzo bicchiere di Calvados ancora pieno, lei non lo avrebbe fatto, magari dovrei sbarazzarmi del congelatore o appiccicare le gomme masticate sul cruscotto della macchina perché lei possa accorgersi che i tacchi delle scarpe si rompono anche a me.

soave stordimento

Viscontessa, 22 Aprile 2005
Ho pensato che il momento peggiore è la mattina quando mi sveglio.

Non voglio ammorbarvi ancora con un argomento che ritengo virtualmente chiuso, ma quella cuccia vuota senza una pipì mattutina, è la prima cosa che vedo quando apro gli occhi la mattina e siccome già di mio gli occhi li apro poco volentieri, farlo per trovare quel piccolo vuoto accanto, mi riempie gli occhi di lacrime che non riescono più a chiudere come vorrei.

Così il piccolo rospo dagli occhi rossi, che poi sarei io, striscia giù dal lettone stile principessa sul pisello e scivola in cucina davanti al caffè senza trarre dal medesimo, la giusta soddisfazione.

Fra le altre cose che possiedo, un gatto che mi dorme sulla testa, un sigaretta con autografo di almeno vent’anni fa, la livella che mi ha regalato mio padre e un cane giuggiolone che mi lecca tutta con entusiasmo imbarazzante, ho anche un’amica che sorvola sulla vita con la leggerezza di una farfalla sospirando con la soddisfazione di un torace libero dall’ingabbiatura di un reggiseno.

Un uomo che sappia caricare una lavatrice con competenza riconoscendo al tatto una mutandina di seta da una in filo di scozia e sappia trattare entrambe calibrando il giusto tocco di detersivo, conferendo all’operazione la temperatura adeguata alle mute ma eloquenti richieste di uno slippino, è affascinante tanto quanto una donna che non abbia mai caricato una lavatrice in vita sua anche se non sarei disposta a giurare che volendo aggiungere un “su”, davanti a quella lavatrice, si possa affermare con altrettanta tranquillità che le lavatrici non la riguardano.

Così, tra indicibili tormenti di natura psicotica che mi devastano l’animo in questi giorni, avrei pensato che stasera prendo la macchina e passo l’Appennino lasciando poi che le inconfessabili carezze della mia amica, mi conducano ad un risveglio degno di un caffè.

Piccole cose fra donne di leggera e inconsistente soavità, sussurri e sogni adolescenziali che si perdono in un sorriso, in uno sguardo, in una sigaretta o tra le lacrime di un cognacchino, inutili facezie da eroine di altri tempi che lasceranno levitare il mio spirito nel vuoto dove da qualche giorno ambisco a collocarmi.

Grazie a chi c’è stato.

l’ultimo pensiero

Viscontessa, 21 Aprile 2005

Il dolore ti si insinua dentro e trasuda lentamente come una bottiglia di acqua fresca in una giornata afosa.

Tutto si fa più appiccicoso e maleodorante e la razionalità con cui sei costretto a vivere il giusto ed inevitabile, crea un disagio simile a questi abiti madidi di sudore che vorresti strapparti di dosso.

Sono arrabbiata, sono furiosa, puzzo di questa morte che ha bisogno di tempo per essere accettata.

Forse qualcuno mi capirà.

qui

…..e insieme se ne sono andati

Viscontessa, 20 Aprile 2005

Erano arrivati insieme nell’aprile di quindici anni fa.

Prima lei, l’avevo presa la canile, era piccola, nera e timidissima. Poi lui lo avevo preso in un giardino dove sapevo che c’era una cucciolata da gattini randagi. Cicciottello e con il mantello grigio, lo avevo infilato in borsa e lo avevo portato a casa in un pomeriggio di primavera.

Emma e Ernesto. Due nomi con le E, un cane e un gatto, i miei bambini.

E insieme sono cresciuti, lei lo aveva addirittura allattato lasciando che lui si attaccasse alle sue mammelle per addormentarsi e poi, quando erano diventati un pochino più grandi, lei lo inseguiva per casa e gli prendeva la testa in bocca spezzando i suoi lunghi baffi felini che poi era costretta a sputacchiare mentre lui fuggiva scivolando sul pavimento per andare a nascondersi dietro ad un mobile.

Mangiavano insieme e insieme dormivano. Uno accanto all’altro sempre vicini per quindici lunghi anni.

Quindici lunghi anni con quella cagnetta timida e magra e quel gatto tonterellone e obeso che invece di graffiare aveva imparato a mordere e che quindici giorni fa se n’è andato come se ne vanno gli animali.

Mi ha guardato con lo sguardo velato di tristezza e mentre sbavava sangue ha trovato il fiato per quel miao che chiedeva pietà.

Oggi, due mercoledì dopo, Emma mi è venuta incontro barcollando sulle zampe. "è ora vero piccolina?" lei ha abbassato lo sguardo e si è fatta prendere in braccio.

Si sono addormentati sul tavolo di un veterinario.

Chissà se si sono già rincontrati.

……………

Viscontessa, 20 Aprile 2005

Non è che ci sperassi molto, voglio dire, io l’anima l’ho acquistata che non è neanche troppo tempo, ho un’anima quasi nuova ma di quelle che ti vendono già viziate nella forma che se non la tratti con tutti i riguardi il concessionario te la viene a riprendere e resti senza.

Perché si dice dell’Islam, ma non è che questa Religione Cattolica conceda a noi donne la medesima considerazione di cui godono gli uomini, e se magari proprio streghe non lo siamo più, un po’ puttane lo rimaniamo sempre e allora è meglio tenerci lontano dal maschio virtuoso che deve portare avanti il mondo con le sue teorie e concedere a noi quell’anima di seconda mano che se non andiamo troppo in giro a tentare l’uomo, magari un posticino in paradiso ce lo assicura anche, purchè, naturalmente, questo non sia troppo vicino al signore che l’uomo è l’uomo e la carne è debole.

La vostra sarà debole! La nostra è ben più salda, soda e capace di ben altri virtuosismi ma l’anima, l’anima nostra è debole e quando non trova appigli da nessuna parte per ancorarsi ad un risposta che ci conceda un certo sollievo, si inventa favole di quelle che per ogni strega cattiva c’è sempre un orco feroce e per ogni fatina buona un amico topo, un grillo parlante, una volpe furba, un cerbiatto buono, un leone coraggioso.

Così ognuno a casa propria si arrangia come può, c’ho diverse anime in partenza ma non so indicargli la destinazione, occhi di gatto e occhi di cane che pongono domande a cui non ho risposte o magari forniscono risposte a domande che io non riesco neanche a concepire.

Il cibo resta lì nelle ciotole, pasticche, iniezioni, flebo, carezze, lacrime, parole dolci.

Tutto lì, gira tutto lì intorno mentre il relativismo sarà il nuovo cult dell’estate e le case virtuali altrui si animano di pontificati e opinioni, di battute e preghiere.

Restano lì in quegli occhi domande e risposte che si intrecciano e mi costringo a raccontare favole il cui finale è sempre troppo difficile da digerire.

Meno male sono già un’anima perduta, questo genere di sofferenze rischia di farmi ottenere un ottimo punteggio per guadagnarsi un posto in paradiso, ma a me un paradiso senza i miei animali non interessa e alla Chiesa non interessa l’anima loro.

Un posticino lo troveremo anche noi e tanto fuori piove…..

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