La Pasqua per un autolesionista
Viscontessa, 29 marzo 2005Farsi del male da soli anziché concedere agli altri il privilegio di ferirti, consente di gestire le proprie sofferenze con una certa autonomia che molti confondono per insensibilità o cinismo ignari del sur plus di dolore che i veri autolesionisti riescono ad infliggersi con la speranza di esorcizzare la paura del dolore dalla loro esistenza.
Il vero autolesionista è colui che ti concede un compassionevole sorriso di fronte ad una disgrazia che avresti voluto condividere con lui e mentre lo sguardo del disastrato si fa carico di rancore o di delusione per quella contenuta manifestazione di pietà, l’autolesionista è capace di corre in bagno a strizzarsi un punto nero sopra al sopracciglio sinistro che aveva adocchiato una quindicina di giorni fa ma aveva conservato per un’occasione importante come questa.
Senza una sofferenza da infliggersi, l’autolesionista è perduto e si sente inutile come una colonnina dell’SOS sull’autostrada ed è per questo che non è difficile incontrarlo nella sala di attesa di qualche psicanalista dove si reca ciclicamente nella speranza che lui lo aiuti a rievocare qualche trauma infantile che lo faccia stare male per un po’.
Di solito però fugge molto prima che ciò avvenga perché la consapevolezza del dolore rischia di coinvolgerlo in un processo di guarigione che lo renderebbe una persona normale completamente estranea al suo stile di vita e pertanto più pericolosa di se stesso.
Nei momenti quindi in cui l’autolesionista non trova niente con cui infliggersi qualche profonda ferita, si ripara nel sicuro porto dell’autocommiserazione che per rendere il più dolorosa possibile, condisce con una seduta di autoanalisi, dello squallido autoerotismo e una buona dose di autocontrollo sulle emozioni che vorrebbe lasciar fluire all’esterno ma che invece si terrà tutte dentro come quei peli incarniti sulla gamba che si deciderà ad estirpare solo quando saranno diventati delle dimensioni di setole da cinghiale.
Prima non varrebbe neanche la pena di dedicarcisi perché accanirsi contro un tenero pelo che ha smarrito la via non fa abbastanza male.
L’autolesionismo simplex, quello covato nel proprio organismo come il virus dell’herpes, si manifesta quindi di sovente con bizzare iniziative che distrattamente valutate da un occhio inesperto, appaiono più come vezzi di un carattere originale e malinconico ricco di sfaccettature la cui manifestazione dona all’autolesionista nello svolgimento della propria funzione, un’aurea affascinante superiorità.
Succede così che l’autolesionista, in procinto di un periodo di festività accolte dai più come momento di gioia e relax, si faccia pervadere da un incontrollabile malumore che egli stesso alimenterà trascorrendo i giorni di festa in un pietoso dormiveglia dal quale si rifiuterà di riemergere fino a festività concluse.
Quando poi, non ancora empio di sofferenza, si prenderà anche un giorno in più di ferie, trascorrerà il tempo che si è ritagliato per se stesso, ad elencare tutto ciò che avrebbe potuto o dovuto fare e non ha fatto lacerandosi macerare in un mare di sensi di colpa che finiranno per affogarlo in un angoscia tale da renderlo finalmente sazio.
Il ruttino, per buona educazione, ve lo risparmio.





29 marzo 2005, 17:56
Ordunque …………… secondo me è sempre colpa della dieta e della serafica creatura che ti gira attorno.
Tanti auguri di Buona Pasqua, anche se in ritardo.
Stan Getz
30 marzo 2005, 11:17
Io, nonostante rientri alla perfezione in questo quadretto ameno, almeno ieri ero al lavoro.
A tutto c’è un limite.
31 marzo 2005, 8:14
O tu sei me, o io sono te, o noi siamo una cosa sola. Scegli tu.
Ti adoro
31 marzo 2005, 18:04
da qualche giorno ho preso il vizio di scrivermi ogni cosa, roba tipo: farsi la doccia, prendere le chiavi di casa o bere quando ho sete.
Dev’essere una nuova forma di autolesionismo che prima o poi, se non mi passa, mi prenderò la briga di analizzare meglio.
31 marzo 2005, 18:06
Sei semplicemente distratta, come me.
;-*
17 novembre 2007, 18:10
ciao non so chi sei ma hai scritto in un modo fantastico… forse un pò offensivo per chi come me ci si identifica alla perfezione… sembra quasi che tu abbia voluto sfottere. ma comunque complimenti…hai espresso in maniera molto realistica il sentimento dell’autolesionismo…