giuro

Viscontessa, 21 Marzo 2005

Giura, giura che se succede a me tu mi farai staccare dalle macchine, giura che non mi permetterai di vivere come un carciofo e neanche come quella pianta di ficus che teniamo di là in salotto.

Si, quella pianta bella rigogliosa che concimo tutti i mesi e giro ogni settimana perché possa inondarsi di luce da tutte le posizioni.

Giura che non mi farai questo, che non mi farai sentire un ficus in mano ad una squadra di giardinieri in camice bianco.

Giuro, ma il giuramento si aggroviglia subito su se stesso dando origine a mille sfaccettature che non sai neanche come esprimere e restano nascoste in angolo delle tue viscere. Forse tra il pancreas e l’intestino o magari tra il cuore e il polmone sinistro.

Si, devono essere proprio lì vicino al polmone sinistro perché come pensi a questo giuramento ti manca un po’ il fiato e il cuore batte un po’ più velocemente come se quel giuramento fosse troppo ingombrante per essere custodito lì.

Giuri, ma su quel giuramento quando la conversazione ha ripreso il solito consueto cammino, ti presenta il conto delle sue perplessità e delle incertezze che non puoi contemplare tutte in una volta sola e il rischio di esserti dimenticato qualche dubbio, qualche perplessità, ti spingerebbe a porre interrogativi che sono già lontani e non sai più come riacchiappare.

Senti, io giuro, giuro che se dovessi esserti perso una parte di cervello come è capitato a mio padre ti faccio staccare dalle macchine, giuro di non credere ai giardinieri in camice che mi diranno che forse, magari, può essere, non si sa mai che anche senza un po’ di quella materia grigia che si è spappolata come un cocomero maturo, tu non riconosca te stesso e mi allunghi una mano.

Giuro anche se con mio padre non lo abbiamo fatto perché mia mamma giurava di non aver mai giurato niente di simile e ancora adesso dopo dieci anni di distanza si illude che dietro a quel grosso ficus che un giorno era mio padre si nasconda un mondo diverso che solo i nostri limiti umani non riescono a comprendere.

Giuro, giuro che non ti terrò in vita solo per non prendermi la responsabilità di lasciarti seguire il tuo destino, giuro che se dovesse capitare non farò di te una nuova Terry Schiavo e giuro, giuro che non voglio chiedermi se quella donna dovrà semplicemente morire di fame e se nella sua vita di ficus si accorgerà che nessuno le annaffierà più il terreno.

Giuro che chiudo la porta del salotto.



7 commenti a “giuro”

  1. utente anonimo Says:

    Giuro che quello che hai scritto é bellissimo.E forse il mio commento é un pò banale….ma é sentito.Rocco

  2. sidgi Says:

    Grande Viss. Tragica ma grande!

  3. utente anonimo Says:

    La chiudo anch’io la porta del salotto. Ci sono cose un pò troppo grandi la fuori. Ciao da Enzo

  4. utente anonimo Says:

    E’ la cosa più sensata che abbia letto sull’argomento.

    Slowhand

  5. Viscontessa Says:

    Purtroppo o per fortuna noi non ci siamo dovuti trovare di fronte alla scelta: dopo due mesi di coma mio padre ha riacquistato quel minimo di funzioni vitali sufficienti a non porsi il problema.

    E’ un bel ficus che ha solo bisogno di essere annaffiato ma le macchine sono state tutte staccate e così non c’è più niente da fare.

  6. virna Says:

    io ho giurato…..la mia mamma, se mai dovesse succederle qualcosa di simile, ha già predisposto un pò di cose, le altre toccheranno a me…spero che non succeda. sarebbe difficile, molto difficile….

  7. Abboriggeno Says:

    concordo, credo che anch’io ”chiuderei la porta”, ma chi puo’ sapere a priori cosa penserebbe in una situazione del genere?

    il problema, come hai ben scritto tu, ci pone di fronte a perplessita’ e dubbi sofferti e di non facile soluzione.

    E di conseguenza ancor piu’ difficile e’ regolamentare a livello giuridico un tema cosi’ delicato che pone problemi di etica e si pone a meta’ tra la vita e la morte, in un ambito su cui anche i filosofi si interrogano da secoli e secoli…

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