Sul finir della festa del papà

Viscontessa, 19 Marzo 2005

Si sedeva appoggiando pesantemente le mani sulla superficie del tavolo e poi si accomodava sulla sedia fingendo un’indifferenza malcelata da quei gesti con cui chiedeva una sedia per appoggiare la sua cartella piena di fogli e la borsa dei pennarelli.

"dopo" diceva "ora voglio mangiare, non rompetemi i coglioni" e si versava un bicchiere di vino lasciando che altri scegliessero per lui il cibo che apprezzava in quella maniera poco raffinata con cui capita di aver fretta di cibarsi quando si ha un impegno importante subito dopo il pasto.

Fingeva indifferenza ma il suo sguardo, a chi come me lo conosceva bene, si posava rapido su un naso, una bocca, un gesto ed erano sempre i dettagli che più timidamente si nascondevano dietro al vezzo di essere mascherati, che finivano per primi sotto al suo impietoso pennarello e restavano nella storia di un locale come pietre miliari del suo cercarsi sempre altrove.

Io nel mio angolo lontano osservavo i camerieri, qualcuno si avvicinava a lui ostentando un neo, una calvizie, una porzione più abbondante o un vino più pregiato, altri, ignari di ciò che sarebbe successo poco dopo, portavano la loro deferente noia al cospetto di quel personaggio un po’ ingombrante che loro immaginavano avrebbe solo reso più pesante la fine del loro turno.

Lui mangiava con calma beandosi di quella attesa che la sua indifferenza creava nei commensali e solo quando i suoi compagni di desco, sfiancati dal cibo, dal vino e soprattutto dall’attesa, riacquistavano la consueta normalità dei gesti, lui prendeva il suo blocco di carta e sceglieva con calma un pennarello nero per poi catturare rapidamente l’anima della sua vittima su quel foglio di carta immacolata.

A volte era un commensale distratto, altre un cameriere annoiato, altre ancora una signora di un tavolo lontano a cui io, prontamente richiamata all’ordine, consegnavo la caricatura che lui aveva creato.

Una caricatura e poi un’altra e poi un’altra ancora in un crescendo di espressioni che venivano impresse su quei fogli bianchi con una umanità tale che quel naso troppo grande finito sotto al suo pennarello, pareva vivo e pulsante e in movimento nel modo esatto in cui il suo proprietario lo avrebbe mosso se non si fosse sentito osservato.

Non era la precisione dei gesti e neanche la tecnica a far la differenza, a volte strappava disegni che altri trovavano perfetti ma che io, come lui, sapevo essere privi di umanità, altre si rifiutava ostinatamente di disegnare qualcuno che lo scongiurava in ginocchio perché non trovava in quel soggetto niente che valesse la pena di essere fissato su un pezzo di carta.

A volte, quando la carta era finita, disegnava sui tovaglioli bianchi e altre chiudeva all’improvviso il suo pennarello e ordinava una grappa nella quale intingeva un sigaro speciale che si era portato dietro.

Per me che ero bambina erano serate lunghe in cui lo osservavo attentamente in cerca di quell’ammirazione che suscitava negli altri, serate in cui ero combattuta tra il lasciarmi andare all’entusiasmo che suscitava nel pubblico e il mantenermi stretta l’amarezza per quella somiglianza che ha sempre inquinato i nostri rapporti.

Non ricordo che mi abbia mai fatto una caricatura e io non ho mai scritto di lui.



5 commenti a “Sul finir della festa del papà”

  1. Abboriggeno Says:

    Bellissimo ”ritratto” il tuo post!…ed e’ un dolcissimo ricordo, anche se sembra sottintendere delle difficolta’ nel rapporto…ma non sono cazzi miei.

    In ogni caso, mi piacerebbe poter nutrire anche un poco d’ammirazione per un padre, il mio, che invece si e’ sempre dimostrato incapace e assente (e non intendo certo assente fisicamente)…

    saluti

  2. Viscontessa Says:

    difficoltà enormi Ab, che non abbiamo mai fatto in tempo ad superare.

    difficoltà ancor più grosse se si pensa che erano in molti ad invidiarmi un padre così :-)))

  3. Abboriggeno Says:

    Non so perche’, ma mi fa una certa tenerezza la situazione che descrivi…non so, forse dipende dalla mia di esperienza. Che, per quanto altrettanto piena di difficolta’, dev’essere stata molto molto diversa. E poi il rapporto padre-figliA e’ tutto un altro universo rispetto a quello padre-figliO…

    un caro saluto Viss

  4. Viscontessa Says:

    Ab, forse dipende dal fatto che ho descritto sensazioni che si arrestano all’infanzia tralasciando (volutamente) di mediare con le consapevolezze della maturità, le mie emozioni. :-))

  5. utente anonimo Says:

    Dovresti cominciare a scrivere di lui.

    In fondo, la carta vi accomuna.

    Sol che la Tua è virtuale.

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