ancora sui lavoretti domestici
Viscontessa, 5 Marzo 2005
L’errore più comune che una massaia alle prime armi tende a commettere, è quello di non rendersi conto che ogni pavimento ha le sue esigenze e che se il parquet è bello per un motivo, molti altri motivi possono nascondersi dietro alla scorza dura e austera di un pavimento di graniglia. Il parquet, infatti, è diventato ai giorni nostri uno dei pavimenti preferiti per le camere da letto perché il calore del suo materiale, avvolgente e accomodante, non richiede sforzo alcuno per essere vissuto anche se pochi sanno che per mantenerlo sempre in buono stato, è necessaria una manutenzione particolare che niente regala alla massaia che dovrà occuparsene. Il pavimento di graniglia invece, pur essendo a prima vista freddo e austero, è un pavimento particolarmente generoso capace di adattarsi perfettamente alle esigenze di ogni camera e di ogni massaia non risparmiandosi neanche in una semplice cucina dove, sapientemente stimolato, regalerà anche alla più esigente delle massai soddisfazioni di grande valore. Il pavimento in cotto, però, è l’esempio più fulgido di cuore e passione che ci si possa aspettare da un pavimento. Caldo e avvolgente come il parquet, il cotto è versatile come la graniglia e le piccole affossature, gli anfratti, le insenature e il tempo che lo modella, lo rendono un pavimento davvero eccezionale capace di scatenare le fantasie più segrete anche della massaia più esigente. Rapido, frettoloso e grossolano, è invece la monocottura che non richiede alcun tipo di perizia e di competenza e che può essere pulito con un cencio qualsiasi o con un semplice mocio vileda, anche dalla casalinga più distratta. Perché il cencio con cui si accarezza un pavimento, è essenziale per rendere il medesimo vivo e pulsante e pensare di lavare un pavimento senza avere perfetta consapevolezza di ciò a cui ci si trova davanti, è come scopare con un pennello o arginare la cintrufuga di una lavatrice impazzita. I cenci nuovi in microfibra, per esempio, sono rapidi ed efficienti, sanno fare bene il loro lavoro ma non ci mettono anima, la loro essenzialità attrae il pelo che non riesce a resistere al loro richiamo, ma loro lo trattano quasi con professionalità, non lo trattengono all’interno delle loro fibre e dopo averlo ottenuto se ne sbarazzano molto facilmente. E poi si consumano troppo presto, si stancano troppo rapidamente lasciando in bocca della massaia di esperienza, un retrogusto amaro di lavoro fatto solo per dovere come se tutti i pavimenti fossero uguali e non richiedessero una cura particolare per lasciarsi andare in tutto il loro splendore. Io per esempio preferisco i panni morbidi e ampi, quelli capaci di insinuarsi in ogni fessura e in ogni anfratto del pavimento adattandosi di volta in volta alle esigenze del momento. Preferisco i panni spessi e avvolgenti capaci di lusingare il pelo con il gioco dell’attesa, mi piace quando li vedo scivolare in quell’angolo più buio per riemergerne con la gioiosa sicurezza di aver incuriosito quel pavimento così riottoso a lasciarsi andare al loro gioco. E li seguo con gli occhi mentre danzando sul pavimento con la grazia di un ballerino, arrivano a convincere la superficie del medesimo a schiudere ogni poro del loro essere per lasciarsi andare a quelle amorevoli carezze che renderanno il pavimento una superficie appagata e soddisfatta. Piccoli tocchi fugaci e movimenti sempre più ritmati che scivolando sull’acqua che accompagna i loro movimenti si fondono per pochi istanti in un’unica essenza di piacere. Certo alle cose ci si arriva un po’ per gradi, devo dire, per esempio, che nelle prime esperienze casalinghe, prediligevo i panni ruvidi di cotone quelli con le trame ben in vista che ad un occhio inesperto possono apparire come veri maestri di pulizia per via di quella loro consistenza robusta che sembra non trovare mai una fine. I panni morbidi mi sembravano uno spreco di tempo perché quando si è giovani si bada più al sodo senza occuparsi dei piaceri che un lavoro più meticoloso può concedere. Mi piacevano i panni ruvidi perché strappavano via il sudicio con rapidità e anche se non erano troppo umidi, le loro trame a vista, si occupavano di intrappolare grossolanamente ciò che trovavano nel loro cammino lasciando dietro di se un pavimento apparentemente soddisfatto ma invero inquieto e opaco come un’uggiosa giornata di pioggia.





5 Marzo 2005, 20:18
io non ne so nulla c’ho la serva
5 Marzo 2005, 23:25
perchè qualcuno soddisfi a pagamento le nostre esigenze, è necessario sapere esattamente quali queste siano.
6 Marzo 2005, 23:33
Hai mai sentito parlare di un gruppo “uammerigano”chiamato Pavement?Te lo consiglio come sottofondo mentre casalinghi.
Marte
7 Marzo 2005, 1:41
Viss, sono Enzo. Aiuto! Ho avuto un accesso psicotico. Vedi il post di Neri su “Fuoco amico” di ier l’altro. Non so quando e se riuscirò a smettere! Mi vorrai bene lo stesso? Baci.
7 Marzo 2005, 2:47
Come non detto, Viss, Neri mi ha censurato tutti i giochini sciocchi di parole che mi ero inventato in un momento di nevrosi acuta. Santa pazienza, vediamo cosa risponde. Mi odia da quando avevo pubblicizzato il mio libro su MN. Baci Enzo.
8 Marzo 2005, 19:44
ehi, i miei complimenti per la grande conoscenza della materia
Maria Josè