La mia amica Roberta cuciva il tacchino sul tavolaccio di cucina.
Le avevo telefonato perché un gatto era zoppo e per quanto ormai le diagnosi fossero diventate il mio pane quotidiano, mi faceva piacere sentire la voce sempre un po’ preoccupata, con cui rispondeva al telefono.
E’ un "pronto" il suo che lascia il segno, un filo d’ansia che attraversa la cornetta e ti arriva diritta al cuore, un pronto che lei scandisce con petulanza e precisione come se da quel pronto dovesse dipendere il tono della conversazione.
Quel pronto mi suggerì subito che sarei dovuta essere rapida e concisa, mi petulò il pronto con un’insolita solerzia quasi a sollecitare l’interlocutore, chiunque esso fosse, a esporre rapidamente le sue esigenze.
La mancanza di esigenze in quel momento non era contemplabile ed io, messa rapidamente a parte del suo lavoro di cucito, immaginai che dipendesse dalla sua stravagante scelta culinaria.
Azzardai una battuta sulle patatine di contorno e fui immediatamente redarguita per la scarsa sensibilità dimostrata per il soggetto. Stava infatti, come mi disse rapidamente, ricucendo Poldo il suo tacchino americano da compagnia azzannato durante la notte da una volpe che troppo ottimistica riguardo alle dimensioni della preda, aveva tentato di pasteggiare a tacchino.
La cosa mi straziò il cuore e lasciai perdere le mie vicissitudini feline per manifestarle tutta la mia solidarietà per l’accaduto non tralasciando di rendermi disponibile a "fare la notte" per vegliare la povera bestia e ricacciare il nemico oltre al confine. Fortunatamente non fu necessario la povera bestia si riprese abbastanza rapidamente e la sua esistenza proseguì ancora per un po’ in festosa compagnia della sua padrona.
Il primo caso che le capitò quando aprì l’ambulatorio veterinario, fu subito una tartaruga di terra con il pene in necrosi e ricoperto di vermi, il secondo un pappagallo che non riusciva a fare l’uovo perché era troppo grosso e che morì poco dopo che la mia sconsolata amica manifestò la sua ignoranza in materia alla proprietaria del volatile.
Per la tartaruga invece la cosa fu più lunga e dolorosa perché mossa da umana compassione per la bestiola malata, pensò che sopprimere la tartaruga fosse l’idea migliore anche se, mi telefonò di soppiatto dal bagno per avere un po’ di conforto, non sapeva dove si potesse praticare un’iniezione letale ad una tartaruga.
Parlavamo spesso di queste cose quando ci incontravamo, passò un periodo in cui il suo hobby principale era leggere i libri sulla vita dei Santi, si immedesimava nelle sofisticate torture che venivano inflitte ai martiri e poi concludeva che tanta mistica sopportazione, non può che essere dovuta a disturbi mentali molto gravi.
Si consolò pensando che lei si sarebbe praticata una iniezione letale e tornò ad occuparsi dei suoi animali.
Una volta, era febbraio e pioveva fitto sul viottolo di campagna che arrivava alla mia casa, si offrì di accompagnarmi con il suo fuori strada fino al paese per comprare le sigarette, ma febbraio è il mese di accoppiamento dei rospi che copulando placidamente anche in gruppi di tre o quattro in mezzo alla strada, corrono il rischio di essere schiacciati dalle macchine di passaggio. Io, con la mia fedele twingo, avevo risolto brillantemente il problema zigzagando tra quelle orge di rospi con un’abilità di cui andavo molto fiera, ma la scelta della sua macchina, nonostante l’abbondante fango che ricopriva il viottolo, si rivelò subito la scelta sbagliata per via di quelle dimensioni troppo ingombranti che le impedivano di evitare le bestiole, così dopo essersi rimproverata per non essersi portata dietro il suo secchio porta rospi (nel quale percorrendo la strada di casa sua metteva tutti i rospi che trovava per la strada) mi costrinse a percorre la strada a piedi sotto l’acqua per spostare i rospi che abbagliati dai fanali non si muovevano di un millimetro dalla loro posizione.
Impiegammo più di un’ora per percorrere sette kilometri ma la nostra amicizia, così come i rospi, trasse un gran giovamento da quella esperienza anche se il giorno dopo con la febbre, non ebbi coraggio di raccontare a nessuno come avevo fatto ad ammalarmi.
Poldo, nel frattempo, guarito dalle ferite riportate in battaglia, imparò a correre piuttosto velocemente e finì per slogarsi una zampa. Una piccola slogatura che però lo costringeva zoppicare e la zoppia, quando devi salvarti le piume della coda dalle voraci fauci dei predatori, è un handicap piuttosto grave che rischia di mettere seriamente in pericolo la tua vita.
La mia amica Roberta stava seduta al suo tavolaccio di cucina quando le telefonai.
Le avevo telefonato perché il cane aveva preso in bocca il gatto e per quanto non ci fossero segni evidenti di lesioni, quella sparizione del mio felino nelle fauci del mio cane, mi aveva un po’ impensierito.
Il suo pronto allora petulò lamentoso e mi fu subito chiaro che doveva avere per le mani un altro caso pietoso che non sapeva come affrontare. Mi raccontò infatti, che la zoppia di Poldo la impensieriva molto perché non riusciva a trovare nessuna pubblicazione scientifica che parlasse della zoppia dei tacchini, "i tacchini zoppi si mangiano, non si curano", piagnucolò allora al telefono "ma quando ho detto a mio marito che forse dovrò abbattere Poldo, lui si è messo a piangere perché a Poldo è davvero affezionato , pensa che tutte le sere Poldo si accoccola sul divano accanto a lui e guardano insieme la televisione".
Poldo, purtroppo, se ne andò poco dopo lasciando un vuoto incolmabile nella famiglia della mia amica Roberta e poco dopo fu anche necessario operare il mio gatto a cui, in seguito all’aggressione del cane, era venuta una palla di grasso necrotico sotto la pancia nel cui interno fu anche rinvenuto il testicolo atrofizzato che a lungo avevamo cercato con l’ecografo.
Poco dopo, a casa della mia amica Roberta, arrivò Pluto un piranha vegetariano di trenta kili, ma questa è un’altra storia………..